Wall Street, gli investitori digeriscono la decisione di Trump sull'Iran

Annunciato il ritiro dall'accordo nucleare

Finanza
Wall Street, a metà seduta viaggia in rialzo sostenuta dall'uscita dall'accordo con l'Iran

A metà seduta i principali indici quotati a Wall Street continuano a viaggiare in rialzo, grazie alla spinta del settore energetico che sta continuando in rally dopo l'uscita degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare con l'Iran. Chevron e Exxon Mobil guadagnano attorno al 2%, mentre l'Energy Select Sector SPDR Fund sale del 2,4%. l Dow guadagna oltre 150 punti. Ieri Donald Trump con una decisione storica ha deciso di non sostenere più l'intesa firmata nel 2015 da Barack Obama insieme all'Iran e a Cina, Russia, Francia, Regno Unito e Germania.

A breve, ha detto il presidente, le sanzioni entreranno in vigore e per questo l'Iran dovrà tagliare l'esportazione di petrolio, cosa che sta facendo salire il contratto sul greggio al Nymex. In questo momento il DJIA avanza di 160,48 punti, lo 0,66%, a quota 24.520,69. L'S&P 500 aumenta di 21,43 punti, lo 0,80%, a quota 2.693. Il Nasdaq Composite avanza di 49,50 punti, lo 0,68%, a quota 7.316,23. Il petrolio a giugno al Nymex sale del 3,17% a 71,25 dollari al barile.

Usa
Wall Street chiude poco mossa

La seduta a Wall Street è finita poco mossa. Gli indici hanno saputo recuperare nell'ultima ora di scambi dopo essere scivolati sui minimi intraday successivamente alla decisione annunciata dal presidente americano di ritirare gli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare iraniano. La mossa era praticamente attesa.

A dare sostegno ai listini è stato soprattutto il settore finanziario (+0,7%) grazie alla corsa di Citigroup (+3,65%), di cui ValueAct ha svelato una quota da 1,2 miliardi di dollari. Anche i titoli industriali e dell'aerospazio hanno guadagnato terreno.

Arrivato a cedere oltre 150 punti, il DJIA ne ha aggiunti 2,89, lo 0,01%, a quota 24.360,21.

L'S&P 500 ha perso 0,71 punti, lo 0,03%, a quota 2.671,92.

Il Nasdaq Composite ha aggiunto 1,69 punti, lo 0,02%, a quota 7.266,90.

materie prime
Petrolio chiude a NY -2,4% a 69,06 dollari al barile

Il petrolio ha chiuso la seduta odierna in calo del 2,4%, 1,67 dollari, a 69,09 dollari al barile, comunque sopra i  minimi intraday a 67,63 dollari raggiunti quando erano circolate indiscrezioni di Cnn secondo cui gli Stati Uniti non avrebbero lasciato l'accordo sul nucleare iraniano. Il presidente americano Donald Trump ne ha invece annunciato l'uscita. Quello odierno è stato il calo percentuale giornaliero maggiore dal 2 aprile scorso.

Fmi, Lagarde: lavoriamo con Macri per rafforzare economia Argentina

Christine Lagarde, il direttore generale del Fondo monetario internazionale, ha detto che l'Argentina è un "membro di valore" dell'istituzione di Washington, con cui la nazione ha iniziato a discutere per ottenere una linea di credito a fronte di un calo su nuovi minimi del peso argentino nonostante tre rialzi dei tassi in una settimana effettuati dalla banca centrale locale. "Do il benvenuto alle parole odierne del presidente [Mauricio] Macri e sono impaziente di continuare la nostra partnership con l'Argentina. Le discussioni sono iniziate su come possiamo lavorare insieme per rafforzare l'economia argentina", ha detto Lagarde in una nota.

T-Bond restano in calo dopo asta titoli a 3 anni, offerto rendimento al top di 11 anni

I titoli di stato continuano a viaggiare in ribasso dopo l'asta di titoli a 3 anni per 31 miliardi di dollari, la più grande di questo tipo dall'agosto 2013. Il Tesoro Usa ha offerto il 2,664%, massimi del maggio 2007. Il rapporto tra domanda e offerta è stato di 2,76 volte contro le 2,94 della media recente. Agli investitori indiretti, riflesso della domanda dall'estero, è andato il 45,6%, minimi del dicembre 2016. Agli investitori diretti, riflesso della domanda Usa, è andato il 12,3%, il dato migliore dal luglio 2016.

Domani ci sarà l'asta di decennali per 25 miliardi e giovedì da quella di titoli a 30 anni per 17 miliardi. Dal fronte macroeconomico, domani sono attesi anche i prezzi alla produzione e giovedì l'indice dei prezzi al consumo di aprile. Un aumento dell'inflazione erode il valore dei Treasury in circolazione. Secondo Jamie Dimon, Ceo di JP Morgan, se la crescita economica si intensifica e l'inflazione accelera più del previsto, la Federal Reserve potrebbe alzare i tassi più velocemente di quanto atteso. In questo caso, ha detto il banchiere in una intervista a Bloomberg TV, "la gente dovrebbe prepararsi" a rendimenti del decennale al 4%.

Il titolo benchmark Usa vede i rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - salire al 2,98% dal 2,950% di ieri. Aprile era terminato al 2,936% e marzo al 2,741% (minimi di fine gennaio) contro il 2,870% di fine febbraio. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in aumento all'1,879%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in salita al 2,518%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in crescita al 2,818%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in rialzo al 3,139%.

economia
Argentina: nuovi minimi per il peso, Macri vuole linea di credito da Fmi

Mentre il peso argentino ha raggiunto nuovi minimi nonostante tre rialzi dei tassi (di cui uno maxi da 300 punti base) in una settimana, l'Argentina sta discutendo con il Fondo monetario internazionale per ottenere una linea di credito. Lo ha detto il presidente della terza maggiore economia dell'America Latina in un messaggio pre-registrato.

"Iniziamo oggi a lavorare per garantirci un maggiore sostegno al fine di affrontare il nuovo scenario internazionale ed evitare una crisi", ha detto dalla Casa Rosada. Secondo Macri, è l'unico modo per mettere fine ad anni di stagnazione ereditati dalla precedente amministrazione, da lui accusata di "demagogia e bugie". Per lui "il problema che abbiamo oggi è che siamo una delle nazioni al mondo che dipende di più da finanziamenti dall'esterno, conseguenza della spesa pubblica enorme che abbiamo ereditato".

La valuta argentina è arrivata a perdere oltre il 5% spingendosi a nuovi minimi, con un dollaro Usa che ne acquistava 23,08 unità contro i 15 di un anno fa. Il declino negli ultimi 8 giorni di scambi è arrivato al 12% nonostante la banca centrale abbia alzato i tassi al 40% e abbia speso 5 miliardi di dollari per sostenere la divisa.

azionario
Wall Street: a metà seduta indici in lieve calo in attesa di parole Trump su Iran, Dj -0,23%

A metà seduta gli indici a Wall Street viaggiano ancora in leggero calo in attesa della decisione del presidente Usa sull'accordo nucleare iraniano. Indiscrezioni contrastanti sono giunte facendo scattare un sell-off del petrolio, che poi ha limitato i cali.

L'impressione è che Donald Trump voglia abbandonare l'intesa, magari non immediatamente, e reintrodurre sanzioni contro Teheran. Da Bruxelles, le tre nazioni europee che nell'estate 2015 firmarono l'accordo (Francia, Germania e Regno Unito) hanno difeso l'accordo stesso.

A livello settoriale, avanzano solo quello finanziario (+0,6%) e quello industriale (+0,3%). Il primo è sostenuto da Citigroup (+3,4%), di cui ValueAct ha svelato una quota da 1,2 miliardi di dollari. Apple ha virato in rialzo (+0,22%) apprestandosi ad archiviare la terza giornata di fila in territorio record. Comcast ha ampliato i cali (-4,7%) mentre sta preparando un'offerta in contanti per gli asset di 21st Century Fox (+0,1%) che teoricamente stanno per essere ceduti a Disney (-1,4%).

Il DJIA, in calo per la prima volta dopo tre sedute di fila in aumento, cede 56 punti, lo 0,23%, a quota 24.301 punti.

L'S&P 500 perde 7,2 punti, lo 0,27%, a quota 2.665.

Il Nasdaq Composite lascia sul terreno 15 punti, lo 0,2%, a quota 7.250. Sia l'indice benchmark sia quello tecnologico hanno guadagnato terreno nelle due precedenti sedute.

Si muove in controtendenza il Dow Jones Transportation Average (+0,88% a 10.453 punti), sostenuto dalla società di logistica Expeditors International of Washington (+7,8%) che ha pubblicato conti migliori del previsto.

Il petrolio a giugno al Nymex scivola del 2,7% a 68,81 dollari al barile; quella di ieri era stata la prima seduta sopra i 70 dollari per la prima volta dal novembre 2014.

Petrolio: l'Eia alza di nuovo stime su produzione Usa per il 2018 e 2019

L'Energy Information Administration americana ha nuovamente alzato le sue stime per la produzione petrolifera Usa nel 2018 e nel 2019.

Stando al rapporto mensile chiamato Short-Term Energy Outlook, per l'anno in corso le previsioni sono per un output di 10,72 milioni di barili al giorno, in rialzo rispetto ai calcoli del mese scorso per 10,69 milioni di barili e oltre i 9,35 milioni di barili prodotti nel 2017. Nel 2019 la produzione Usa è vista raggiungere quota 11,86 milioni di barili al giorno e non più a quota 11,4 milioni come atteso il mese scorso.

Allo stesso tempo l'Eia ha alzato del 10,5% a 65,58 dollari al barile il prezzo del WTI per il 2018; per il Brent, l'aumento è dell'11,6% a 70,68 dollari al barile.

Il rapporto è 'bearish' per le quotazioni della materia prima ma se, come sembra, gli Usa si ritireranno dall'accordo sul nucleare iraniano e introdurranno di nuovo le sanzioni contro Teheran le scorte mondiali potrebbero calare e la domanda di greggio potrebbe restare forte.

In attesa dell'annuncio del presidente Usa, atteso alle 20 italiane, il contratto giugno del petrolio al Nymex cede il 2,76% a 68,78 dollari al barile ma a un certo punto era sceso a 67,63 dollari per via indiscrezioni secondo cui gli Usa non si ritireranno immediatamente dall'intesa sul nucleare iraniano. Il contratto luglio del Brent segna un -2,2% a 74,49 dollari al barile.

Trump chiama Xi, parlato di Corea del Nord e commercio tra Usa e Cina

Il presidente americano Donald Trump oggi ha parlato al telefono con il presidente cinese Xi Jinping. Lo ha comunicato la Casa Bianca, che in una nota ha detto che i due leader hanno discusso della Corea del Nord e di commercio nel giorno in cui Xi ha visto per la seconda volta in due mesi circa il leader nordcoreano Kim Jong Un in attesa del summit tra quest'ultimo e il leader Usa. Xi e Trump si sono detti "d'accordo" sull'importanza di continuare a imporre sanzioni su Pyongyang "fino a quando la Corea del Nord smantellerà in modo permanente i suoi programmi missilistico e nucleare". Stando alla Casa Bianca, Trump "ha affermato il suo impegno a garantire che le relazioni commerciali e gli investimenti tra Usa e Cina siano equilibrati e a beneficio delle aziende e dei lavoratori americani".

Mondo
Trump a Macron: ci ritireremo dall'accordo sul nucleare (NYT)

Donald Trump ha detto al presidente francese, Emmanuel Macron, che gli Stati Uniti si ritireranno dall'accordo sul nucleare con l'Iran. Lo scrive il New York Times citando fonti anonime informate sulla conversazione telefonica tra i due leader avvenuta questa mattina. Trump annuncerà la sua decisione oggi alle 14 (le 20 in Italia). Poco fa un articolo di CNN sosteneva che gli Usa sarebbero rimasti all'interno dell'accordo, scongelando solo alcune sanzioni e lasciando aperto lo spazio per il dialogo con Teheran.

Mondo
Trump potrebbe non uscire dall'accordo sul nucleare (CNN)

Donald Trump potrebbe decidere di restare all'interno dell'accordo sul nucleare con l'Iran. Lo sostiene CNN che ricorda come l'amministrazione Trump potrebbe lasciare spazio per continuare il dialogo e migliorare l'accordo, scongelando solo alcune sanzioni che tuttavia impiegheranno mesi prima di diventare effettive. Intanto a New York il prezzo del petrolio crolla a causa della notizia, arrivando a perdere oltre il 4%. Nei giorni scorsi il greggio era salito di molto in vista di una possibile uscita degli Usa dall'accordo sull'Iran e quindi di nuove sanzioni nei confronti dell'Iran.

Tecnologia
Ricerche Google rappresentano il 40% delle emissioni CO2 del web

Fare ricerche su Google non solo fa sprecare energia ma emette anidride carbonica: i 3,5 miliardi di richieste al giorno fatte al motore di ricerca rappresentano il 40% del totale delle emissioni di internet. Il web infatti dipende da milioni di server che conservano e processano i nostri dati in tutto il mondo e che richiedono moltissima energia per funzionare.

La maggior parte dell'energia proviene da fonti non rinnovabili: uno studio del 2015, scrive il quotidiano online Quartz, sostiene che l'attività di internet emetta la stessa quantità di anidride carbonica dell'industria aerospaziale.

Secondo i dati raccolti dal progetto CO2GLE dell'artista e ricercatrice, Joana Moll, Google processa 47.000 richiesta ogni secondo, che rappresentano 500 chili di emissioni di CO2 ogni secondo, ovvero 0,01 chilogrammi per richiesta. Un portavoce di Google intervistato da Quarzt ha detto che offrire il servizio della piattaforma a una persona emette in un mese la stessa quantità di gas serra che percorrere quasi due chilometri in auto.

Usa
Sell-off del petrolio su voci che Trump non si ritirerà immediatamente da accordo Iran

All'indomani di una seduta in rally, il petrolio si sta sgonfiando notevolmente. Al Nymex, il contratto giugno cede il 3,6% a 68,20 dollari al barile ma a un certo punto era arrivato a perdere il 4,3% a 67,72 dollari al barile; ieri aveva chiuso sopra i 70 dollari per la prima volta dal novembre 2014.

Ad avere fatto scattare il sell-off sono indiscrezioni di Cnn secondo cui gli Stati Uniti non si ritireranno immediatamente dall'accordo sul nucleare iraniano ma permetteranno la reintroduzione (che potrebbe richiedere mesi per essere effettiva) di alcune sanzioni. Gli investitori attendono di sapere la decisione del presidente americano Donald Trump alle 20 italiane. Un ipotetico ritorno di sanzioni contro Teheran dovrebbe sostenere i prezzi del petrolio ma creare anche tensioni nella Regione.

In attesa dell'annuncio di Trump, gli investitori aspettano anche il rapporto mensile chiamato Short-Term Energy Outlook dell'Energy Information americana e quello settimanale sulle scorte Usa del gruppo privato American Petroleum Institute. Domani ci sarà invece il rapporto sulle scorte calcolato dal governo Usa.

Tecnologia
Facebook pubblica lista "issue ad" che richiedono autorizzazione

Facebook ha appena pubblicato una lista di temi che hanno bisogno di una autorizzazione per essere presenti all'interno di una pubblicità sulla piattaforma. Si chiamano "issue ad" e comprendono diversi argomenti tra cui l'aborto, i diritti civili, l'economia, la politica estera, le riforme del governo, le armi, la salute e molti altri.

Tuttavia, scrive Axios, non è facilmente definibile il confine che Facebook sta cercando di tracciare. Il quotidiano online Usa spiega che una pubblicità elettorale è chiaramente definibile, mentre una "issue ad" ha un confine molto più complesso. Per ora, ha fatto sapere Facebook, si tratta solo di una lista iniziale: il colosso infatti sta lavorando con diverse agenzie esterne, tra cui Comparative Agendas Project, che si occupa di analizzare e confrontare le politiche dei diversi stati del mondo.

Per questo Facebook ha detto che la lista cambierà e diventerà sempre più chiara e specifica. Il colosso americano sta cercando di prepararsi alle elezioni di Midterm di novembre e cos" evitare nuovi attacchi come quelli avvenuti nel corso delle presidenziali americane del 2017. Inoltre anche lo scandalo Cambridge Analityca ha portato il gruppo a fare importanti cambiamenti: la società di consulenza ha usato i dati dei profili di 87 milioni di utenti Facebook per fare pubblicità mirate a favore di Donald Trump.

Usa
California verso obbligo di pannelli solari sulle case nel 2020

Entro il 2020 tutte le nuove case costruite in California potrebbero dovere avere i pannelli solari. Domani la California Energy Commission voterà per approvare questo provvedimento e rendere i pannelli un obbligo per le case più alte di tre piani. Oggi solo il 15-20% delle nuove case costruite nello stato hanno i pannelli.

Se dovesse passare la legge trasformerà le case in piccoli produttori e distributori di energia. E forse in futuro la California dipenderà sempre meno dai combustibili fossili e punterà sempre di più sull'energia solare ed eolica. L'attuale legge, approvata nel 2007, prevede che entro il 2020 le case californiane debbano arrivare ad avere un bilancio uguale a zero tra l'energia prodotta e quella sprecata. Tuttavia in questo momento i politici sostengono che non sia abbastanza.

Nel 1980 Israele ha fatto una scelta molto simile: invece di importare gas e petrolio ha puntato sul solare. In quegli anni ad esempio obbligò i residenti a istallare un sistema in grado di scaldare l'acqua di casa attraverso il sole e non con lo spreco di combustibili fossili.

Cereali Chicago: aperture in generale rialzo al Cbot

Aperture in generale rialzo al Cbot per i principali cereali quotati. Tutti i contratti sono ritornati a crescere dopo le perdite di ieri, quando i semi di soia erano arrivati a lasciare sul terreno oltre 25 centesimi. In questo momento soia, mais e frumento viaggiano in leggero rialzo, con il frumento che guida il recupero. La soia ha recuperato dopo che la Cina ha fatto sapere che manderà il suo vicepremier, Liu He, a Washington la settimana prossima per continuare i negoziati. Le coltivazioni di frumento invece mostrano segni negativo rispetto all'anno scorso: quest'anno solo il 34% dei campi sono definiti in condizioni buone o eccellenti, contro il 53% del'anno scorso.

Il contratto del mais con scadenza a luglio guadagna mezzo centesimo, lo 0,12%, a quota 4,01 dollari e un quarto a bushel. Il contratto del frumento con scadenza a luglio è in rialzo di 3 centesimi e un mezzo, lo 0,68%, a 5,15 dollari a bushel.

I future dei semi di soia con scadenza a luglio viaggiano in rialzo di un quarto di centesimo, lo 0,02%, a 10,11 dollari e tre quarti a bushel. Il contratto dell'olio di soia a luglio scende di 2 punti, lo 0,06%, a 30,85 centesimi al pound. Il contratto della farina di soia con scadenza a luglio cede 1,30 dollari, lo 0,34%, a 381,20 dollari a tonnellata.

Dopo uscita da Wpp, Martin Sorrell vuole "ricominciare" (FT)

Settimane dopo la sua improvvisa e tumultuosa uscita dal colosso mondiale della pubblicità Wpp, Martin Sorrell vuole "ricominciare di nuovo". Parlando alla conferenza Techonomy in corso a New York, Sorrell ha detto di essere stato "levato" da Wpp. Nonostante la separazione da un gruppo a cui ha dato forma nell'arco di 33 anni, Sorrell non si arrende: "Non ho intenzione di andare volontariamente o involontariamente in pensione".

A margine dell'evento, riferisce il Financial Times, Sorrell non ha voluto commentare sulla sua eventuale raccolta di fondi per lanciare una nuova azienda o acquistarne un'altra su cui poi costruire la prossima Wpp proprio come fatto con il colosso della pubblicità nel 1986. E' stato Sorrell ad avere contribuito a trasformare uno sconosciuto gruppo britannico da lui acquisito che produceva carrelli per la spesa (si chiamava Wire & Plastic Products) in un impero pubblicitario. Dopo avere laciato ad aprile il gruppo in seguito a un'inchiesta del cda per una presunta cattiva condotta, Sorrell può mettersi in diretta competizione con Wpp. L'azienda infatti non ha imposto un patto di non concorrenza. Al Nyse, Wpp cede il 2,6%. Nel 2018 ha ceduto il 6% e negli ultimi 12 mesi il 22%.

Usa: annunci di posti di lavoro a livelli record a marzo

All fine di marzo in Usa c'erano 6,55 milioni di annunci di lavoro, un record da quando il dipartimento americano del Lavoro ha iniziato a tenerne traccia nel dicembre 2000. A febbraio erano stati 6,08 milioni; le stime erano per 6,10 milioni. Il maggiore numero di posti pronti per essere riempiti c'è stato nei servizi aziendali e professionali (+112mila), nelle costruzioni (+68mila), nei trasporti, nelle utility e nei magazzini (+37.000).

Il numero di assunzioni a marzo è rimasto intorno ai 5,4 milioni; nel settore finanziario e assicurativo c'è stato un -32.000.

Il numero delle cosiddette separazioni - che includono dimissioni volontarie e licenziamenti - è rimasto poco mosso a 5,3 milioni. Il numero di dimissioni volontarie è salito a 3,3 milioni e quello dei licenziamenti è rimasto intorno ai valori di febbraio, a 1,6 milioni.

Il dato contenuto nel cosiddetto Job Openings and Labor Turnover segue il rapporto sull'occupazione americana ad aprile, quando il tasso di disoccupazione è sceso al 3,9%, minimo del dicembre 2000.

Pompeo ha avvertito partner Ue su ritiro Usa da accordo nucleare iraniano (Axios)

Il neo segretario americano di Stato ha detto ai colleghi delle tre nazioni europee che nell'estate 2015 firmarono l'accordo sul nucleare iraniano insieme a Teheran, Usa, Cina e Russia che il presidente Usa intende ritirare la sua nazione da quell'intesa. Secondo il sito Axios, la comunicazione c'è stata venerdì scorso durante una call. In essa Mike Pompeo avrebbe ringraziato Francia, Germania e Regno Unito per i loro sforzi fatti sin dallo scorso gennaio (quando Donald Trump diede loro un ultimatum per migliorare l'accordo).

Il segretario di Stato avrebbe detto agli europei che Trump non ha cambiato idea sull'intesa, avvertendoli di prepararsi a un annuncio nei giorni successivi. Pompeo non ha escluso un ritorno al tavolo dei negoziati successivamente all'annuncio, previsto oggi alle 20 italiane, da parte dell'inquilino della Casa Bianca. Le parole di Trump verranno seguite da Bruxelles, da cui i cosiddett E3 dovrebbero pubblicare una nota congiunta in cui affermano la loro continua adesione all'accordo nucleare.

azionario
Wall Street: apertura in lieve calo, attesa per decisione Trump su Iran

La seduta a Wall Street è iniziata in lieve calo con gli investitori nervosi in vista dell'annuncio del presidente americano sull'accordo nucleare iraniano. L'intervento di Donald Trump è previsto alle 14, le 20 italiane. Il leader Usa dovrebbe spianare la strada per fare saltare un'intesa giudicata da lui "pessima" ma vista come storica dalla comunità internazionale, Europa inclusa.

Entro sabato prossimo Trump è chiamato a decidere se tenere o meno congelate le sanzioni contro Teheran che furono rimosse dal gennaio 2016 con l'attuazione dell'accordo. L'11 luglio prossimo ci sarà la scadenza di altre sanzioni più ampie. Un ritiro di fatto degli Usa dall'accordo potrebbe fornire supporto alle quotazioni del petrolio, perché quello iraniano verrebbe punito, ma allo stesso tempo creerebbe incertezza politica (e diplomatica) che rischierebbe di pesare sui mercati.

Il DJIA, in calo per la prima volta dopo tre sedute di fila in aumento, cede 27,7 punti, lo 0,15%, a quota 24.329,6 punti. L'S&P 500 perde 3,16 punti, lo 0,12%, a quota 2.669,6. Il Nasdaq Composite lascia sul terreno 4 punti, lo 0,06%, a quota 7.261. Sia l'indice benchmark sia quello tecnologico hanno guadagnato terreno nelle due precedenti sedute.

Il petrolio a giugno al Nymex scivola dello 0,8% a 70,16 dollari al barile; quella di ieri era stata la prima seduta sopra i 70 dollari per la prima volta dal novembre 2014.

Cina: ad aprile è aumentanto il surplus commerciale sugli Usa

Ad aprile la Cina ha visto aumentare rispetto al mese precedente il suo surplus commerciale nei confronti degli Stati Uniti. Il dato giunge dopo la visita, conclusa senza alcun accordo, della delegazione Usa a Pechino e in vista del viaggio della settimana prossima a Washington del vice premier cinese Liu He.

Il mese scorso la bilancia commerciale cinese è stata positiva per 28,78 miliardi di dollari, più delle stime che sfioravano i 25 miliardi. Le importazioni sono aumentate del 21,5% e le esportazioni del 12,9% rispetto allo stesso periodo del 2017. Nei confronti degli Stati Uniti, il surplus è stato di 22,19 miliardi di dollari, più di quello da 15,43 miliardi di marzo. Nei primi quattro mesi del 2018, il surplus cinese con gli Usa è stato di 80,4 miliardi di dollari.

Giovedì e venerdì scorsi, la delegazione Usa aveva presentato ai funzionari cinesi una lista di richieste tra cui la riduzione di 200 miliardi di dollari entro la fine del 2020 del deficit commerciale in beni e servizi pari a 337 miliardi che Washington ha nei confronti di Pechino. Si tratta del doppio della richiesta fatta originariamente dal presidente Donald Trump. Il viaggio nella capitale Usa del vice premier cinese è visto come un segno che le due potenze economiche mondiali vogliono evitare una guerra commerciale.

T-Bond: prezzi in calo, per Dimon rendimento decennale arriverà al 4%

I titoli di stato americani continuano a viaggiare con prezzi in calo in vista di una serie di aste e di dati sull'inflazione. Oggi è prevista l'asta di titoli a tre anni per 31 miliardi di dollari seguita domani da quella di decennali per 25 miliardi e giovedì da quella di titoli a 30 anni per 17 miliardi. Dal fronte macroeconomico, domani sono attesi i prezzi alla produzione e giovedì l'indice dei prezzi al consumo di aprile. Un aumento dell'inflazione erode il valore dei Treasury in circolazione.

Secondo Jamie Dimon, Ceo di JP Morgan, se la crescita economica si intensifica e l'inflazione accelera più del previsto, la Federal Reserve potrebbe alzare i tassi più velocemente di quanto atteso. In questo caso, ha detto il banchiere in una intervista a Bloomberg TV, "la gente dovrebbe prepararsi" a rendimenti del decennale al 4%.

Il titolo benchmark Usa vede i rendimenti - che si muovo inversamente ai prezzi - salire al 2,972% dal 2,950% di ieri. Aprile era terminato al 2,936% e marzo al 2,741% (minimi di fine gennaio) contro il 2,870% di fine febbraio. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in aumento all'1,879%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in salita al 2,513%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in crescita al 2,809%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in rialzo al 3,139%.

Wall Street: future in calo aspettando decisione di Trump sull'Iran

I future a Wall Street sono in leggero calo con gli investitori che attendono la decisione del presidente americano sull'accordo nucleare iraniano. Donald Trump, da sempre critico della storica intesa, parlerà alle 20 italiane dalla Casa Bianca. In vista del suo intervento, il petrolio è oggetto di prese di profitto all'indomani di un rally che lo aveva spinto a NY sopra i 70 dollari al barile per la prima volta dal novembre 2014.

L'agenda macroeconomica è praticamente vuota, motivo per cui gli operatori di borsa si concentreranno sulla geopolitica e sulle singole storie societarie. Oltre alla questione iraniana, si monitorano gli sviluppi sul fronte nordcoreano: i leader di Cina e Corea del Nord si sono visti una seconda volta in vista del summit tra Trump e Kim Jong Un.

Continuano intanto le trimestrali societarie: il gruppo cinese di e-commerce JD.com quotato a Wall Street (-1,3% nel pre-mercato) ha deluso mentre Dean Foods (+6,5%), il più grande produttore Usa di latte, ha battuto le stime. Valeant Pharmaceutical (+9% nel pre-mercato) ha annunciato conti migliori del previsto; per rompere con il passato, da luglio si chiamerà Bausch Health Companies. Nel comparto dei media, Comcast (-2%) sta preparando un'offerta in contanti per gli asset di 21st Century Fox (+2,6%) che teoricamente stanno per essere ceduti a Disney (-0,8%).

Il DJIA è reduce da tre sedute di fila in rialzo mentre l'S&P 500 e il Nasdaq da due. I future del Dow cedono 39 punti, lo 0,16%; quelli dell'S&P 500 perdono 5,5 punti, lo 0,2%; quelli del Nasdaq lasciano sul terreno 13,5 punti, lo 0,2%. Il petrolio a giugno al Nymex perde l'1% a 70,02 dollari al barile.

economia
Dimon (Jpm), economia Usa "forte" ma probabilità di altra recessione al "100%"

Secondo Jamie Dimon, presidente e amministratore delegato di JP Morgan, l'economia americana sta andando bene ma questo andamento non può durare per sempre. "L'America sta andando bene. Pare che [la crescita economica] abbia ancora spazio per espandersi. Magari per un anno, forse due, magari di più", ha detto il banchiere in una intervista fatta da Pechino (Cina) ai microfoni di Bloomberg Television. Dimon ha citato forti dati macroeconomici, un livello di leverage basso nel sistema finanziario e la liquidità di banche e consumatori come segni positivi per la crescita. Anche la scarsità di case in vendita è stato citato come un fattore che alimenterà l'attività economica. Dimon però ha messo in guardia: "Una volta qualcuno mi ha chiesto: 'Quante probabilità di recessione ci sono?'. Il 100%, ho detto, ma il punto è quando [quella recessione ci sarà]. Al momento l'economia americana è forte". Secondo Dimon, le trattative non semplici tra Usa e Cina in campo commerciale avranno un esito positivo: "Fate in modo che siano buone per tutti. E' possibile", ha detto rivolgendosi indirettamente i negoziatori.

Finanza
ValueAct svela quota da 1,2 miliardi di dollari in Citi

L'investitore attivista ValueAct ha rastrellato titoli Citigroup per 1,2 miliardi di dollari. In una lettera ai soci, l'hedge fund di San Francisco (California) ha spiegato di avere accumulato la sua partecipazione nell'arco di quattro-cinque mesi e di "continuare ad aumentarla in modo opportunistico". Stando alla stampa Usa, la quota equivale allo 0,7%, cosa che farebbe di ValueAct il 25esimo socio della banca di Wall Street. Citigroup si è limitata a dire di "avere avuto conversazioni costruttutive con ValueAct", che "accoglie" come investitore.

Dalla lettera non si capisce se ValueAct vuole cambiamenti in Citigroup, "considerata indietro rispetto alle grandi banche universali" e il cui prezzo in borsa negli ultimi 5 anni "è rimasto significativamente indietro rispetto a quello dei competitor rilevanti". L'hedge fund ha precisato che "sebbene le fatiche di Citigroup siano ben documentate, non crediamo che la sua trasformazione sia ben compresa". ValueAct loda la divisione della banca chiamata Treasury and Trade Solutions, considerata "leader del settore con un ampio margine".

Secondo l'investitore attivista, l'istituto di credito gioca un ruolo cruciale nelle "tubature" del sistema finanziario con la sua rete "virtualmente insostituibile". Per ValueAct, Citigroup può "facilmente distribuire" circa 50 miliardi di dollari tra dividendi e riacquisto di titoli propri nei prossimi due anni. L'anno scorso la banca - i cui piani sui capitali sono strettamente regolati dalla Federal Reserve, come lo sono quelli dei rivali - ha detto che intende versare ai soci 60 miliardi in tre anni.

Nel pre-mercato al Nyse il titolo Citi sale dell'1,8% a 69,72 dollari. Da inizio anno ha perso quasi l'8% e negli ultimi 12 mesi ha aggiunto quasi il 14%.

Budget
Trump vuole un taglio di 15 miliardi alla spesa federale

Il presidente statunitense, Donald Trump, proporrà al Congresso un taglio di 15,4 miliardi di dollari dalla legge di budget già approvata, usando il suo potere esecutivo per la cosiddetta 'proposta di rescissione', raramente usata dalla Casa Bianca, che ha bisogno dell'approvazione a maggioranza semplice di Camera e Senato; l'obiettivo di Trump è attenuare le preoccupazioni sul deficit dei repubblicani conservatori.

Quasi la metà della somma (7 miliardi) verrebbe recuperata dai fondi per il Children's Health Insurance Program (Chip), un programma sanitario per i bambini di famiglie a basso reddito; altri fondi verrebbero tolti dall'"assistenza tecnica" dopo l'uragano Sandy e recuperati dai soldi non spesi per l'emergenza ebola e per i programmi di assistenza sanitaria Medicare e Medicaid. L'approvazione da parte del Congresso è in dubbio, visto che anche il leader della maggioranza repubblicana in Senato, Mitch McConnell, ha dichiarato che "non è una buona idea".

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Rapporto JOLTS sui posti di lavoro vacanti per il mese di marzo alle 10 (le 16 in Italia).


Appuntamenti societari

Trimestrale di Discovery alle 7 (le 13 in Italia). Trimestrali di Gartner e SeaWorld prima dell'apertura dei mercati. Trimestrali di DISH Network e MoneyGram a un orario non precisato. Trimestrali di Crocs, Electronic Arts, Fossil, Liberty Global, Marriott, Match, TripAdvisor e Walt Disney dopo la chiusura dei mercati.


Altri appuntamenti

Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, parla alle 9:15 italiane da Zurigo. Il presidente statunitense Donald Trump alle 14 (le 20 in Italia) annuncia la sua decisione sull'accordo iraniano.

Wall Street
Euro in ribasso a 1,188 dollari, biglietto verde a 108,94 yen

Euro in ribasso dello 0,36% a 1,188 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,084 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in ribasso dello 0,13% a 108,94 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,73 yen.

Wall Street
Petrolio in ribasso a 69,77 dollari al barile

Future del petrolio in ribasso dell'1,36% a 69,77 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 44,54 e i 70,84 dollari al barile.

Wall Street
Future degli indici Usa in ribasso nel premercato

Future degli indici statunitensi in ribasso nel premercato: il Dow Jones perde lo 0,25%, lo S&P cede lo 0,32%, il Nasdaq scivola dello 0,27%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita in rialzo ma sotto i massimi intraday. È venuto meno il sostegno del settore energetico (+0,1%), che ha perso slancio dopo il tweet con cui il presidente Donald Trump ha detto che oggi alle 20 italiane annuncerà la sua decisione riguardante l'accordo sul nucleare iraniano. La possibilità di un ritiro degli Usa aveva fatto chiudere il petrolio a NY sopra i 70 dollari al barile per la prima volta da fine 2014 ma dopo la chiusura è tornato sotto quella soglia con il venire meno dell'incertezza sulla tempistica della scelta. Il DJIA ha aggiunto 94,81 punti, lo 0,39%, a quota 24.357,32. L'S&P 500 ha guadagnato 9,21 punti, lo 0,35%, a quota 2.672,63. Il Nasdaq Composite è salito di 55,6 punti, lo 0,77%, a quota 7.265,21. Il petrolio a giugno al Nymex ha messo a segno un balzo dell'1,45% a 70,73 dollari al barile.