L'uragano Irma si rafforza, Porto Rico e Florida a rischio catastrofe

Il presidente Donald Trump ha dichiarato lo stato di emergenza nel territorio e nello Stato americani e nelle Isole Vergini statunitensi. Colpiti i Caraibi

Nel caso di Harvey, l'uragano che colpì il Texas venerdì 25 agosto, Donald Trump aveva aspettato. Ma in vista di Irma, l'uragano che sembra essere il più potente mai formatosi nell'Atlantico, il presidente americano ha agito con prontezza. Ieri nella serata americana ha dichiarato lo stato di emergenza nello Stato della Florida, nel territorio statunitense di Porto Rico e nelle isole Vergini americane. Così facendo ha sprigionato fondi federali essenziali per garantire assistenza. Intanto l'esercito ha ordinato l'evacazune di oltre cinque mila persone tra soldati, personale e rispettive famiglie alla base aerea a Key West, in Florida.

Stando al National Hurricane Center, l'organizzazione Usa che monitora gli uragani, Irma è 'atterrata' a Barbuda quando erano le 8 del mattino italiano; si tratta di un'isola di circa 2mila persone per poi dirigersi verso St. Martin. Con la sua forza "potenzialmente catastrofica" punta a colpire anche le isole Vergini, parti della Repubblica Dominicana, di Haiti e Cuba. E' stato definito come un uragano "estremamente dannoso" che resterà potente per il prossimo paio di giorni. E' ancora presto per dire se toccherà il suolo americano ma l'uragano potrebbe dirigersi nel fine settimana verso lo Florida. I suoi venti arrivavano a una velocità di 295 chilometri orari, ben oltre il limite con cui un uragano viene definito di Categoria 5 (la massima).

Il centro degli uragani ieri ha messo in allarme vari territori in cui era previsto l'arrivo di Irma. In Florida si consiglia comunque di "monitorare" la situazione. Intanto il governatore Rick Scott ha ordinato a 7mila Guardie nazionali di presentarsi venerdì mattina; 100 sono state già attivate ieri per i preparativi. "Non mi stancherò di dirlo. Preparatevi. Imparate in quale zona di evacuazione vi trovate. Ascoltare [le autorità] locali. Questa tempesta ha il potenziale di devastare questo Stato. Dovete prendere seriamente la situazione".

Anche il Centro uragani ha consigliato in generale di "portare a compimento il più rapidamente possibile le preparazioni per proteggere vite e proprietà". Il rischio è che poi sia troppo tardi e che fare i dovuti preparativi sia "difficile o pericoloso". E questo anche per via delle abbondanti piogge attese, in alcuni casi di oltre 4 metri. In parti delle Isole Sopravento Settentrionali inoltre sono attese onde fino a 3,3 metri ma alle Bahamas si rischia di arrivare a 6 metri. "La combinazione di una tempesta potenzialmente mortale e la marea causeranno allagamenti in aree normalmente all'asciutto", recitava l'aggiornamento notturno.

Per Porto Rico, l'uragano non poteva arrivare in un momento peggiore: l'isola versa in una profonda crisi economica e non ha i fondi necessari per affrontare le opere di ricostruzione. Nel territorio Usa si teme che la rete elettrica possa saltare per giorni, settimane e in alcune aree anche per mesi. E infatti il governatore Ricardo Rosséllo ha avvertito che i venti forti potrebbero radere al suolo infrastrutture e case. "Dobbiamo prepararci a un evento che non abbiamo mai vissuto qui", ha detto ieri una conferenza stampa rivolgendosi a una popolazione di 3,4 milioni di persone.

Intanto c'è chi fa già i conti dei danni che Irma potrebbe provocare in Florida. Secondo Credit Suisse, se colpisse Miami i gruppi assicurativi potrebbero subire costi superiori ai 100 miliardi di dollari. Se invece l'uragano 'atterra' nella parte sudoccidentale dello Stato, le perdite per quei gruppi potrebbero essere di 50 miliardi. Gli analisti svizzeri hanno fatto notare che se l'uragano Andrew avesse colpito 50 miglia più a Nord di dove arrivò nel 1992 in Florida, i costi sarebbero stati quattro volte superiori di quanto sono risultati (55 miliardi, considerati gli aggiustamenti dell'inflazione.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

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Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

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Quanto sarà disposto Recep Tayyip Erdogan a sopportare la "guerra economica" che secondo lui è stata lanciata dagli Stati Uniti contro la sua Turchia? Quanto la crisi finanziaria di Ankara si allargherà nei mercati emergenti e nel Mediterraneo? Quando e quali misure estreme verranno adottate per calmare la situazione? Sono questi gli interrogativi che rimbalzano da una sala operativa all'altra dopo un venerdì 10 agosto in cui la lira turca a un certo punto era arrivata a cedere il 20% contro il dollaro. Un biglietto verde alla fine della giornata comprava 6,43 lire, il 41% in meno da inizio anno.

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Archiviato il suo quarto trimestre fiscale in perdita, ma soddisfando comunque gli analisti, News Corp ha chiuso l'esercizio 2018 con un buco di 1,4 miliardi di dollari, più che doppio di quello del 2017, e ricavi in rialzo dell'11% a 9,02 miliardi. Per il Ceo Robert Thomson quella dell'anno terminato il 30 giugno scorso è stata "una performance robusta in tutti i nostri business" e con "cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti". Basti un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal "hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea" di questi giornali.

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