Wall Street tira il fiato, lo yuan si stabilizza

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Wall Street chiude all'insegna del rimbalzo

L'azionario americano ha saputo chiudere in rialzo e intorno ai massimi intraday dopo la seduta di ieri, la peggiore del 2019. Gli indici hanno tirato il fiato con lo stabilizzarsi dello yuan, ieri sceso su livelli contro il dollaro che non si vedevano dal 2008.

Il fatto che la banca centrale cinese abbia indicato di non volere permettere un ulteriore indebolimento della sua divisa ha per il momento fatto venire meno il timore di una guerra valutaria. Tuttavia, Washington ha formalmente definito Pechino un "manipolatore di valuta".

Donald Trump ha cercato di rassicurare. Anche il suo consigliere economico, Larry Kudlow, ha tranquillizato sostenendo che l'economia americana va a gonfie vele, che il presidente Usa è ancora interessato a un accordo commerciale e che i piani per un nuovo round di trattative a inizio settembre nella capitale americana restano validi.

Per il DJIA e Nasdaq è stata la giornata migliore dal 18 giugno e per l'S&P 500 dal 4 giugno.

Il DJIA ha guadagnato l'1,22% a quota 26.030,40. L'S&P 500 è aumentato dell'1,3% a quota 2.881,78. Il Nasdaq Composite ha aggiunto l'1,39% a quota 7.833,27.

Petrolio chiude a NY -1,9% a 53,63 dollari

Il petrolio a settembre a New York ha chiuso in calo di 1,06 dollari, l'1,9%, a quota 53,63 dollari al barile. A pesare sono dubbi sulla tenuta della domanda a fronte delle tensioni commerciali tra Usa e Cina che potrebbero frenare l'economia mondiale.

Wall Street recupera quota

A due ore dalla fine degli scambi, gli indici a Wall Street hanno ritrovato forza e si sono riportati intorno ai massimi intraday. Il rimbalzo, a un certo punto andato in fumo per il DJIA, si verifica all'indomani della seduta peggiore del 2019. La stabilizzazione dello yuan dopo il tonfo di ieri ha riportato fiducia tra gli investitori, che comunque restano sull'attenti in attesa di capire come evolveranno le relazioni commerciali tra Usa e Cina specialmente dopo che Washington ha designato Pechino come un "manipolatore di valuta".

Il DJIA avanza dello 0,7% a quota 25.903. L'S&P 500 aumenta dello 0,9% a quota 2.869. Il Nasdaq Composite segna un +1% a 7.804. Il rendimento del Treasury a 10 anni si trova all'1,736% dall'1,738% di ieri. Un euro compra 1,1196 dollari (-0,07%).

Wall Street perde slancio, Dow appeso alla parità

Dopo meno di due ore di scambi, gli indici hanno perso slancio portandosi sui minimi intraday tanto che il Dow Jones Industrial Average ha mandato in fumo i rialzi iniziali virando a un certo punto sotto la parità. Il petrolio - partito a sua volta in aumento - viaggia in territorio negativo.

All'indomani della peggiore giornata di scambi del 2019, i listini americani sembravano pronti a rimbalzare grazie alla stabilizzazione dello yuan, che ieri invece aveva mandato in tilt i mercati essendo sceso sui minimi del 2008 contro il dollaro.

Gli investitori stanno digerendo le indicazioni giunte da varie banche. Goldman Sachs, per esempio, non si aspetta più un accordo commerciale tra Usa e Cina prima delle elezioni presidenziali americane del novembre del 2020. Secondo Nomura, un sell-off in stile Lehman Brothers non va escluso. Per vari esperti di analisi tecnica, c'è ancora spazio per ulteriori vendite. Alla luce di questo, diventa cruciale osservare la media mobile a 200 giorno dell'S&P 500, pari a circa 2.790 punti (attualmente l'indice benchmark viaggia a quota 2.849 punti).

L'impressione è che a questi livelli il rimbalzo avrà durata breve. D'altra parte le tensioni commerciali tra Usa e Cina sono tutt'altro che finite. Ieri il Tesoro americano ha bollato la nazione asiatica di essere un "manipolatore" di valuta ma la banca centrale cinese oggi ha indicato di non volere permettere un ulteriore calo dello yuan. Pechino ha anche messo fino agli acquisti di prodotti agricoli americani dopo che Trump ha annunciato dall'1 settembre altri dazi del 10% su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi. La Casa Bianca si aspetta comunque che i negoziatori cinesi siano a Washington all'inizio di settembre dopo il round di trattative che si è svolto a Shanghai il 30 e 31 luglio scorso e che non ha portato ai progessi desiderati dal presidente americano apparantemente ancora disposto a trattare. Intanto l'amministrazione Trump preme sulla Fed affinché tagli ulteriormente i tassi.

Dopo essere sceso a 25.710,87 punti, il DJIA ora sale dello 0,11% a quota 25.743. L'S&P 500 avanza dello 0,25% a 2.851 punti. Il Nasdaq Composite segna un +0,3% a quota 7.748. Il petrolio a settembre al Nymex scivola dello 0,26% a 54,55 dollari.

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Nomura avverte, prossimo sell-off a Wall Street forse in stile Lehman

Gli analisti di Nomura hanno avertito gli investitori: non è il caso di tirare il fiato alla luce del rimbalzo odierno degli indici americani all'indomani della peggiore seduta del 2019. Il motivo? Il prossimo sell-off potrebbe essere decisamente più forte tanto da ricordare il tonfo registrato in concomitanza al fallimento di Lehman Brothers nel settembre del 2008, simbole della peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso.

Le previsioni di Nomura - decisamente peggiori rispetto al consenso - si basano su una apparente fuga dall'azionario in atto degli hedge fund e sulle attese che ulteriori fughe sono attese con lo scattare di determinati algoritmi congiuntamente a un balzo della volatilità. Solo ieri il Vix è balzato sui massimi del 2019.

"A questo punto pensiamo che sarebbe sbagliato escludere la possibilità che uno shock in stile Lehman sia un rischio minore", ha scritto in una nota ai clienti lo strategist di Nomura, Masanari Takada. Secondo l'esperto l'andamento dell'umore nell'azionario - calcolato tenendo conto di una serie di dati - "è arrivato al punto da sembrare sempre di più come quello alla vigilia del collasso del 2008 di Lehman Brothers che segnò l'inizio della crisi finanziaria globale".

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Goldman Sachs non si aspetta più accordo commerciale Usa-Cina prima delle elezioni americane del 2020

Goldman Sachs non si aspetta più che un accordo commerciale tra Usa e Cina sia raggiunto prima delle elezioni presidenziali americane del novembre del 2020. Jan Hatzius, capo economista della banca americana, ha spiegato in una nota ai clienti che "le notizie giunte dall'annuncio di giovedì scorso del presidente Donald Trump indicano che Usa e Cina stanno scegliendo una linea dura e non ci aspettiamo più un acccordo commerciale prima delle elezioni del 2020". Giovedì scorso l'inquilino della Casa Bianca aveva detto che dall'1 settembre prossimo imporrà nuovi dazi del 10% su 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Essi andranno ad aggiungersi a quelli del 25% già in vigore su 250 miliardi di dollari di beni cinesi importati su suolo Usa.

Goldman Sachs sembra anche non credere più che Trump pensi ancora che sia più vantaggioso siglare un'intesa prima di una sua potenziale rielezione. Secondo Hatzius, la decisione della Cina di fermare gli acquisti di prodotti agricoli Made in Usa e quella di avere permesso ieri allo yuan di rompere la soglia psicologica di 7 yuan per dollaro è stata una "risposta significativa" ai dazi preannunciati da Trump.

"Alla luce di un aumento crescente dei rischi commerciali, di aspettative del mercato per tagli ulteriori dei tassi [da parte della Fed] e di un aumento dei rischi globali legati alla possibilità che non ci sia un accordo sulla Brexit, ora ci aspetiamo un terzo taglio dei tassi di 25 punti base a ottobre per un totale di 75 punti base".

La settimana scorsa la banca centrale Usa ha ridotto i tassi di 25 punti base al 2-2,25%, prima volta dal dicembre del 2008. Di conseguenza, Goldman si aspetta un'altra riduzione a settembre e un'altra ancora nel mese successivo. "Entro dicembre ci aspettiamo che i dati dell'inflazione viaggino intorno al 2% portando la Fed a smettere di tagliare i tassi".

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Wall Street: avvio all'insegna del rimbalzo, lo yuan si stabilizza

La seduta a Wall Street è iniziata all'insegna del rimbalzo all'indomani della giornata peggiore dell'anno per i principali indici.

Se ieri la caduta dello yuan sui minimi del 2008 contro il dollaro aveva fatto temere che la Cina stesse intervenendo nel mercato dei cambi come ritorsione ai nuovi dazi Usa che dovrebbero entrare in vigore l'1 settembre prossimo, oggi è la stabilizzazione della divisa cinese a fare tirare il fiato agli operatori di borsa.

Resta il fatto che il Tesoro Usa ha designato Pechino come un "manipolatore" di valuta. Inoltre, la nazione asiatica ha detto di avere fermato gli acquisiti di prodotti agricoli Usa e che potrebbe tassare quelli importati dagli Usa dopo il 3 agosto. Una tale mossa è pensata per colpire direttamente Donald Trump, che secondo il suo consigliete economico Larry Kudlow è ancora disposto a trattare per raggiungere un accordo ma allo stesso tempo sta difendendo l'economia Usa.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA sale dello 0,7% a 25.0901,87. L'S&P 500 avanza dello 0,9% a quota 2.869,25. Il Nasdaq Composite segna un +1,2% a quota 7.818. Il petrolio a settembre al Nymex segna un +0,6% a 55 dollari.

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Kudlow, non possiamo tollerare svalutazione yuan da parte della Cina

"Se la cina continua a svalutare la sua valuta, ci sarà una fuga di capitali" dalla Cina. Lo ha detto Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Bianca. In una intervista a Cnbc, l'esperto ha spiegato che gli Usa "non possono tollerare una svalutazione dello yuan".

Ieri il dollaro era arrivato a comprare più di 7 yuan per la prima volta dal 2008, portando il presidente Usa ad accusare la Cina di avere manipolato la sua valuta. Poi il dipartimento del Tesoro Usa ha formalmente designato la nazione asiatica come un "manipolatore" di valuta.

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Kudlow: Trump vuole accordo commerciale con Cina ma difende economia Usa

"Il presidente americano, Donald Trump, vuole raggiungere un accordo commerciale con la Cina ma difende l'economia americana". Lo ha detto Larry Kudlow, consigliere economico della Casa Bianca. In una intervista a Cnbc, Kudlow ha spiegato che il leader Usa è flessibile in merito ai dazi del 10% su 300 miliardi di dollari preannunciato lo scorso 1 agosto e che dovrebbero entrare in vigore il prossimo 1 settembre. L'esperto ha però sottolineato che se non ci saranno progressi, le nuove tariffe doganali scatteranno come previsto. Secondo lui "il peso dei dazi sta ricadendo quasi interamente sulla Cina". Molti economisti, tuttavia, hanno avvertito che il prossimo round di dazi colpirà direttamente i consumatori Usa visto che ad essere colpiti saranno prodotti al consumo.