Wall Street torna a temere una recessione

azionario
A Wall Street poderoso recupero, S&P 500 e Nasdaq chiudono in rialzo

Grazie a un poderoso recupero, il migliore del 2019, gli indici a Wall Street hanno saputo annullare le notevoli perdite registrate nella prima parte della seduta chiudendo in positivo. Solo il Dow Jones Industrial Average ha registrato un ribasso frazionale, frenato da Disney che ha sofferto per via di conti deludenti.

Il recupero dell'azionario si è accompagnato con il rimbalzo dei rendimenti dei Treasury rispetto ai minimi raggiunti nel corso della giornata. Le mosse a sopresa di tre banche centrali (Nuova Zelanda, India e Thailandaia), la brutta performance della produzione industriale tedesca e le tensioni commerciali tra Usa e Cina hanno creato un mix letale che ha riacceso il timore di una recessione in arrivo. Gli investitori tornano a scommettere su altri tagli dei tassi da parte della Federal Reserve, oggi nuovamente criticata dal presidente americano che vorrebbe una netta e rapida riduzione del costo del denaro.

Arrivato a cedere quasi 600 punti, il DJIA ne ha persi più di 66 punti, lo 0,26%, a quota 25.963. L'S&P 500 ha aggiunto lo 0,08% a quota 2.884. Il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,38% a quota 7.862.

reddito fisso
Treasury a 10 anni chiude a 1,675%, minimo dell'ottobre 2016

La corsa degli investitori verso porti considerati sicuri ha spinto il rendimento del Treasury a 10 anni a chiudere all'1,675%, nuovi minimi dell'ottobre del 2016, in calo dall'1,740% di ieri ma sopra i minimi intraday. A un certo punto il rendimento del titolo di stato benchmark era sceso sotto l'1,63%.

Il rendimento del titolo a due anni è sceso all'1,569% dall'1,613% di ieri.

materie prime
Petrolio chiude a NY -4,7% a 51,09 dollari, minimi di metà gennaio

I timori per la tenuta dell'economia mondiale e dunque della domanda di greggio hanno spinto le quotazioni del Wti sui minimi dello scorso metà gennaio. Il contratto settembre al Nymex ha perso 2,54 dollari, il 4,7%, a 51,09 dollari al barile. Solo nelle ultime 5 seduta il greggio ha ceduto il 13%, tornando quindi in territorio "orso" (definito da un calo di almeno il 10% dall'ultimo massimo).

azionario
Wall Street: Nasdaq vira in positivo, rendimenti T-Bond sopra i minimi intraday

Gli indici a Wall Street viaggiano sui massimi intraday mentre i rendimenti dei Treasury si sono allontanati dai minimi di giornata, livelli che avevano mandato nel panico gli investitori timorosi di una potenziale recessione all'orizzonte.

Se il DJIA e l'S&P 500 restano in calo, il Nasdaq Composite ha virato in rialzo mentre il rendimento del Treasury a 10 anni è rimbalzato all'1,667% dopo una brutta asta. Nella mattinata americana aveva rotto al ribasso la soglia dell'1,63% toccando nuovi minimi dell'autunno del 2016 (prima che Trump fosse eletto). Il Tesoro Usa ha venduto 27 miliardi di dollari di titoli decennali offrendo l'1,67%, il rendimento più basso dall'agosto del 2016. Non sorprende che gli investitori abbiano disertato l'asta con il rapporto tra domanda e offerto pari a 2,2, minimi dello scorso maggio; escluso questo mese, bisogna tornare al marzo del 2009 per avere un ratio ancora più basso. Agli investitori stranieri è andato il 55,7% dell'asta, sotto il 60,8% di luglio.

Resta il fatto che le tensioni commerciali tra Usa e Cina non siano scomparse. Anche per questo aumentano le attese di banche centrali sempre più accomodanti. Stando ai future sui Fed Funds, le probabilità che nel 2019 la Fed tagli i tassi almeno tre volte sono salite al 58%.

Il DJIA cede lo 0,26% a 25.963 punti, frenato da Disney che soffre (-5,2%) dopo i conti. L'S&P 500 scivola dello 0,18% a quota 2.876. Il Nasdaq aumenta dello 0,15% a quota 7.845.

Il petrolio a settembre al Nymex scivola del 4,7% a 51,10 dollari a causa di un aumento inatteso delle scorte settimanali in Usa. Un euro compra 1,1212 dollari (+0,09%).

Match vola a Wall Street (+26%): crescita boom per la app Tinder

Aiutare le persone a trovare, con una app, la propria anima gemella è un business redditizio. Lo dimostra il gruppo Match, il cui titolo vola del 26% a 92 dollari, un incremento record che potrebbe permettere di raggiungere a fine giornata un valore senza precedenti.

A fare da traino sono i conti del gruppo del dating che hanno battuto le stime degli analisti. Tra le piattaforme digitali offerte dall'azienda texana, è Tinder ad avere registrato una crescita esplosiva. Gli utili trimestrali sono scesi a 128 milioni di dollari, 0 43 centesimi ad azione, dai 132,5 milioni, o 45 centesimi ad azione, dello stesso periodo dell'esercizio precedente, comunque sopra il consenso per 118,7 milioni o 40 centesimi per azione. I ricavi sono aumentati a 498 milioni di dollari dai 421,2 milioni dell'anno precedente, oltre le attese aziendali e quelle del mercato. Il numero di abbonati ai suoi servizi è salito nel trimestre a 9,1 milioni dai 7,7 milioni dello stesso trimestre del 2018.

Nel trimestre, l'azienda ha aggiunto 503.000 nuovi iscritti a Tinder, oltre i 392mila attesi dagli analisti, portando il totale da inizio anno a 887mila. E' stato il secondo migliore risultato trimestrale da quando Match ha lanciato nel 2017 Tinder Gold, un servizio premium che previo un pagamento aiuta le persone ad avere più successo nella ricerca di un partner. Il gruppo ha così alzato a 1,6 milioni da 1 milione le sue attese per il numero di nuovi abbonati totali atteso a fine anno. Da gennaio il titolo Match, a cui fa capo anche OKCupid, ha guadagnato il 120,45% e negli ultimi 12 mesi il 142%.

Fed, Evans: se tensioni Usa-Cina pesano su crescita, sì ad altri tagli dei tassi

La Federal Reserve potrebbe dovere fornire ulteriori stimoli all'economia se le tensioni commerciali aumentano al punto tale da frenare l'economia americana. Lo ha spiegato Charles Evans, presidente della Fed di Chicago. Dopo il primo taglio dei tassi dal dicembre del 2008 annunciato il 31 luglio scorso (di 25 punti base al 2-2,25%), Evans ne ha messo in conto almeno un altro di 25 punti base per riportare la crescita dell'inflazione al tasso di crescita annua del 2%.

Parlando alla stampa da Chicago, colui che ha potere di voto in merito alle politiche monetarie della banca centrale Usa ha detto che le tensioni commerciali e altri sviluppi globali "hanno forse creato più venti contrari e potrebbe essere ragionevole fare di più".

In merito alle reazioni negative dei mercati agli ultimi sviluppi che chiamano in causa Usa e Cina, Evans ha detto: "Non vedo qualcosa di necessariamente sbagliato nel modo in cui stanno reagendo. Dobbiamo digerire tutto quello che sta succedendo. Una volta che un numero notevole di banche centrali valuta un riposizionamento della propria politica monetaria, è naturale che altre banche centrali possano pensare di fare altrettanto".

Le sue parole sono giunte dopo che tre banche centrali (Nuova Zelanda, India e Thailandia) hanno annunciato a sorpresa un taglio dei tassi a fronte delle crescenti tensioni commerciali tra Usa e Cina. Di conseguenza, il mercato scommette che presto la Banca centrale europea, la Bank of Japan e la Federal Reserve faranno altrettanto come anche la banca centrale canadese, magari dal 2020.

azionario
Wal Street: il Dj dimezza le perdite

Gli indici a Wall Street hanno dimezzato le perdite, alimentata da un tonfo dei rendimenti dei Treasury. I timori per la tenuta dell'economia mondiale, tuttavia, restano. Essi sono stati alimentati dalle mosse inattese delle banche centrali di India, Nuova Zelanda e Thailandia, che oggi hanno tagliato i tassi. Crescono le attese che altre banche centrali facciano altrettando, incluse la Bce, la Fed e la Bank of Japan. Su questo oggi il presidente americano Donald Trump è tornato a insistere chiedendo rapide e notevoli riduzioni del costo del denaro.

Arrivato a cedere almeno 600 punti, il DJIA ne lascia sul terreno 270, l'1%, a quota 25.759. L'S&P 500 perde lo 0,7% a quota 2.862. Il Nasdaq Composite segna un -0,3% a 7.808.

Il petrolio a settembre al Nymex scivola del 3,9% a 51,55 dollari a causa di un inatteso aumento delle scorte settimanali Usa.

Il rendimento del Treasury a 10 anni è tornato sopra l'1,63%, all'1,642%, dopo essere sceso su livelli che non si vedevano dall'autunno del 2016. Quello del trentennale era arrivato al 2,12%, minimo a sua volta del 2016.

A livello settoriale, tengono le utility e le materie prime (grazie all'oro).

Fed: una probabilità su tre per taglio tassi di 50 pb a settembre

Stando a CME Group, c'è una probabilità su tre di un taglio dei tassi di 50 punti base nella riunione del prossimo settembre. Una settimana fa le chance erano solo al 2%. Ora gli investitori scommettono su un 60% di probabilità che entro la fine del 2019 la banca centrale americana tagli il costo del denaro di 75 punti base contro l'8% di una settimana fa. Il 31 luglio scorso la Fed aveva annunciato la prima riduzione dei tassi dal dicembre del 2008 (di 25 punti base al 2-2,25%). Nella conferenza stampa successiva alla fine di quella riunione, il governatore Jerome Powell aveva spiegato che tale taglio era un "aggiustamento di metà ciclo" e non l'inizio di un ciclo accomodante che si osserva tipicamente in una fase di crisi. Gi investitori che speravano in tagli vari dei tassi erano rimasti delusi ma ora sembrano non credere a quanto detto da Powell.

commercio
Con i dazi di Trump, incassati 63 miliardi di dollari

Nei 12 mesi al 30 giugno scorso, nelle casse degli Stati Uniti sono entrati 63 miliardi di dollari grazie ai dazi imposti dall'amministrazione Trump. Solo a giugno la prima economia al mondo ha incassato 6 miliardi di dollari contro i 5,3 miliardi di maggi e i 4,8 miliardi di aprile sulla scia dell'aumento al 25% dal 10% dei dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi.

Secondo le stime del Wall Street Journal, l'America di Donald Trump è sulla strada giusta per incassare 72 miliardi di dollari l'anno grazie alle tariffe doganali. Il totale annuo potrebbe arrivare a 100 miliardi se gli Usa il prossimo primo settembre imporrano dazi del 10% su altri 300 miliardi di importazioni cinesi, come minacciato l'1 agosto scorso dal presidente americano.

Prima delle azioni di Trump, gli Usa portavano a casa circa 30 miliardi di dollari l'anno in dazi allora relativamente bassi. Secondo il gruppo Tariffs Hurt the Heartland citato dal Wsj, i dazi targati Trump hanno fatto incassare agli Usa 27 miliardi, più o meno quanto l'amministrazione in carica ha destinato in aiuti agli agricoltori americani: nel 2018 il piano di aiuti è stato di 12 miliardi e quest'anno ne è stato annunciato uno da 16 miliardi. Lunedì il presidente americano aveva cercato di rassicurare gli agricoltori americani preoccupati dall'escalation delle tensioni tra Usa e Cina: "Come hanno imparato negli ultimi due anni, i nostri fantastici agricoltori americani sanno che la Cina non sarà in grado di lederli visto che il loro presidente si è schierato dalla loro parte e ha fatto quello che nessun altro presidente farebbe. Lo farà di nuovo il prossimo anno se necessario".

azionario
Wall Street: è sell-off (Dj -2,2%), rendimento T-Bond a 10 anni sotto l'1,63%

Dopo una ventina di minuti di scambi, l'azionario americano ha raggiunto nuovi minimi intraday parallelamente a una ulteriore caduta dei rendimenti dei Treasury. L'avversione al rischio è dovuta a timori di recessione.

Il DJIA cede il 2,2% a 25.459 punti. L'S&P 500 segna un calo dell'1,7% a 2.833. Il Nasdaq Composite perde l'1,45% a quota 7.718.

Il petrolio a settembre al Nymex subisce un tonfo del 3,6% a 51,71 dollari.

Secondo Tradeweb, il rendimento del decennale ha rotto al ribasso la soglia dell'1,63% raggiungendo nuovi minimi di tre anni all'1,597% dall'1,740% di ieri.

Mercati
Trump: l'azionario Usa raggiungerà livelli record

Il presidente americano, Donald Trump, è convinto che l'azionario americano raggiungerà livelli record nonostante le tensioni commerciali tra Usa e Cina.

"Credo che la reazione del mercato [alla designazione della Cina di "manipolatore di valuta" da parte degli Usa] era attesa. Salirà ancora di più a livelli mai visti". Parlando alla stampa prima di lasciare la Casa Bianca per recarsi a Dayton (Ohio) ed El Paso (Texas) - i luoghi delle sparatorie di massa avvenute nel fine settimana - Trump ha aggiunto: "Qualcuno doveva fare qualcosa con la Cina. Qualcuno doveva prendere posizione".

Secondo lui, "la Cina sarà costretta a siglare un accordo" commerciale visto che "sempre più aziende stanno lasciando la nazione".

azionario
Wall Street apre in forte calo (Dj -1,6%), tonfo rendimenti T-Bond preoccupa

La seduta a Wall Street è iniziata in netto calo, colpa di rinnovati timori di una recessione all'orizzonte.

Quei timori sono riflessi dalla rapida caduta dei rendimenti dei Treasury al punto che un esperto di Pimco non esclude che possano scendere in territorio negativo. Il rimbalzo di ieri è cos" andato in fumo dopo un lunedì nero equivalente alla peggiore seduta del 2019. Gli investitori sono alle prese con i tagli a sorpresa dei tassi delle banche centrali di Nuova Zelanda, India e Thailandia, cosa che fa aumentare le attese per un'altra riduzione del costo del denaro in Usa dopo quello annunciato il 31 luglio scorso (il primo dal dicembre del 2008).

Ci sono poi le tensioni commerciali tra Usa e Cina, accentuate dal fatto che Washington ha bollato Pechino come un "manipolatore di valuta". Oggi la Cina ha fissato il cambio yuan/dollaro a un livello più debole del previsto e appena sotto la soglia psicologica di 7 yuan per dollaro.

Nel frattempo il presidente americano, Donald Trump, è tornato ad accusare la Fed di avere alzato i tassi troppo rapidamente, chiedendo una loro netta e rapida riduzione.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA cede 420,75 punti, l'1,6%, a quota 25.608,77. L'S&P 500 perde 37 punti, l'1,3%, a quota 2.845,29. Il Nasdaq Composite segna un -87 punti, l'1,11%, a quota 7.746.

Il petrolio a settembre al Nymex scivola del 2,8% a 52,12 dollari con timori sulla tenuta dell'economia mondiale e della domanda della materia prima.

Il Vix vola di quasi il 13% a 22,72 punti.

Il rendimento del Treasury a 10 anni ha rotto al ribasso quota 1,63%.

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Wall Street: il calo dei rendimenti dei Treasury fa temere recessione

I future a Wall Street hanno cambiato direzione virando in calo parallelamente a una repentina e rapida discesa dei rendimenti dei Treasury.

All'indomani di un rimbalzo che aveva fatto seguito alla peggiore seduta del 2019, gli investitori sono tornati a temere una recessione. Tre banche centrali (Nuova Zelanda, India e Thailandia) hanno annunciato a sorpresa un taglio dei tassi a fronte delle crescenti tensioni commerciali tra Usa e Cina. Il mercato scommette che presto la Banca centrale europea, la Bank of Japan e la Federal Reserve faranno altrettanto (la banca centrale Usa ha annunciato il 31 luglio scorso il primo taglio dei tassi dal dicembre del 2008).

L'avversione al rischio sta spingendo al ribasso i rendimenti dei Treasury, con quello del decennale che sta subendo un forte calo arrivando a rompere al ribasso la soglia 1,630% dall'1,740% di ieri.

Nel frattempo, dopo essere stata bollata dall'amministrazione Trump di essere un "manipolatore" di valuta, la Cina ha fissato il cambio yuan/dollaro a un livello più debole del previsto e appena sotto la soglia psicologica di 7 yuan per dollaro. Pechino ha permesso al cross di superare quota 7 lunedì per la prima volta dal 2008 in un'apparente risposta ai nuovi dazi minacciati dagli Usa.

Gli osservatori stanno reagendo anche alla produzione industriale tedesca di giugno, riaccendendo i timori che la Germania possa finire in recessione per la prima volta da oltre sei anni.

I future del Dow cedono 141 punti, lo 0,54%, quelli dell'S&P 500 perdono lo 0,48% e quelli del Nasdaq segnano un -0,46%. Il petrolio a settembre al Nymex segna un tonfo dell'1,7% a 52,72 dollari con continui timori sulla domanda.