Usa: le assunzioni a febbraio quasi al palo ma i salari salgono

Creati solo 20mila posti, l'incremento più contenuto da 17 mesi e pari ai minimi del settembre 2017. Rialzo annuo dei salari al top dell'aprile 2009. Tasso di disoccupazione al 3,8%, minimi di ottobre. La Fed resta paziente

A febbraio le aziende americane hanno praticamente fermato le assunzioni ma i salari sono continuati a salire e il tasso di disoccupazione è sceso più del previsto, tornando sui minimi dello scorso ottobre. 

Negli Stati Uniti il mese scorso sono stati creati solo 20.000 posti di lavoro mentre gli analisti attendevano un aumento di 180.000 unità. Si tratta dell'incremento più contenuto da 17 mesi a questa parte. E' il primo febbraio dal 2011 in cui un rapporto sull'occupazione ha mancato le stime degli analisti. Il rialzo di febbraio segna comunque il mese numero 101 di fila in cui i datori di lavoro americani hanno reclutato personale, un nuovo record.

Stando a quanto riferito dal dipartimento al Lavoro, i salari orari - attentamente monitorati perché indicano l'assenza o meno di pressioni inflative - sono cresciuti dello 0,4% (o di 0,11 dollari) su base mensile a 27,66 dollari; le previsioni erano per un +0,3%. Su base annuale sono saliti del 3,4% (il tasso di crescita più sostenuto da quando la recessione è finita nel 2009), sopra il range tra 1,9 e 2,2% segnato dal 2012 in poi e oltre la media del 2% degli ultimi sei anni. La durata della settimana media di lavoro è scesa di 0,1 ore a 34,4 ore.

Il tasso di disoccupazione è sceso al 3,8% dal 4% contro stime per un 3,9%. La partecipazione alla forza lavoro è rimasta ai massimi di cinque anni al 63,2%, ma sotto il 66% precedente all'ultima recessione.

A livello settoriale, il comparto manifatturiero ha aggiunto 4.000 posti, un terzo di quanto atteso. Nel settore retail c'è stato un calo di 6.100 unità. Nel comparto alberghiero e del turismo non c'è stata alcuna variazione mentre in quello delle costruzioni e mineriaro sono stati persi posti e in quello dei servizi professionali c'è stato un incremento di 42mila unità. Il settore pubblico ha perso 5mila posti.

Mentre gli investitori si domandano cosa ha provocato la creazione di posti più contenuta da 17 mesi, incluse le temperature gelide osservate in quel mese, e se il mese prossimo il dato odierno verrà rivisto, una buona notizia c'è stata: il numero di posti di lavoro creati a gennaio e dicembre è stato rivisto al rialzo, rispettivamente a 311mila e 227mila portando a un totale di 12mila posti in più.

"Non presterei attenzione" al rapporto sull'occupazione americana a febbraio, visto che l'economia Usa resta in buona salute e crescerà anche nel 2019 "intorno al 3%". Così Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Biancaha, commentato il dato deludente. In una intervista alla Cnbc, Kudlow ha spiegato che ad avere condizionato il dato potrebbero essere stati fattori legati allo shutdown del governo federale (iniziato il 22 dicembre scorso e terminano il 25 gennaio successivo, un record) e a questioni stagionali legati all'inverno. Secondo lui, il dato verrà rivisto al rialzo quando a inizio aprile verrà diffuso il rapporto sull'occupazione americana relativo a marzo. "Al momento siamo la principale fonte di stimolo" per l'economia globale, ha aggiunto Kudlow facendo riferimento anche all'Europa.

I dati non fanno che giustificare l'approccio paziente della Federal Reserve. Ora sale ancora di più l'attesa per l'intervento, alle 4 del mattino di sabato 9 marzo in Italia, del governatore Jerome Powell, che per altro domenica nella sarata Usa sarà protagonista di una intervista durante la storica trasmissione americana "60 Minutes", su Cbs. Nel frattempo, sono aumentate le probabilità che la Fed tagli i tassi nell'anno in corso. Stando ai future sui Fed Funds, le chance di almeno un taglio del costo del denaro entro fine anno sono al 20% contro il 14% di ieri.

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