Usa e Cina si colpiscono con altri dazi

Un accordo commerciale sembra ancora un miraggio. Jpm: ogni famiglia americana spenderà almeno mille dollari in più all'anno

Gli Stati Uniti e la Cina si sono colpiti con altri dazi. Capi di abbigliamento, scarpe, articoli sportivi e certi prodotti tecnologici come l'Apple Watch sono tra i prodotti che, arrivando su suolo americano dalla Cina, da domenica 1 settembre subiscono dazi. In risposta, il petrolio Made in Usa in arrivo nella nazione asiatica viene colpito da dazi per la prima volta da quanto le due nazioni hanno iniziato la loro guerra commerciale nel marzo del 2018. Non solo. Pechino colpisce il cuore della base elettorale che ha permesso a Donald Trump di vincere nel 2016 prendendo di mira anche carne di maiale, manzo e pollo oltre ad prodotti agricoli tra cui i semi di soia, ora tassati al 30% e non più al 25%.

In termini numerici, l'amministrazione Trump ha fatto scattare dazi del 15% su circa 112 miliardi di importazioni cinesi. Il governo Xi ha imposto dazi aggiuntivi del 5-10% su 1.717 dei 5.078 beni in arrivo dall'America per un valore di 75 miliardi di dollari.

In pratica oltre due terzi dei beni al consumo in Usa importati dalla Cina sono ora tassati. Si arriverà virtualmente al 100% il 15 dicembre, quando Washington imporrà dazi del 15% su altri 160 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Ad oggi, l'87% dei tessuti e dei capi di abbigliamento in arrivo dalla Cina e il 52% delle calzature è soggetto a tariffe doganali. Dal 15 dicembre il sorgo, il cotone e il frumento americani subiranno dazi aggiuntivi del 10%.

Secondo JP Morgan, i dazi voluti dal presidente Donald Trump costeranno a ogni famiglia americana in media mille dollari l'anno contro i 600 dollari calcolati con i dazi in vigore nel 2018. L'ultimo calcolo degli analisti non include il rialzo al 15% dal 10% dei dazi scattati l'1 settembre né quello imposto sui dazi già in vigore dal settembre 2018 su 250 miliardi di dollari di importazioni cinesi e che li porterà al 30% dal 25% l'1 ottobre, data che coincide con il 70esimo anniversario della nasciata della Repubblica popolare cinese.

Tutto questo potrebbe frenare ulteriormente l'economia americana, cresciuta del 2% nel secondo trimestre dopo il +3,1% del periodo gennaio-marzo. Sebbene i consumi fino ad ora abbiamo tenuto, gli americani sono sempre più preoccupati dai dazi. E' quanto ha rilevato l'Università del Michigan, secondo cui la fiducia dei consumatori ad agosto ha subito il calo maggiore dal dicembre del 2012.

Sebbene Trump non faccia che ripetere che è la Cina a pagare per i dazi da lui voluti, il rischio reale è che gli importatori finiscano per riversare sul consumatore finale i costi in aumento. L'altra alternativa per loro è farsene carico a scapito di utili e margini.

Non è un caso che in un editoriale l'agenzia cinese Xinhua abbia scritto: "Chi a Washington sposa una linea commerciale dura deve smettere di negare che la sua politica commerciale sta ledendo il popolo e le aziende americane".

Usa e Cina hanno recentemente abbassato i toni in vista del prossimo round di negoziati previsto a Washington all'inizio del mese appena iniziato. Certo è che Pechino non intende alzare bandiera bianca. Come riferito dalla stessa Xinhua, "la determinazione della Cina nel lottare contro la belligeranza economica statunitense è sempre più forte, e le sue contromisure più mirate e risolute". Attenta alla sua reputazione nella nazione, la Cina ha mandato a dire agli "uomini nella Casa Bianca" che "dovrebbero imparare che l'economia cinese è forte e resiliente quanto basta per resistere alla pressione generata dalla guerra commerciale".

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