I ribassi delle altre principali Borse mondiali frenano Wall Street

Dopo un inizio del 2018 molto positivo

Azionario
Wall Street: chiusura in calo, pesano timori su Cina e Nafta

Timori che la Cina rallenti o fermi l'acquisto di Treasury e che gli Stati Uniti si ritirino dall'accordo di libero scambio siglato con Canada e Messico 24 anni fa (il Nafta), hanno pesato su Wall Street. La seduta è finita in calo; è stata la prima volta del 2018 per l'S&P 500 e il Nasdaq; la seconda, per il Dow Jones Industrial Average.

Il settore finanziario ha ignorato le vendite (+0,85%) cavalcando il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato, oggetto di sell-off per via delle indiscrezioni secondo cui Pechino considera "sempre meno attraente" il debito sovrano americano.

Quanto a Nafta, a mandare in tilt gli investitori è stata Reuters secondo cui a Ottawa sembrava che il presidente Usa Donald Trump fosse "sempre più convinto" ad abbandonare il Nafta. Il Wall Street Journal ha poi citato un funzionario canadese stando al quale non ci sono informazioni che suggeriscano un simile scenario. Secondo la fonte, il rischio di un'uscita degli Usa dal Nafta è cosa ben nota e la speranza è in progressi nei negoziati, che riprenderanno a Montreal a fine mese.

Fiat Chrysler Automobiles ha ceduto lo 0,5% a 21,85 dollari (ma il titolo era sceso a 21,55 dollari nell'intraday). Anche General Motors ha sofferto (-2,4%). Sia il gruppo guidato da Sergio Marchionne sia quello capitanato da Mary Barra importano dal Messico alcuni dei loro veicoli più redditizi, i pickup truck. Ford (-0,4%) invece li produce interamente in Usa. 

Il Dow ha ceduto 16,67 punti, lo 0,07%, a quota 25.369,13.

L'S&P 500 ha perso 3,06 punti, lo 0,11%, a quota 2.748,23.

Il Nasdaq Composite ha visto un calo di 10,01 punti, lo 0,14%, a quota 7.153,57.

Dollaro in rally contro peso e divisa canadese, investitori temono uscita Usa da Nafta

Un rinnovato timore di un'uscita degli Stati Uniti dall'accordo di libero scambio siglato 24 anni fa con Canada e Messico sta mandando in tilt i mercati finanziari. Reuters cita due funzionari del governo canadese secondo cui Ottawa è sempre più convinta che il presidente americano Donald Trump ritirerà Washington dal North American Free Trade Agreement (Nafta).

L'accordo di libero scambio è attualmente oggetto di negoziati per un suo aggiornamento; un altro round di negoziati è previsto a fine mese nella città canadese di Montreal. Gli economisti sono d'accordo nel credere che la fine del Nafta peserebbe sull'economia messicana. Non a caso il dollaro si sta rafforzando contro il peso ma anche contro il dollaro canadese. Un biglietto verde compra 19,39 peso (+0,84%) e 1,2572 dollari canadesi (+0,88%).

Due giorni fa Trump disse durante un evento davanti agli agricoltori Usa che sta "lavorando sodo" per un accordo di libero scambio "migliore per il nostro Paese e per le nostre aziende manifatturiere". Il Nafta "è tutt'ora oggetto di negoziato", aveva aggiunto Trump per poi tornare ad attaccare i due partner commerciali: "Quando il Messico fa tutti quei soldi e quando il Canada fa tutti quei soldi, i negoziati non sono tra i più facili. Ma noi faremo in modo che [l'accordo] sia nuovamente equo per voi".

Petrolio chiude a NY +1% a 63,57 dollari al barile

Il petrolio ha chiuso un'altra seduta in rialzo. Il contratto febbraio al Nymex ha aggiunto l'1% a 63,57 dollari al barile. Gli investitori hanno reagito bene ai dati forniti dal dipartimento americano dell'Energia, che sono stati sia bullish sia bearish.

A sostenere le quotazioni è stato il calo delle scorte settimanali di greggio, l'ottavo consecutivo che ha portato il totale ai minimi dell'agosto 2015 (-4,9 milioni circa a quasi 420 milioni di barili). Inoltre, la produzione è calata di 290.000 barili al giorno a 9,5 milioni di barili.

La produzione di benzina e distillati è tuttavia salita a un complessivo 8,4 milioni di barili, forse per via delle temperature polari che la settimana scorsa hanno colpito parte degli Usa portando alla chiusura di scuole e lasciando vuote le strade.

Finanza
Bitcoin: la Cina vuole bloccarne in "mining"

Stando a indiscrezioni di stampa, le autorità cinesi capitanate dalla banca centrale locale stanno facendo pressioni per portare alla chiusura delle attività che consentono il mercato dei Bitcoin. Come? Pechino ha ordinato alle autorità locali di "guidare" la chiusura delle attività che producono la criptovaluta. Si tratta del cosiddetto "mining", una serie di calcoli complicatissimi fatti in tempo reale da macchinari costosi per verificare le transazioni e garantire la loro sicurezza. Il processo richiama quello dell'estrazione perché la quantità di Bitcoin - così come le risorse naturali in una miniera - non sono infinite. I 'minatori' di Bitcoin, in cambio della loro potenza di calcolo ricevono una quantità minuscola e predefinita della valuta digitale; questo è l'unico modo con cui nuovi Bitcoin vengono creati.

I macchinari di calcolo consumano una quantità enorme di energia. Anche a questo, oltre ai rischi finanziaria intravisti, è dovuta la mossa della Cina. Sembra che una scadenza specifica non sia stata fissata e che l'obiettivo sia di arrivare a uno stop mettendo in difficoltà gli operatori di riferimento attraverso regole strigenti di vario tipo, come appunto i consumi energetici. Si tratta comunque dell'ultimo colpo a Bitcoin e di altre criptovalute. Lo scorso anno la Cina aveva fatto chiudere exchange locali. Anche i cosiddetti Initial coin offering sono stati vietati. Il mining in Cina si concentra in aree scarsamente popolate e dove l'elettricità abbonda e costa poco e dove le temperature sono più basse (cosa che previene il surriscaldamento dei computer).

Le quotazioni di Bitcoin hanno tenuto, segno che per il momento gli investitori non sembrano preoccupati dalla stretta decisa in Cina. Su Coinbase, la valuta digitale sale del 3% a 14.547 dollari. Su CoinDesk l'incremento è dello 0,65% a 14.532,72.

T-Bond riducono cali dopo ottima asta decennale, focus resta su Cina

I Treasury restano venduti ma non mancano gli investitori che hanno approfittato del sell-off, dovuto a indiscrezioni secondo la Cina potrebbe rallentare o fermare l'acquisto di titoli di stato Usa. L'asta odierna di decennali è stata infatti ottima. Il Tesoro ha venduto 20 miliardi di dollari offrendo rendimenti al 2,579%, massimo del luglio 2014.

Il rapporto tra la domanda e l'offerta è stato di 2,69 volte (massimo del 2016) contro una media di 2,44 volte. Agli acquirenti indiretti - riflesso della domanda dall'estero - è andato il 71,4% dell'asta contro una media del 63%; a quelli diretti - riflesso della domanda interna - è andato il 6,5% contro una media del 7%.

Gli investitori non sembrano temere il monito lanciato ieri dal re dei bond, Bill Gross, secondo cui il mercato dei T-Bond sta entrando in territorio "orso". La prospettiva di banche centrali meno accomodanti non aiuta: è di ieri la decisione della Bank of Japan di ridurre gli acquisti di titoli di stato nipponici a lunga scadenza.

Il decennale Usa vede rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - salire al 2,564% dal 2,542% di ieri ma di prima mattina si era spinto oltre il 2,6%. Il 2017 è terminato al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in calo all'1,43%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in aumento all'1,976%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in salita al 2,338%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in rialzo al 2,909%.

Cereali Chicago: a metà seduta viaggiano contrastati

A metà seduta i principali cereali quotati al Cbot viaggiano contrastati. Il mais e il frumento si sono risollevati mentre il comparto della soia resta in calo. Alcuni trader spiegano l'andamento della soia con le attese di un taglio della domanda dall'estero da parte del dipartimento americano dell'Agricoltura, che venerd" prossimo pubblicherà il World Agricultural Supply & Demand Estimates (WASDE). Separatamente il governo Usa ha annunciato vendite all'estero di semi di soia per 260.000 tonnellate verso destinazioni sconosciute. Del totale, 65.000 tonnellate verranno consegnate nell'anno 2017-2018 (iniziato il primo settembre scorso) e 195.000 verranno consegnate nell'anno successivo.

I future del mais a marzo sono in rialzo di un quarto di centesimo, lo 0,07%, a 3,49 dollari e un quarto a bushel. I contratti del frumento a marzo aggiungono tre quarti di centesimo, lo 0,17%, a 4,33 dollari a bushel.

I future dei semi di soia con scadenza a marzo lasciano sul terreno 9 centesimi e tre quarti, l'1%, a 9,54 dollari a bushel, il contratto sulla farina con scadenza a marzo cede 2,4 dollari, lo 0,75%, a 315,80 dollari a tonnellata, i future dell'olio con scadenza a marzo scivolano di 23 punti, lo 0,68%, a 33,47 centesimi al pound.

Azionario
Wall Street: Dow annulla perdite con rally banche

A metà seduta gli indici a Wall Street restano ancora in calo ma viaggiano ben al di sopra dei minimi intraday. L'S&P 500 e il Nasdaq Composite rischiano di mettere a segno la prima seduta in calo del 2018 dopo una serie di record consecutivi; per il DJIA - che ha praticamente annullato le perdite - sarebbe la seconda.

Il rimbalzo dei listini è dovuto al settore finanziario (+1%), già ieri in rally in vista dell'inizio della stagione delle trimestrali Usa. Si comincerà con JP Morgan, Wells Fargo e BlackRock. I titoli del comparto approfittano della corsa dei rendimenti dei titoli di stato Usa, alimentata da indiscrezioni di Bloomberg secondo cui la Cina sta valutando se rallentare e fermarne l'acquisto. A Pechino sembra che il debito sovrano Usa stia diventando meno attraente. Se la mossa della Cina verrà confermata, l'amministrazione Trump si troverà in difficoltà nel finanziare il deficit; secondo alcune stime è destinato a crescere di mille miliardi di dollari sulla scia della riforma fiscale approvata prima di Natale; essa prevede tagli alle tasse per 1.500 miliardi di dollari in 10 anni e un taglio permanente dell'aliquota aziendale al 21% dal 35%. La Cina ha in portafoglio quasi 1.2000 miliardi di dollari di Treasury, più del doppio di un decennio fa.

Il Dow cede 8,5 punti, lo 0,03%, a quota 25.377,31. L'S&P 500 perde 3,3 punti, lo 0,12%, a quota 2.747. Il Nasdaq lascia sul terreno 21 punti, lo 0,3%, a quota 7.142,55.

Media
Dopo accordo con Disney, la New Fox di Murdoch punta a 10 canali di Sinclair

La 21st Century Fox di Rupert Murdoch, che è stata ribattezzata New Fox dopo avere scorporato asset televisivi e cinematografici e averli venduti a Walt Disney per 66 miliardi di dollari, sta lavorando all'acquisizione di dieci canali televisivi da Sinclair Broadcast Group.

Come riporta il Financial Times, il gruppo intende rafforzare il portafoglio gestito da Fox con gli asset di Sinclair, che deve cedere alcuni canali, alcuni dei quali si occupano di sport e, in particolare, seguono la Nfl, per ottenere il via libera alla prevista acquisizione di Tribune Media. La nuova Fox include già Fox News Channel, Fox Business Network, Fox Broadcasting Company, Fox Sports, Fox Television Stations Group, le reti sportive via cavo FS1, FS2, Fox Deportes, Big Ten Network (BTN) e l'investimento in Roku.

Energia
Calo superiore a stime per scorte petrolio Usa, in rialzo stock benzina e distillati

Nella settimana conclusa il 5 gennaio le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono calate di 4,948 milioni di unità a 419,515 milioni, mentre gli analisti attendevano un ribasso di 2,5 milioni, dopo la discesa di 7,419 milioni di unità precedente. Secondo i dati diffusi dal dipartimento all'Energia, gli stock di benzina si sono attestati in rialzo di 4,135 milioni di unità a 237,322 milioni, dopo l'aumento di 4,813 milioni di barili dei sette giorni precedenti e la salita di 2,5 milioni di unità prevista.

Le scorte di distillati, che includono il combustibile da riscaldamento, sono cresciute di 4,254 milioni di unità a 143,088 milioni di barili, dopo l'aumento di 8,899 milioni di barili della settimana precedente e il rialzo di 1,1 milioni di unità previsto. L'utilizzo della capacità degli impianti si è attestato al 95,3%, meno del 96,7% del dato precedente e meno anche del 96,2% atteso.

Materie prime
Cereali Chicago: aperture in ribasso al Cbot

All'inizio della seduta di contrattazioni, i cereali quotati al Chicago Board of Trade si attestano nuovamente in calo. A pesare sui prezzi sono le attese piogge cadute in Argentina, che secondo gli esperti potranno fare bene al raccolto del Paese esportatore. Gli investitori consolidano inoltre le proprie positive in vista del rapporto sulle esportazioni che il dipartimento all'Agricoltura americano pubblicherà venerd". Secondo gli analisti abbasserà le previsioni.

In avvio di seduta, mais e frumento si attestano al di sotto della parità, con cali meno marcati rispetto alla soia. In particolare, i future del mais a marzo scendono di tre quarti di centesimo a 3,49 dollari a bushel. I contratti del frumento a marzo perdono un centesimo a 4,33 dollari a bushel. Andamenti in ribasso superiore agli altri settori per il comparto della soia. I future dei semi con scadenza a marzo scendono di 3 centesimi a 9,60 dollari a bushel, il contratto sulla farina con scadenza a marzo scivola di 1,50 dollari a 316,70 dollari a tonnellata, mentre i future dell'olio con scadenza a marzo perdono 8 punti a 33,78 centesimi al pound.

Economia
Usa: Kaplan (Fed), prevede 3 rialzi in 2018, abbiamo del margine di manovra

La Federal Reserve ha "del margine di manovra" sul costo del denaro. Lo ha detto Robert Kaplan, governatore della Federal Reserve di Dallas e una delle "colombe" della politica monetaria americana, spiegando di prevedere ancora "tre rialzi dei tassi nel 2018".

Durante un evento a Dallas, il governatore ha sottolineato che "il 2018 sarà un anno abbastanza buono" e che i tagli delle tasse previsti dalla riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump "contribuiranno a sostenere le spese in conto capitale", anche se "ci sono elementi preoccupanti". Ulteriore slancio verrà anche "dalla crescita globale". Kaplan, che a dicembre ha votato a favore del rialzo dei tassi di interesse e che nel 2018 non è membro con diritto di voto del Fomc, il comitato monetario della Fed, ha previsto nuovi miglioramenti del mercato del lavoro.

Economia
Usa: +0,8% scorte magazzino all'ingrosso a novembre, sopra stime

Dopo il ribasso del mese scorso, le scorte di magazzino all'ingrosso degli Stati Uniti sono cresciute in novembre più delle previsioni, cosa che potrà incidere sul Pil del trimestre. Secondo quanto reso noto dal dipartimento del Commercio americano, le scorte sono aumentate dello 0,8%, mentre gli analisti attendevano un aumento dello 0,7%.

A ottobre il dato era calato dello 0,4% (rivisto al rialzo dal -0,5% della prima stima). Le vendite all'ingrosso sono salite dell'1,5% rispetto a ottobre. Per questo, all'attuale ritmo di vendita, occorrerebbero 1,24 mesi per esaurire completamente le scorte, in calo dagli 1,31 mesi di novembre 2016.

Azionario
Wall Street: apertura in calo dopo i record, Cina potrebbe fermare acquisti Treasury

La seduta a Wall Street è iniziata in calo con gli investitori preoccupati che la Cina rallenti o metta fine all'acquisto di Treasury. L'indiscrezione di Bloomberg ha mandato in tilt non solo l'azionario ma anche il mercato del reddito fisso, con il Treasury a dieci anni oggetto di sell-off. Secondo i trader, se smetterà di comprare titoli di stato Usa, Pechino dovrà puntare su altre valute come l'euro.

Dal fronte macroeconomico, i prezzi all'importazione negli Stati Uniti sono cresciuti in dicembre meno delle stime (+0,1%), a causa del calo dei prezzi dei prodotti non petroliferi.

Il Dow Jones Industrial Average cede 77 punti, lo 0,3%, a quota 25.308. L'S&P 500 perde 11,60 punti, lo 0,42%, a quota 2.739,65. Il Nasdaq Composite segna un -34 punti, lo 0,48%, a quota 7.129. Il petrolio a febbraio al Nymex segna un +0,6% a 63,33 dollari al barile.

T-Bond: è sell-off, Cina potrebbe fermare acquisto di debito Usa

I Treasury sono in calo per il quinto giorno di fila. Oggi il sell-off si è intensificato spingendo il rendimento del decennale - il titolo benchmark - vicino ai massimi del 2017. A farlo scattare sono state indiscrezioni di Bloomberg, secondo cui i funzionari di Pechino credono che il debito Usa stia diventando meno attraente rispetto ad altri asset; inoltre, le tensioni commerciali con Washington alimentate dal presidente americano Donald Trump potrebbero fornire un motivo per rallentare o fermare gli acquisti di T-Bond.

Questa notizia si aggiunge alle parole di ieri del re dei bond, Bill Gross, secondo cui il mercato dei Treasury sta entrando in territorio "orso" e alla decisione della Bank of Japana di ridurre gli acquisti di titoli di stato nipponici a lunga scadenza.

Il decennale Usa vede rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - salire al 2,59% dal 2,542% di ieri ma di prima mattina si era spinto oltre il 2,6%. Il 2017 è terminato al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in aumento all'1,455%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in aumento all'1,981%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in salita al 2,351%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in rialzo al 2,94%.

azionario
Wall Street: future in calo, timori che la Cina fermi acquisto di Treasury

All'indomani dell'ennesima seduta record, i future a Wall Street sono in calo. Gli investitori sono preoccupati che la Cina possa mettere fine all'acquisto di Treasury. Stando a indiscrezioni di Bloomberg, i funzionari di Pechino credono che il debito Usa stia diventando meno attraente rispetto ad altri asset; inoltre, le tensioni commerciali con Washington alimentate dal presidente americano Donald Trump potrebbero fornire un motivo per rallentare o fermare gli acquisti di T-Bond.

I future del Dow cedono 97 punti, lo 0,38%; quelli dell'S&P 500 perdono 10 punti, lo 0,36%; quelli del Nasdaq Composite lasciano sul terreno 36 punti, lo 0,5%. Il petrolio a febbraio al Nymex segna un +0,75% a 63,43 dollari al barile.

Finanza
Berkshire Hathaway: nomina Abel e Jain rilancia speculazioni su successione Buffett

L'erede di Warren Buffett, per il momento uno dei segreti meglio mentenuti della finanza americana, potrebbe presto essere svelato. Ad alimentare le speculazioni in questo senso è l'ampliamento del consiglio di amministrazione da 12 a 14 membri, con l'ingresso di Gregory Abel e Ajit Jain, entrambi elevati alla carica di vicepresidente.

Secondo il Wall Street Journal questo potrebbe indicare che uno dei due prenderà il posto dell'Oracolo di Omaha alla guida della conglomerata una volta che Buffett, classe 1930, deciderà di farsi da parte. Per il momento Buffett e Charles Munger continueranno a ricoprire le posizioni attuali, ovvero rispettivamente presidente e amministratore delegato e vicepresidente, ma è lo stesso Buffett a dare quella che sembra una possibile conferma delle intenzioni della società: la decisione "è parte di un movimento verso la successione nel corso del tempo. Sono due figure chiave per Berkshire", ha detto il finanziere durante un'intervista a Cnbc, precisando che le sue condizioni di salute "sono fantastiche" e che la scelta annunciata oggi "avrebbe avuto senso anche cinque anni fa".

Finanza
Buffett: Criptovalute faranno una brutta fine, Berkshire non ne possiede

Warren Buffett sembra non avere dubbi: il famoso investitore miliardario si è detto "quasi certo" che le criptovalute "faranno una brutta fine".

Il cosiddetto oracolo di Omaha, la località che ha dato i natali al Ceo della conglomerata Berkshire Hathaway, ha spiegato ai microfoni di Cnbc di non avere alcun interesse a scommettere su un ribasso dei prezzi di Bitcoin nel mercato dei future. Niente operazioni "short" per lui e la sua azienda anche se a Buffett non dispiacerebbe "comprare put di cinque anni su ogni criptovalute in circolazione". Il riferimento è a opzioni che danno il diritto a chi le possiede di vendere un determinato asset a un certo prezzo, di fatto scommettendo su un ribasso della quotazione.

"Non possediamo nessuna criptovaluta e non facciamo operazioni short su nessuna", ha aggiunto il celebre miliardario diventato famoso per scelte di investimento che si sono rivelate azzeccate.

Economia
Usa: +0,1% prezzi all'importazione a dicembre, meno delle stime

I prezzi all'importazione negli Stati Uniti sono cresciuti in dicembre meno delle stime, a causa del calo dei prezzi dei prodotti non petroliferi. Stando a quanto reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, i prezzi all'importazione sono saliti dello 0,1%, meno dell'aumento dello 0,5% atteso dagli analisti.

In novembre il dato era aumentato dello 0,7%. Su base annuale, ovvero rispetto a dicembre 2016, il dato è in rialzo del 3%, l'aumento annuale maggiore dal +8,5% del 2011. Escludendo il petrolio il dato generale è sceso dello 0,2% in dicembre. I prezzi delle importazioni di petrolio sono cresciuti nel mese del 2%, dopo il 7,2% precedente, mentre quelli dei prodotti non petroliferi sono calati dello 0,2% nel mese. Gli Stati Uniti importano circa 2.700 miliardi di dollari di beni e servizi ogni anno, circa il 16% del Pil.

Trimestrali
Sui conti delle banche Usa oneri per 31 miliardi con riforma fiscale Trump

Venerdì la stagione delle trimestrali americane entra nel vivo con le prime grandi banche, Wells Fargo e JPMorgan Chase. Secondo gli esperti, per il settore bancario il quarto trimestre sarà complesso, visto che gli istituti dovranno mettere a bilancio oneri straordinari per adeguarsi alle nuove norme introdotte dalla riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump. Leggi l'articolo sulle banche Usa.

Petrolio
Trivellazioni offshore: Trump toglie la Florida dal suo piano

Passo indietro dell'amministrazione Trump sulle trivellazioni offshore in Florida, dopo la dura protesta del governatore, il repubblicano Rick Scott. Ryan Zinke, il segretario agli Interni (negli Stati Uniti, è a capo del dipartimento che si occupa di risorse naturali e territorio) ha scritto in un comunicato di sostenere la posizione di Scott, secondo cui la Florida è unica e le sue coste dipendono molto dal turismo. Per questo, dopo aver parlato con Scott, Zinke ha deciso di togliere la Florida dal piano per le nuove esplorazioni di gas e petrolio.

L'amministrazione Trump vuole aprire oltre il 90% delle aree offshore alle trivellazioni a partire dal 2019, in modo da espandere la produzione energetica degli Stati Uniti. Il piano dei repubblicani prevede di dare in concessione per cinque anni la più grande area mai concessa alle aziende petrolifere, aprendo anche alcune zone precedentemente protette dell'Artico, del Pacifico e dell'Atlantico. Il piano precedente dell'amministrazione statunitense, sotto Barack Obama, prevedeva la disponibilità per le società soltanto del 6% delle aree offshore.

Finanza
Berkshire Hathaway: Buffett amplia Cda, consiglieri passano da 12 a 14

Berkshire Hathaway ha ampliato il proprio consiglio di amministrazione, portando il numero di membri da 12 a 14. La conglomerata di Warren Buffett ha scelto Gregory Abel e Ajit Jain per i due nuovi posti.

Come ha fatto sapere la società, Abel, attualmente presidente e amministratore delegato di Berkshire Hathaway Energy Company, sarà anche vicepresidente delle attività non assicurative di Berkshire, mentre Jain avrà lo stesso incarico per le attività assicurative. Buffett e Charles Munger continueranno a ricoprire le posizioni attuali, ovvero rispettivamente presidente e amministratore delegato e vicepresidente.

Valute digitali
Bitcoin: nuovo record per la rivale ethereum, sopra 1.400 $, +13.000% in un anno

Nuovo record per ethereum, che ha toccato il massimo storico di 1.417,38 dollari, prima di rallentare leggermente il passo. Stando ai dati di CoinDesk, la rivale di bitcoin, anche nota come ether, ha guadagnato più del 13.000% nell'ultimo anno. Ethereum ha una capitalizzazione di mercato di 131,5 miliardi di dollari e al momento è la seconda maggiore dopo bitcoin, ma si contendo il posto con ripple.

A fare da traino al prezzo è il fatto che Enterprise Ethereum Alliance, gruppo di investitori che tra gli altri include Microsoft e JPMorgan, sta studiando applicazioni per usare la tecnologia blockchain di ethereum. "Il rally del prezzo di ether è la testimonianza della crescente popolarità della valuta digitale come piattaforma per applicazioni decentralizzate. Nell'ultimo anno e mezzo, la maggioranza dei token emessi durante le Ico (offerte iniziali di moneta virtuale (initial coin offering) e scambiati sugli exchange sono stati codificati per funzionare sul network ethereum", ha detto a Cnbc Thomas Glucksmann, capo dello sviluppo di Gatecoin.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Richieste nuovi mutui per la settimana conclusa il 5 gennaio alle 7 (le 13 in Italia). Precedente: +0,7%.

Indice prezzi all'importazione per il mese di dicembre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +0,7%. Consensus: +0,5%.

Scorte all'ingrosso per il mese di novembre alle 10 (le 16 in Italia). Precedente: -0,5%. Consensus: +0,7%.

Scorte di petrolio per la settimana conclusa il 5 gennaio alle 10:30 (le 16:30 in Italia). Precedente: -7,419 milioni di barili a 431,882 milioni di barili. Consensus: -2,5 milioni di barili. Scorte di benzina. Precedente: +591.000 barili a 228.374 milioni di barili. Consensus: +4,813 milioni di barili. Scorte di distillati. Precedente: +1,09 milioni di barili a 129,935 milioni di barili. Consensus: +8,899 milioni di barili. Utilizzo della capacità degli impianti. Precedente: 96,7%. Consensus: 96,2%.


Appuntamenti societari

Trimestrale di Lennar prima dell'apertura dei mercati. Trimestrale di The Container Store a un orario non precisato. Trimestrale di KB Home dopo la chiusura dei mercati.


Altri appuntamenti

Charles Evans, presidente della Federal Reserve di Chicago, parla alle 9 (le 15 in Italia) al Lake Forest-Lake Bluff Rotary Club in Illinois. Robert Kaplan, presidente della Federal Reserve di Dallas, parla alle 9:10 (le 15:10 in Italia) a un evento alla Weitzman Group Annual Retail Forecast a Dallas. James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis, parla alle 13:30 (le 19:30 in Italia) alla CFA Society di St. Louis. Il presidente Donald Trump ospita il premier norvegese Erna Solberg alla Casa Bianca. 

Wall Street
Euro in rialzo a 1,20 dollari, biglietto verde in ribasso a 111,50 yen

Euro in rialzo dello 0,53% a 1,20 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,0454 e 1,2093 dollari. Biglietto verde in ribasso dell'1,02% a 111,50 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 107,32 e i 116,87 yen.

Wall Street
Oro in rialzo a 1.326 dollari all'oncia

Oro in rialzo dello 0,91% a 1.326 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.199,70 e i 1.365,80 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in rialzo a 63,43 dollari al barile

Future del petrolio in rialzo dello 0,75% a 63,43 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 43,76 e i 63,57 dollari al barile.

Wall Street
Future degli indici Usa in ribasso nel premercato

Future degli indici azionari statunitensi in ribasso nel premercato: il Dow Jones perde lo 0,54%, lo S&P cede lo 0,51%, il Nasdaq scivola dello 0,64%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita ancora una volta all'insegna dei record. Per l'S&P 500 e il Nasdaq Composite è stata la sesta giornata di fila in aumento; per il Dow Jones Industrial Average è stata la quinta su sei (lunedì aveva subito il primo calo del 2018). Il DJIA ha aggiunto 102,80 punti, lo 0,41%, a quota 25.385,80. L'S&P 500 ha guadagnato 3,58 punti, lo 0,13%, a quota 2.751,29. Il Nasdaq è salito di 6,19 punti, lo 0,09%, a quota 7.165,58. Il petrolio a febbraio al Nymex è salito del 2% a 62,96 dollari al barile, nuovi massimi di tre anni.