Usa 2016, i democratici temono lo scontro Clinton-Rubio

Il senatore spaventa perché è giovane e di origini cubane, ma non è privo di punti deboli

Un senso di ansietà sta cominciando a pervadere alcuni democratici statunitensi, persino persone dello staff di Hillary Clinton, in questa prima fase della campagna presidenziale. Si tratta, nella peggiore delle ipotesi, di un pericolo distante, ma già ben presente nella loro mente: la prospettiva di un testa a testa per la Casa Bianca tra Clinton e Marco Rubio, senatore repubblicano della Florida.

Secondo il New York Times, anche l'ex presidente Bill Clinton teme che Rubio possa diventare il candidato repubblicano, portando via alla moglie il consenso dei latinoamericani e mettendo in pericolo la sua possibilità di conquistare i 29 voti elettorali che assicura la Florida, spesso decisivi per la vittoria finale. Tra i democratici, la preoccupazione non è solo che Rubio, 43 anni, figlio di immigrati cubani, possa conquistare il voto sempre più decisivo dei latinoamericani, ma che la sua candidatura possa mettere in risalto il forte contrasto generazionale con Clinton, un'istituzione della politica statunitense dell'ultimo quarto di secolo, che compirà 69 anni meno di due settimane prima del voto dell'8 novembre 2016. Nel 2008, Barack Obama enfatizzò questo stesso contrasto per battere Clinton alle primarie democratiche.

Patti Solis Doyle, che guidò la precedente campagna presidenziale di Clinton per gran parte del tempo, ha dichiarato che Rubio "potrebbe avere la capacità di rosicchiare voti ai democratici". Doyle, che è stata la prima donna latinoamericana a guidare una campagna presidenziale statunitense, ha aggiunto, intervistata dal New York Times, che Rubio potrebbe permettere ai repubblicani di riguadagnare "una percentuale ragionevole" del voto latinoamericano, dopo il terribile 27% ottenuto da Mitt Romney nel 2012. "È un oratore notevole, è giovane, dà entusiasmo - ha aggiunto - e ha una storia potente".

Consapevole dell'importanza del voto latinoamericano, Clinton ha delineato chiaramente la sua proposta sull'immigrazione più di quanto abbia fatto su altri temi, affermando che estenderà le protezioni per impedire il rimpatrio delle persone arrivate illegalmente negli Stati Uniti, ma che vivono e lavorano da anni nel Paese; ha inoltre assunto Lorella Praeli, un'ex immigrata senza documenti, per aiutarla proprio a entrare in contatto con i latinoamericani.

Alleati, strateghi e sostenitori di Clinton sono comunque anche consapevoli dei tanti punti deboli di Rubio, dalle sue posizioni politiche alla sua scarsa esperienza politica. Certo, ha scritto in un recente promemoria il comitato nazionale democratico, Rubio è un "volto nuovo", ma che "smercia un logoro programma di politiche che mettono in pericolo il nostro Paese, danneggiano la classe media e soffocano il sogno americano". Analizzando i suoi voti in Senato, i democratici hanno evidenziato che si è opposto, per esempio, all'aumento del salario minimo e all'espansione del programma di rifinanziamento dei prestiti universitari. Il messaggio dei democratici è chiaro: Rubio sarà pure giovane e figlio di immigrati, ma non è diverso dagli altri repubblicani.

I democratici, poi, proveranno a usare la giovane età di Rubio e i quattro anni di esperienza nella politica nazionale contro di lui. Bill Richardson, ex governatore democratico del New Mexico, di origini messicane, ha detto che il suo partito cercherà di sottolineare anche le contraddizioni di Rubio sull'immigrazione: prima ha garantito il proprio sostegno in Senato a una proposta per garantire agli immigrati senza documenti, a determinate condizioni, un percorso verso l'ottenimento della cittadinanza, poi invece lo ha ritirato. Questo, secondo Richardson, potrebbe fargli perdere proprio il voto dei latinoamericani e costargli la sconfitta. Senza contare che non è chiaro quanto appeal possa avere una persona con origini cubane su una, per esempio, di discendenze messicane o portoricane.

Per molti democratici, comunque, le origini e l'età di Rubio sono un pericolo per Clinton, capaci di neutralizzare uno dei punti di forza dell'ex first lady: la possibilità di eleggere, con lei, il primo presidente donna.