Wall Street, pesa l'instabilità in Turchia

La lira crolla rispetto al dollaro statunitense

Economia
Erdogan attacca "operazione" straniera contro economia turca

Recep Tayyip Erdogan non sembra affatto intenzionato a ricorrere alle misure estreme che secondo analisti ed economisti sono necessarie per fermare la caduta libera della lira turca. Due giorni dopo il crollo record della valuta contro il dollaro, di domenica il presidente della Turchia ha parlato di una "operazione" straniera per mettere in ginocchio l'economia turca.

"Qual è la causa di questa tempesta?", ha chiesto rivolgendosi a funzionari del suo partito da Trabzon, città sul Mar Nero. "Non c'è alcuna ragione economica. E' un'operazione contro la Turchia". Gli osservatori tuttavia sostengono che la crisi sia auto-inflitta e che l'economia sia stata politicizzata.

Parlando ore prima della riapertura dei mercati finanziari, Erdogan ha sostenuto che l'indebolimento della lira non è altro che un piano contro la sua nazione. Per questo, dopo avere minacciato gli Usa - con cui è alleato nella Nato - dicendo che si rivolgerà ad altri "amici e alleati", Erdogan ha dichiarato: "Abbiamo visto il vostro gioco...non ci arrenderemo".

Tornando a invitare i cittadini a convertire in lira i dollari, gli euro e l'oro in loro possesso, Erdogan ha detto che gli Usa hanno fissato a mercoledì pomeriggio la scadenza (non confermata da Washington) per la liberazione del pastore evangelico Usa da quasi due anni imprigionato perché accusato di avere contribuito al fallito colpo di stato nel luglio 2016. L'amministrazione Trump ne aveva chiesto una liberazione immediata. Dopo il fallimento dei negoziati, Washington ha deciso di raddoppiare i dazi sull'acciaio e sull'alluminio turchi.

Commercio
Harley Davidson: Trump promuove il boicottaggio

Il presidente americano, Donald Trump, è tornato a criticare Harley Davidson e il suo piano di trasferire al di fuori degli Usa la produzione di motociclette destinate al mercato europeo. In un tweet, il leader Usa è sembrato stare dalla parte dei motociclisti che vogliono boicottare il gruppo statunitense.

"Molti dei proprietari di @harleydavidson intendono boicottare l'azienda se la produzione viene trasferita all'estero. Fantastico! Molte altre aziende stanno venendo da noi, inclusi gli avversari di Harley. Una mossa davvero brutta! Gli Usa presto avranno un campo da gioco equo se non migliore".

A giugno Harley Davidson aveva annunciato il trasferimento della produzione per le motociclette destinate al mercato Ue sulla scia dei dazi imposti da Bruxelles su prodotti Made in Usa, incluse le motociclette dell'azienda nata 115 anni fa. La mossa Ue fu una risposta ai dazi su acciaio e alluminio fanni scattare da Washington contro la Ue il primo giugno scorso.

Auto
Tesla: fondo sovrano saudita tratta per partecipare al buyout sognato da Musk

E' forse con l'aiuto dei sauditi che Elon Musk potrebbe realizzare il suo sogno: ricomprarsi Tesla realizzando un delisting. Secondo una fonte di Bloomberg, il fondo sovrano Public Investment Fund sta cercando di capire come potrebbe partecipare al piano per compiere il buyout ipotizzato dal Ceo di Tesla il 7 agosto scorso in una serie di tweet su cui la Sec ha acceso un faro.

Il fondo è arrivato ad avere una quota di quasi il 5% nel produttore di auto elettriche e ancora non ha deciso - scrive Bloomberg - se aumentare la sua partecipazione ma le trattative sono in corso.

Stando alle indiscrezioni, Tesla - il cui cda dovrebbe incontrare advisor finanziari la settimana prossima - punta ad avere un vasto gruppo di investitori in modo da non concentrare il controllo del gruppo in mano a pochi. Gli analisti hanno da subito dimostrato scetticismo per una tale operazione.

Secondo altre due fonti di Bloomberg, lo scorso anno Musk aveva discusso con Masayoshi Son, a capo della giapponese SoftBank, una potenziale operazione per togliere Tesla dalla borsa. Le discussioni fallirono per via di disaccordi sul controllo dell'azienda.

commercio
Alle prese con tensioni commerciali Usa, la Cina punta su boom di prestiti

Preparandosi a quella che potrebbe essere una lunga guerra commerciale con gli Stati Uniti, la Cina ha deciso di aprire i rubinetti dei prestiti per sostenere la sua economia.

Le banche cinesi a luglio hanno concesso 1.450 miliardi di yuan in prestiti, ossia 211,8 miliardi di dollari. Si tratta di un rialzo del 75% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Il dato preliminare, fornito dalla China Banking and Insurance Regulatory Commission, è superiore alle stime degli analisti pari a 1.275 miliardi di yuan.

Anche i prestiti in nuovi progetti infrastrutturali sono cresciuti nel mese scorso (+37% su giugno) mentre i tassi di interesse di breve termine tra le banche cinesi sono scesi ai minimi di tre anni.

Mentre cerca di stimolare un'economia in rallentamento, Pechino deve però prevenire la formazione di bolle e di vecchi problemi come un eccesso di operazioni a debito.

Finanza
Goldman Sachs strappa a JP Morgan il re dei merger

Goldman Sachs ha strappato alla rivale JP Morgan il re dei merger, continuando ad arruolare persone (oltre una decina negli ultimi mesi) piazzandole ai livelli più alti della banca.

Kurt Simon, tra i cui clienti figurano Disney e Dell Technologies, arriverà in Goldman come partner dopo essere stato in JP Morgan dal 2012. Lo scrive il Wall Street Journal, secondo cui il top manager sarà vice presidente per l'investment banking e co-presidente del team dedicato a TMT (tecnologia, media e tlc).

La serie di assunzioni (care) è una scommesa che il boom di fusioni e acquisizioni continuerà. Per Goldman si tratta di un cambio di rotta visto che storicamente ha preferito puntare sui talenti al suo interno.

Reclutando personale e puntando sull'M&A, Goldman vuole aumentare di 5 miliardi di dollari entro il 2020 i suoi ricavi annui. Gli investment banker, conclude il Wsj, dovrebbero contribuire generando 500 milioni.

Commercio
Trump minaccia dazi sulle auto canadesi

Il presidente americano, Donald Trump, ha minacciato dazi sulle auto prodotte in Canada e in arrivo su suolo americano se Washington e Ottawa non riusciranno a raggiungere un accordo sul Nafta, l'accordo di libero scambio siglato nel 1994 da Usa, Canada e Messico e oggetto di lunghi e difficili negoziati per una sua riscrittura. I produttori di auto di Detroit, Fiat Chrysler inclusa, hanno fabbriche in Canada.

In un tweet, il leader Usa ha aggiunto che le trattative con il Messico "stanno andando bene". Trump ha lodato il presidente eletto messicano, Andrés Manuel Lopez Obrador, definendolo un "gentiluomo", dimostrazione di come voglia superare con Città del Messico una serie di questioni cruciali sul Nafta prima di tornare a discutere con il Canada, una nazione pesantemente criticata a giugno durante e dopo il G7.

Tagliare fuori Ottawa dal Nafta solleverebbe non poche critiche, non solo dall'Alleanza dei produttori di auto.

azionario
Wall Street chiude in calo con crisi turca, settimana positiva solo per il Nasdaq

La seduta a Wall Street è finita in calo con gli investitori che anche in Usa temono la crisi finanziaria turca e l'esposizione delle banche Ue ad essa.

Il DJIA ha perso 196,09 punti, lo 0,77%, a quota 25.313,14.

L'S&P 500 ha lasciato sul terreno 20,3 punti, lo 0,71%, a quota 2.833,28.

Il Nasdaq ha ceduto 52,67 punti, lo 0,67%, a quota 7.839,11.

In settimana, il Dow ha perso lo 0,6%, l'S&P 500 lo 0,3% mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,4%.

Petrolio chiude a NY +1,2% a 67,53 dollari, in settimana -1,25%

Il petrolio a settembre al Nymex è salito dell'1,2% a 67,63 dollari grazie alle stime in rialzo dell'Aie per la domanda globale.

Rispetto ai 68,49 dollari a cui il petrolio aveva finito la settimana precedente, c'è stato un calo dell'1,25%. Quella appena archiviata è stata la sesta settimana di fila in rosso.

Usa: +20% deficit nei primi 10 mesi anno fiscale, boom spese

Nei primi 10 mesi dell'anno fiscale, iniziato il primo ottobre scorso, il deficit di bilancio negli Stati Uniti è cresciuto del 21% sullo stesso periodo dell'anno precedente. E' la conseguenza del taglio delle tasse e dell'aumento della spesa pubblica.

La differenza tra quanto speso e quando incassato da Washington tra ottobre e luglio è stata di 683,97 miliardi contro i 566,02 miliardi dei primi 10 mesi dell'anno fiscale 2017.

Solo a luglio il deficit è stato di 76,87 miliardi di dollari, più ampio del 79% rispetto al luglio 2017. Gli introiti nelle casse federali sono scesi del 3% il mese scorso rispetto a 12 mesi prima mentre le spese sono cresciute del 10%.

azionario
Wall Street: indici sui minimi intraday (Dj -1%), News Corp crolla (-12,5%)

A due ore dalla fine degli scambi, gli indici a Wall Street stanno tornando ad ampliare le perdite alimentate dalla crisi finanziaria turca e dai timori per l'esposizione delle banche Ue al debito di Ankara. Le preoccupazioni si sono accentuate con il crollo record della lira sul dollaro, aumentato quando il presidente americano Donald Trump ha annunciato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio turchi.

Dal fronte macroeconomico, l'inflazione core a luglio in Usa ha messo a segno in balzo maggiore dell'ultimo decennio. Questo non fa che cementare le attese per un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve a settembre.

Sul piano societario, News Corp sta soffrendo la contrazione maggiore da cinque anni (-12,5%): gli investimenti in Foxtel, diventata una delle pay-tv australiane principali, hanno offuscano un buon quarto trimestre; l'esercizio intero è finito con un buco più che doppio a 1,4 miliardi.

Il DJIA e l'S&P 500, che fino a ieri vantavano un bilancio settimana in rialzo, si apprestano a chiudere un'ottava in calo; nonostante le vendite odierne, invece, il Nasdaq resta sopra i livelli di venerdì scorso.

Il DJIA perde 252,22 punti, l'1%, a quota 25.257, lontano dai 25.462,58 raggiunti una settimana fa alla fine degli scambi.

L'S&P 500 perde 23,63 punti, lo 0,8%, a quota 2.829,7, sotto quota 2.840,35 di una settimana fa e sotto i 2.872,87 punti corrispondenti al record di inizio anno.

Il Nasdaq segna un -60 punti, lo 0,76%, a quota 7.831,61 contro 7.812 di una settimana fa.

Il Vix balza del 19,25%.

Il petrolio a settembre al Nymex sale dell'1,2% a 67,60 dollari, sotto i 68,49 dollari di venerdì scorso e verso la sesta settimana di fila in calo. Il greggio è sostenuto dalle stime in rialzo dell'Aie per la domanda globale.

Usa: numero trivelle petrolifere attive torna a salire

Il numero delle trivelle petrolifere attive negli Stati Uniti è tornato a salire nell'ultima settimana. Stando al rapporto pubblicato da Baker Hughes ogni venerdì, i pozzi sono cresciuti di 10 unità a 869 dopo il calo di 2 unità dei sette giorni precedenti. Si tratta di massimi del marzo 2015. Il dato resta lontanissimo dal picco di 1.609 toccato a ottobre del 2014, ma è al di sopra del minimo toccato nel 2009 a 179 trivelle attive. In generale, il numero delle trivelle è in aumento dal giugno 2016.

Il greggio a settembre al Nymex continua a salire, dell'1,26% a 67,65 dollari al barile.

Sicurezza
Usa ordinano alla cinese Hna di vendere edificio vicino alla Trump Tower

Il governo degli Stati Uniti ha ordinato alla conglomerata cinese Hna Group Co. di vendere un grattacielo a Manhattan dove si trova un distretto di polizia che ha il compito di proteggere la Trump Tower. Lo riferisce il Wall Street Journal, che cita fonti a conoscenza dei fatti. La commissione sugli investimenti stranieri negli Stati Uniti, che valuta i rischi per la sicurezza nazionale delle operazioni che riguardano entità di altri Paesi, ha informato la società cinese, che detiene la quota di maggioranza del grattacielo, un paio di mesi fa. La commissione non ha spiegato a Hna perché debba vendere la sua proprietà.

Hna è ora alla ricerca di un compratore per rispettare l'ordine del governo, che comunque non ha fissato una data limite per la cessione del grattacielo. Nel 2016, prima dell'elezione di Trump, Hna ha acquistato il 90% di un grattacielo di 21 piani sulla Third Avenue, valutando il palazzo, che si trova a pochi isolati dalla Trump Tower, 463 milioni di dollari. Il presidente Trump mantiene una residenza nel grattacielo sulla Fifth Avenue, anche se raramente vi è stato visto dal giorno dell'inaugurazione del suo mandato. Hna, Anbang Insurance Group e altri investitori cinesi hanno speso decine di miliardi di dollari in asset prestigiosi non solo a New York, ma in molte altre città, come Los Angeles e Chicago. Negli ultimi due anni, però, il governo cinese ha fermato questo tipo di investimenti all'estero, ha ricordato il Wall Street Journal.

Wall Street resta in calo ma sopra i minimi intraday, focus su crisi turca

Superato il giro di boa gli indici a Wall Street restano in calo ma sopra i minimi intraday raggiunti quando la lira turca era arrivata a cedere il 20% contro il dollaro; il presidente americano Donald Trump aveva appena annunciato un raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio turchi aumentando il pressing su Ankara, un alleato Nato che con Washington è protagonista di tensioni diplomatiche dovute al fatto che cittadini Usa sono detenuti nella nazione.

La lira turca ha perso il 40% circa quest'anno a causa non solo del peggioramento dei conti pubblici ma anche dei timori degli investitori per l'autonomia della banca centrale locale, che recentemente non ha alzato i tassi nonostante la mossa fosse ritenuta necessaria; il timore è che sia controllata dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Quest'ultimo oggi ha chiesto alla popolazione di vendere dollaro e oro per sostenere la lira mentre c'è chi, tra gli analisti, non esclude l'introduzione di controlli sui capitali e magari una richiesta di aiuto all'Fmi. La crisi turca, alimentata dai timori per l'esposizione delle banche Ue al debito turco, chiude una settimana iniziata con rinnovate tensioni commerciali tra Usa e Cina.

Il DJIA e l'S&P 500, che fino a ieri vantavano un bilancio settimana in rialzo, si apprestano a chiudere un'ottava in calo; nonostante le vendite odierne, invece, il Nasdaq resta sopra i livelli di venerdì scorso.

Arrivato a perdere oltre 200 punti, il Dow ne cede 185, lo 0,7%, a quota 25.323 contro i 25.462,58 raggiunti una settimana fa alla fine degli scambi.

L'S&P 500 perde 16,5 punti, lo 0,6%, a quota 2.836, sotto quota 2.840,35 di una settimana fa e sotto i 2.872,87 punti corrispondenti al record di inizio anno.

Il Nasdaq segna un -32,24 punti, lo 0,4%, a quota 7.859 contro 7.812 di una settimana fa.

Il Vix balza del 13,75%.

Il petrolio a settembre al Nymex sale dell'1,2% a 67,63 dollari, sotto i 68,49 dollari di venerdì scorso e verso la sesta settimana di fila in calo. Il greggio è sostenuto dalle stime in rialzo dell'Aie per la domanda globale.

WeWork: SoftBank investe 1 mld $, vendite semestrali più che raddoppiate

WeWork, la società di spazi di lavoro condivisi, ha detto di avere raccolto un altro miliardo di dollari di finanziamento dalla giapponese SoftBank. Il gruppo - attivo in Europa in Francia, Germania, Irlanda, Olanda, Regno Unito, Spagna, Svezia e Polonia ma non in Italia - ha detto che nel primo semestre del 2018 la sua perdita è più che triplicata a 723 milioni di dollari rispetto allo stesso periodo del 2017; a pesare sono stati gli investimenti nelle nuove aperture. I ricavi semestrali sono però più che raddoppiati a 763,8 milioni.

WeWork, una start-up valutata 20 miliardi di dollari, ha precisato che l'investimento giunto da SoftBank (che è socio anche di Uber e Sprint) c'è stato sotto forma di bond subordinati convertibili. Lo scorso agosto la conglomerata giapponese aveva già investito 4,4 miliardi in titoli del gruppo.

Meredith vuole vendere Time a breve, interessato a stazioni TV

Grazie a un aumento delle vendite da diffusione, l'editore che vuole sbarazzarsi della rivista Time (comprata lo scorso gennaio) ha chiuso un trimestre con conti migliori del previsto.

Meredith, questo il nome dell'azienda, si è inoltre detta interessa ad acquisire stazioni TV con un focus sui mercati di dimensioni medio-grandi. Gli annunci sono giunti all'indomani della decisione di Tribune Media di fare saltare l'accordo da 3,9 miliardi di dollari per un merger con Sinclair, denunciato con l'accusa di non avere fatto abbastanza per ottenere l'ok alle nozze dei regolatori. Sinclair possiede più di 170 stazioni tv in mercati relativamente piccoli mentre Tribune ha 42 stazioni nei mercati più grandi.

Nel suo quarto trimestre fiscale Meredith ha registrato 16,8 milioni di utili netti, in calo del 61% sullo stesso periodo dell'esercizio precedente. I ricavi sono saliti del 77% a 788,1 milioni contro stime per 787,1 milioni. La pubblicità ha generato 375,5 milioni, sotto le previsioni degli analisti per 399,9 milioni; le vendite da diffusione sono state di 190,4 milioni, sopra le attese per 178,1 milioni. I costi operativi sono cresciuti dell'89,7% a 715,1 milioni.

Nell'intero esercizio 2018 gli utili sono scesi a 114 milioni da 188,9 milioni e i ricavi sono stati pari a 2,247 miliardi (+30%).

L'azienda ha detto di aspettarsi di vendere Time, Sports Illustrated, Fortune e Money all'inizio dell'anno fiscale 2019. Al Nyse il titolo Meredith perde quasi il 6% a 50,35 dollari. Da gennaio ha ceduto quasi il 25% e negli ultimi 12 mesi il 13%.

Wall Street: il settore della difesa valuta il rischio Turchia

Il settore americano della difesa rischia di essere vittima delle tensioni diplomatiche e commerciali tra gli Stati Uniti e la Turchia, due alleati Nato.

In gioco ci sono ordini per 100 esemplari del caccia F-35 prodotto da Lockheed Martin (-0,7%), che ad Ankara dovrebbe vendere anche gli elicotteri Black Hawk e una buona parte della flotta turca di jet F-16. Anche United Technologies (-0,7%) potrebbe risentirne dal momento che la divisione Pratt & Whitney produce i motori per l'F-35 e a un certo punto aveva pianificato l'apertura di un impianto di assemblaggio in Turchia.

Petrolio vola grazie all'Aie, a NY +1,6% a 67,86 dollari al barile

Sceso ieri sui minimi di sette settimane, il petrolio sta rimbalzando al Nymex. Il contratto settembre avanza dell'1,6% a 67,86 dollari al barile, massimi di giornata. Segnali di una domanda in aumento stanno controbilanciando le preoccupazioni legate agli effetti delle tensioni commerciali.

L'Agenzia internazionale dell'energia oggi ha alzato le stime della crescita della domanda globale di greggio nel 2019 di 110mila barili al giorno a 1,5 milioni di barili. L'organismo parigino ha tuttavia avvertito che ci sono rischi dati dalle tensioni commerciali in corso e da cambiamenti degli equilibri sulle forniture: si ricorda che la Cina ha promesso nuovi dazi su 60 miliardi di dollari di importazioni americane incluso il petrolio e che da novembre gli Usa sanzioneranno il settore energetico iraniano e chiunque non avrà ridotto a zero le importazioni di petrolio di Teheran.

L'Aie ha anche detto che le scorte mondiali sono cresciute a luglio di 300mila barili al giorno a 99,4 milioni di barili, principalmente per via di un aumento della produzione della Russia e membri Opec come il Kuwait e gli Emirati Arabi Uniti. A Mosca il mese scorso l'output è aumentato di 150.000 barili al giorno a 11,21 milioni di barili al giorno, solo 14.000 unità sotto al record dell'ottobre 2016.

Secondo l'Aie, la produzione dell'Opec il mese scorso è rimasta costante a 32,18 milioni di barili al giorno grazie a un inatteso calo di quella dell'Arabia Saudita, il leader di fatto del cartello (-10mila barili al giorno a 10,35 milioni di barili al giorno). Per il 2018 l'Aie ha lasciato il suo outlook invariato.

L'Opec e 10 nazioni che non ne fanno parte come la Russia nel novembre 2016 decisero uno storico taglio dell'output di circa 1,8 milioni di barili al giorno, all'epoca pari al 2% della produzione mondiale. L'obiettivo, riuscito, era riequilibrare il mercato e sostenere i prezzi che erano in calo dal 2014. Complici anche problemi in Venezuela e Libia, il livello di compliance nell'iniziativa ha superato però le quote previste, motivo per cui lo scorso giugno Opec e Russia decisero di aumentare la produzione per riportare la compliance al 100% dal 150%. Secondo l'Aie la compliance a luglio è scesa al 97%.

Casa Bianca: Trump ha autorizzato "preparazione di documenti" su dazi contro metalli turchi

La Casa Bianca ha emesso il primo commento successivo al tweet con cui il presidente americano, Donald Trump, oggi ha detto di avere "appena autorizzato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio della Turchia mentre la sua valuta, la lira turca, scivola rapidamente contro il nostro dollaro molto forte!".

Stando a una portavoce della Casa Bianca, il leader Usa "ha autorizzato la preparazione di documenti per alzare le tariffe doganali su acciaio e alluminio dalla Turchia". Dicendo che le relazioni tra Usa e Turchia "non sono buone in questo momento", Trump aveva scritto che i dazi "sull'alluminio ora saranno al 20% e quelle dell'acciaio al 50%".

Dal civico 1600 di Pennsylvania Avenue a Washington, la portavoce del presidente ha spiegato che i dazi sono legati alla sezione 232 di una legge che permette a un presidente americano di agire sulle tariffe doganali senza passare dal Congresso. Si tratta del Trade Expansion Act del 1962. In base a quella legge, un presidente può imporre dazi su tutti i Paesi i cui prodotti importati in Usa pongono un rischio alla sicurezza nazionale americana. Si tratta in pratica di quella che al di fuori degli Usa è stata vista come una "scusa" per introdurre i dazi sui metalli (anche di alleati e partener commerciali come Ue, Canada e Messico); con la stessa scusa, il dipartimento del Commercio sta studiando se le importazioni di auto e componentistica mettono a repentaglio la sicurezza Usa.

La Casa Bianca oggi ha precisato che il ricorso alla sezione 232 "è indipendente da negoziati commerciali o da qualsiasi altra questione".

azionario
Wall Street amplia le perdite, il Dow sfiora -1% con crollo lira turca

Dopo più di mezz'ora di scambi, gli indici a Wall Street hanno accelerato al ribasso portandosi sui minimi intraday mentre la lira turca è arrivata a cedere il 20% contro il dollaro dopo il raddoppio dei dazi Usa su acciaio e alluminio turchi.

La valuta di Ankara stava già soffrendo quando il presidente americano Donald Trump ha messo ulteriore pressione su una nazione già presa di mira da sanzioni Usa per via della detenzione di cittadini americani. Le tensioni diplomatiche sull'asse Washington-Ankara diventano anche commerciali; considerando che la Turchia è un alleato Nato, l'escalation ha anche implicazioni geopolitiche.

Il DJIA sta vivendo la flessione maggiore dal 25 giugno scorso e ha portato in negativo il suo bilancio settimanale e mensile.

L'S&P 500 si allontana dal record del 26 gennaio scorso che negli ultimi giorni aveva tentato di riconquistare, portando a sua volta in rosso la performance settimanale.

Il Nasdaq per il momento si mantiene in rialzo rispetto a venerdì scorso preparandosi ad archiviare la seconda settimana di fila in aumento.

Il Dow cede 221,38 punti, lo 0,9%, a quota 25.287,85 contro i 25.462,58 raggiunti una settimana fa alla fine degli scambi.

L'S&P 500 perde 17,47 punti, lo 0,6%, a quota 2.836,30, sotto quota 2.840,35 di una settimana fa e sotto i 2.872,87 punti corrispondenti al record di inizio anno.

Il Nasdaq segna un -40 punti, lo 0,5%, a quota 7.852 contro 7.812 di una settimana fa.

Il Vix balza del 12%.

Il petrolio a settembre al Nymex sale dell'1% a 67,49 dollari, sotto i 68,49 dollari di venerdì scorso e verso la sesta settimana di fila in calo.

Il Treasury a 10 anni vede il rendimento scendere del 2,891% dal 2,952% di venerd" scorso.

Ford: -32% annuo vendite in Cina a luglio

Che la Cina sia diventato un mercato dolente per i gruppi auto americani lo si era già capito dalle ultime trimestrali. Oggi è arrivata un'altra prova: Ford ha detto di avere venduto a luglio nella nazione asiatica 57.662 vetture, il 32% in meno rispetto allo stesso mese del 2017. Nei primi sette mesi del 2018 le vendite in Cina sono state pari a 458.105 vetture, il 26% in meno sullo stesso arco temporale dell'anno precedente.

Peter Fleet, presidente di Ford per la regione Asia-Pacifico nonché presidente e Ceo per Ford Cina, ha spiegato che "siamo intensamente concentrati su un piano di rilancio che include cadenze intense del lancio di prodotti per rispondere alle esigenze dei nostri clienti cinesi, a cominciare dalle nuove Ford Focus e Escort. Guardando avanti, forniremo ai nostri clienti ancora più scelte fatte su misura per le preferenze locali".

Al Nyse il titolo Ford cede l'1,3% a 9,78 dollari. Da inizio anno ha perso il 21,4% e negli ultimi 12 mesi quasi il 9%.

T-Bond: prezzi in rialzo con tensioni geopolitiche

I prezzi dei Treasury viaggiano in rialzo in una giornata carattarizzata da un generalizzato sell-off nei mercati azionari. Preoccupa la crisi che sta colpendo la Turchia, la cui lira è crollata a nuovi minimi contro il dollaro e i cui bond sono venduti a piene mani: il rendimento del decennale è salito al 8,209% dopo che il presidente americano Donald Trump ha annunciato il raddoppio di dazi su acciaio e metallo turchi. L'obiettivo di Washington è mettere sotto ulteriore pressione Ankara, 'rea' della detenzione di cittadini Usa tra cui un pastore evangelico.

Dal fronte macroeconomico, l'inflazione core a luglio è cresciuta al passo più veloce dal settembre 2008 (+2,4%) per via soprattutto del costo degli affitti. Il dato non core ha centrato le attese con un +2,9% anno su anno, top del dicembre 2011. Si tratta di performance superiori al tasso di crescita annua del 2% fissato come obiettivo dalla Federal Reserve.

Il decennale americano vede rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - scendere al 2,90% dal 2,935% di ieri. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in ribasso al 2,045%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in ribasso al 2,633%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in decrescita al 2,779%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in calo al 3,05%.

Wall Street: future in calo con crisi turca

I future a Wall Street restano in calo dopo la diffusione dell'indice dei prezzi al consumo di luglio. Il dato è salito su giugno dello 0,2%, come previsto, e del 2,9% rispetto a un anno prima, stabile rispetto a giugno ma ben al di sopra rispetto al tasso annuo registrato da gennaio. La componente core è cresciuta anno su anno del 2,4%, lo 0,1% in più delle previsioni e pari al massimo dal settembre 2008. A spiegare quest'ultimo dato sembrano essere i prezzi per le cure mediche (+1,9% annuo) e per gli affiti (+3,5%, che rappresentano un terzo dell'indice e la spesa principale a carico dei consumatori).

L'attenzione degli investitori oggi è sulla crisi turca, dove la lira sta crollando toccando nuovi minimi contro il dollaro. I listini europei ne risentono per via di timori legati all'esposizione delle banche Ue ad Ankara. Il presidente Usa, Donald Trump, ha appena ordinato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio turchi dicendo che "le nostre relazioni con la Turchia non sono buone in questo momento".

I future del Dow cedono 103 punti, lo 0,4%; quelli dell'S&P 500 perdono 11,25 punti, lo 0,39%; quelli del Nasdaq scivolano di 38,75 punti, lo 0,52%. Il petrolio a luglio al Nymex sale dello 0,64%a 67,24 dollari.

commercio
Trump raddoppia i dazi su acciaio e alluminio da Turchia

Il presidente americano, Donald Trump, ha scritto su Twitter di avere "appena autorizzato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio della Turchia mentre la sua valuta, la lira turca, scivola rapidamente contro il nostro dollaro molto forte!". Spiegando che le tariffe doganali sull'alluminio ora saranno al 20% e quelle dell'acciaio al 50%, Trump ha aggiunto: "Le nostre relazioni con la Turchia non sono buone in questo momento!".

Macro
Prezzi al consumo Usa: a luglio maggiore balzo annuale dal settembre 2008

A luglio i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono cresciuti in linea alle stime. Secondo quanto reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, l'indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,2% su base mensile. Le stime erano per un +0,2%.

Il dato "core", ovvero quello depurato dalla componente dei prezzi dei beni alimentari ed energetici, è cresciuto dello 0,2%, anche in questo caso in linea alle previsioni.

Su base annuale il dato generale è cresciuto del 2,9% rispetto al luglio 2017 (come atteso e pari a quasi il massimo visto durante l'espansione dell'economia in corso); il dato "core" è salito su base annua del 2,4% (le previsioni erano per un +2,3%), e sopra il valore considerato ottimale dalla Federal Reserve, pari al 2%. Quel +2,4% rappresenta il massimo dal settembre 2008.

Il mese scorso i prezzi dell'energia sono scesi dello 0,5% rispetto al mese precedente, mentre quelli di generi alimentari sono saliti dello 0,1%.

Wall Street
Euro in ribasso a 1,1469 dollari, biglietto verde a 110,98 yen

Euro in ribasso dello 0,49% a 1,1469 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,1433 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in ribasso dello 0,09% a 110,98 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,73 yen.

Wall Street
Oro in ribasso a 1.217,30 dollari all'oncia

Oro in ribasso dello 0,21% a 1.217,30 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.212,50 e i 1.392,30 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in ribasso a 66,76 dollari al barile

Petrolio in ribasso dello 0,07% a 66,76 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 47,64 e i 72,98 dollari al barile. 

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Indice dei prezzi al consumo per il mese di luglio alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +0,1% mensile e +2,9% annuale. Consensus: +0,2% mensile e +2,9% annuale. Componente core, precedente: +0,2% mensile e +2,3% annuale. Consensus: +0,2% mensile e +2,3% annuale.

Bilancio del Tesoro per il mese di luglio alle 14 (le 20 in Italia).


Appuntamenti societari

Trimestrale di Meredith a un orario non precisato.


Altri appuntamenti

Il segretario di Stato, Mike Pompeo, riceve il presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim.

Wall Street
Future degli indici Usa in ribasso nel premercato

Future degli indici Usa in ribasso nel premercato, a causa delle turbolenze turche: il Dow Jones perde lo 0,50%, lo S&P cede lo 0,56%, il Nasdaq scende dello 0,65%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita contrastata e sui minimi di giornata: il Dow Jones Industrial Average non è riuscito a portarsi sopra la parità mentre l'S&P 500 l'ha persa sul finale. Il Nasdaq Composite ha invece guadagnato terreno, seppur di poco, grazie a un nuovo record di Amazon. Per l'indice tech è stata l'ottava seduta di fila in rialzo, la serie temporale positiva più lunga da ottobre. Arrivato a un certo punto a guadagnare 29 punti, il DJIA ne ha persi 74,52, lo 0,29%, a quota 25.509,23. L'S&P 500 è sceso di 4,12 punti, lo 0,14%, a quota 2.853,58 ma resta il record pari a 2.872,87 punti raggiunto lo scorso 26 gennaio a portata di mano. Il Nasdaq ha aggiunto 3,46 punti, lo 0,04%, a quota 7.891,78 e punta a tornare ai massimi del 25 luglio scorso a quota 7.932,24. Il petrolio a settembre al Nymex è scivolato dello 0,2%, a 66,81 dollari, minimi di sette settimane.