Usa 2018: i democratici conquistano la Camera, il Senato resta repubblicano

Questa volta, nessuna sorpresa dalle urne. Il presidente Trump può esultare per la maggioranza rafforzata in Senato. Record di donne elette, tra cui le prime due musulmane e le prime due native americane. La star liberal Ocasio-Cortez la più giovane
Ap

I democratici riconquistano la Camera, i repubblicani rafforzano la maggioranza in Senato. Questa volta, le elezioni statunitensi hanno rispettato le previsioni, riconsegnando al presidente Donald Trump un Congresso diviso. L'onda blu che una parte del Paese si augurava per queste elezioni di metà mandato (per il rinnovo dell'intera Camera e di un terzo del Senato), però, non c'è stata, al massimo "un'increspatura", come ha commentato la Casa Bianca. Trump, nonostante la Camera persa, può esultare: il suo primo commento su Twitter è stato quello con cui ha parlato di "notte di straordinari successi". D'altra parte, nella storia del Paese, solo due presidenti hanno guadagnato seggi alle elezioni di metà mandato in entrambe le Camere: Franklin Delano Roosevelt nel 1934, durante la Grande Depressione, e George W. Bush nel 2002, dopo gli attacchi dell'11 Settembre. Inoltre, un Congresso diviso potrà fare il gioco di Trump in vista delle presidenziali del 2020 per giustificare eventuali fallimenti.

Favoriti dall'alta affluenza, i democratici hanno riconquistato la Camera dopo 8 anni, grazie soprattutto alle città; il Cook Political Report prevede che i democratici ottengano almeno 30 seggi in più alla Camera (il quadro definitivo si avrà nelle prossime ore), dove avevano bisogno di 23 seggi per conquistare la maggioranza. In Senato, dove i collegi decisivi si trovavano soprattutto in Stati rurali, il partito repubblicano si è invece rafforzato, strappando ai democratici un seggio in Indiana, dove è stato battuto il senatore Joe Donnelly, in North Dakota e in Missouri, dove sono state sconfitte le senatrici Heidi Heitkamp e Claire McCaskill.

Tra i risultati che fanno la storia del Paese, si registrano le prime due native americane (Sharice Davids e Deb Haaland) e le prime due musulmane (Ilhan Omar e Rashida Tlaib) elette al Congresso; sarà anche il Congresso con il maggior numero di donne, almeno 107: tra queste, ci sarà anche Alexandria Ocasio-Cortez, eletta a New York per la Camera, astro nascente dell'ala liberal del partito democratico e la più giovane, a 29 anni, a entrare in Congresso nella storia degli Stati Uniti. In Colorado, Jared Polis è diventato il primo governatore apertamente omosessuale (si votava anche per eleggere il governatore in 36 Stati).

Tra le occasioni mancate, invece, quella del primo governatore nero della Florida, vista la sconfitta del democratico Andrew Gillum contro il repubblicano Ron DeSantis, e della prima afroamericana eletta governatrice di uno Stato, in questo caso la Georgia, dove Stacey Abrams ha perso contro Brian Kemp. In uno dei confronti più attesi per il Senato, infine, il democratico Beto O'Rourke non è riuscito a strappare il seggio in Senato del Texas occupato da Ted Cruz, principale rivale di Trump alle scorse primarie repubblicane per le presidenziali. 

Altri Servizi

Mueller: nessuna collusione con la Russia. Trump esulta

Prove insufficienti per dimostrare il contrario ma il procuratore speciale non esclude che il presidente abbia ostacolato il corso della giustizia. E' il segretario alla Giustizia a determinare che non ha commesso alcun crimine

Tra la campagna di Donald Trump e la Russia non c'è stata collusione. E' questa la conclusione a cui è giunto Robert Mueller, il procuratore speciale che venerdì 22 marzo aveva concluso dopo 22 mesi la sua inchiesta sul cosiddetto Russiagate. Se lui non si è sentito di escludere che Trump abbia ostacolato il corso della giustizia, è stato il segretario della Giustizia ad avere deciso che su questo il 45esimo presidente non si è macchiato di alcun crimine. E così la Casa Bianca ha subito festeggiato sostenendo che il leader Usa è stato "totalmente" assolto. 

Wall Street corre con i tech guidati da Apple

Incertezze sui negoziati Usa-Cina. Si digeriscono i segnali misti giunti dalla Fed
iStock

Fca: Elkann aperto a un merger (FT)

Il produttore italo-americano di auto avrebbe avuto contatti non solo con la francese Peugeot ma anche con gruppi cinesi e coreani
Fca

Il presidente di Fiat Chrysler Automobiles, John Elkann, sarebbe disposto a riaprire il capitolo dei merger. L'erede della famiglia Agnelli, azionista principale del produttore italo-americano di auto, vorrebbe diluire la partecipazione di Exor, la cassaforte di famiglia, in Fca se il gruppo unirà le forze con un'azienda rivale. E' il Financial Times a scriverlo, due giorni dopo indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui all'inizio del 2019 il francese PSA Group, che controlla il marchio Peugeot, aveva contatto Fca per un merger che avrebbe creato un gruppo da 45 miliardi di di dollari; stando al Wsj, proprio gli Agnelli sarebbero stati contrari.

Shutterstock

A febbraio, il deficit di bilancio negli Stati Uniti ha raggiunto un record superando quello di sette anni fa. E' il risultato di un aumento delle spese federali e di un calo delle entrate garantite dalle tasse versate da persone e aziende. Ciò riflette la politica fiscale espansiva voluta dall'amministrazione Trump, che prima del Natale 2017 approvò la maggiore riforma fiscale (con taglio delle aliquote) dagli anni '80.

Apple punta sui servizi con video, notizie e carta di credito

Oprah Winfrey, Steven Spielberg, J.J. Abrams e Jennifer Aniston tra le personalità reclutate per produrre contenuti orginali

Quasi tre mesi dopo avere annunciato un raro taglio delle stime sui ricavi, colpa della debolezza del suo iPhone, Apple punta sui servizi. Dal Steve Jobs Theatre a Cupertino, in California, il Ceo Tim Cook ha lanciato un nuovo servizio di notizie, un nuovo sistema di pagamento con carta di credito, un servizio di abbonamento per videogiochi, una app per l'Apple TV e TV+, il tanto atteso servizio di video in streaming su abbonamento. Con contenuti originali, il colosso tech sfida Netflix, Amazon ma anche Walt Disney.

Levi Strauss torna in borsa e fa il botto

Per un giorno il Nyse fa uno strappo alla regola e consente l'uso dei jeans ai trader che popolano il floor del Nyse

Ritorno in borsa con il botto per Levi Strauss. Il titolo del produttore di jeans -  già quotato nel 1971 e poi delistato nel 1984 - ha iniziato gli scambi a 22,22 dollari, in rialzo del 30,7% sul prezzo di collocamento fissato il giorno precedente a 17 dollari. Già quello era stato un segnale della forte domanda degli investitori, visto che la forchetta precedentemente indicata era pari a 14-16 dollari. La sua prima giornata di scambi è finita in aumento di quasi il 32% a 22,41 dollari.

Russiagate: il rapporto di Mueller resta (almeno per ora) top secret

Trump stranamente silenzioso. I suoi supporter pronti a festeggiare l'assenza di nuove incriminazioni. I Dem premono per la pubblicazione del documento
Da sinistra, Robert Mueller e Adam Schiff AP

Non prima di domenica. Il contenuto del rapporto consegnato venerdì 22 marzo da Robert Mueller al segretario alla Giustizia resterà top secret almeno per un altro giorno.

Enron: dopo la truffa, l'ex Ceo lascia il carcere e ci riprova

Secondo fonti del Wall Street Journal, Jeffrey Skilling sta discutendo con ex colleghi una nuova impresa nel settore energetico
AP

Dopo oltre 12 anni di carcere, l'uomo al centro di uno dei più grandi scandali della storia aziendale americana intende tornare a mettere piede nel settore in cui è diventato simbolo di una bancarotta fraudolenta: quello energetico. L'ex Ceo di Enron, Jeffrey Skilling, ha lasciato la prigione dopo essere stato incriminato nel 2006 per frode, cospirazione e insider trading. E' sotto la sua guida che Enron è fallita nel giro di pochi mesi nel 2001 a causa di pratiche contabili tutt'altro che lecite che hanno messo fine alla società di revisione Arthur Andersen.