Venezuela, Maduro: "Ho il pieno controllo, pronto a negoziare con gli Usa"

Il presidente ha rilasciato una lunga intervista al Washington Post: "Sapevo tutto della cospirazione, ma volevo vedere quanti fossero i rivoltosi". L'ex capo dell'intelligence: "Falso, non sapeva nulla"
AP

Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha detto di avere il totale controllo del Paese ed è pronto a tenere negoziati diretti con gli Stati Uniti. In una lunga intervista con il Washington Post, la prima con un importante quotidiano statunitense dallo scoppio della crisi, lo scorso febbraio, Maduro si è definito uno "scaltro sopravvissuto" del tentativo di rovesciarlo compiuto dall'opposizione con il sostegno degli statunitensi.

Ora, Maduro - che per gli Stati Uniti è un dittatore - è disposto a trattare con Washington. "Se c'è rispetto tra i governi, non importa quanto siano grandi gli Stati Uniti, e se c'è un dialogo, uno scambio di informazioni vere, allora sicuramente possiamo creare un nuovo tipo di rapporto" ha detto. "Un rapporto di rispetto e dialogo crea una situazione vincente per tutti. Un rapporto conflittuale è svantaggioso per tutti".

Una sessantina di Stati, tra cui gli Stati Uniti, hanno riconosciuto Guaido, leader dell'opposizione ed ex presidente del parlamento venezuelano, come capo di Stato, definendo truccate le elezioni del 2018 che hanno portato alla rielezione di Maduro. Anche le ultime mosse di Maduro, che hanno portato alla sconfitta di Guaido per la rielezione come presidente del parlamento, sono state un modo per consolidare un potere che in Occidente è considerato autoritario.

Gli Stati Uniti restano per ora fermi sulla loro decisione di non negoziare, finché Maduro non sarà pronto a lasciare il palazzo presidenziale; accettare dei negoziati diretti con lui, in caso contrario, servirebbe solo a rafforzare la sua posizione alla guida del Venezuela. Parlando con il giornalista Anthony Faiola, Maduro non ha mostrato la minima intenzione di lasciare il potere, dichiarando che le nuove presidenziali non si terranno prima di diversi anni. Ha inoltre negato che il suo governo abbia offerto all'opposizione un accordo che comprendesse anche nuove elezioni presidenziali durante i negoziati falliti lo scorso anno.

Maduro ha dichiarato che l'opposizione lo ha enormemente sottovalutato. Per esempio, il presidente sostiene di aver saputo della cospirazione contro di lui il 30 aprile, dieci giorni prima che fosse messa in atto, ma di averla comunque consentita per permettere di scoprire l'estensione della sommossa contro di lui. Per farlo, avrebbe usato alcuni suoi fedeli alleati, che avrebbero finto di schierarsi con l'opposizione per scoprirne i piani. Il suo resoconto contrasta con quello di funzionari statunitensi, oppositori e influenti venezuelani; anche l'ex capo dell'intelligence, il generale Cristopher Figuera, fuggito negli Stati Uniti, ha smentito questa ricostruzione, affermando che Maduro non sapeva nulla.

Il Venezuela sta subendo gli effetti devastanti dell'isolamento e delle sanzioni, a partire da quelle sul petrolio, che tagliano la maggior fonte dei suoi profitti. L'Unione europea, su iniziativa dei Paesi Bassi, sembra intenzionata a imporre sanzioni ancora più dure contro il governo di Caracas. "Volete sapere la verità? Non mi interessa nemmeno un po' di quello che fa l'Europa, o che fanno gli Stati Uniti. Non mi importa nulla. Ci importa solo quello che facciamo. Non importa quante migliaia di sanzioni imporranno: non ci fermeranno, non fermeranno il Venezuela". Maduro non ha nascosto che, ad aiutarlo a resistere, siano i suoi alleati cubani e russi, e anche la Cina.

Poi, ha parlato degli Stati Uniti. "Credo che Mike Pompeo (il segretario di Stato, ndr) abbia fallito in Venezuela e sia responsabile del fallimento delle politiche di Trump nei confronti del nostro Paese. Credo che Pompeo viva nei sogni. Non è un uomo con i piedi per terra. Credo che Trump abbia avuto dei terribili consiglieri sul Venezuela. John Bolton (l'ex consigliere per la sicurezza nazionale, ndr), Mike Pompeo, Elliott Abrams (rappresentante speciale per il Venezuela, ndr) gli hanno fatto avere una visione sbagliata".

Abrams ha detto che "gli Stati Uniti sono a favore di negoziati tra il regime di Maduro e l'opposizione democratica guidata da Guaido per l'organizzazione di nuovi elezioni presidenziali e legislative libere e regolari". Washington sta prendendo in considerazione l'ipotesi di nuove azioni contro Maduro, compreso un blocco navale che impedisca al Venezuela di portare il suo petrolio a Cuba. Per Maduro sarebbe un'azione "illegale": "Penso che non sarebbe positivo per nessuno, tantomeno per gli Stati Uniti. Creerebbe molte tensioni in tutti i Caraibi e sarebbe un male per gli interessi di tutti i governi che fanno parte di quella comunità. Spero non avvenga".

Lo scorso anno, le Nazioni Unite hanno documentato le torture, gli arresti arbitrari e l'omicidio di oppositori politici avvenuti sotto Maduro, che ha definito i loro resoconti delle "bugie" diffuse "dai media di destra anti-rivoluzionari".

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