Usa: con Trump, boom degli arresti di migranti senza permesso di soggiorno

Nel primo anno della sua presidenza, sono invece calati quelli lungo il confine con il Messico. Giù anche le espulsioni. Il dipartimento di sicurezza ha un nuovo capo

Il numero di persone colte a superare il confine messicano mettendo piede illegalmente negli Stati Uniti è sceso ai minimi storici da quando Donald Trump è entrato alla Casa Bianca il 20 gennaio 2017 ma dal maggio successivo è tornato a crescere. C'è stato piuttosto un boom degli arresti di persone residenti in Usa senza permesso di soggiorno nel primo anno di presidenza Trump.

Il dipartimento per la Sicurezza nazionale ha subito cantato vittoria: "Abbiamo chiaramente visto i risultati di successo dell'impegno del presidente a sostenere agenti e funzionari mentre fanno rispettare la legge e proteggono i confini", ha detto in conferenza Elaine Duke, il segretario del dipartimento ad interim che sta per essere sostituito da Kirstjen M. Nielsen, la cui nomina è stata confermata al Senato. Nielsen, 45 anni, è una stretta confidente del capo di gabinetto alla Casa Bianca, John F. Kelly; quest'ultimo era stato a capo del dipartimento da gennaio a luglio scorsi.

Stando ai dati forniti dal Customs and Border Protection (CBP), una delle due agenzie federali parte del dipartimento americano per la Sicurezza nazionale, nell'anno fiscale concluso il 30 settembre scorso sono stati compiuti 310.531 arresti al confine tra Usa e Messico, il 24% in meno rispetto all'anno precedente e pari ai minimi del 1971.

Sono balzati invece gli arresti di persone che risiedono in Usa senza permesso di soggiorno anche se le espulsioni sono scese: tra l'inizio della presidenza Trump e la fine di settembre, gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) - agenzia a sua volta parte del dipartimento per la Sicurezza nazionale - gli arresti sono stati 110.568, il 42% in più sullo stesso periodo del 2016. Le espulsioni hanno raggiunto quota 226.119, il 6% in meno sull'anno fiscale 2016.

Tom Homan, direttore ad interim di ICE, ha respinto le accuse di gruppi a difesa dei migranti secondo cui l'amministrazione Trump ha fatto di tutto per incastrare persone e rispendirle nel loro Paese di origine sfruttando infrazioni insignificanti o andandone a caccia in luoghi che teoricamente dovrebbero essere sicuri.

"Siamo spesso accusati di compiere discriminazioni attraverso raid o arresti in chiese e ospedali", ha detto Homan durante una conferenza. "Ma noi compiamo operazioni mirate, sappiamo esattamente dove e chi arrestare". Lo stesso funzionario ha criticato le cosiddette città "santuario" che proteggono persone che ci vivono da tempo pur non avendo il permesso di risiedere negli Stati Uniti: per lui sono "responsabili di mettere a rischio vite innocenti proteggendo criminali illegali".

Il calo degli arresti al confine con il Messico getta ulteriori dubbi sulla necessità - difesa da Trump- di costruire un muro. Tanto più che il 58% degli arrestati era originario di Paesi diversi dal Messico. "Nella società usiamo mura e recinzioni per proteggere cose. La cosa non dovrebbe essere diversa al confine", ha detto Ronald Vitiello, vice commissario ad interim di CBP. "Il muro è parte di un sistema di sicurezza" che include sensori, luci, radar e torri fisse o mobili. Confermando che la sua agenzia sta studiando prototipi di muro, Vitiello ha aggiunto che allo studio c'è anche il ricorso a droni per monitorare il confine.

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