Un "ottimista" Gates avverte i colossi tech e tende la mano a Trump

Il cofondatore di Microsoft consiglia di evitare il tipo di scontro con il governo che travolse il gruppo informatico alla fine degli anni '90. Nella lettera della sua fondazione si dice pronto a lavorare con l'amministrazione in carica
Bill & Melinda Gates Foundation

Bill Gates ha lanciato un avvertimento ad Apple e ad altri giganti tecnologici: se agiscono con arroganza, rischiano di complicare i loro rapporti con il governo come successo sul finire degli anni '90 a Microsoft in quello che fu chiamato "il caso antitrust del secolo", chiuso con un patteggiamento, in cui il gruppo fu accusato di essere un monopolio e di compiere pratiche anticompetitive in favore del suo sistema operativo e del suo browser.

Nel giorno della pubblicazione della lettera annuale della Bill & Melinda Gates Foundation, con cui si dice pronto a continuare a dialogare con l'amministrazione Trump anche se non ne condivide le scelte, il cofondatore del colosso informatico ha spiegato al sito Axios che quelle "aziende devono stare attente a non promuovere cose che impedirebbero al governo di essere in grado di compiere, sotto un controllo appropriato, il tipo di funzioni su cui contiamo".

In pratica Gates sostiene che i gruppi tech rischiano di fare autogol resistendo a una supervisione legittima in un momento in cui sono stati travolti dalle polemiche; si pensi al dilagare di contenuti violenti, propagandistici o associati al terrorismo su piattaforme come Google e Facebook (che ha portato Unilever a minacciare di non fare più pubblicità su quelle piattaforme). "Le aziende tecnologiche devo stare attente a non pensare che la loro visione delle cose sia più importante di quella del governo o della capacità del governo stesso di compiere determinate azioni".

Gates ha fornito ad Axios qualche esempio: "L'entusiamo di rendere anonime e invisibili le transazioni finanziarie o l'idea che persino le comunicazioni dell'autore di una strage non dovrebbero mai essere fornite al governo". Ciò chiama in causa il braccio di ferro tra Washington e Apple del 2016. Vista la resistenza del gruppo, che temeva si creasse un "precedente pericoloso", l'Fbi versò a un hacker oltre un milione di dollari per sbloccare l'iPhone che era stato di proprietà di uno degli attentatori della sparatoria del dicembre 2015 avvenuta a San Bernardino, California. Proprio in merito a questo caso, Gates ha detto: "Non ci sono dubbi sulla capacità [di sbloccare un dispositivo anche senza disporre della password necessaria]; il punto sta nella volontà di farlo".

Definendosi un "ottimista" anche nella lettera della fondazione sua e della moglie, Gates ha parlato con Axios di trend preoccupanti: "C'è sempre la questione di quanto la tecnologia stia dando potere a un gruppo piccolo di persone per provocare danni" con armi nucleari, biologiche o di tipo cibernetico. "Un gruppo piccolo può avere un impatto su milioni di persone nel caso nucleare, su miliardi nel caso bio. Questo mi fa paura".

Quanto alla lettera, organizzata per la prima volta in 10 domande e risposte con tanto di annotazioni laterali scritte a mano, Gates spiega che nell'ultimo anno ha ricevuto più domande sulla presidenza di Donald Trump che su qualsiasi altro tema. Il miliardario ha ammesso che le politiche dell'attuale amministrazione hanno un impatto negativo sul lavoro della sua fondazione, a cominciare dal fatto che sono stati proposti pesanti tagli agli aiuti all'estero. "In generale, l'approccio America First mi preoccupa", ha scritto Gates. "Non è che gli Stati Uniti non dovrebbero prendersi cura del proprio popolo. Il punto è come farlo al meglio. Per me, l'essere coinvolti con il mondo è una cosa che ha dismostrato nel tempo di dare benefici a tutti, americani inclusi, più che il tirarsi indietro". L'ottimista Gates ha concluso dicendo che "con ogni amministrazione, repubblicana e democratica, siamo stati d'accordo su certe cose e in disaccordo su altre. Anche se siamo in disaccordo con questa amministrazione più che con altre, crediamo che sia ancora importante lavorare insieme ogni volta che è possibile. Continuiamo a parlare con i membri [del governo in carica] perché se gli Usa tagliano gli investimenti all'estero, persone in altri Paesi moriranno e gli americani staranno peggio".

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Facebook sta perdendo giovani utenti, che preferiscono Snapchat. E' quanto emerge da uno studio di eMarketer, secondo cui nel 2018 meno della metà dei ragazzi americani tra i 12 e i 17 anni userà il social network più grande al mondo almeno una volta al mese. La società di ricerca sostiene che il gruppo guidato da Mark Zuckerberg quest'anno perderà 2 milioni di utenti con un'età inferiore ai 25 anni, mentre Snapchat ne attrarrà 1,9 milioni intorno a quell'età. Secondo lo stesso studio, Facebook non potrà più contare su Instagram - altro social network della galassia fb - per "adescare" i giovani utenti. (Instragram nel 2018 acquisirà 1,6 milioni di iscritti tra i 12 e i 24 anni).

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