Un attacco hacker mondiale ha colpito decine di paesi con un virus rubato all'Nsa

Quasi 100 nazioni tra cui Italia, Regno Unito, Russia, India e Cina, ma arrivano denunce anche dal sud America e dall'Africa
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Un cyber attacco mondiale di proporzioni enormi è stato messo a segno grazie ad un’arma rubata alla National Security Agency (Nsa) americana. Sono infatti oltre 45.000 gli attacchi informatici messi a segno venerdì in quasi 100 Paesi, tra cui Italia, Regno Unito, Spagna, Russia, India, Cina, Ucraina, Taiwan, Egitto ma anche sud America e altri paesi africani.

Tra quelli maggiormente colpiti c’è proprio la Gran Bretagna dove il virus si è infiltrato nei sistemi di diversi ospedali, costringendoli, per via caos informatico in cui si trovano, a chiedere ai pazienti che non sono gravemente feriti di non recarsi nei pronto soccorso poiché impossibilitati all'accettazione. Tra coloro che risultano maggiormente colpiti c’è anche la telco spagnola Telefonica e FedEx, la compagnia di trasporto americana, tra le più grandi al mondo, specializzata in spedizioni.

A ricostruire l’accaduto che ha creato il panico in rete nelle ultime 12 ore ci ha pensato il New York Times che ha interpellato i ricercatori di Kaspersky Lab, società russa specializzata nella creazione di antivirus. Secondo l’analisi della stessa società, la Russia è stata la nazione maggiormente colpita seguita da Ucraina, Russia e Taiwan.

Come si legge nell’articolo del quotidiano newyorchese, l’attacco è stato effettuato grazie ad "un'arma informatica sviluppata dalla Nsa, finanziata dai contribuenti americani e rubata da un avversario", poi usata da "cybercriminali contro pazienti, ospedali, aziende, governi e cittadini normali". Il virus, chiamato ransomware, era infatti stato diffuso on-line da Shadow Borkers, organizzazione specializzata nella commercializzazione illegale di materiale informatico rubato proprio all’Nsa.

Si tratta come spiega sempre il Nyt, di un virus/malware inviato via email che una volta installato accede ai dati e blocca tutti i computer o le macchine che vengono infettati. L’unica possibilità di sblocco è attraverso il pagamento di un riscatto (ransom appunto) da effettuare esclusivamente in bitcoin, valuta virtuale introdotta nel 2008 da Satoshi Nakamoto che ha tra le sue caratteristiche quella di essere la meno rintracciabile al mondo.

Il riscatto richiesto per un singolo computer colpito dal virus è di 300 dollari ma, stando alla ricostruzione del giornale diretto da Dean Baquet, non è chiaro quanti degli utenti colpiti abbiano effettivamente pagato la cifra né se una volta pagata abbiano ricevuto i codici di sblocco per avere accesso ai propri dati.

Va sottolineato che gli Stati Uniti non hanno mai confermato l'appartenenza all’Nsa o ad altre agenzie dell’intellingece americana di questa o di altre armi informatiche messe online da Shadow Brokers. Stando a quanto però dichiarato da numerosi esperti informatici, ex dipendenti della stessa agenzia di cui faceva parte Snowden e interpellati sempre dal New York Times, non ci sarebbe dubbio. Secondo loro si tratterebbe di strumenti sviluppati dall’unità "Tailored Access Operations", l'unità di raccolta di informazioni d'intelligence e cyber warfare dell’Nsa. Su una cosa concordano però in molti, l’attacco che ha messo sotto sopra la rete nelle ultime ore è l’equivalente informatico di una "tempesta perfetta".

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