Usa: venti gruppi farmaceutici accusati di avere gonfiato i prezzi

Sell-off a Wall Street per Teva e Mylan. Si temono multe e pagamento di danni

Un cartello per gonfiare artificialmente i prezzi di oltre un centinaio di farmaci, con punte del mille per cento. E' questa l'accusa lanciata da 44 stati americani capitanati dal Connecticut contro 20 produttori di farmaci generici che includono la svizzera Novartis e la sua controllata tedesca Sandoz, le statunitensi Pfizer e Mylan e l'israeliana Teva.

Le loro attività fraudolenti - sostiene l'accusa - hanno raggiunto il picco tra il luglio 2013 e il gennaio 2015 e hanno riguardato una vasta gamma di prodotti, dagli antibiotici agli antidepressivi passando per trattamenti per il diabete, farmaci anti-cancro e per la cura dell'Hiv. Il timore che questi gruppi possano essere colpiti da multe e che siano costretti a pagare danni sta pesando sui rispettivi titoli, con Teva che soffre un -16,5% e Mylan un -10% mentre Pfizer contiene le perdite a un punto percentuale circa. Va detto che la giornata di forti vendite, dovute alle tensioni commerciali tra Usa e Cina, non aiuta.

Nella causa legale vengono citati anche 15 dirigenti di alcune di queste aziende tra cui quelli di Teva, Sandoz e Mylan. L'accusa rivolta contro di loro è di avere messo a punto una "frode plurimiliardaria". In una serie di tweet, William Tong, il procuratore dello stato del Connecticut, ha spiegato di avere "prove schiaccianti sotto forma di messaggi di testo, email, documenti e testimoni che dimostrano chiaramente che [l'aumento dei prezzi] non è stato provocato dalla carenza di prodotti ma [dall'obiettivo di generare] profitti. Si è trattato di pura avidità".

Teva si è difesa dicendo che per ora si tratta solo di accuse e che il gruppo "non è stato coinvolto in alcuna condotta che potrebbe portare a oneri di tipo civile o penale". Pfizer promette di difendersi sostenendo di avere cooperato con la procura. Per Sandoz, le accuse ricevute sono "prive di fondamenta".

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