Wall Street torna a temere una guerra commerciale

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Wall Street archivia la seconda settimana di fila in calo

La seduta a Wall Street è finita in calo ma lontano dai minimi intraday. Gli indici principali hanno così archiviato la seconda settimana di fila in perdita, colpa di tensioni commerciali tra Usa e Cina che lunedì - quando c'era stata la giornata di scambi peggiore del 2019 - aveva fatto temere una guerra valutaria. L'amministrazione Trump ha bollato la nazione asiatica di manipolare la sua valuta, cosa smentita oggi dal Fondo monetario internazionale.

Il presidente americano oggi ha fatto venire meno le speranze che le due maggiori economie al mondo siglino presto un accordo commerciale che permetterebbe di eliminare molte incertezze. "Non sono pronto" a raggiungere un'intesa, ha detto Donald Trump senza escludere che il prossimo round di trattave sia cancellato (è previsto all'inizio di settembre a Washington). L'inquilino della Casa Bianca ha aggiunto che gli Usa non faranno business con la cinese Huawei, cosa che ha pesato sui titoli tech e dei semiconduttori.

Trump è poi tornato a prendere di mira la Federal Reserve, chiedendo un taglio dei tassi dell'1%.

Il DJIA ha perso lo 0,34% a 26.287,44 punti. L'S&P 500 ha ceduto lo 0,66% a quota 2.918,65. Il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno l'1% a quota 7.959,14.

In settimana il Dow ha registrato un calo dello 0,8%, l'S&P 500 dello 0,5% e il Nasdaq dello 0,6%.

Tra le storie aziendali, all'indomani dell'annuncio di una perdita trimestrale record Uber ha ceduto il 6,8% a 40,05 dollari.

Wall Street: indici sui minimi intraday dopo parole Trump su Cina, Dj -1%, Nasdaq -1,5%

Giunti a metà seduta, gli indici a Wall Street hanno accelerato al ribasso e viaggiano sui minimi intraday. L'umore tra gli investitori è nettamente peggiorato dopo che il presidente americano, Donald Trump, ha detto di non essere pronto a un accordo commerciale con la Cina.

Il leader Usa ha fatto capire che il prossimo round di negoziati previsto all'inizio di settembre a Washington potrebbe essere cancellato. Inoltre, Trump ha detto che la sua America non farà business con la cinese Huawei, anche se le cose potrebbero cambiare nel caso di un'intesa commerciale che per ora resta lontana. Alla luce di tutto questo, i titoli tecnologici e quelli dei semiconduttori - particolarmente esposti alla seconda maggiore economia al mondo - sono in calo.

Nelle sue dichiarazioni, Trump è poi tornato ad attaccare la Fed chiedendo un taglio dei tassi dell'1%. Se fosse accontentato, il costo del denaro in Usa scenderebbe all'1-1,25%. Mentre in Usa si fa i conti con lo spettro di una guerra commerciale, in Europa si guarda alla contrazione dell'economia britannica e alla crisi di governo in Italia.

Il DJIA cede l'1% a quota 26.127. L'S&P 500 perde l'1,2% a quota 2.903. Il Nasdaq Composite segna un -1,5% a 7.916.

Il Vix balza di quasi il 14%.

Il petrolio a settembre al Nymex tiene con un rialzo di quasi il 4% a 54,58 dollari ma la settimana sarà in calo come per l'azionario.

Il rendimento del decennale è in calo all'1,705%.

finanza
Goldman Sachs: per la Apple Card apre anche ai clienti subprime

Goldman Sachs, la banca americana associata a una clientela ricca e potente, sembra disposta ad accettare clienti subprime per la carta di credito messa a punto con Apple.

Il gruppo finanziario è chiamato a decidere a chi andrà la carta di cui è stato lanciato un numero limitato di esemplari nella settimana in corso in attesa di un lancio completo nel mese di agosto. Secondo indiscrezioni di Cnbc, Goldman sta accettando le domande fatte da persone con una tenuta credizia (in Usa misurata dal cosiddetto credit score) tutt'altro che stellare.

Stando ai rumor, Apple vorrebbe che la banca partner approvasse più persone possibile tra gli oltre 100 milioni di americani che hanno un iPhone, nel limite delle regole finanziarie. Per Cnbc, è lo stesso approccio che aveva avuto il cofondatore ed ex Ceo Steve Jobs quando negli anni '90 trattò il lancio di una carta di credito con Capital One. Pare che il predecessore di Tim Cook avesse una "avversione" all'idea che la domanda di una carta di credito da parte dei clienti Apple potesse essere respinta.

Cnbc fa notare che l'apertura di Goldman nei confronti di una clientela subprime non è senza precedenti. Il 13% dei 4,75 miliardi di dollari di prestiti personali concessi attraverso le attività a marchio Marcus è andato a persone con un credit score inferiore a 600, considerato appunto un livello poco invidiabile. Secondo le indiscrezioni comunque, Goldman sembra intenzionata a non concedere ai clienti più credito di quanto si possano permettere con l'idea di favorire un uso responsabile della Apple Card.

economia
Fed: Trump insiste, stop al quantitative tightening (ma è già finito)

Il presidente americano insiste nel chiedere alla Federal Reserve di mettere fine al quantitative tightening nonostante sia già praticamente finito.

Come ampiamente atteso, la banca centrale americana il 31 luglio scorso ha annunciato che nel mese in corso avrebbe messo fine, "due mesi prima di quanto precedentemente indicato", alla riduzione del suo bilancio. Tale riduzione iniziò nel quarto trimestre del 2017.

Entro il mese in corso la Fed terminerà la pratica attuale di lasciare giungere a scadenza fino a 50 miliardi di dollari al mese di Treasury e bond garantiti da mutui. Attualmente il bilancio della Fed vale circa 3.800 miliardi; il suo valore massimo di 4.500 miliardi era stato raggiunto tra il 2015 e il 2016.

Sulla scia della peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso, la Fed aveva lanciato tre round di acquisti di bond ipotecari e titoli di stato per sostenere l'economia. L'ultimo round di stimoli terminò nell'ottobre 2014 sotto la guida di Janet Yellen.