Usa: la mente degli attentati a Parigi e Bruxelles può colpire di nuovo in Europa

Oussama Atar entra nella blacklist dei terroristi; secondo Washington, ha creato una rete per realizzare altri attacchi

II dipartimento di Stato americano ha annunciato di aver inserito nella sua blacklist di terroristi tre leader dell'Isis, tra cui uno dei principali organizzatori dell'attentato a Parigi del novembre 2015 e di quello a Bruxelles del marzo 2016.

La decisione di sanzionare Oussama Atar, questo il suo nome, è giunta in seguito a timori delle autorità belghe e americane che l'uomo possa pianificare nuovi attentati. Il cittadino belga-marocchino "ha creato una rete per realizzare attacchi in Europa", si legge in un comunicato del dipartimento Usa.

Gli altri due nomi inseriti nella blacklist sono quelli di Mohammad Shafi Amar, considerato come il reclutatore numero uno di un gruppo legato all'Isis con sede in India, e di Mohammed Isa Yousif Saqar Al Binali, un membro di alto livello dello Stato Islamico.

L'amministrazione Usa ha inoltre fatto mosse per fermare una rete finanziaria con sede in Iraq, che avrebbe aiutato l'Isis a trasferire denaro da dentro e fuori i territori che controlla.

Si pensa che Atar si trovi in Siria e che stia collaborando alla pianificazione di altri attentati. Il suo caso è uno di quelli sotto inchiesta da parte da una commissione speciale del parlamento belga istituita per capire in cosa abbiano fallito i sistemi di sicurezza del Paese alla vigilia della tragedia. Atar era stato impigrionato ad Abu Ghraib, in Iraq, da cui fu rilasciato per due motivi: le sue presunte condizioni di salute critiche (cosa poi rivelatasi falsa) e per via dell'intento del governo belga di utilizzarlo come informatore sfruttando i suoi contatti nella comunità belga-marocchina. "I belgi avevano garantito due cose agli Stati Uniti: di non dargli mai e poi mai un passaporto e di sorvegliarlo ventiquattr'ore su ventiquattro. Hanno fallito in entrambi i casi", ha dichiarato un funzionario del governo americano al Wall Street Journal.

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G20: Schaeuble con Padoan, vietato compiacersi

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Washington - L'amministrazione Trump ha apertamente attaccato il Fondo monetario internazionale, accusandolo di volere un fallimento della riforma fiscale che il presidente americano vorrebbe portare a casa entro fine anno; per lui, sarebbe la prima vittoria legislativa da quando mise piede alla Casa Bianca dal 20 gennaio scorso.

G7: Mustier (Unicredit) a incontro centrato su cybersicurezza finanziaria

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Il Ceo di Blackrock: Bitcoin un "indice del riciclaggio di denaro"

Laurence Fink si unisce a James Dimon, numero uno di JP Morgan, nel criticare la criptovaluta. Lagarde non esclude che l'Fmi possa arrivare a svilupparne una sua

"Un indice del riciclaggio del denaro". Così il Ceo di Blackrock ha definito Bitcoin. E' stato Laurence Fink, l'uomo a capo del più grande gruppo di asset management al mondo, a lanciare l'ultimo attacco contro la criptovaluta già definita una "frode" dall'amministratore delegato di JP Morgan, che dopo l'ennesima critica sulla valuta digitale ha promesso che non si pronuncerà più sull'argomento.

Draghi: il problema dei Npl è in Italia, va risolto. Visco: verso misure non destabilizzanti per le banche

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Da Washington, Mario Draghi cerca di riportare la calma sull'asse Roma-Francoforte-Bruxelles. Dieci giorni dopo la pubblicazione dell'addendum della Banca centrale europea alle linee guida per la gestione dei crediti deteriorati - da molti visto come un modo per penalizzare l'Italia e le sue banche - il governatore dell'Eurotower ha spiegato che quanto fatto dal consiglio direttivo è stato "pubblicare un documento e chiedere reazioni". Per quelle c'è tempo fino alla mezzanotte (Central European Time) dell'8 dicembre. Poi, come detto da Ignazioni Visco - che oltre a essere governatore di Banca d'Italia è anche membro del consiglio direttivo della Bce - "vedremo cosa emergerà dalle consultazioni. In quel momento faremo le considerazioni necessarie".

Wall Street, occhi su trimestrali e Fmi

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AP

Trump, altro colpo all'Obamacare: taglia i fondi per le polizze ai poveri

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L'amministrazione Trump, con un annuncio arrivato in serata, ha reso noto di aver deciso di porre fine ai fondi per le compagnie assicurative, che li usavano per poter offrire polizze sanitarie a costi molto ridotti ai più poveri sui mercati creati dall'Obamacare. Ore prima, il presidente Donald Trump aveva firmato un ordine esecutivo con cui apriva la strada a un ritorno ad alcune vecchie regole, compiendo il primo passo verso lo smantellamento della riforma di Obama, vista l'incapacità del Congresso, a maggioranza repubblicana, di riuscirci.

Padoan: "grandi risultati" per rafforzare la crescita. Fmi: abbassare il debito

Per il ministro, la legge di bilancio "compatta ed efficace" continua l'aggiustamento dei conti pubblici. Npl? E' nell'interesse del nostro Paese ridurli in modo "ordinato e rapido".

Washington - Ancora una volta, Pier Carlo Padoan si è presentato ai lavori semiannuali del Fondo monetario internazionale per difendere i "grandi risultati" fatti in Italia per rafforzare la crescita, anche attraverso un lavoro sulle riforme che va avanti a prescindere dal fatto che si vada verso nuove elezioni. Il ministro italiano delle Finanze ha riconosciuto tuttavia che ci sia ancora "molto da fare", a cominciare dalla riduzione dei non performing loan e del debito pubblico. Lo vuole il suo governo. Lo chiedono il Fondo monetario internazionale e la Banca centrale europea. Lo desidera anche il Ceo di Intesa Sanpaolo. Padoan lo sa bene. Non a caso è risultato in totale sintonia con il collega tedesco Wolfgang Schaeuble, che al suo ultimo G20 ha detto: "nella situazione attuale in cui c'è una buona situazione economica, essere compiaciuti potrebbe essere la tentazione più grande". Una tentazione che per Padoan "va respinta con forza" anche se Mario Draghi ha parlato di una ripresa "decisa e ampia" nell'Eurozona e ha promesso la continuazione di una politica accomodante.

Nbc: Trump vorrebbe decuplicare l'arsenale nucleare; il presidente nega

Dopo quell'incontro, Tillerson lo avrebbe definito un "imbecille". Il presidente vorrebbe che gli Stati Uniti, che hanno 4.000 testate nucleari, tornassero ad averne 32.000, come negli anni '60

Il presidente Donald Trump avrebbe detto di voler quasi decuplicare la quantità di armi nucleari a disposizione degli Stati Uniti. Lo sostiene la Nbc, che ha rivelato in esclusiva il presunto contenuto di un incontro con i vertici militari e politici avvenuto la scorsa estate, grazie a tre fonti, presenti al vertice.