Una traversata dell'Atlantico in sedia a rotelle per spiegare che la disabilità è relativa

Andrea Stella alla guida di un catamarano accessibile a persone disabili. Da New York a Roma, per portare al Papa la convenzione Onu per i Diritti delle Persone con Disabilità

A ventiquattro anni Andrea Stella aveva tutta la vita davanti, esattamente come adesso ha l’oceano: l’uomo che è appena partito da New York per una traversata atlantica che lo porterà a Roma a consegnare al Papa la Convenzione dell’Onu per i Diritti delle Persone con Disabilità è lo stesso ragazzo che nel 2000, in viaggio-premio a Miami poche settimane dopo la laurea in giurisprudenza, subì un furto d’auto da parte di “tre idioti” che anziché limitarsi a rubare o scappare gli spararono, lasciandolo paralizzato.

Ma se oggi Andrea è un marinaio pieno di forza, subito non fu facile. “Avevo ventiquattro anni, mi ero appena laureato, pensavo che la mia vita stesse per cominciare e invece mi capitò questo. All’inizio pensai: no, non posso farcela, mi ammazzo”. Poi qualcosa successe. “Per tutti arriva il momento in cui scatta una scintilla: ma non è una scintilla sola, in realtà sono più di una, piccole, una dopo l’altra. Perché passa un giorno, poi un altro, e capisci che ce la stai facendo”, mi ha raccontato Andrea sul suo catamarano ormeggiato alla Brooklyn Marina, dove lui e il suo equipaggio mi hanno accolta offrendomi un piatto di spaghetti aglio, olio e peperoncino. "C’è un tempo per tutte le cose, anche per accettare quello che ti è successo: ognuno viene fuori dalla paura a modo suo".

Su questa barca, che si chiama Lo Spirito di Stella, sono arrivati a New York con un viaggio in cinque tappe lungo la costa orientale degli Stati Uniti, partito da dove tutto ha avuto inizio diciassette anni fa: Miami. Ora, dopo aver ritirato alle Nazioni Unite la Convenzione per i Diritti delle Persone con Disabilità - ratificata da 173 Paesi - ripartiranno alla volta del Portogallo, per poi andare a Roma in Vaticano e, da qui, arrivare fino a Venezia. Una traversata doppia: oceano Atlantico e mar Mediterraneo. E una traversata speciale: a ogni tappa si stanno alternando e si alterneranno una serie di ospiti, quasi sempre disabili, che grazie al catamarano di Andrea - il primo al mondo a essere completamente accessibile per chi è su una sedia a rotelle - potranno navigare. Il nome del progetto è WoW, che sta per Wheels on Waves, ruote sulle onde.

“Da ragazzo ho sempre avuto la fortuna di andare a vela. E allora, per cercare di farmi reagire all’incidente, mio padre a un certo punto mi disse: perché non torni in barca?”, ha raccontato Andrea. “Io ho risposto: o ci torno in maniera decente, potendomi muovere con la carrozzina, oppure preferisco di no”.

Ma esisteva una barca così? La risposta è no. “L’ho cercata, ho contattato più di duecento agenzie di noleggio: un’imbarcazione così non c’era. L’abbiamo fatta noi”. Andrea e la sua famiglia, insieme al cantiere navale Mattia&Cecco sul lago di Como, hanno progettato questo catamarano da crociera che è diventato il primo al mondo a consentire alle persone in sedia a rotelle non solo di potersi muovere liberamente all’interno e all’esterno (andando in cabina, in bagno, dappertutto), ma anche di partecipare alle manovre veliche.

“Progettare bene significa porsi delle domande, che si tratti di un mobile, di una barca, di una casa. Sono tante le invenzioni nate da una necessità: il telecomando per un disabile, gli sms per i sordomuti, la jacuzzi per curare l’artrosi reumatoide di uno dei figli di Jacuzzi. E ora sono cose usate da tutti”.

Con lo stesso obiettivo è nato il suo catamarano: “Una barca più accessibile, una città più accessibile, sono più comode per tutti, non solo per i disabili”.

Da qui ha preso vita l’idea di portare in giro Lo Spirito di Stella. “Abbiamo iniziato in Italia, anni fa, decidendo di usare la barca come terapia e accogliendo anche persone ricoverate in ospedale, o disabili con situazioni di disabilità molto grave, come la sclerosi laterale amiotrofica”, ha continuato Andrea. Poi sono arrivate le traversate. “Questa è la terza. Però è il primo viaggio così lungo, con ospiti che non conosciamo e che si alternano nelle varie tappe”.

L’iniziativa serve a dare la maggior visibilità possibile alla Convenzione delle Nazioni Unite: “E’ un documento fatto bene, importante, conosciuto ma non abbastanza. Dice, in sostanza, che la disabilità è un concetto relativo: la società può fare molto per integrare o non integrare. Il diritto a non essere discriminati è fondamentale”, ha detto Andrea. “La barca è come la vita, solo che è tutto più accelerato e compresso. Tre amici in barca litigano dopo tre giorni: gli spazi sono ristretti, bisogna convivere, navigare, andare d’accordo. Noi vogliamo dimostrare che qualsiasi persona, indipendentemente dalla sua condizione fisica o psicologica, può rispettare delle regole e raggiungere dei grandi obiettivi”.

Ci salutiamo dicendoci "buon vento": come mi ha spiegato Andrea, è l'augurio che ci si fa tra naviganti, quando uno dei due sta per salpare. 

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