Usa: monta la preoccupazione per la Belt and Road Initiative cinese

Washington chiede maggiore trasparenza sull'eccesso di debito concesso a nazioni a basso reddito. Sotto sotto teme la crescente influenza di Pechino in Africa ed Eurasia
Xi Jinping AP

Gli Stati Uniti di Donald Trump hanno preso di mira la Cina, non solo sul fronte commerciale. Washington guarda con apparente preoccupazione alla "Belt and Road Initiative", l'iniziativa per lo sviluppo e le infrastrutture lanciata cinque anni fa, rivolta a una settantina di nazioni e pensata per fornire centinaia di miliardi di dollari di prestiti. La prima economia al mondo teme che la nazione asiatica e il suo presidente Xi Jinping vogliano ampliare la loro influenza nel mondo, specialmente in Africa e nell'Eurasia.

Il segretario americano al Tesoro ha chiesto al Fondo monetario internazionale e alla Banca Mondiale di lanciare un "piano di azione congiunto" per documentare con maggiore trasparenza l'eccesso di debito associato ai progetti infrastrutturali internazionali finanziati dalla Cina. Gli Stati Uniti, che delle due istituzioni sono il principale finanziatore, hanno chiaramente in mente la Belt and Road Initiative.

"Osserviamo sembre di più casi in cui [Paesi a basso reddito] hanno siglato prestiti in eccesso, e in modo insostenibile, con grandi creditori sovrani emergenti e spesso non trasparenti come la Cina e/o creditori privati", ha detto Steven Mnuchin nell'ambito degli Spring Meetings del Fondo monetario.

L'idea è che la Cina si sia mossa così rapidamente e su così grande scala nel lanciare progetti riguardanti strade, ponti, aeroporti eccetera che è difficile tenere traccia dell'ammontare dei prestiti concessi attraverso istituzioni controllate in un modo o nell'altro da Pechino.

L'invito arrivato da Mnuchin non dovrebbe stupire Christine Lagarde: il direttore generale del Fondo monetario si era recata in Cina una settimana prima di ospitare i lavori primaverili del suo istituto. Da là aveva messo in guardia contro i rischi associati alla nuova sorta di Silk Road. A Pechino, Lagarde disse che la Belt and Road Initiative può sì fornire le tanto necessarie infrastrutture ma può anche portare ad "aumenti problematici del debito, limitando potenzialmente altre spese a causa di un aumento del costo per finanziare il debito e provocando problemi nella bilancia dei pagamenti".

Il pensiero è andato a Gibuti, Tagikistan, Kirghizistan, Laos, Maldive e Mongolia. Secondo uno studio del Center for Global Development, presto la metà del loro debito con l'estero sarà associato alla Cina. "Nei Paesi dove il debito pubblico è già alto, una gestione attenta dei termini di finanziamento è cruciale", aveva detto Lagarde. "Ciò proteggerà sia la Cina sia i governi partner da accordi che causeranno difficoltà finanziarie future".

Secondo Mnuchin, Fmi e Banca Mondiale dovrebbero lavorare insieme per "ottenere più informazioni sul debito dei loro Paesi membri, per lanciare avvertimenti più chiari sulle mancanze delle analisi relative alla sostenibilità del debito e per potenziare quella sostenibilità attraverso il ricorso a limiti al debito". 

Dal canto suo il Fondo ha già annunciato i suoi sforzi a sostegno della Belt and Road Initiative. Da Pechino, Lagarde aveva annunciato l'apertura di un Capacity Development Center con cui aiutare a formare funzionari dedicati allo sviluppo in Cina e in altri Paesi. La Cina contribuirà con 50 milioni di dollari in cinque anni. Le lezioni sono già iniziate.

Quanto alla Banca Mondiale, nel corso degli Spring Meetings il presidente Jim Yong Kim ha affermato che "la Cina è stata e continuerà a essere un partner estremamente importante" dell'istituzione all'interno della quale "la sua voce si è alzata molto". Mentre si attende di capire se l'amministrazione Trump sosterrà un aumento di capitale da 13 miliardi di dollari della Banca Mondiale, magari ponendo la condizione di concedere meno denaro a Pechino, Kim ha voluto essere "chiaro": nell'ambito di quell'operazione "nessun Paese specifico è stato preso di mira" nel bene o nel male. L'intenzione è "porre l'accento sulla concessione di prestiti ai Paesi a basso e medio reddito...ma un aumento di capitale significa che possiamo fare di più anche per i Paesi a reddito medio-alto". A24-Spa

Da sinistra, Jim Yong Kim e Christine Lagarde World Bank
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