Virus Zika, uno studio mostra come attacca il cervello dei bimbi

Le immagini sono state pubblicate dalla rivista scientifica Radiology

La rivista Radiology ha pubblicato delle foto, facenti parte di uno studio, nelle quali si vede nel dettaglio come il virus Zika attacchi il cervello dei bambini causando gravi danni alla corteccia cerebrale e alle zone adibite al controllo del movimento, dell’equilibrio o della parola.

La ricerca, effettuata su 45 bambini brasiliani le cui madre erano affette dal virus durante la gravidanza, mette in evidenza che Zika non sia causa solo di microcefalia ma provochi danni irreparabili anche nei feti e nei neonati con una testa di dimensioni normali. In aggiunta a tutto questo, come si legge nell’articolo del New York Times, i danni che colpiscono queste zone cerebrali possono non manifestarsi al momento della nascita ma nei successivi periodi di crescita del bambino. 

Si tratta di uno studio che quindi mette in evidenza "l’importanza di comprendere veramente l’impatto di Zika e il fatto che sia necessario seguire non solo i bambini esposti al virus durante la gravidanza ma anche quelli che non sembrano avere complicazioni alla nascita", come ha dichiarato al giornale newyorchese Catherine Spong, direttrice del ramo gravidanza e perinatologia del Eunice Kennedy Shriver National Institute of Child Health and Human Development, che fa parte del Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti. 

La maggior parte dei bambini dello studio sono nati con microcefalia, mentre tre di loro avevano un cervello apparentemente normale. Ognuno di loro soffre di altri disturbi, la quasi totalità dei quali emerge anche prima della microcefalia. Secondo gli esperti, infatti, la testa più piccola è in realtà una conseguenza di un cervello che non è riuscito a svilupparsi completamente o è stato danneggiato durante la sua formazione. 

"Il cervello che dovrebbe essere lì non c'è", ha affermato Deborah Levine, autore dello studio e professore di radiologia presso la Harvard Medical School. "Le anomalie che vediamo nel cervello suggeriscono una perturbazione molto precoce del processo di sviluppo del cervello". Secondo Levine inoltre sembra che Zika sia più pericoloso quando viene trasmesso da una madre incinta al feto durante i primi tre mesi di gravidanza.

Secondo un’altra coautrice dello studio, Fernanda Tovar-Moll, vice presidente del D’Or Institute for Research and Education e docente della Federal University di Rio de Janeiro, l’utilizzo di queste immagini "è essenziale per identificare la presenza e la gravità dei cambiamenti strutturali portati dall’infezione, specialmente nel sistema nervoso centrale".

Tra le altre anomalie riscontrate dallo studio c’è la presenza di calcificazioni in zone in cui solitamente è raro trovarle, oltre alla perdita di volume nella materia grigia e bianca e alla ventricolomegalia, e cioè quella condizione cerebrale che si verifica quando i ventricoli laterali si dilatano. Per colpa del virus infatti, i ventricoli o le cavità del cervello diventando così pieni di liquido cerebrospinale che "saltano in aria come un palloncino", come descritto da Levine nello studio. Il motivo per cui i ventricoli si riempiono di liquido è dovuto al fatto che Zika ostruisca la loro capacità di drenare normalmente, o perché i danni ad altre aree del cervello lasciano una sorta di vuoto che i ventricoli dilatati riempiono.