Usa, le donne che lavorano sono più degli uomini

Solo dopo la recessione, tra il 2009 e il 2010, il numero di donne a libro paga aveva superato quello degli uomini. Il nuovo trend possibile grazie alla crescita di settori come sanità e istruzione rispetto a manifatturiero e minerario
Ap

Per la prima volta in dieci anni, negli Stati Uniti, il numero di donne a libro paga ha superato quello degli uomini, alla fine di un anno che, per la decima volta consecutiva, ha visto crescere gli occupati. È quanto emerge dal rapporto sull'occupazione nei settori non agricoli di dicembre, pubblicato venerdì. Le donne, lo scorso mese, rappresentavano il 50,04% dei lavoratori: erano, ovvero, 109.000 in più degli uomini (a novembre, le donne erano il 49,99% del totale). "Il rapporto [sull'occupazione] mostra con forza che le dinamiche del mercato del lavoro pendono in direzione delle donne" ha commentato Joe Brusuelas, capo economista di Rsm Us, in una nota ai clienti, riportata dal Wall Street Journal. "Cerchiamo spesso prove tangibili del cambiamento. Ora sono qui nei dati e possono essere usati come riferimento per misurare uguaglianza e disuguaglianza nella forza lavoro e nell'economia". È vero, però, che sono di più gli uomini che lavorano nel settore agricolo e come liberi professionisti.

Nel complesso, il mese scorso sono stati creati 145.000 posti di lavoro, mentre gli analisti ne attendevano 160.000; la quasi totalità, 139.000, è stata occupata da donne. La disoccupazione è rimasta al 3,5%, come previsto dagli esperti, ovvero ai minimi da 50 anni. I salari orari - attentamente monitorati perché indicano l'assenza o meno di pressioni inflative - sono aumentati rispetto al mese precedente di 0,03 dollari, lo 0,1%, a 28,32 dollari (stime +0,3%). Su base annuale sono saliti del 2,9%, il dato peggiore dal luglio 2018, in calo dal 3,1% del mese precedente (stime +3,1%). La durata della settimana media di lavoro è rimasta invariata a 34,3 ore. Il dato sulla partecipazione alla forza lavoro è rimasto invariato al 63,2%. A livello settoriale, il manifatturiero ha perso 12.000 posti di lavoro, mentre il miglior rialzo lo ha registrato il retail con +41.000 posti di lavoro.

Il divario tra uomini e donne nell'organico delle aziende è diminuito negli ultimi anni, riflesso della crescita in settori dove tradizionalmente lavorano maggiormente le donne, come l'istruzione e la sanità. "È davvero incredibile come sia profonda la segregazione sessuale nel mercato del lavoro" ha commentato Ariane Hegewisch, direttrice del programma di occupazione e reddito all'Institute for Women's Policy Research, al Wall Street Journal. A dicembre, per esempio, l'istruzione e la sanità hanno aggiunto 36.000 posti di lavoro rispetto a novembre, mentre nel settore minerario e manifatturiero, a predominanza maschile, sono stati persi nel complesso 21.000 posizioni. In generale, le donne, gli afroamericani, i latinoamericani e le persone con un livello d'istruzione più basso occupano settori meno pagati e vengono inoltre pagati meno dei colleghi maschi e bianchi.

Il sorpasso era stato compiuto per la prima volta nel giugno 2009 ed era durato fino all'aprile del 2010, dopo la recessione; poi, la ripresa dei settori manifatturiero e delle costruzioni aveva permesso agli uomini di tornare in maggioranza. La differenza tra uomini e donne è ancora evidente nel divario che persiste anche nella partecipazione alla forza lavoro: a dicembre, quella delle donne di età maggiore ai 16 anni era del 57,7%, contro il 69,2% degli uomini.

Nel complesso, nel 2019 sono stati creati 2,11 milioni di lavori, la crescita più lenta dal 2011 e inferiore, per esempio, ai 2,68 milioni del 2018. Gli ultimi dati probabilmente convinceranno la Federal Reserve a mantenere i tassi invariati nei prossimi mesi.

Nell'ultimo decennio, sono stati creati negli Stati Uniti 22,6 milioni di lavoro, un marcato cambiamento rispetto agli anni Duemila, quando il Paese perse quasi un milione di posizioni. In termini percentuali, comunque, gli anni '10 sono stati il secondo decennio più debole come crescita dell'occupazione dall'inizio delle registrazioni, risalente agli anni '40.

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