Un Powell "falco" riaccende i timori di quattro rialzi dei tassi nel 2018

Il governatore della Fed è più ottimista sull'economia Usa rispetto allo scorso dicembre. Wall Street e Treasury in calo. Il dollaro balza
AP

Wall Street in calo. Rendimenti dei Treasury nuovamente in rialzo. Rally del dollaro. E' stata questa la reazione delle varie asset calss alla prima testimonianza al Congresso di Jerome Powell nei panni di governatore della Federal Reserve.

Partiti in lieve rialzo, i listini hanno cambiato direzione non appena Powell ha iniziato a rispondere alle domande dei membri della commissione Servizi finanziari della Camera. Le sue parole sono state interpretate come da "falco", cosa che ha riacceso i timori per quattro rialzi dei tassi nel corso del 2018 contro i tre fino ad ora previsti dalla banca centrale Usa (le sue nuove stime arriveranno alla fine della riunione del 20 e 21 marzo prossimi). Stando ai future sui Fed Fund, le probabilità di quattro strette monetarie sono salite al 32% dal 24% di ieri e dal 23% di un mese fa.

Il primo faux pas del successore di Janet Yellen è arrivato presto: nel testo scritto della sua testimonianza, Powell aveva usato toni equilibrati promettendo che la banca centrale eviterà di surriscaldare l'economia alzando gradualmente i tassi mentre punta a fare crescere l'inflazione verso il target annuo di un +2%. Nella sessione di domande e risposte però ha detto che la sua visione dell'outlook dell'economia Usa è migliorata dallo scorso dicembre. Dicendo di non volere "pregiudicare" le stime che i vari membri del Federal Open Market Committee presenteranno in occasione del prossimo meeting, e da cui verrà calcolata la nuova mediana, Powell non ha voluto indicare il numero dei rialzi dei tassi che si aspetta nel 2018. Ha però affermato che dalla fine del 2017 "i dati macroeconomici suggeriscono un rafforzamento dell'economia. Abbiamo visto un continuo rafforzamento del mercato del lavoro. Abbiamo visto qualche dato che, per me, aumenta la fiducia che l'inflazione si muoverà al rialzo verso il target [di crescita annua del 2%]. Abbiamo visto anche un rafforzamento continuo nel mondo e abbiamo osservato politiche fiscali che fungono da stimolo". I tagli alle tasse inclusi nella riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale, infatti, "dovrebbero portare a maggiori investimenti, che dovrebbero portare a una maggiore produttività, che a sua volta dovrebbe portare a salari più alti".

E' proprio il balzo dei salari registrato in Usa il mese scorso (+2,9%, il maggiore dal giugno 2009), ad avere mandato in tilt i mercati, che dal 2 febbraio (giorno della pubblicazione del rapporto sull'occupazione in cui il dato era contenuto) hanno iniziato a temere una ripresa dell'inflazione e dunque una Fed meno accomodante. Sei giorni dopo gli indici a Wall Street entrarono in correzione, status definito da un calo di almeno il 10% dai record recenti. Fino a ieri i listini avevano recuperato quota anche perché nel rapporto che Powell ha presentato al Congresso ma che è stato diffuso venerdì scorso, la Fed aveva detto di aspettarsi un incremento "moderato" dei salari. Questo poteva significare che la Fed forse non avrà bisogno di alzare i tassi quattro volte nel 2018. Con oggi il quadro è di nuovo cambiato.

Forse i mercati sono diventati sensili persino alle virgole. Forse la performance di Powell poteva essere migliore. Non resta che aspettare giovedì 1 marzo, quando il governatore della Fed tornerà al Congresso per un secondo giorno di testimonianza. Poi affronterà la stampa per la prima volta il 21 marzo, successivamente alla conclusione del meeting in cui la banca centrale Usa potrebbe alzare di nuovo i tassi.

Nel frattempo ci hanno pensato i suoi due predecessori a sottolineare due parti della testimonianza di Powell. Janet Yellen - che come il suo successore crede che l'inflazione tornerà a crescere annualmente del 2%, target fissato nel 2012 - ha posto l'accento sulla politica monetaria equilibrata promessa da Powell. Ben Bernanke ha messo in evidenza la promessa di una Fed "trasparente", che dunque non vuole prendere alla sprovvista nessuno con le sue mosse. Sia Yellen che Bernanke - che come Powell furono mal interpretati dai mercati al loro debutto - sono passati alla Brookings Institution, un think tank di Washington, dopo avere detto addio alla Fed. Da là - non lontano dalla Fed, dal Tesoro Usa e dalla Casa Bianca - la donna che ha alzato i tassi dai minimi storici a cui furono portati dal suo predecessore, monitorerà la situazione. Anche perché lei avrebbe voluto un secondo mandato, che Trump non le ha concesso.

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