Wall Street: incertezza, due operazioni di M&A saltano

Si continuano a monitorare le tensioni commerciali tra Usa e Cina

azionario
Wall Street: seduta mista, per il Nasdaq ottava seduta in rialzo

La seduta a Wall Street è finita contrastata e sui minimi di giornata: il Dow Jones Industrial Average non è riuscito a portarsi sopra la parità mentre l'S&P 500 l'ha persa sul finale. Il Nasdaq Composite ha invece guadagnato terreno, seppur di poco, grazie a un nuovo record di Amazon. Per l'indice tech è stata l'ottava seduta in rialzo, la serie temporale positiva più lunga da ottobre.

Gli investitori hanno continuano a monitorare le tensioni commerciali tra Usa e Cina mentre fervono i preparativi in vista del ritorno a Washington, il 20 agosto, di una delegazione Ue che farà seguito alla tregua raggiunta in 25 luglio tra Donald Trump e Jean-Claude Juncker.

Dal fronte macroeconomico, i prezzi alla produzione invariati a luglio portano a credere che l'inflazione sia sotto controllo. Domani il dato da monitorare su questo fronte sarà l'indice dei prezzi al consumo.

Arrivato a un certo punto a guadagnare 29 punti, il DJIA ne ha persi 74,52, lo 0,29%, a quota 25.509,23.

L'S&P 500 è sceso di 4,12 punti, lo 0,14%, a quota 2.853,58 ma resta il record pari a 2.872,87 punti raggiunto lo scorso 26 gennaio a portata di mano.

Il Nasdaq ha aggiunto 3,46 punti, lo 0,04%, a quota 7.891,78 e punta a tornare ai massimi del 25 luglio scorso a quota 7.932,24.

Il petrolio a settembre al Nymex è scivolato dello 0,2%, a 66,81 dollari, minimi di sette settimane.

Editoria: continua il rally di Tronc, identificato il potenziale acquirente

Sarebbe la società di investimento Donerail Group a essere interessata a comprare Tronc, il gruppo editoriale che ha già ceduto il "Los Angeles Times" e il "San Diego Union-Tribune". Secondo Reuters, Donerail Group si è garantita i fondi per l'operazione e sta trattando con l'azienda.

L'indiscrezione segue quella di ieri del Chicago Tribune, secondo cui la controllante Tronc, sembrava interessata a sbarazzarsi dello stesso "Chicago Tribune", del "New York Daily News" e degli altri giornali in suo possesso. Ieri il titolo del gruppo media al Nasdaq era salito del 12,7% a 16,64 dollari, non lontano dai massimi intraday. Ora Tronc sale del 4,5% a 17,40 dollari.

Commercio
Dopo la tregua Trump-Juncker, trattative Ue-Usa entrano nel vivo

Dopo la tregua simbolica, sancita il 25 luglio scorso da una stretta di mano tra Donald Trump e Jean-Claude Juncker, gli Stati Uniti e l'Unione europea stanno preparando il terreno per avviare discussioni formali volte a trovare un accordo commerciale tra le due sponde dell'Atlantico. Perché da primo giugno scorso anche l'acciaio e l'alluminio Ue sono soggetti ai dazi Usa e perché c'è sempre il rischio che il leader Usa imponga tariffe doganali sulle auto.

L'amministrazione Trump vuole essere pronta per quando il 20 agosto una delegazione Ue tornerà a Washington per trattare. Già nelle prossime settimane ci potrebbero essere incontri addizionali, ha detto un portavoce Ue a Cnbc. Stando all'emittente tv finanziaria, due giorni fa il dipartimento americano di Stato ha inviato un cable alle ambasciate statunitensi in Europa chiedendo loro di identificare le aree di business in cui i dazi andrebbero tagliati o la burocrazia ridotta. Il ministero guidato da Mike Pompeo avrebbe posto un'attenzione particolare ai settori energetico e agricolo, in linea con gli impegni presi a parole alla Casa Bianca dal presidente americano e quello della Commissione Ue. Teoricamente Bruxelles comprerà più soia e gas naturale liquefatto Made in Usa.

Sul tavolo delle trattative c'è anche un potenziale coinvolgimento degli Usa in Nord Stream 2, il gasdotto offshore pubblicamente criticato dal presidente Usa e pensato per trasportare gas direttamente dalla Russia alla Germania passando per il Mar Baltico. La costruzione di terminali in Europa dove fare arrivare il gas Usa sarebbe un modo per controbilanciare il peso di Mosca nel settore energetico Ue. Di questo Washington e Bruxelles stanno già discutendo come confermato da una nota congiunta del 9 agosto scorso.

Petrolio chiude a NY -0,2% a 66,81 dollari, minimi di 7 settimane

Per la seconda seduta di fila, il petrolio ha chiuso in calo. La flessione è stata però decisamente più contenuta di quella del 3,2% di ieri. Al Nymex il contratto settembre ha perso 13 centesimi, lo 0,2%, a quota 66,81 dollari, minimi di sette settimane.

Permangono i dubbi sull'andamento della domanda, specialmende della seconda economia al mondo: la Cina. Si teme che le tensioni commerciali tra Pechino e gli Usa unite al rallentamento dell'economia cinese possano pesare.

Commercio
Coincidenza? Alt della Cina a import di Suv Mercedes prodotti in Usa, "problemi ai freni"

Sarà forse una coincidenza ma in un epoca caratterizzata da forti tensioni commerciali tra Usa e Cina, tra gli investitori fa notizia la decisione di Pechino di fermare le importazioni di tutti i Suv prodotti dalla tedesca Mercedes-Benz in America.

Stando a documenti finiti sui social media, i modelli GLE e GLS realizzati in Usa tra il 4 maggio e il 12 giugno 2018 hanno un problema ai freni che pone "rischi per la sicurezza". Le autorità di Shanghai hanno giudicato "insufficienti" i freni posteriori.

Un portavoce di Daimler, la controllante di Mercedes-Benz, ha detto: "Stiamo lavorando con le autorità competenti per risolvere la questione", considerata dal gruppo una "questione interamente tecnica". Non è tuttavia chiaro quale sia il numero di veicoli colpiti dalla misura.

T-Bond restano in rialzo con inflazione soft, debole l'asta di titoli a 30 anni

I prezzi dei Treasury continuano a viaggiare in rialzo grazie a dati che mostrano come l'inflazione (che ne erode il valore) sia sotto controllo: i prezzi alla produzione a luglio sono rimasti invariati. L'asta di titoli a 30 anni per 18 miliardi di dollari ha registrato una domanda debole dopo quella andata male di titoli a tre anni venduti marted" e quella dalle dimensioni record di ieri di decennali. Il Tesoro Usa ha dovuto offrire rendimenti del 3,090%, sopra il 2,954% di luglio, per attrarre gli investitori. Il rapporto tra domanda e offerta è stato di 2,27 volte volte, sotto la media di 2,41. Agli investitori indiretti - riflesso della domanda dall'estero - è andato il 62,2%, in linea alla media. A quelli diretti - riflesso della domanda dagli Usa - è andato l'8% contro una media del 10%. Il decennale americano vede rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - scendere al 2,935% dal 2,969% di ieri. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in ribasso al 2,048%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in ribasso al 2,653%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in decrescita al 2,814%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in calo al 3,08%.

sanità
Amazon aprirà cliniche per dipendenti nel suo quartier generale (Cnbc)

Amazon continua a portare avanti i suoi piani per farsi strada nel settore della sanità. Dopo avere acquisito a giugno la farmacia online PillPack presumibilmente per un miliardo di dollari e dopo avere iniziato l'anno annunciando di avere unito le forze con JP Morgan e la Berkshire Hathaway di Warren Buffett al fine di offrire ai loro dipendenti migliori servizi sanitari a costi più bassi, il colosso americano del commercio elettronico si prepara ad aprire cliniche di proprietà.

Stando a fonti di Cnbc, nel gruppo di Jeff Bezos si sta discutendo la loro apertura a cominciare dal quartier generale a Seattle (nello Stato di Washington). L'idea sembra quella di arruolare qualche dottore per iniziare quest'anno a testare il servizio su un determinato gruppo di dipendenti. All'inizio del 2019 l'offerta verrebbe poi estesa a tutti.

Secondo Cnbc, inizialmente Amazon voleva aprire cliniche ma affidando a terzi la loro gestione. Alla fine la società ha deciso di agire da sola seguendo la strada che anche Apple sta intraprendendo. AC Wellness Network, controllata di Apple, ha già assunto oltre 40 medici per le sue cliniche.

Sinclair: accuse di Tribune Media "infondate", "delusi" da merger saltato

Sinclair Broadcast Group si è detto "estremamente deluso" che la fusione con Tribune Media sia saltata, su volontà di quest'ultima azienda, ma intende "difendersi con forza" contro le accuse "infondate" ricevute dal gruppo rivale che avrebbe dovuto acquisire in una operazione da 3,9 miliardi di dollari.

In una nota Sinclair ha confermato di avere ricevuto da Tribune la comunicazione che l'accordo di fusione annunciato nell'aprile 2016 è saltato. "Siamo estremamente delusi che dopo 15 mesi in cui abbiamo cercato di chiudere la transazione, ci ritroviamo invece ad annunciarne la sua archiviazione", ha spiegato Chris Ripley, presidente e Ceo di Sinclair. Consapevole della tesi di Tribune - secondo cui Sinclair non ha fatto sforzi sufficienti per ottenere il via libera dei regolatori al merger - Ripley ha aggiunto: "Restiamo inamovibili sulla nostra posizione dicendo che non abbiamo fuorviato la Federal Communications Commission e che non abbiamo agito se non con candore e trasparenza totali".

In merito alla causa legale lanciata da Tribune, che conta di ottenere da Sinclair un risarcimento da 1 miliardo di dollari, Ripley ha spiegato che "abbiamo rispettato completamente i nostri obblighi previsti nell'accordo di fusione e abbiamo lavorato senza sosta per chiudere la transazione". Per questo "la causa legale depositata da Tribune oggi è totalmente infondata e intendiamo difenderci contro di essa con forza".

Al Nasdaq Sinclair resta in calo (-2,58% ma sopra i minimi intraday. Tribune sale del 3%.

azionario
Wall Street: S&P 500 e Nasdaq verso livelli record

A metà seduta gli indici a Wall Street viaggiano contrastati: il Dow Jones Industrial Average fatica a portarsi sopra la parità mentre l'S&P 500 l'ha riconquistata portandosi vicino ai livelli record pari a 2,872,87 punti raggiunti lo scorso 26 gennaio. E' però il Nasdaq Composite a mostrare il maggiore incremento puntando a tornare ai massimi del 25 luglio scorso a quota 7.932,24. Il listino tecnologico ha guadagnato il 14,6% da gennaio e il 24,5% negli ultimi 12 mesi, decisamente meglio della performance degli altri due indici.

La stagione delle trimestrali societarie, in generale positiva, procede mentre gli investitori oggi sono impegnati a digerire due accordi di M&A saltati: quello 3,9 miliardi di dollari tra Tribune Media (+2,85%) e Sinclair (-2,7%) e quello da 24 miliardi tra Rite Aid (-9,5%) e Albertsons. Continua il pressing sul Ceo di Tesla in merito al delisting.

Dal fronte economico, un sondaggio del Wall Street Journal mostra come gli economisti sentiti credano che quest'anno il Pil Usa possa crescere del 3% come previsto dall'amministrazione Trump. Tuttavia, se per il presidente l'economia Usa crescerà ancora di più, per il campione del Wsj i rischi sono all'orizzonte e il Pil salirà del 2,4% nel 2019 e dell'1,8% nel 2020.

Il DJIA cede 23,67 punti, lo 0,09%, a quota 25.560.

L'S&P 500 sale di 0,85 punti, lo 0,03%, a quota 2.858,59.

Il Nasdaq Composite punta mettere a segno l'ottava seduta di fila in aumento; sarebbe la serie temporale positiva più lunga del periodo a cavallo tra l'ottobre e il novembre 2017. L'indice tech sale di 25,9 punti, lo 0,33%, a quota 7.914,36.

Il petrolio a settembre al Nymex segna un -0,12% a 66,88 dollari al barile.

Walmart e JD.com investono 500 mln $ in gruppo cinese delle consegne

Il colosso americano del retail Walmart e JD.com, rivale cinese della connazionale Alibaba, hanno investito 500 milioni in Dada-JD Daojia, una società cinese che effettua consegne di generi alimentari. Ad annunciarlo è stata la stessa Dada-JD Daojia, nata dalla fusione di JD Daojia (ex controllata di JD.com) e Dada Nexus (una piattaforma per le consegne attiva in oltre 400 città cinesi). JD Daojia effettua consegne da supermercati e altri partner attraverso una app che ha circa 20 milioni di utenti attivi mensilmente. Wern-Yuen Tan, presidente e Ceo di Walrmart in Cina, ha spiegato in una nota che "lavorando con partener forti e investendo nel digitale, creeremo un'esperienza di acquisto più facile e conveniente per i consumatori".

Editoria
Sondaggio: il 43% dei repubblicani darebbe a Trump potere di chiudere i giornali "cattivi"

Il 43% degli elettori repubblicani crede che il presidente americano, Donald Trump, dovrebbe avere "il potere di chiudere i giornali coinvolti in un cattivo comportamento". E' quanto emerge da un recente sondagio Ipsos, secondo cui la percentuale di chi pensa che il leader Usa dovrebbe avere quell'autorità scende al 26% degli americani. Questo significa che sono gli appartenenti allo stesso partito dell'inquilino della Casa Bianca a risultare i più duri nei confronti dei media, accusati da Trump di essere "nemici della gente" e di diffondere "fake news".

Non ci sono dubbi, sostiene Ipsos, che la fiducia degli americani nella stampa sia scesa del 30% dalla fine degli anni '70 ma almeno l'85% della popolazione Usa sostiene che "la libertà di stampa sia essenziale per la democrazia americana". Il 68% del campione dice che "i giornalisti dovrebbero essere protetti dal pressing del governo e dagli interessi di grandi aziende" ma il 72% crede che "dovrebbe essere più facile denunciare i reporter che consapevolmente pubblicano informazioni false".

Se il 46% degli intervistati è d'accordo sul fatto che "grand parte degli organi di stampa cerchi di fare il suo meglio per produrre informazioni oneste", ci sono grosse differenze a seconda del partito di riferimento: il 68% dei democratici crede nella buona fede dei giornalisti contro solo il 29% dei repubblicani.

Il divario si fa più grande in altri casi: a credere che "gran parte degli organi di stampa abbia una propensione liberal" è l'80% dei repubblicani contro il 23% dei democratici; secondo il 79% dei repubblicani e l'11% dei democratici "i media di massa trattano ingiustamente il presidente Trump". Infine, solo il 13% degli americani sostiene che "il presidente dovrebbe chiudere media mainstream come Cnn, Washington Post e New York Times. Il 23% dei repubblicani crede che Trump dovrebbe farlo contro l'8% dei democratici.

Tribune Media: nozze saltate con Sinclair, punta a ottenere 1 miliardo di dollari

Un miliardo di dollari. E' quanto Tribune Media punta a ottenere da Sinclair, gruppo che possiede più di 170 stazioni tv in mercati Usa relativamente piccoli e che avrebbe dovuto comprare l'azienda con 42 emittenti nei mercati americani più grandi. Tribune Media, tuttavia, oggi ha detto di avere messo fine alle nozze da 3,9 miliardi denunciando Sinclair di non avere fatto sforzi sufficienti per ottenere il via libera dei regolatori al merger. Il valore del risarcimento danni chiesti da Tribune emerge dai documenti della causa legale depositata in un tribunale del Delaware.

Editoria: Gannett (Usa Today) vira in utile nel II trimestre ma ricavi giù

Gannett, il gruppo che controlla il quotidiano "Usa Today" è virato in utile nel secondo trimestre, periodo in cui i ricavi sono calati più delle stime a fronte di una debolezza delle vendite di giornali e della pubblicità. L'azienda ha messo a segno utili netti di 16,3 milioni di dollari, o 14 centesimi per azione, contro una perdita di 487mila dollari dello stesso periodo dello scorso anno. Gli analisti si aspettavano 21 centesimi per titolo. I ricavi sono scesi del 5,6% a 730,8 milioni da 774,5 milioni, sotto un consenso per 739,2 milioni. I ricavi editoriali sono calati del 6,9% a 644,6 milioni. Da segnalare il balzo del 46% del volume degli abbonamenti digitali.

Gannett ha ridotto la forchetta delle sue stime sui ricavi per l'intero esercizio 2018, a 2,95-3 miliardi da 2,93-3,03 miliardi. Il gruppo ha tuttavia alzato l'outlook per l'Ebitda adjusted a 337-345 milioni da 330-340 milioni.

Il titolo Gannett sale del 4,5% a 10,55 dollari

Usa: +0,1% scorte magazzino ingrosso a giugno, sopra stime

A giugno le scorte di magazzino all'ingrosso negli Stati Uniti sono salite a un passo leggermente più veloce delle stime. Secondo quanto reso noto dal dipartimento del Commercio americano, le scorte sono cresciute dello 0,1% nel sesto mese del 2018 rispetto al quinto. Le stime erano per un +0%. Su base annuale sono aumentate del 10,2%. All'attuale ritmo di vendita, occorrerebbero 1,25 mesi per esaurire completamente le scorte contro 1,31 di un anno prima.

Le Poste Usa chiudono trimestre con perdita di 1,5 miliardi di dollari

Mentre spingono sul Congresso chiedendo una riforma per renderle più competitive, le Poste americane hanno chiuso i tre mesi al 30 giugno scorso con una perdita di 1,5 miliardi di dollari, in calo rispetto a quella da 2,14 miliardi dello stesso periodo del 2017. Al netto di voci straordinarie la perdita è però aumentata di 507 milioni. In quello che per l'azienda è stato il suo terzo trimestre fiscale, i ricavi sono saliti del 2,4% annuo a 17,1 miliardi di dollari: un declino del fatturato generato dalla posta prioritaria (5,92 miliardi da 6,05 miliardi) è stato compensato da un aumento delle vendite legate all'invio di pacchi (5,15 miliardi da 4,68 miliardi) e alla posta tradionale (3,98 miliardi da 3,92 miliardi). Le spese operative sono scese dell'1,3% a 18,5 miliardi nel trimestre.

Megan Brennan, il direttore generale delle Poste Usa, ha spiegato in una nota che "la fonte della nostra instabilità finanziaria è un modello di business sbagliato che è imposto per legge. Incoraggiamo il Congresso ad avviare una discussione generale e ad approvare una riforma della legislazione" attualmente allo studio dei legislatori Usa e che "fornirebbe una flessibilità immediata all'organizzazione, permetterebbe al Postal Service di investire nel suo futuro e di continuare a fornir un servizio universale, efficiente, affidabile e veloce che il pubblico si aspetta".

Il direttore finanziario Joseph Corbett ha spiegato che "i declini secolari della posta sono in qualche modo controbilanciati dalla crescita dei pacchi" e che "senza cambiamenti al nostro modello di business, le perdite nette continueranno".

A metà aprile Trump aveva ordinato un'analisi delle finanze delle Poste americane, che deve essere condotta da una task force volta a esaminarne "la rotta finanziaria insostenibile". In quell'occasione il presidente Usa non aveva citato esplicitamente Amazon ma è chiaro che vuole che la task force sostenga la sua tesi a scapito del gruppo che per le Poste rappresenta il cliente che più di tutti invia pacchi. C'è chi crede che Amazon stia dando fiato ai conti delle Poste, in perdita da un decennio ma per via soprattutto del calo dei volumi della posta prioritaria e di altri servizi.

azionario
Wall Street: avvio poco mosso, S&P 500 vicino a un nuovo record

La seduta a Wall Street è iniziata con indici poco mossi. L'S&P 500 viaggia vicino ai livelli record pari a 2,872,87 raggiunti lo scorso 26 gennaio.

Gli investitori sono alle prese con una serie di trimestrali ma soprattutto con gli annunci di due accordi di M&A saltati: Tribune Media (+2,5%) ha messo fine all'accordo - annunciato nell'aprile 2016 - in base al quale l'operatore di emittenti tv sarebbe stato comprato dal rivale Sinclair Broadcast Group (-5%) per 3,9 miliardi di dollari. La catena di farmacie Rite Aid (-10,9%) e il gruppo privato Albertsons hanno deciso di rinunciare alle loro nozze per 24 miliardi di dollari.

Mentre le tensioni commerciali tra Usa e Cina restano monitorate, il mercato del lavoro americano dimostra la sua solidità a fronte di un'inflazione che sembra sotto controllo: le richieste di sussidi di disoccupazione sono scese di 6mila unità a 213mila battendo le stime degli analisti. I prezzi alla produzione a luglio sono rimasti invariati contro attese per un rialzo dello 0,2%.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA cede 12 punti, lo 0,05%, a quota 25.572,18.

L'S&P 500 perde 1,53 punti, lo 0,05%, a quota 2.856,16.

Il Nasdaq Composite tenta di mettere a segno l'ottava seduta di fila in aumento; sarebbe la serie temporale positiva più lunga del periodo a cavallo tra l'ottobre e il novembre 2017. L'indice tech sale di 4 punti, lo 0,05%, a quota 7.893.

Il petrolio a settembre al Nymex segna un +0,28% a 67,13 dollari al barile.

T-Bond: prezzi in rialzo aspettando asta di titoli a 30 anni

I prezzi dei Treasury viaggiano in rialzo mentre i trader si preparano all'asta odierna di titoli a 30 anni per 18 miliardi. Essa segue quella buona di ieri di titoli a 10 anni, di cui il Tesoro Usa ha offerto un ammontare record, e quella scarsa di martedì di titoli a tre anni.

L'amministrazione Trump sta aumentando l'emissione di debito per finanziare deficit destinati a esplodere. Soltanto ieri il Congressional Budget Office, un organismo congressuale bipartisan, ha spiegato che il debito americano avrà una dimensione doppia rispetto all'economia in 30 anni se i tagli alle tasse e l'incremento delle spese voluti da Trump continueranno. Il rapporto debito/Pil salire al 210% entro il 2048. Il deficit nel 2038 è visto al 10,5% del Pil, un record nella storia recente.

Il decennale americano vede rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - scendere al 2,937% dal 2,969% di ieri. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono fermi al 2,056%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in ribasso al 2,657%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in decrescita al 2,811%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in calo al 3,094%.

azionario
Wall Street: future poco mossi

I future a Wall Street sono poco mossi con gli investitori che digeriscono gli annunci di due accordi di M&A saltati: Tribune Media (+0,3% nel pre-mercato) ha messo fine all'accordo -annunciato nell'aprile 2016 - in base al quale l'operatore di emittenti tv sarebbe stato comprato dal rivale Sinclair Broadcast Group (-3,1%) per 3,9 miliardi di dollari. La catena di farmacie Rite Aid (-8%) e il gruppo privato Albertsons hanno deciso di rinunciare alle loro nozze per 24 miliardi di dollari. Nel primo caso Tribune ha denunciato Sinclair sostenendo di avere violato i termini del loro accordo temporeggiando con i regolatori. Nel secondo, ha pesato il pressing dei soci contrari alle nozze.

Tra le altre storie societarie, Viacom (-0,8% nel pre-mercato) ha messo a segno utili trimestrali migliori del previsto ma i ricavi hanno deliso. A mercati Usa chiusi arriveranno i conti di News Corp, Lions Gate Entertainment e Dropbox.

Dal fronte macroeconomico, le richieste di sussidi di disoccupazione sono scese di 6mila unità a 213mila battendo le stime degli analisti. I prezzi alla produzione a luglio sono rimasti invariati contro attese per un rialzo dello 0,2%, segno che le pressioni inflative restano sotto controllo.

Sullo sfondo restano le tensioni commerciali tra Usa e Cina mentre da Bruxelles arrivano voci di incontri tra la Ue e gli Usa dopo la tregua siglata il 25 luglio scorso dal presidente americano Donald Trump e quello della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Oggi i funzionari americani sono impegnati a trattare con Messico e Giappone.

I future del Dow salgono di 17 punti, lo 0,07%; quelli dell'S&P 500 crescono di 3 punti, lo 0,11%; quelli del Nasdaq salgono di 2,5 punti, lo 0,03%. Il petrolio a settembre sale dello 0,18% a 67,06 dollari dopo il sell-off di ieri del 3,2% sui minimi di fine giugno.

Farmacie
Salta accordo di fusione da 24 mld di dollari tra Rite Aid e Albertsons

Rite Aid e Albertsons hanno sorpreso annunciando la fine dell'accordo - annunciato lo scorso febbraio - di una loro fusione per 24 miliardi di dollari (debito incluso). Le nozze tra la catena di farmacie e il gruppo privato Albertsons aveva sollevato le proteste di alcuni dei più grandi azionisti di Rite Aid, non convinti che la fusione fosse necessaria per competere contro Amazon (che a giugno ha comprato una farmacia online) e altri gruppi.

I due gruppi hanno rinunciato all'operazione pur sostenendo che sono certi avesse senso. Sono cosìaccontentati alcuni dei soci istituzionali di Rite Aid che oggi, in assemblea, avrebbero probabilmente votato contro la transazione.

Rite Aid, che ieri ha lanciato un profit warning, ha detto che valuterà cambiamenti nella sua governance e discuterà con gli azionisti "per garantire un allineamento tra l'azienda e i suoi soci".

Rite Aid cede l'8% nel pre-mercato dopo il +1,16% di ieri a 1,74 dollari. Da gennaio ha ceduto quasi il 12% e nell'ultimo anno il 26%.

Usa: -6.000 a 213mila richieste iniziali sussidi lavoro, meglio delle stime

Nei sette giorni conclusi il 4 agosto scorso il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso battendo le stime degli analisti. Il totale nelle due settimane precedenti era salito dai minimi del 1969.

Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono calate di 6.000 unità a 213mila unità. Gli analisti attendevano un dato a quota 220.000 unità. Il dato della settimana precedente è stato rivisto a 219.000 unità.

La media delle ultime quattro settimane, un dato più indicativo e meno volatile, è scesa a 214.250.

Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione per più di una settimana – relativo alla settimana terminata il 28 luglio, l'ultima per la quale è disponibile il dato – è salito di 29.000 unità a 1,755 milioni.

Usa: invariati prezzi alla produzione a luglio, stime +0,2%

I prezzi alla produzione negli Stati Uniti sono rimasti invariati a luglio contro stime degli analisti per un rialzo; questo significa che non ci sono pressioni inflative che potrebbero preoccupare la Federal Reserve spingendola ad alzare i tassi più rapidamente del previsto.

Come reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, i prezzi alla produzione sono rimasti invariati sul mese precedente, contro attese per un +0,2%. Rispetto al luglio 2017 il dato è salito del 3,3%.

La componente "core" - quella depurata dalle componenti più volatili rappresentate dai prezzi dei beni alimentari ed energetici - è cresciuta dello 0,1% mentre le attese erano per un +0,2%.

Tv
Tribune Media fa saltare fusione da 3,9 mld con Sinclair

Non si farà la fusione tra Tribune Media e Sinclair Broadcast Group, che avrebbe creato il gruppo di televisioni locali più grande d'America, con oltre 200 emittenti. Con una nota, Tribune ha annunciato di aver risolto il contratto con Sinclair, del valore di 3,9 miliardi di dollari; inoltre, la conglomerata di Chicago ha reso noto di aver fatto causa al gruppo rivale, proprietario di decine di emittenti locali e vicino all'amministrazione Trump, per violazione dei termini del contratto. La fusione non piaceva alle autorità statunitensi, non convinte dal piano di cessioni presentato da Sinclair per ottenere il via libera alla fusione. Secondo gli esperti, Tribune cercherà un nuovo acquirente e Sinclair proverà ad acquistare altre tv locali.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione per la settimana conclusa il 4 agosto alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +1.000 a 218mila. Consensus: 220mila.

Prezzi alla produzione per il mese di luglio alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +0,3%. Consensus: +0,2%. Componente core. Precedente: +0,3%. Consensus: +0,2%.

Scorte di magazzino all'ingrosso per il mese di giugno alle 10 (le 16 in Italia). Precedente: +0,6%. Consensus: +0,0%.


Appuntamenti societari

Non si segnalano trimestrali di rilievo.


Altri appuntamenti

Charles Evans, presidente della Federal Reserve di Chicago, rilascia un'intervista.

Wall Street
Euro stabile a 1,16 dollari, biglietto verde in rialzo a 111,15 yen

Euro stabile a 1,16 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,1511 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in rialzo dello 0,17% a 111,15 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,73 yen.

Wall Street
Oro in rialzo a 1.221,80 dollari all'oncia

Oro in rialzo dello 0,07% a 1.221,80 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.212,50 e i 1.392,30 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in ribasso a 66,85 dollari al barile

Future del petrolio in ribasso dello 0,13% a 66,85 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 47,64 e i 72,98 dollari al barile.

Wall Street
Future degli indici Usa poco mossi nel premercato

Future degli indici Usa poco mossi nel premercato: il Dow Jones guadagna lo 0,03%, lo S&P sale dello 0,08%, il Nasdaq cresce dello 0,07%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita in terriorio misto. Seppur con un rialzo frazionale, il Nasdaq Composite ha messo a segno la settima seduta di fila in aumento, cosa che non succedeva dallo scorso marzo. Ha aiutato la spinta data da Amazon e Facebook. Il Dow Jones Industrial Average ha invece perso leggermente quota come l'S&P 500, che nel corso della giornata aveva cercato di stare sopra la parità. Gli investitori sono rimasti pressoché indifferenti alle rinnovate tensioni commerciali tra Usa e Cina. Ieri Pechino ha detto che il 23 agosto prossimo scatteranno dazi equivalenti a quelli del 25% che Washington imporrà da quella data su 16 miliardi di dollari di beni cinesi. La mossa americana era attesa così come la risposta cinese.

Il tema legato al buyout di Tesla (-2,43% a 370,34 dollari) ha continuato a tenere banco: gli analisti sono scettici che una tale operazione, ventilata dal Ceo Elon Musk ieri, si realizzerà. Intanto la Sec sembra avere chiesto chiarimenti al gruppo. Arrivato a cedere fino a 71 punti, il Dow ne ha lasciati sul terreno 45,16, lo 0,18%, a quota 25.583,75. L'S&P 500 ha perso 0,75 punti, lo 0,03%, a quota 2.857,7. Il Nasdaq Composite è salito di 4,66 punti, lo 0,06%, a quota 7.888,33. A causa di una flessione più contenuta delle stime delle scorte settimanali di greggio in Usa, il contratto settembre al Nymex ha perso il 3,2% a 66,94 dollari al barile, minimi di fine giugno. La contrazione è stata la maggiore da metà luglio.