Usa: inflazione rafforzata a fine 2017, Fed verso rialzo tassi a marzo

Il rendimento del Treausry a due anni sopra il 2%, prima volta dal 2008. La banca centrale americana sarà più "falco" che "colomba"?

Forse quello che Janet Yellen aveva definito un "mistero" sta per finire: l'inflazione in Usa ha terminato il 2017 con slancio portando gli investitori a credere che la Federal Reserve realizzerà la sua prima stretta del 2018 nella seconda riunione dell'anno nuovo, quella del 20 e 21 marzo.

I mercati finanziari si sono concentrati sull'indice dei prezzi al consumo del mese scorso, pubblicato oggi e aumentato su novembre dello 0,1%, come atteso. E' la componente core su cui trader e gestori si sono focalizzati: è cresciuta dello 0,3%, la performance migliore dal gennaio 2017. Forse si stanno creando le pressioni inflative che lo scorso anno sono state un miraggio per motivi che nemmeno la Fed ha ben capito: pur credendo che la colpa fosse di fattori temporanei, lo stesso governatore arrivò a dire che "la nostra comprensione delle forze che guidano l'inflazione è imperfetta".

A dicembre - quando annunciò la terza stretta del 2017, la quinta dal 2006 - la banca centrale america disse di prevedere tre aumenti del costo del denaro nel 2018 e due nel 2019. Non mancano tuttavia analisti secondo cui ci saranno quest'anno quattro rialzi dei tassi sulla scia di un atteso rafforzamento dell'economia americana come effetto della riforma fiscale approvata prima di Natale. Non è un caso che il rendimento del titolo di stato americano a due anni - quello più sensibile a un cambiamento delle attese sulle mosse della Fed - sia schizzato sopra il 2% per la prima volta dal 2008. Allo stesso tempo il dollaro è sceso sui minimi dello scorso settembre. Chiaramente gli investitori stanno mettendo in conto banche centrali meno accomodanti nel mondo: la Bank of Japan in settimana ha annunciato una riduzione dei debito sovrano che acquista e la Banca centrale europea potrebbe rallentare il passo con cui a sua volta compra bond, come suggerito dalle minute relative alla riunione di dicembre.

Parlando dall'Economic Club a Washington, il segretario al Tesoroè tornato a difendere la riforma fiscale mentre a Wall Street gli indici toccavano nuovi record. Ancora una volta ha detto che il taglio delle tasse da 1.500 miliardi di dollari in 10 anni si finanzierà da solo. Ignorando molti economisti secondo cui i conti pubblici peggioreranno vistosamente con un'esplosione del deficit, Steven Mnuchin si è detto convinto che la riforma creerà 1.000 miliardi di dollari nell'economia Usa. Varie aziende, come Wal-MartAT&T, Comcast e Fca, hanno già reagito aumentando salari orari, distribuendo bonus speciali e/o annunciando investimenti.

A commento di conti trimestrali superiori alle stime Larry Fink, Ceo di BlackRock, ha messo però in guardia: in una intervista al Financial Times ha spiegatoche gli stimoli fiscali faranno bene nel breve termine ma poi la Fed stringerà la cinghia controbilanciando l'effetto riforma: "E' un momento unico in cui abbiamo una stretta monetaria allo stesso tempo di uno stimolo fiscale. A un certo punto questi [due fattori] inizieranno a negarsi" l'uno con l'altro. Per Fink, "Nei prossimi sei mesi vedremo una economia forte ma poi mi aspetto che la Fed neghi" quell'effetto.

Ad alimentare la tesi di chi scommette su una Fed più "falco" che "colomba" ci sono i record inanellati da inizio anno dagli indici a Wall Street. Il pericolo è la formazione di eccessi. Il tutto dopo un 2017 che è stato per l'azionario Usa il migliore dal 2013. Su questo e sui tassi Yellen non avrà più modo di esprimersi da governatrice: la sua ultima riunione al comando della Fed è in calendario il 30 e il 31 gennaio e non sarà seguita da una conferenza stampa. Dall'inizio di febbraio, la prima donna ad avere conquistato il vertice della Fed cederà il testimone alla sua versione repubblicana, Jerome Powell. Il già membro del board della Fed - la cui nomina deve ancora essere confermata dal Senato - affronterà la stampa per la prima volta il 21 marzo. Non resta che vedere come se la caverà nel comunicare (e tranquillizzare) i mercati.

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