Wall Street digerisce il dato sull'inflazione

Dato sceso a dicembre per la prima volta in nove mesi. L'attenzione resta anche su shutdown e negoziati commerciali con la Cina

energia
Ceo di PG&E se ne va, la più grande utility californiana sull'orlo della bancarotta

Dopo quasi due anni alla guida della più grande utility californiana, PG&E, la Ceo Geisha Williams ha dato le dimissioni mentre l'azienda è sull'orlo della bancarotta. E' attesa oggi una decisione sul ricorso potenziale al Chapter 11, che potrebbe avvenire tra due settimane,

L'azienda di San Francisco ha comunicato di domenica di avere iniziato la ricerca di un nuovo amministratore delegato.

Arrivata al vertice del gruppo nel marzo 2017, la 57enne Williams (allora la prima Ceo di origini Latinoamericane alla guida di un'azienda Fortune 500, è figlia di rifugiati cubani) è reduce da tre mesi orribili in cui la società ha bruciato due terzi del suo valore di borsa. Tutto è iniziato con il maxi incendio scoppiato a novembre in California, il più mortale della storia dello stato. Gli inquirenti stanno cercando di capire se PG&E sia all'origine della catastrofe le cui fiamme potrebbero avere provocato danni fino a 30 miliardi di dollari.

Venerdì 11 gennaio il titolo aveva chiuso invariato al Nyse a 17,59 dollari con una capitalizzazione di 9,1 miliardi.


Finanza
La Cina rallenta i piani di Visa e Mastercard

La Cina sembra stia utilizzando barriere informali all'ingresso al suo mercato ostacolando i piani di due gruppi americani nonostante le norme locali garantiscano un trattamento equo. Oltre un anno fa Visa e Mastercard hanno fatto domanda per potere gestire pagamenti in yuan, la valuta locale. Regole del 2017 hanno rimosso gli ostacoli alla partecipazione straniera a un mercato da 124mila miliardi di dollari. Nonostante questo, riferiscono fonti al Financial Times, la banca centrale cinese non ha ancora formalmente preso atto delle richieste delle due aziende Usa, mossa che sarebbe il primo passo verso una approvazione o una bocciatura. Una decisione deve esserci entro 90 giorni dalla presa d'atto. 

Ciò non fa che complicare il quadro in cui si inseriscono le trattative commerciali tra Usa e Cina in vista del primo marzo, quando finirà la tregua da 90 giorni.

Lo scorso novembre American Express fu il primo gruppo straniero di carte di credito a ottenere un via libera iniziale dalla banca centrale cinese; peccato che la nuova entità creata è una joint venture al 50% con un partner cinese. Il sospetto è che Pechino prema affinché la stessa cosa succeda con Visa e Mastercard.

Usa
Lo shutdown? Per gli americani è colpa di Trump e dei repubblicani

Il 53% degli americani crede che sia colpa più di Donald Trump e del Gop che dei democratici se gli Stati Uniti sono arrivati a vivere lo shutdown più lungo della storia. E molti di loro si rifiutano di credere che al confine tra Usa e Messico ci sia una crisi data dalla "invasione" di migranti illegali, come l'ha descritta il presidente. E' quanto emerge da un sondaggio condotto dal Washington Post e da Abc News. Il campione attribuisce la responsabilità al 29% dei Dem al Congresso contro un 13% che crede che ambo i partiti siano colpevoli.

Il 42% degli intervistati, tuttavia, è favorevole alla costruzione del muro controverso al confine meridionale dell'America, il nodo cruciale dello stallo politico: Trump lo vuole, i democratici no e dunque non sono disposti a sottoscrivere una legge di spesa che contenga i fondi necessari per la costruzione e che allo stesso tempo torni a finanziare il governo federale consentendone la riapertura. Quella percentuale è cresciuta dal 34% del gennaio 2018. Chiaramente gli elettori repubblicani sono i più interessati a un muro (87% da 71%). La maggioranza degli americani (il 54%) si oppone comunque all'idea, in calo dal 63% di un anno fa.


tlc
Viacom tratta per cedere maggioranza attività in Cina che comprendono Mtv

Viacom sta trattando per cedere la quota di maggioranza in alcune delle sue attività in Cina che comprendono i canali Mtv e Nickeloden. Lo riferisce il Wall Street Journal secondo cui il gruppo delle tlc newyorchese è stato in contatto con almeno una entità cinese interessata.

Finanza
Il 're dei bond' di Wall Street avverte: c'è un "oceano di debito"

Jeffrey Gundlach, noto a Wall Street come il 're dei bond', è tornato a sottolineare i pericoli associati al mercato americano delle obbligazioni aziendali. Secondo il numero uno di DoubleLine Capital, le vendite di bond spazzatura, la crescita significativa di obbligazioni con un investment grade e la riduzione da parte della Fed del suo bilancio (gonfiato negli anni della crisi dagli acquisti di Treasury e bond ipotecari) sono risultati in un "oceano di debito".

Lui contesta la tesi del presidente americano, Donald Trump, secondo cui l'economia americana non è mai stata così forte. Per Gundlach, l'economia statunitense si fonda su debito. L'investitore prevede per il 2019 una crescita in Usa di solo lo 0,5% a fronte di oneri del Paese pari a sei volte il Pil ossia 122mila miliardi di dollari.

"Questa è un'economia artificialmente forte, cosa dovuta agli stimoli di spesa. Abbiamo messo in circolazione sempre più debito quando invece dovremmo fare il contrario", ha detto a un panel organizzato da Barron's. Tra i pochi ad avere chiuso il 2018 in positivo, Gundlach si aspetta altri cali per l'azionario, che secondo lui è da "orso". "Non reputo un mercato orso quando ha perso il 20% [dal suo ultimo picco, ma da come si comporta".

Tech
L'ambasciatore Varricchio al Ces di Las Vegas: "Italia creativa e competitiva"

L’Ambasciatore d’Italia Armando Varricchio si è recato a Las Vegas in Nevada per visitare il Consumer Electronics Show (CES). Da oltre 50 anni il CES è la più importante fiera mondiale dell’innovazione dove nuove idee, tecnologie e investitori si incontrano. Quest’anno, grazie al sostegno dell’Istituto per il Commercio Estero, della Regione Sardegna, di Teorema Engineering e di Area Science Park, erano oltre 70 le imprese e start-up italiane presenti alla manifestazione.

Nel corso della sua visita al padiglione italiano nell’area Eureka Park, l’Ambasciatore ha incontrato i numerosi giovani imprenditori e i rappresentanti di start-up provenienti da tutta Italia, tutti spinti da una forte passione per l’innovazione e le nuove tecnologie e desiderosi di conquistare il mercato americano.

“Il padiglione italiano è al centro di questa straordinaria realtà”, ha detto l’Ambasciatore. “I partecipanti al CES2019 sanno benissimo quale sia la ricchezza del nostro tessuto produttivo e come gli italiani siano allo stesso tempo grandi imprenditori e grandi innovatori. Visitare il padiglione italiano consente di toccare con mano l’incredibile creatività e la forza competitiva del nostro Paese”.

A Las Vegas l’Ambasciatore ha inoltre incontrato il neo-eletto Governatore del Nevada Steve Sisolak, con il quale ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra Italia e Stati Uniti, e in particolare con il Nevada, per stimolare crescita e occupazione. L’incontro ha avuto luogo nella sede di IGT, società italiana leader mondiale nel settore dell’intrattenimento e uno dei principali datori di lavoro dello Stato.

Infine, l’Ambasciatore ha incontrato i rappresentanti della comunità italiana e visitato il Lou Ruvo Center for Brain Health, importante centro di ricerca e cura delle malattie neurologiche fondato dall’italo-americano Larry Ruvo.

azionario
Wall Street chiude il lieve calo, settimana positiva

Per la prima volta dopo cinque sedute di fila in rialzo, gli indici a Wall Street hanno finito in lieve calo e lontano dai minimi intraday. Nelle ultime due ore di scambi, i listini si sono risollevati tanto che il Dow Jones Industrial Average e l'S&P 500 per un soffio non sono riusciti a virare in rialzo. E' finita una settimana positiva.

Il Dow ha perso lo 0,02% a quota 23.995,95. L'S&P 500 ha ceduto lo 0,01% a 2.596,26 punti. Il Nasdaq ha lasciato sul terreno lo 0,21% a 6.971,48 punti. In settimana il guadagno è stato del 2,5% per i primi due indici e del 3,5% per quello tech.

Gli investitori sembrano essersi presi una pausa dopo il recente rally che ha permesso di recuperare terreno dalla peggiore vigilia di Natale di sempre. Lo shutdown del governo federale, da domani il più lungo della storia, resta monitorato: il presidente americano ha escluso di ricorrere per ore all'emergenza nazionale che gli permetterebbe di costruire il muro tra Usa e Messico bypassando il Congresso (che altrimenti deve approvare la sua richiesta di fondi a quello scopo).

A fine mese nella capitale americana riprenderanno i negoziati commerciali tra Usa e Cina dopo le trattative che si sono tenute a Pechino da lunedì a mercoledì di questa settimana.

General Motors ha premuto sull'acceleratore (+7,1% a 37,18 dollari): il gruppo ha alzato le sue stime sugli utili del 2018 e detto che i profitti del 2019 saliranno ulteriormente.

Petrolio chiude in calo, prima volta dopo 9 sedute in rialzo

Il petrolio a New York ha chiuso la prima seduta in calo dopo nove di fila in rialzo, cosa non accadeva dal gennaio 2010. Il contratto febbraio al Nymex è scivolato di 1 dollaro, l'1,9%, a quota 51,59 dollari al barile. Hanno pesato rinnovati timori sull'andamento dell'economica globale. Rispetto a venerd" scorso, l'incremento è stato di circa il 7,5%. Quella appena conclusa è stata la seconda settimana di fila in aumento.

S&P: se durerà altre due settimane, shutdown costerà più deò muro

Se la paralisi parziale del governo federale, giunta al suo ventunesimo giorno, durerà altre due settimane, il suo costo per l'economia americana sarà superiore a fondi chiesti dal presidente Donald Trump per la costruzione del muro lungo il confine tra Usa e Messico.

Stando ai calcoli di S&P Global Ratings, lo shutdown sarà arrivato a costare oltre 6 miliardi di dollari tra 14 giorni. La cifra supererebbe i 5,7 miliardi che Trump ha chiesto per finanziare la costruzione della barriera e che esige siano inseriti in una qualsiasi legge di spesa pensata per riaprire il governo.

Sempre secondo l'agenzia di rating, entro oggi gli Usa avranno mandato in fumo 3,6 miliardi. In una nota odiera il capo economista di S&P, Beth Ann Bovino, ha scritto: "Stimiamo che lo shutdown sottragga al Pil reale del trimestre 1,2 miliardi di dollari circa per ogni settimana in cui il governo è parzialmente chiuso. Potrebbero sembrare spiccioli per la più grande economia al mondo ma significano tanto per quei lavoratori senza stipendio che cercano di coprire le loro spese".

azionario
Wall Street riduce le perdite, Gm continua a correre

Superato il giro di boa, gli indici a Wall Street restano in calo ma sopra i minimi di seduta. Degli 11 settori, solo tre sono in rialzo frazionale: quello finanziario, dei beni discrezioni e di prima necessità. Il comparto delle utility soffre più di tutti con un calo dello 0,9%.

Gli investitori monitorano lo stallo politico a Washington che sta provocando uno shutdown del governo federale che da domani sarà il più lungo di sempre. La paralisi parziale del governo è giunta oggi al suo 21esimo giorno e se continuerà per altre due settimane, dice S&P, il suo costo per l'economia Usa sarà superiore a quello per la costruzione del muro che il presidente Donald Trump vuole. Il fatto che a fine mese sia atteso nella capitale americana il vice premier cinese per continuare i negoziati commerciali non basta oggi a dare sostegno ai listini, reduci da 5 giornate di fila in rialzo.

Tra le aziende, GM vola del 9% grazie all'aumento delle guidance per gli utili 2018 e a stime per quelli del 2019 superiori al consenso. Il produttore canadese di cannabis Tilray vola (+23,66%): il suo più grande socio, un fondo di private equity appoggiato da Peter Thiel, non intende cedere quote. Square (+0,7%), che offre soluzioni di pagamento per i piccoli esercenti, perde il suo responsabile prodotto, che passa a Visa (-0,5%).

Il Dow cede 43,7 punti, lo 0,18%, a quota 23.958. L'S&P 500 perde 2,4 punti, lo 0,09%, a quota 2.594. Il Nasdaq Composite segna un -17,3 punti, lo 0,25%, a quota 6.968.

Il petrolio a febbraio al Nymex scivola dell'1,58% a 51,76 dollari al barile dopo nove sedute di fila in aumento, cosa che non succedeva dal gennaio 2010.

Twitter
Twitter: aumenta la censura in Cina, utenti minacciati e detenuti per i loro post

La censura cinese su internet si fa sempre più serrata. A farne le spese sono soprattutto gli utenti di Twitter, minacciati e arrestati con la sola colpa di aver pubblicato dei post sul social network, vietato in Cina e accessibile solo da una piccola parte della popolazione, che usa un software capace di aggirare i controlli. Secondo un articolo del New York Times, un numero crescente di utenti del social preferito dal presidente statunitense Donald Trump viene arrestato, minacciato e detenuto in carcere. I controlli sulla vita online dei cinesi sarebbero sempre più opprimenti, come parte di una campagna contro internet voluta dal presidente Xi Jinping. "Se rinunciamo a Twitter, perdiamo uno degli ultimi posti per parlare" ha commentato Wang Aizhong, attivista per i diritti umani. Secondo una recente ricerca, solo lo 0,4% degli utenti cinesi di internet, ovvero 3,2 milioni di persone, usa Twitter. La censura, però, oltrepassa i confini cinesi: il governo di Pechino chiede sempre più spesso la cancellazione di contenuti sgraditi apparsi su Facebook e Google, nonostante siano entrambi inaccessibili in Cina.

Starbucks
Starbucks sarà la prossima società Usa a subire la debolezza cinese, secondo Goldman Sachs

Starbucks sarà la prossima società statunitense, dopo Apple, a subire la debolezza economica della Cina. Lo sostiene Goldman Sachs, che ha per questo declassato il titolo da 'buy' (comprare) a neutrale, citando proprio "alcuni elementi su cui fare attenzione in Cina". Apple ha sofferto a Wall Street, a causa del calo delle vendite degli iPhone in Cina; anche McDonald's ha parlato di un rallentamento nella regione. Goldman ha anche abbassato il 'price target' di Starbucks da 75 a 68 dollari. La catena di caffetterie ha 3.600 punti vendita in Cina e ha intenzione di raddoppiare la propria presenza nel Paese entro quattro anni. Nel premercato, il titolo perde il 2,87%, scendendo a 62,35 dollari.

economia
Shutdown Usa mette a rischio serie record di creazione di posti di lavoro

Lo shutdown del governo federale, giunto al suo ventunesimo giorno, potrebbe mettere fine alla serie record di 99 mesi consecutivi in cui i datori di lavoro americani hanno reclutato personale. Come emerso dal rapporto sull'occupazione americana del dicembre 2018, le aziende Usa hanno reclutato personale ogni mese dall'ottobre 2010.

Questo trend potrebbe essere interrotto se centinaia di migliaia di dipendenti pubblici costretti a stare a casa senza retribuzione per via della paralisi parziale del governo federale non rientreranno nei libri paga federali di gennaio. L'avvertimento giunge da Moody's: "Il dato [sul numero di posti di lavoro creati] a gennaio potrebbe essere molto brutto".

E' ancora presto per sapere se i dipendenti pubblici costretti al congedo non retribuito (che in questo contesto si chiama "furlough") saranno esclusi dal rapporto sull'occupazione americana di gennaio, in arrivo il primo febbraio prossimo. Se dal conteggio verranno lasciati fuori i circa 380mila lavoratori oggetto di furlough, la creazione di posti di lavoro nel settore privato potrebbe non bastare per sostenere l'occupazione totale.

Stando al dipartimento americano del Lavoro, gli altri 420mila dipendenti pubblici colpiti dallo shutdown - quelli giudicati essenziali e che stanno lavorando pur senza essere pagati - rientrano nei conteggi legati al rapporto attentamente monitorato dagli investitori. La buona notizia è che anche se il dato di gennaio dovrebbe essere in calo, gli operatori di mercato si concentreranno sull'andamento del settore privato. Quest'ultimo ha creato occupazione sin da inizio 2010.

auto
Ford taglierà 1.150 posti nel Regno Unito (sindacato Unite)

Il più grande sindacato britannico che rappresenta i lavoratori del settore auto ha detto che Ford Motor intende tagliare 1.150 posti di lavoro nel Regno Unito come parte della riorganizzazione in Europa, annunciata ieri dal secondo maggiore produttore americano di auto dopo General Motors.

Stando al sindacato, chiamato Unite, sarà la fabbrica di motori a Bridgend, nel Galles, a subire il colpo più duro: dà lavoro a circa 1.700 persone ma quasi mille perderanno il posto entro il 2021. Gli altri 150 posti che salteranno saranno nelle attività dei trasporti di Ford, cosa che potrebbe colpire camionisti. Unite ha definito "triste" la notizia, che Ford non ha ancora confermato.

Secondo Unite però i rappresentanti sindacali sono stati informati della scelta dell'azienda. "Si tratta di un colpo devastante per i nostri membri e le loro famiglie, che avrà implicazioni gravi per l'economia e la filiera produttiva del Galles", ha dichiarato Des Quinn, il numero uno del sindacato. "Unite è totalmente intenzionata a opporsi a licenziamenti forzati e intende battersi per garantire un futuro alla fabbrica di Bridgend".

Al Nyse Ford sale dell'1,6% a 8,8 dollari; negli ultimi 12 mesi ha ceduto il 33%, più del calo registrato da GM (-15%) e da Fca (-30%).

FOX
Murdoch non interessato a ricomprarsi reti tv sportive cedute a Disney

Il magnate dei media Rupert Murdoch non realizzerà un colpo clamoroso che a ottobre sembrava possibile: non si ricomprerà, magari a sconto, le 22 reti sportive regionali cedute a Walt Disney come parte del pacchetto di asset dell'intrattenimento della sua 21st Century Fox.

Disney - che controlla il canale sportivo Espn - è chiamata a cederli per completare un'operazione da 71,3 miliardi di dollari che comprende Star India, studi cinematografici e televisivi, reti via cavo dedicate all'intrattenimento e la partecipazione nel servizio di video in streaming Hulu. Per aggiudicarseli, Disney ha dovuto combattere contro Comcast, che era a sua volta interessata a quegli asset.

La nuova "Fox", l'azienda che nascerà da quanto rimasto dopo la maxi vendita a Disney, sarà concentrata sulle emittenti tv. Stando a un documento depositato presso l'autorità di borsa Usa, Murdoch "non ha intenzione" di fare un'offerta per le 22 reti sportive regionali che la Giustizia Usa ha chiesto a Disney di cedere e su cui vengono trasmesse le partite di 44 team professionistici appartenenti a Major League Baseball, National Basketball Association e National Hockey League.

Secondo indiscrezioni di Cnbc, in vista del secondo round di offerte di fine mese, il gruppo Sinclair Broadcast è l'unico in pista per fare un'offerta su emittenti che per gli analisti di Guggenheim Securities valgono 25 miliardi di dollari. Secondo altre stime valgono tra i 16 miliardi e i 20 miliardi di dollari. Il rapper nonché attore Ice Cube era tra gli interessati. Amazon starà fuori dalla partita mentre Blackstone e Apollo speravano - dice Cnbc - di unire le forze con Fox per lanciare una proposta.

azionario
Wall Street: avvio in calo dopo 5 sedute in rialzo (Dj -0,5%), Gm corre

La seduta a Wall Street è iniziata in calo dopo cinque sedute di fila finite in rialzo, cosa che per il Dow Jones Industrial Average e per l'S&P 500 non accadeva rispettivamente dagli scorsi ottobre e settembre.

Gli investitori iniziano a guardare con preoccupazione allo shutdown del governo federale, giunto al suo ventunesimo giorno. Il timore tra gli analisti è che le attività della pubblica amministrazione torneranno alla normalità ma solo dopo averne subito gli effetti negativi in termini economici, finanziari e politici. Inoltre sono ritornate preoccupazioni per l'andamento dell'economia cinese, alle prese con i dazi americani. Usa e Cina sono nazioni protagoniste di una tregua commerciale e di rinnovati negoziati.

Dopo la serie di tagli alle guidance societarie giunta ieri da aziende come Macy's, American Airlines e Barnes & Noble, oggi General Motors (+7,8%) ha alzato le sue per il 2018 e ha detto di aspettarsi un 2019 migliore.

Dopo i primi minuti di scambi, il Dow cede quasi 136 punti, lo 0,57%, a quota 23.866. L'S&P 500 perde 14,4 punti, lo 0,56%, a quota 2.582. Il Nasdaq Composite segna un -37 punti, lo 0,5%, a quota 6.948,53. Il petrolio a febbraio al Nymex scivola dell'1% a 52 dollari al barile dopo nove sedute di fila in aumento, cosa che non succedeva dal gennaio 2010.

azionario
Wall Street: future in calo, focus su shutdown giunto al 21esimo giorno

I future a Wall Street sono rimasti in lieve calo dopo la diffusione del dato sui prezzi al consumo, sceso a dicembre per la prima volta in nove mesi. A spiegare la flessione dell'indice a dicembre su novembre è stato il ribasso dei prezzi energetici e in particolare della benzina (-7,5%, la flessione maggiore dal maggio 2014); questo dato ha controbilanciato i rialzi di affitti, spese mediche e generi alimentari (+0,4% mensile, top del maggio 2014). Su base annuale l'indice ha messo a segno l'incremento più contenuto dall'agosto 2017 (+1,9%) ma depurandolo dalle componenti volatili è salito del 2,2%, più del target della Federal Reserve pari a un +2%.

Per il momento comunque l'inflazione resta sotto controllo, cosa che giustifica l'approccio paziente promesso dal governatore della Fed, Jerome Powell.

Sul fronte politico, l'attenzione resta sullo shutdown del governo federale giunto al ventunesimo giorno.

Quanto ai negoziati commerciali tra Usa e Cina, il vice premier cinese è atteso a Washington a fine mese per trattative di alto livello dopo quelle di medio livello che si sono svolte a Pechino da lunedì a mercoledì di questa settimana.

I future del Dow cedono 52 punti, lo 0,22%; quelli dell'S&P 500 perdono 7,25 punti, lo 0,28%; quelli del Nasdaq Composite perdono 23,25 punti, lo 0,35%. Il petrolio a febbraio al Nymex sale dello 0,6% a 52,91 dollari al barile; quella odierna è la decima seduta di fila in rialzo.

economia
Usa: prezzi al consumo a dicembre scesi per la prima volta in 9 mesi

A dicembre, i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono leggermente scesi rispetto a novembre, come atteso dagli analisti. E' stato il primo calo in nove mesi. A contenere il dato è stata la flessione dei prezzi del petrolio, che tiene basse le pressioni inflative. Lo ha reso noto il dipartimento del Lavoro.

Il mese scorso l'indice dei prezzi al consumo è calato sul mese precedente dello 0,1%, esattamente come previsto. A novembre era rimasto invariato.

Il dato "core", ovvero quello depurato dalla componente dei prezzi dei beni alimentari ed energetici, è salito dello 0,2%, come a novembre e a ottobre e come calcolato dagli analisti.

Su base annuale, il dato generale ha messo a segno un +1,9% (il rialzo più contenuto dall'agosto 2017) e quello core un +2,2% dopo un rialzo del 2,2% del mese precedente in ambo i casi. Anche in questi due casi le attese del mercato sono state centrate. Il valore considerato ottimale dalla Federal Reserve è pari al 2%.

Nel dettaglio, i prezzo energetici il mese scorso sono scesi del 3,5% con quelli della benzina calati del 7,5%. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati dello 0,4% e quelli di auto usate sono scivolati dello 0,2% dopo essere saliti di oltre il 2% nei due mesi precedenti.

Wall Street
Oro in rialzo a 1.292,30 dollari all'oncia

Oro in rialzo dello 0,38% a 1.292,30 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.173,20 e i 1.398,20 dollari all'oncia.

Wall Street
Euro in rialzo a 1,1538 dollari, biglietto verde in ribasso a 108,29 yen

Euro in rialzo dello 0,33% a 1,1538 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,1216 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in ribasso dello 0,13% a 108,29 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,55 yen.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Indice dei prezzi al consumo per il mese di dicembre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: -0,1% mensile e +1,9% annuale. Consensus: +0,0% mensile e +2,2% annuale. Dato core: precedente: +0,2% mensile e +1,9% annuale. Consensus: +0,2% mensile e +2,2% annuale.

Numero delle trivelle petrolifere attive alle 13 (le 19 in Italia). Precedente: -8 unità a 877.

Bilancio del Tesoro per il mese di dicembre alle 14 (le 20 in Italia).


Appuntamenti societari

Non si segnalano trimestrali di rilievo.