Usa bollano Cina come un "manipolatore di valuta", prima volta dal 1994

La guerra commerciale tra le due nazioni è destinata a peggiorare. Mercati in tilt con timori per tenuta dell'economia globale

Il dipartimento americano del Tesoro ha formalmente deciso che la Cina è un "manipolatore di valute". L'amministrazione Usa è così passata dalle parole ai fatti.

Dopo il tweet mattutino con cui il presidente Donald Trump aveva lanciato una tale accusa a Pechino sulla scia dell'indebolimento dello yuan sui minimi del 2008 contro il dollaro, il segretario Steven Mnuchin ha annunciato questa designazione. E' la prima volta dal 1994 che la Cina finisce in questa 'lista nera'. Per il momento la mossa è simbolica, visto che non sono previste azioni punitive ma l'America potrebbe arrivare a imporre sanzioni.  L'effetto sui mercati è stato comunque immediato.

I future del Dow sono precipitati dell'1,4% e quelli dell'S&P 500 dell'1,3% mentre lo yen (considerato un porto sicuro in tempi di incertezza) si è rafforzato sul biglietto verde e lo yuan si è invece ulteriormente indebolito (un dollaro comprava 7,1139 yuan contro i 7,0988 delle 23 italiane). In un comunicato diffuso circa due ore dopo la fine della peggiore seduta del 2019 per gli indici di Wall Street, Mnuchin ha spiegato che "su indicazione del presidente Trump" ha determinato che la Cina manipola la sua valuta. Lo ha fatto al di fuori dell'iter tradizionale in cui il Tesoro Usa fa tali designazioni in un rapporto consegnato ogni sei mesi al Congresso; la prossima edizione del documento arriverà a ottobre. Il segretario al Tesoro ha fatto sapere che "contatterà il Fondo monetario internazionale per eliminare i vantaggi competitivi ingiusti creati dalle ultime azioni della Cina".

Nel comunicato si sostiene che "la Cina ha una lunga storia nel facilitare un indebolimento della sua valuta attraverso interventi protratti e di larga scala nel mercato dei cambi. Negli ultimi giorni, la Cina ha fatto passi concreti per svalutare la sua divisa mantenendo allo stesso tempo notevoli riserve di valuta straniera nonostante un uso attivo di tali strumenti in passato. Il contesto [in cui sono avvenute] tali azioni e il fatto che la logica della Cina di mantenere stabile il mercato non è plausibile, confermano che l'obiettivo della svalutazione valutaria della Cina è ottenere un vantaggio competitivo ingiusto nel commercio internazionale".

Washington accusa Pechino di avere cos" violato gli impegni presi nell'ambito del G20, secondo cui i paesi membri evitano di svalutare le rispettive divise per avvantaggiarsi sui partner commerciali. "Il Tesoro continua a fare pressione sulla Cina per potenziare la trasparenza sui tassi di cambio e sulle attività e sugli obiettivi legati alla gestione delle sue riserve", conclude la nota.

La decisione del Tesoro Usa è giunta nonostante il governatore della banca centrale cinese, Yi Gang, avesse detto che la Cina non usa i cambi valutari come uno strumento a cui fare ricorso nell'ambito delle dispute commerciali.

La People's Bank of China ogni mattina fissa il tasso di cambio e permette allo yuan di fluttuare del 2% contro il dollaro nel corso della giornata. L'istituto centrale può comprare o vendere valuta - o ordinare alle banche del Paese di farlo - per controllare l'andamento dello yuan. La Pboc aveva giustificato l'indebolimento del renminbi di ieri come conseguenza delle azioni "unitalerali" degli Usa, riferimento ai nuovi dazi del 10% annunciati gioved" scorso da Trump su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi a partire dall'1 settembre.

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