Usa 2018: democratici, più donne e giovani; repubblicani sempre più simili a Trump

I democratici alla Camera, però, rischiano la spaccatura tra vecchia e nuova guardia, già sulla scelta dello speaker: sarà Nancy Pelosi?
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A circa 36 ore dalla chiusura dei seggi, i risultati e il dato sull'affluenza delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti non sono ancora definitivi; alla Camera, dove i democratici torneranno in maggioranza dopo otto anni, ci sono ancora dieci seggi da assegnare, a causa del ridotto distacco tra i candidati. Secondo il Cook Political Report, i democratici guadagneranno tra i 35 e i 38 seggi; al momento, il guadagno ufficiale è di 28 seggi, cinque in più di quelli necessari per diventare maggioranza. Non sono mancate le notizie negative per il partito, come le sconfitte sulla costa della South Carolina, a Oklahoma City e a Staten Island.

La vittoria dei democratici è stata, soprattutto, guidata dalla rivolta dei sobborghi, a partire da quelli residenziali dove Donald Trump aveva vinto alle presidenziali con uno scarto inferiore a 10 punti, come nel 14esimo collegio in Illinois, il terzo in Iowa, l'ottavo e l'undicesimo in Michigan e il secondo e il settimo in Virginia. Però, i democratici non hanno strappato ai repubblicani nemmeno un collegio dove Trump ha ottenuto almeno il 55% dei voti nel 2016, nemmeno quelli considerati a rischio per il Grand Old Party, come il sesto della Florida, il secondo del Kansas o il sesto del Kentucky.

Per la prima volta, più di cento donne sono state elette alla Camera, in gran parte con il partito democratico. In 21 dei 38 seggi conquistati o in cui i democratici sono in vantaggio, il candidato del partito era una donna. Donne, quindi, che hanno avuto un ruolo decisivo nella riconquista democratica della Camera.

Guardando agli eletti e ai bocciati delle elezioni, si può supporre che il partito con maggiori divisioni interne alla Camera sarà quello democratico, spaccato tra la nuova (più a sinistra) e la vecchia guardia, che imporrà come speaker (presidente, ndr) Nancy Pelosi, che potrebbe ottenere persino l'aiuto dei repubblicani, promesso dal presidente Trump. Tra i repubblicani, indebolitosi il cosiddetto "Tuesday Group" dei moderati, ci saranno sempre più 'trumpiani', una delle buone notizie per il presidente in vista del 2020.

In Senato, i repubblicani dovrebbero rafforzare la propria maggioranza: al momento, hanno 51 seggi, contro i 46 dei democratici; tre seggi restano da assegnare: in Florida, dove si va al riconteggio con il repubblicano Rick Scott in vantaggio di 21.986 voti sul democratico Bill Nelson, senatore in carica; in Arizona, dove la repubblicana Martha McSally ha poco più di 17.000 voti di vantaggio sulla democratica Kyrsten Sinema; in Mississippi, dove era in programma un'elezione speciale per eleggere il sostituto del dimissionario Thad Cochran, repubblicano: si andrà al ballottaggio tra la repubblicana Cindy Hyde Smith, in vantaggio di poco più di 7.300 voti, e il democratico Mike Espy (si trattava infatti di una 'jungle primary' a cui hanno partecipato due democratici e due repubblicani, nessuno dei quali ha ottenuto la maggioranza dei voti).

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