Wall Street, ancora ottimismo sul taglio dei tassi

Tra i dati in programma, quello sui sussidi di disoccupazione

azionario
Wall Street chiude in rally con ipotesi slittamento dazi Usa contro Messico

Wall Street ha chiuso in rialzo la terza seduta consecutiva. Gli indici hanno accelerato nell'ultima ora e mezzo di scambi grazie a indiscrezioni secondo cui gli Stati Uniti starebbero valutando un posticipo dell'adozione dei dazi contro tutti i beni importati dal Messico. In teoria dovrebbero entrare in vigore il 10 giugno e salire dal 5% al 25% entro ottobre se tra le due nazioni non verrà trovata un'intesa pensata per fermare gli ingressi irregolari di migranti su suolo americano da quello messicano. Per il secondo giorno di fila i funzionari delle due nazioni negoziano.

Nel frattempo il presidente americano, Donald Trump, ha detto che deciderà se imporre dazi su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi probabilmente dopo il G20 di fine giugno.

La corsa dei listini è stata anche sostenuta dal continuo effetto positivo dei commenti dovish rilasciati marted" dal governatore della Federal Reserve, Jerome Powell. Il mercato scommette in un taglio dei tassi anche se esperti di Goldman Sachs e Ubs credono che le aspettative degli investitori siano esagerate.

Il DJIA ha guadagnato lo 0,7% a quota 25.720 circa. Per l'indice delle 30 blue chip è stata la quarta giornata di fila in aumento; si va verso la migliore settimana del 2019.

L'S&P 500 è salito dello 0,6% a quota 2.843.

Il Nasdaq Composite ha aggiunto lo 0,53% a quota 7.615.

commercio
Usa valutano posticipo dazi contro il Messico

Gli Stati Uniti stanno valutando un posticipo dell'entrata in vigore dei dazi del 5% su tutte le importazioni dal Messico. In teoria, senza un accordo sull'immigrazione, le tariffe doganali dovrebbero entrare in vigore il 10 giugno per poi salire gradualmente fino al 25% l'1 ottobre. Pare che il Messico stia spingendo per avere più tempo per negoziare. Lo scrive Bloomberg.

Petrolio rimbalza: a NY +1,7% a 52,59 dollari al barile

Il petrolio ha chiuso in netto rialzo una seduta particolarmente volatile e che segue quella di ieri in cui il Wti era tornato in territorio "orso" avendo perso oltre il 20% dal picco di aprile. Il contratto luglio ha guadagnato 91 centesimi, l'1,7%, a quota 52,59 dollari al barile.

I fari si spostano sulla riunione dei ministri dell'Energia di Russia e Arabia Saudita, i due principali esportatori al mondo di greggio, prevista su suolo russo nei prossimi giorni. Come confermato oggi dal presidente russo Vladimir Putin, stando a quanto riportato dall'agenzia Interfax, c'è disaccordo su come fermare la caduta libera dei prezzi osservata recentemente in vista della prossima riunione dell'Opec che probabilmente si terrà a luglio e non a fine giugno. "Ovviamente l'Arabia Saudita vuole che i prezzi restino alti ma noi non abbiamo una tale esigenza per via della natura più diversificata della nostra economia", ha detto Putin.

retail
Barnes & Noble verso delisting, Elliott in pole per acquisto

Dopo essere stato sospeso per eccesso di volatilità, il titolo Barnes & Noble ha preso il volo arrivando a guadagnare quasi il 30% a 5,96 dollari. A spiegare il rally sono indiscrezioni del Wall Street Journal secondo cui Elliott Management è in pole position per comprare la catena di librerie ed effettuarne un delisting.

Un accordo potrebbe essere raggiunto nei prossimi giorni e metterebbe fine a un iter di vendita iniziato lo scorso ottobre. Se Elliott dovesse avere la meglio, il Ceo della catena di librerie britannica comprata dal fondo Usa nell'aprile 2018 guiderebbe B&N. Stando al Wsj, il gruppo potrebbe essere valutato 311 milioni di dollari.

Fed
Patrimoni famiglie Usa nel primo trimestre cresciuti a livelli record

Dopo avere subito un calo a fine 2018 a causa del sell-off che colpì Wall Street a dicembre, tra gennaio e marzo i patrimoni delle famiglie statunitensi sono tornati a crescere raggiungendo un livello record e consolidandosi saldamente sopra i 100.000 miliardi di dollari, soglia conquistata la prima volta nel primo trimestre del 2018.

Stando ai calcoli della Federal Reserve, il patrimonio netto degli americani e quello delle organizzazioni no profit è cresciuto nel periodo del 4,5%, o di 4.690 miliardi di dollari, a quota 108.640 miliardi. Dal 2009, quando gli Usa uscirono dalla Grande Recessione, i patrimoni delle famiglie americani sono cresciuti dell'80%.

Questo tuttavia non significa che i guadagni siano distribuiti equamente. Stando alla Fed, solo il 14% degli americani possiede direttamente titoli azionari, a cui va il merito del raggiungimento di una tale pietra miliare: i patrimoni associati a questa voce sono tornati a salire di circa 3.200 miliardi di dollari nel trimestre. L'aumento del valore delle case degli americani ha continuato a dare il suo contributo (+387 miliardi di dollari).

Nel 2007, prima dello scoppio della peggiore crisi dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso, il patrimonio netto delle famiglie Usa era pari a 66.500 miliardi di dollari. Nel pieno della recessione del 2008 il dato era sceso a 55.000 miliardi. Tra il 2007 e il 2009, nel pieno della crisi, a causa del crollo dell'azionario e del valore degli immobili residenziali gli americani videro andare in fumo patrimoni per quasi 12.000 miliardi di dollari.

musica
Spotify: accordo con Barack e Michelle Obama per produrre podcast

Spotify e Barack e Michelle Obama uniscono le forze. Il gruppo svedese che offre un servizio di musica in streaming ha siglato un accordo con Higher Ground, società di produzione del 44esimo presidente americano e di sua moglie per la realizzazione in esclusiva di podcast.

L'intesa segue l'acquisto da parte di Spotify di tre aziende specializzate nei podcast per le quali ha speso circa 400 milioni di dollari (parte dei 500 milioni che intende spendere quest'anno per accordi di questo tipo). I termini finanziari dell'intesa pluriennale non sono stati comunicati.

"Siamo entusiasti che gli Obama non solo producano contenuti ma anche che diano le loro voci", ha dichiarato il Ceo di Spotify Dawn Ostroff. Al Nyse il titolo Spotify ha accelerato raggiungendo il top intraday (+2,66% a 134,48 dollari). Da inizio anno ha guadagnato quasi il 18% ma negli ultimi 12 mesi ha perso il 19%.

Ford: conferma consultazioni per chiusura fabbrica Gb che dà lavoro a 1.700 persone

Dopo le anticipazioni fornite a gennaio dal più grande sindacato britannico che rappresenta i lavoratori del settore auto (Unite), Ford Motor ha confermato "l'inizio delle consultazioni per la potenziale chiusura" entro il settembre 2020 della fabbrica di motori a Bridgend, nel Galles, che dà lavoro a circa 1.700 persone di cui quasi 400 hanno già aderito a programmi di uscita e lasceranno il gruppo tra maggio e giugno del 2019.

Secondo Ford, la chiusura è una "mossa necessaria a sostegno della riorganizzazione delle sue attività globali e fa parte di una strategia per creare un business più efficiente in Europa". Stuart Rowley, presidente di Ford in Europa, ha detto in una nota che "la creazione di attività più forti e sostenibili in Europa richiede scelte difficili".

Tuttavia, il top manager ha spiegato che il gruppo americano "resterà un datore di lavoro significativo nel Regno Unito" e che offrirà un piano per allentare l'impatto negativo su famiglie e comunità colpite dalla chiusura dell'impianto. Ford si aspetta di incorrere in oneri una tantum al lordo delle imposte per circa 650 milioni di dollari; circa 400 milioni saranno in cash.

Wall Street: partenza in frazionale rialzo

La seduta a Wall Street è iniziata in lieve rialzo con gli investitori che da un lato continuano a sperare in un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, e dall'altro monitorano le tensioni commerciali su più fronti.

Riprendono oggi a Washington in negoziati tra Usa e Messico sull'immigrazione dopo il fallimento di ieri nel trovare un'intesa che eviterebbe l'adozione dal 10 giugno di dazi del 5% su tutto l'import messicano.

Intanto, il presidente Donald Trump ha detto che deciderà dopo il G20 di fine mese se imporre dazi su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi.

Dopo i primi minuti di scambi, il Dow sale dello 0,04% a quota 25.551. L'S&P 500 avanza dello 0,02% a quota 2.827. Il Nasdaq cresce dello 0,03% a quota 7.578. Il petrolio a luglio al Nymex segna un +0,04% a 51,71 dollari.

commercio
Trump: decisione su nuovi dazi contro import cinese dopo G20 di fine mese

Il presidente americano, Donald Trump, ha detto che deciderà dopo il G20 previsto a Osaka, Giappone, il 28 e 29 giugno prossimi se imporre o meno dazi addizionali del 25% su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Essi andrebbero ad aggiungersi a quelli alzati al 25% dal 10% il 10 maggio scorso su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Trump lo ha annunciato alla stampa dalla Francia, dove sta per incontrare il presidente francese Emmanuel Macron.

economia
Usa: effetto 737 Max su export, ad aprile calo maggiore dal gennaio 2016

Il deficit commerciale negli Stati Uniti ad aprile si è leggermente contratto raggiungendo un livello sostanzialmente in linea alle stime degli analisti.

Stando a quanto annunciato dal dipartimento del Commercio, il deficit è sceso del 2,1% rispetto al mese precedente a 50,79 miliardi di dollari. Gli analisti si aspettavano un deficit di 50,8 miliardi.

Le esportazioni sono calate del 2,2% su marzo a 206,847 miliardi di dollari; è stato il calo maggiore dal gennaio 2016, colpa del declino delle consegne di aerei a uso civile sulla scia del caso 737 Max della Boeing (costretto a terra da marzo per via di due incidenti mortali avvenuti nel giro di 5 mesi). Le importazioni sono scese del 2,2% a 257,638 miliardi.

Ad aprile il deficit Usa in beni nei confronti della Cina, che nel 2018 è stato il partner commerciale più grande per la nazione americana, si è ampliato del 7,6% a 29,41 miliardi, e quello con il Messico si è ridotto del 6,4%.

Le esportazioni di semi di soia sono scese dello 0,3% a 1,765 miliardi di dollari, colpa anche della riduzione degli acquisti dalla Cina per via delle tensioni commerciali in corso.

Usa: invariati a 218mila i sussidi di disoccupazione, stime 212mila

Nei sette giorni conclusi l'1 giugno, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è rimasto invariato contro attese per un calo.

Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione si sono attestate a 218mila unità (dato rivisto in rialzo di 3mila unità rispetto a quello fornito la settimana scorsa). Le attese erano per un dato a 212.000 unità. A metà aprile il dato era sceso a 193mila, minimi del 1969.

La media delle ultime quattro settimane, un misura più stabile del dato, è scesa di 2.500 unità a 215mila unità contro le 201.500 raggiunte a metà aprile e pari ai minimi da 50 anni.

Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione per più di una settimana – relativo alla settimana terminata il 25 maggio, l'ultima per la quale è disponibile il dato – è salito di 20mila unità a 1,682 milioni.

Usa: produttività I trimestre limata ma su base annua al top del 2010

La produttività negli Stati Uniti ha continuato a crescere nel primo trimestre del 2019 ma meno di quanto previsto e di quanto calcolato a livello preliminare.

Stando al dato finale diffuso dal dipartimento al Lavoro, l'indice ottenuto dividendo la produzione per il numero di ore lavorate è salito tra gennaio e marzo al tasso annualizzato del 3,4% rispetto ai tre mesi precedenti e non del 3,6% come riportato inizialmente; gli analisti attendevano un aumento del 3,5%.

La performance degli ultimi tre trimestri è comunque la migliore dal terzo trimestre del 2010 se si prende in considerazione la performance anno su anno, pari a un +2,4%.

Nel primo trimestre il costo unitario del lavoro - il dato relativo è reso noto insieme alla produttività e rappresenta un importante termometro delle pressioni inflazionistiche - è sceso al tasso annuo dello 0,8% sui tre mesi prima e non dello 0,9% come inizialmente calcolato; gli analisti si aspettavano un -0,9%.

Commercio
Trump alla Cina: potrei aumentare i dazi su prodotti per 300 mld

 New York, 06 giu - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avvertito Pechino che potrebbe decidere di aumentare ancora i dazi sui prodotti importati dalla Cina, anche se ha descritto come "interessanti" gli sviluppi del negoziati commerciali tra i due Paesi. "Stiamo già ottenendo il 25% su 250 miliardi di dollari e potrei alzare" i dazi "su almeno altri 300 miliardi" ha detto oggi Trump dall'Irlanda, prima di partire per la Francia per il settantacinquesimo anniversario del D-Day. "Molte cose interessanti stanno accadendo" ha affermato, riferendosi ai colloqui con Pechino, aggiungendo che la Cina "vuole davvero raggiungere un accordo".

Wal Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Deficit bilancia commerciale per il mese di aprile alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: -50 miliardi di dollari. Consensus: -50,8 miliardi.

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana conclusa l'1 giugno alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +3.000 a 215mila. Consensus: 212mila.

Dato rivisto della produttività per il primo trimestre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +1,9%. Consensus: +3,5%.


Appuntamenti societari

Trimestrale di Guess a un orario non precisato.


Altri appuntamenti

Il presidente americano, Donald Trump, alle 11 italiane partecipa alle commemorazioni del 75esimo anniversario del D-Day a Colleville-sur-Mer, in Francia. Alle 13:30 ha un incontro bilaterale con il presidente francese, Emmanuel Macron.

Robert Kaplan, presidente della Federal Reserve di Dallas, parla alle 8:30 (le 14:30 in Italia).

Il Fondo monetario internazionale tiene alle 10 (le 16 in Italia) una conferenza stampa sui risultati preliminari dell'analisi annuale dell'economia Usa.

John Williams, presidente della Federal Reserve di New York, parla alle 13 (le 19 in Italia).