Un eventuale attacco di Israele contro l'Iran non sarebbe un'impresa semplice: gli aerei iraniani dovrebbero volare per almeno 1.600 chilometri nello spazio aereo nemico, fare rifornimento in volo, rispondere alla contraerea iraniana, attaccare vari siti a terra allo stesso tempo e condurre un'azione con almeno cento caccia. O almeno questo è ciò che emerge dalle analisi degli esperti militari del Pentagono, che hanno parlato di "un'operazione di enorme portata e altamente complessa".
Secondo quanto emerso dalle valutazioni fatte a Washington, come racconta il New York Times, si tratterebbe di un'operazione molto diversa dagli attacchi "chirurgici" compiuti contro un reattore nucleare in Siria nel 2007 e contro quello di Osirak, in Iraq, nel 1981. "Lo dicono tutti, bombardare l'Iran non sarebbe così facile", ha detto David Deptula, fino all'anno scorso parte dell'intelligence dell'Aeronautica Militare americana e tra gli organizzatori della campagne aeree in Afghanistan nel 2001 e nel Golfo Persico nel 1991.
Negli ultimi mesi si sono intensificate le speculazioni su un possibile attacco di Israele contro l'Iran, sulla scia dell'inasprirsi delle tensioni tra i due Paesi, tensioni causate in particolare dal fatto che Teheran rifiuta di fornire collaborazione sul suo controverso programma nucleare. A testimonianza della preoccupazione americana, il consigliere per la Sicurezza nazionale del presidente Barack Obama, Tom Donilon, si è recato domenica in Israele per incontrare il primo ministro Benjamin Netanyahu, mentre il portavoce israeliano a Washington, Lior Weintraub, ha precisato che il Paese continua a chiedere sanzioni più aspre contro Teheran e "mantiene tutte le opzioni sul tavolo".














