Wall Street in preda alla volatilità

Tensioni commerciali, Brexit e Apple condizionano i listini

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Wall Street rimbalza dopo forti cali iniziali

La seduta a Wall Street è finita in rialzo e intorno ai massimi intraday. Gli indici sono stati protagonisti di un poderoso recupero: dopo un avvio all'insegna della cautela, avevano invertito rotta per poi accelerare vistosamente al ribasso non appena da Londra è arrivata conferma di uno slittamento del voto al Parlamento britannico sulla Brexit.

Il settore tecnologico (+1,4%) ha contribuito al recupero insieme ad Apple (+0,7%): il titolo del produttore dell'iPhone ha saputo a sua volta invertire rotta dopo essere arrivato a cedere il 2% sulla scia dell'ultima battaglia legale con Qualcomm. Un tribunale cinese ha ordinato lo stop della vendita in Cina dei modelli più vecchi dello smartphone dell'azienda, una vittoria per Qualcomm che sostiene che Apple violi i suoi brevetti.

Sull sfondo resta il caso Huawei per via delle sue potenziali ripercussioni sulla tregua commerciale tra Usa e Cina. Anche le mosse della Federal Reserve restano monitorate: una stretta la settimana prossima è data per scontata ma tra gli investitori montano le aspettative per una banca centrale più cauta nel corso del 2019.

Arrivato a cedere il 2%, il Dow ha guadagnato lo 0,14% a 24.423. La soglia psicologica dei 24mila punti era stata rotta la ribasso per la prima volta dalla fine di giugno.

L'S&P 500 è salito dello 0,18% a 2.637 circa. L'indice benchmark era scivolato sotto i 2.600 punti per la prima volta da maggio.

Il Nasdaq ha aggiunto lo 0,7% a 7.020.

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Wall Street vira in positivo con i tech, Apple rimbalza

Dopo il Nasdaq Composite, anche il Dow Jones Industrial Average e l'S&P 500 sono riusciti a virare in rialzo annullando le perdite che si erano accentuate non appena la premier britannica Theresa May aveva annunciato il posticipo del voto al Parlamento sulla Brexit.

E' il settore tech a fare da traino con Apple che si sta continuamente rafforzando (+0,76%) dopo essere arrivata a perdere il 2%, una performance con cui il gruppo si era aggiudicato la maglia nera tra le blue chip. L'azienda ha deciso di fare ricorso contro l'ingiunzione di un tribunale cinese che, accontentando Qualcomm, ha ordinato lo stop alla vendita di modelli vecchi di iPhone accusati di violare brevetti del produttore di chip. Il mercato continua a monitorare gli sviluppi del caso Huawei per via delle loro potenziali ripercussioni sulle tensioni commerciali tra Usa e Cina.

Gli investitori si domandano inoltre come si comporterà la Fed nel corso del 2019: la settimana prossima è attesa la quarta stretta del 2018 ma c'è chi scommette su una banca centrale più paziente per il futuro. Paul Tudor Jones, famoso hedge fund manager, non si aspetta alcun aumento del costo del denaro nel 2019. Goldman Sachs - tra le banche più hawkish - ha ridotto "leggermente sotto" il 50% le probabilità di una stretta a marzo, suggerendo una pausa che si verificherebbe nel mese in cui terminerà la tregua tra Washington e Pechino.

Il Dow sale di 3,3 punti, lo 0,01%, a quota 24.392. L'S&P 500 avanza di 3 punti, lo 0,11%, a quota 2.636. Il Nasdaq aggiunge 53 punti, lo 0,76%, a quota 7.022.

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Petrolio chiude a NY -3,1% a 51 dollari al barile

Il petrolio ha chiuso la seduta odierna in forte calo, colpa ancora una volta di timori di un rallentamento della crescita mondiale. Ha pesato anche il rafforzamento del dollaro. Il contratto gennaio ha ceduto 1,61 dollari, il 3,1%, a quota 51 dollari al barile. E' stato annullato il balzo del 2,2% di venerdì scorso legato alla decisione dell'Opec e dei suoi alleati di tagliare la produzione.

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Wall Street: gli indici limitano le perdite, Nasdaq in positivo con Apple

Superato il giro di boa, gli indici a Wall Street viaggiano lontano dai minimi intraday toccati subito dopo l'annuncio fatto dalla premier britannica Theresa May del posticipo del voto sulla Brexit.

Il Dow Jones Industrial Average ha più che dimezzato le perdite tornando sopra la soglia psicologica dei 24mila punti, persa a un certo punto per la prima volta dal 28 giugno scorso. L'S&P 500 è ritornato sopra i 2.600 punti, soglia che aveva rotto al ribasso per la prima volta dal 3 maggio scorso.

Il Nasdaq Composite si è riportato sopra la parità mentre Apple sta recuperando quota portandosi al top intraday (+0,33% a 169 dollari). Per gli analisti di Wedbush la decisione di un tribunale cinese in favore di Qualcomm potrebbe suonare peggiore di quel che in realtà sia. Il gruppo è stato colpito da un ordine di stop alla vendita dei modelli vecchi di iPhone in Cina ma Apple intende fare ricorso e sostiene che i suoi prodotti restano disponibili nel mercato mondiale più grande degli smartphone.

Si resta intanto in attesa di sviluppi del caso Huawei: la direttrice finanziaria arrestata in Canada su richiesta degli Usa punta a ottenere la liberazione.

Il DJIA cede 177 punti, lo 0,7%, a quota 24.211. L'S&P 500 perde 11 punti, lo 0,4%, a quota 2.622. Il Nasdaq Composite avanza di 20,7 punti, lo 0,25%, a quota 6.986. Il petrolio a gennaio al Nymex scivola dell'1,6% a 51,79 dollari al barile.

Obstfeld (Fmi): disaccordi Cina-Usa non solo economici, in gioco leadership mondiale

I disaccordi tra Stati Uniti e Cina vanno ben oltre le questioni economiche. "Si fondano sulla questione della leadership globale". Ne è convinto il capo economista uscente del Fondo monetario internazionale, Maurice Obstfeld, che lascerà l'istituto di Washington alla fine del mese.

"Se sei un Paese come gli Stati Uniti, che è stato leader globale e ha dato forma alla struttura della governance mondiale, come gestisci questa relazione che offre opportunità di cooperazione ma anche rischi di conflitto? E come gestisci un sistema che è molto, molto diverso politicamente dal tuo?", ha chiesto retoricamente Obstfeld in una intervista pubblicata sul sito dell'Fmi.

Per colui che si prepara a cedere il suo incarico a Gita Gopinath, professoressa di Studi internazionali e di Economia alla Harvard University, la relazione tra Washington e Pechino "sembra essere diventata più conflittuale", cosa che "alla fine non sarà produttiva perché crea l'impressione che una nazione deve 'vincere' ed essere dominante invece che creare un sistema in cui due Paesi possono coesistere e i conflitti sono contenuti".

Obstfeld, che tornerà a fare il professore alla università californiana di Berkeley, ha ricordato l'approccio del 44esimo presidente americano Barack Obama. Il predecessore di Donald Trump aveva voluto la Trans-Pacific Partnership, "che escludeva la Cina ma che prevedeva una flessibilità con cui i Paesi (Cina inclusa) potevano aderirvi se ne rispettavano le regole. Questa era una strategia per conservare l'influenza degli Usa e per potenzialmente influenzare con il 'soft power' il modo con cui la Cina praticava il commercio", ha spiegato Obstfeld. Trump ritirò gli Usa dalla Tpp non appena mise piede alla Casa Bianca nel gennaio 2017.

Verizon: in oltre 10mila aderiscono agli incentivi per l'uscita

Oltre 10mila dipendenti di Verizon hanno accettato gli incentivi per l'uscita offerti lo scorso settembre dal colosso americano delle telecomunicazioni come parte di un piano per tagliare i costi di 10 miliardi di dollari entro il 2021. Questo significa che la forza lavoro dell'azienda verrà ridotta del 7%. Le persone che hanno aderito al piano di uscita potranno godere di un massimo di 60 settimane retribuite, a seconda di quanto hanno lavorato per Verizon. Il gruppo guidato dallo scorso anno da Hans Vestberg sta investendo pesantemente sulla sua infrastruttura, una strategia diversa da quella della rivale AT&T. Nel primo caso il focus è sulla rete 5G; nel secondo, sul settore dei media dopo l'acquisto di Time Warner.

Al Nyse il titolo Verizon cede l'1,1% a 57 dollari; da inizio anno ha guadagnato il 7,6%. AT&T soffre un -2,8% a 29,3 dollari; da gennaio ha perso il 25%.

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Voto su Brexit slitta, Wall Street accelera sui minimi intraday. Dow sotto i 24mila punti

Gli indici a Wall Street hanno ampliato le vendite raggiungendo nuovi minimi intraday. A peggiorare il sell-off è stata la conferma che il voto al Parlamento britannico sulla Brexit è stato posticipato. Lo ha confermato la premier britannica Theresa May sostenendo che se domani ci fosse stato un voto, l'accordo sarebbe stato bocciato.

La reazione dei mercati è stata immediata con il Dow Jones Industrial Average che ha rotto al ribasso la soglia psicologica dei 24 punti per la prima volta dal 28 giugno scorso. L'S&P 500 si è portato sotto quota 2.600. Il cross sterlina/dollaro è sceso sui minimi di 20 mesi a 1,2510. Al caso Brexit si aggiungono ulteriori prove di un rallentamento della crescita globale: il Giappone ha rivisto al ribasso la contrazione del Pil del terzo trimestre (-0,6% e non -0,3%); in Cina, le esportazioni a novembre sono scese sul mese prima del 12,6% con l'indebolimento della domanda globale.

Inoltre, gli investitori continuano a temere le ripercussioni del caso Huawei sulla tregua commerciale tra Usa e Cina, tregua che il rappresentante commerciale Robert Lighthizer esclude sia prolungata oltre i 90 giorni pattuiti il primo dicembre scorso.

Il DJIA cede oltre 434 punti, l'1,8%, a quota 23.954. L'S&P 500 scivola di 42,35 punti, l'1,6%, a quota 2.591. Il Nasdaq Composite perde 67,7 punti lo 0,96%, a quota 6.900.

Il petrolio a gennaio al Nymex segna un -1,4% a 51,87 dollari al barile.

Usa: Mnuchin tra i papabili per diventare capo di gabinetto al posto di Kelly

Steven Mnuchin, il segretario americano al Tesoro, è preso in considerazione per diventare capo di gabinetto alla Casa Bianca al posto di John Kelly, la cui uscita entro fine anno è stata annunciata sabato scorso dal presidente americano Donald Trump.

Stando alla Cnbc, Mnuchin ha indicato però che si sente più idoneo a guidare il dipartimento del Tesoro. Nonostante questo, riferisce l'emittente, alcuni membri della famiglia Trump spingono affinché sia lui a prendere l'incarico di Kelly.

Un ex Goldman Sachs, Mnuchin è tra i membri dell'amministrazione più in favore del libero scambio. Per questo un suo addio al Tesoro Usa potrebbe essere digerito male dai mercati, che temono la linea commerciale dura del "falco" Peter Navarro in questa fase delicata di tregua tra Usa e Cina.

Tra gli altri nomi che circolano per diventare Chief of Staff figurano quelli di Robert Lighthizer, il rappresentante commerciale incaricato da Trump di guidare i negoziati commerciali tra Washington e Pechino, e Mick Mulvaney, direttore dell'Ufficio per la gestione e il bilancio della Casa Bianca. Ieri Nick Ayers, capo di gabinetto del vicepresidente Mike Pence visto tra i favoriti a succedere a Kelly, ha annunciato la sua uscita dall'amministrazione alla fine del 2018; si era impegnato a restare fino al 2020.

Elliott compra Travelport per 4,4 miliardi di dollari

Elliott Management ha unito le forze con Siris Capital per prendere il controllo di Travelport, fornitore britannico di servizi tecnologici alle aziende turistiche quotato in Usa. La mossa vale 4,4 miliardi di dollari e dimostra come l'attivismo del fondo di Paul Singer sfoci in takeover. Lo dimostra il caso di Athenahealth, società di tecnologia applicata alla sanità di cui ha preso il controllo quest'anno insieme a Veritas Capital per 5,7 miliardi.

Nove mesi fa erano emerse le prime indiscrezioni che Elliott si era preso una quota in Travelport, facendo pressing affinché esplorasse una vendita. Elliott e il gruppo di private equity newyorchese Siris Capital hanno messo sul piatto solo 15,75 dollari per ogni azione Travelport, un premio del 2,3% sul valore raggiunto dal titolo alla fine della seduta di venerdì scorso. Rispetto ai massimi dello scorso luglio a 20,30 dollari, quanto offerto da Singer è a sconto (del 22%).

La transazione dovrebbe essere completata entro il secondo trimestre del 2019. In base all'intesa, Travelport può cercare altri acquirenti fino al 23 gennaio prossimo. Al Nyse il titolo Travelport sale del 2% a 15,70 dollari. Da gennaio ha guadagnato quasi il 20%.

Casa Bianca
Usa, pronta una nuova strategia per contrastare Cina e Russia in Africa

Gli Stati Uniti avrebbero intenzione di presentare, questa settimana, una nuova strategia per rafforzare la loro presenza in Africa e contrastare la crescente influenza di Cina e Russia nel continente. Il piano, preparato dal Consiglio per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, segnerà un cambio di rotta per l'amministrazione, desiderosa di concentrarsi sulla rivalità con Pechino e Mosca, piuttosto che sulla minaccia terroristica, fin qui al centro della strategia statunitense in Africa. Finora, il presidente Donald Trump si è mostrato indifferente verso il continente, tanto da aver impiegato più di un anno per incontrare il leader di un Paese africano; inoltre, in molti Stati dove ancora essere nominato l'ambasciatore statunitense. La nuova strategia, secondo la Nbc, non dovrebbe comunque prevedere più fondi o aiuti per l'Africa, ma una semplice riorganizzazione delle risorse già impiegate nel continente. Se la Cina è presente da anni, tanto da essere diventata il maggior partner commerciale dell'Africa, la presenza della Russia è più recente e caratterizzata soprattutto da accordi di cooperazione militare e di vendita di armi.

Amazon
Amazon vuole aprire a Londra il suo primo negozio fisico fuori dagli Usa

Amazon vorrebbe aprire a Londra, nel Regno Unito, il suo primo negozio fisico al di fuori degli Stati Uniti; lo sostiene il Telegraph, secondo cui la società di Jeff Bezos starebbe cercando lo spazio adatto nella zona di West End. Il primo 'Amazon Go' - negozio senza casse e commessi - è stato aperto a gennaio all'interno del campus della società a Seattle. Una volta scaricata l’app 'Amazon Go', ci si registra all’ingresso del negozio; il cliente sceglie cosa prendere ed esce senza pagare: grazie a telecamere computerizzate e a sensori, l’acquirente viene seguito e ogni oggetto aggiunto a un carrello virtuale; l’importo viene poi addebitato automaticamente sul conto Amazon quando si lascia il punto vendita. Ora, ci sono sette negozi 'Amazon Go' negli Stati Uniti; l'obiettivo sarebbe quello di aprirne 3.000 entro il 2021, secondo quanto affermato a settembre dal sito di Bloomberg.

azionario
Wall Street vira e accelera al ribasso con le banche

E' durato poco il tentativo di recupero degli indici a Wall Street, reduci della settimana peggiore dallo scorso marzo con cali superiori al 4%.

La volatilità torna a farla da padrone con il Vix che sale del 5,4% a 24,5.

A livello settoriale non si salva nessuno: i titoli finanziari cedono l'1,8% e quelli energetici l'1,5%; tentano di contenere le vendite i gruppi delle tlc. Il comparto tecnologico lascia sul terreno lo 0,2% ma Apple è la peggiore blue chip con una flessione del 2,3%. L'azienda non solo risente delle tensioni commerciali tra Usa e Cina ma è stata anche colpita da una ingiunzione ottenuta da Qualcomm da un tribunale cinese, che ha ordinato il divieto di vendita e importazione di gran parte dei modelli di iPhone. Apple - accusata di avere violato due brevetti del produttore di chip - intende fare ricorso e sostiene che i suoi smartphone restano disponibili ai consumatori cinesi.

Il Dow cede oltre 172 punti, lo 0,9%, a quota 24.215. L'S&P 500 perde 17 punti, lo 0,6%, a quota 2.616. Il Nasdaq retrocede di oltre 17 punti, lo 0,3%, a quota 6.954,78. Il petrolio a gennaio al Nymex scivola del 2,4% a 51,33 dollari al barile.

azionario
Wall Street: avvio incerto dopo peggiore settimana da marzo

La seduta a Wall Street è iniziata all'insegna della cautela con rialzi contenuti per i principali indici. Reduci dalla settimana peggiore dallo scorso marzo, i listini restano condizionati dalle preoccupazioni legate alle tensioni commerciali tra Usa e Cina.

Dopo la tregua commerciale di 90 giorni siglata il primo dicembre scorso, i rapporti tra Washington e Pechino sembrano essere intaccati dall'arresto della direttrice finanziaria del colosso tecnologico cinese Huawei. L'arresto c'è stato in Canada proprio il primo dicembre su richiesta degli Usa, che della donna vogliono l'estradizione. L'amministrazione Trump sostiene che il caso è separato dai negoziati commerciali ma i mercati temono che non sia così. Intanto continua in Usa il dibattito su quando ci sarà la prossima crisi; per Jpm, c'è il 35% di probabilità che la recessione ci sia l'anno prossimo contro il 16% calcolato lo scorso marzo. In questo contesto gli investitori sperano sempre di più in una Federal Reserve più lenta ad alzare i tassi: mercoledì prossimo la banca centrale Usa potrebbe rivedere a due da tre il numero delle strette attese per il 2019.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA scivola di 12 punti, lo 0,05%, a quota 24.376. L'S&P 500 sale di 3,11 punti, lo 0,12%, a quota 2.632. Il Nasdaq Composite avanza di 19,33 punti, lo 0,28%, a quota 6.994. Il petrolio a gennaio al Nymex scivola del 2,4% a 51,33 dollari al barile.

Apple attacca Qualcomm: "mossa disperata", la battaglia continua

Nel giorno in cui Qualcomm ha detto di avere ottenuto una ingiunzione preliminare con la quale viene impedita in Cina la vendita di vecchi modelli di iPhone, Apple è tornato a criticare il produttore di chip: "Gli sforzi di Qualcomm per mettere al bando i nostri prodotti sono un'altra mossa disperata avanzata da un'azienda le cui pratiche illecite sono sotto inchiesta dei regolatori di tutto il mondo". In una nota, il colosso guidato da Tim Cook ha aggiunto: "tutti i modelli di iPhone restano disponibili per i nostri clienti in Cina". Apple ha promesso di perseguire "tutte le opzioni legali possibili".

Qualcomm: Cina impedisce import e vendita di quasi tutti gli iPhone, brevetti violati

Continua il braccio di ferro tra Qualcomm e Apple. Il produttore americano di microprocessori ha detto di avere ottenuto da un tribunale cinese una ingiunzione preliminare con la quale viene impedito al colosso tech di importare e vendere in Cina alcuni modelli vecchi di iPhone. La tesi è che i dispositivi violano due brevetti di Qualcomm.

La decisione, datata 30 novembre, del tribunale cinese specializzato nella proprietà intellettuale è la prima nel più grande mercato di smartphone al mondo a limitare la vendita di iPhone. Qualcomm ha spiegato che il tribunale è convinto che Apple abbia violato un brevetto legato all'editing di foto e un altro con cui toccando lo schermo di un dispositivo si può scorrere da una finestra all'altra. Non sembra che il divieto piombato su Apple comprenda gli iPhone più nuovi - i modelli XS, XS Max e XR - perché non erano ancora sul mercato quando il caso è stato aperto.

auto
Tesla: Musk valuta acquisto fabbriche che GM vuole chiudere

Tesla valuta se comprare le fabbriche che General Motors intende chiudere. Lo ha detto il Ceo del produttore di auto elettriche, Elon Musk. Durante una intervista alla trasmissione "60 Minutes" di Cbs, l'amministratore delegato ha affermato: "Potremmo essere interessati. Se vendessero un impianto o se non lo usassero, potremmo esserne interessati".

Musk ha ammesso che il gruppo californiano ha vissuto un momento di "vita o morte" mentre aumentava la produzione della Model 3, la berlina elettrica pensata per il mercato di massa. Il Ceo ha poi criticato UAW per cercare di entrare in Tesla e anche l'autorità di borsa Usa con cui ha siglato un patteggiamento.

La Securities and Exchange Commission lo ha costretto a lasciare la presidenza del cda del gruppo, a versare personalmente 20 milioni di dollari di multa e a mettere sotto controllo i suoi tweet dopo quelli del 7 agosto scorso cui cui parlò di un delisting di Tesla mai realizzato. Per la Sec, Musk aveva fuorviato gli investitori. Lui ha detto: "Voglio essere chiaro. Non rispetto la Sec". In merito al suo comportamento irriverente, lui ha affermato: "Nessuno è perfetto".

Pur ammettendo di essere stato "un po' impulsivo", Musk ha spiegato che "sono semplicemente me stesso. Di sicuro ero decisamente sotto stress ma il sistema sarebbe fallito se non avessi lavorato con ritmi insani". Il Ceo di Tesla ha poi negato di fumare cannabis (sollevò le polemiche dopo avere fumato uno spinello durante un podcast in Usa offerto dal conduttore). E citando la libertà di parola ha detto che i suoi tweet non sono controllati da nessuno prima della loro pubblicazione, a meno che non abbiamo a che fare con le sorti di Tesla.

La giornata a Wall Street

Dati macroeconomici

Rapporto JOLTS sui posti di lavoro vacanti per il mese di ottobre alle 10 (le 16 in Italia).


Appuntamenti societari

Non si segnalano trimestrali di rilievo.

Wall Street
Future degli indici Usa in ribasso nel premercato

Wall Street sotto pressione per le preoccupazioni sulla crescita economica globale e le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina: i future del Dow Jones perdono lo 0,22%, quelli dello S&P lo 0,24%, quelli del Nasdaq lo 0,23%.

La seduta di venerdì scorso è finita in forte calo, cosa che ha provocato il maggiore tonfo settimanale per gli indici dallo scorso marzo. Arrivato a cedere fino a 662 punti, il Dow ne ha lasciati sul terreno 558,72, il 2,24%, a quota 24.388,95. L'S&P 500 ha perso 62,87 punti, il 2,33%, a quota 2.633,08. Il Nasdaq Composite ha registrato una flessione di 219 punti, il 3,05%, a quota 6.969,25. In settimana i tre indici hanno subito un tonfo, rispettivamente, del 4,5%, del 4,6% e del 4,9%. Il Vix è volato del 9,6% a 23,23 punti. Il settore tech ha ceduto il 3,5% con Apple (-3,6%) e Alphabet (-2,9%) che hanno annullato i rialzi del 2018 (ora da inizio anno sono in calo rispettivamente dello 0,44% e dello 0,66%); per il produttore dell'iPhone, il 2018 potrebbe essere il primo anno in rosso dal 2015. Il petrolio a gennaio al Nymex è salito del 2,2% a 52,61 dollari grazie alla decisione dell'Opec e dei suoi alleati di tagliare la produzione.