Mercati inquieti, Wall Street verso un'altra giornata difficile

Ieri, tonfo peggiore per il Nasdaq dalla Brexit. Oggi attesa per i dati su sussidi di disoccupazione e prezzi al consumo

Russiagate: legali Trump preparano risposte scritte a domande Mueller

Il team legale del presidente americano, Donald Trump, sta preparando le risposte scritte alle domande del procuratore speciale che si sta occupando dell'inchiesta sul Russiagate, quella riguardante la potenziale collusione della campagna Trump con Mosca e la presunta interferenza del Cremlino nelle elezioni presidenziali Usa del 2016. Lo riferisce Cnn, secondo cui Robert Mueller - questo il nome del procuratore - ha insistito che ci sia la possibilità di presentare ulteriori domande.

La mossa rappresenta uno sviluppo notevole dell'inchiesta, che potrebbe entrare nella sua parte finale almeno per quanto riguarda Trump. Gli inquirenti stanno cercando di capire anche se l'inquilino della Casa Bianca ha ostacolato il corso della giustizia silurando (era il maggio 2017) il direttore dell'Fbi, James Comey.

"Siamo in discussione continua con il procuratore speciale e non rilasciamo commenti", ha tagliato corto uno degli avvocati di Trump, Jay Sekulow.

azionario
Wall Street: altra seduta in forte calo, in 2 giorni Dj ha perso oltre 1.300 punti

All'indomani di un poderoso sell-off, gli indici a Wall Street hanno archiviato un'altra seduta di vendite ma poteva andare peggio vista l'accelerazione al ribasso osservata un'ora prima del suono della campanella che ha messo fine agli scambi.

Arrivato a cedere 699 punti, il Dow Jones Industrial Average ne ha lasciati sul terreno circa 545, il 2,13%, avvicinandosi pericolosamente ai 25.000 punti; soltanto ieri aveva rotto al ribasso quota 26mila lasciando sul terreno 831 punti.

L'S&P 500 ha perso 57 punti, il 2,1%, a 2.728 punti mettendo a segno la sesta giornata di fila in calo, la serie temporale più lunga dallo scorso novembre. Alla vigilia dell'avvio formale della stagione delle trimestrali Usa con i conti di Citi, Jpm e Wells Fargo, il settore delle banche ha subito cali del 2,7%.

Il Nasdaq Composite ha registrato un ribasso di 93 punti, l'1,25%, a quota 7.329 all'indomani della seduta peggiore dal giugno 2016 (-4%), quando ci fu il referendum sulla Brexit.

Il tutto è successo in una giornata in cui il presidente americano, Donald Trump, ha criticato per l'ennesima volta la normalizzazione monetaria della Federal Reserve, definita "pazza" e "aggressiva". Christine Lagarde, d.g. dell'Fmi, ha invece difeso la banca centrale le cui scelte sono per lei "necessarie e legittime".

mercati
Wall Street torna a sbandare, il Nasdaq rischia la prima correzione da febbraio

Proprio come ieri, gli indici a Wall Street sono tornati ad ampliare i cali tanto che il Dow Jones Industrial Average è arrivato a perdere 699 punti, o il 2,7%, dopo averne lasciati sul terreno 831 ieri (il 3,15%). Ora l'indice delle 30 blue chip perde l'1,8%. Non ci sono motivi nuovi legati a questo improvviso sell-off.

Secondo alcuni operatori di borsa, il fatto che i listini abbiano raggiunto determinati livelli tecnici ha fatto scattare vendite automatiche che hanno portato il Nasdaq Composite e il Russell 2000 in correzione, ossia in calo di almeno il 10% dal loro ultimo record. L'indice tech deve chiudere sopra quota 7.298,72 per evitare quella che sarebbe la prima correzione da febbraio. Ora si trova a 7.340, in calo dell'1%. Tutti gli 11 settori dell'S&P 500 sono in calo con l'indice in ribasso dell'1,5% a 2.744.

Il nervosismo tra gli investitori si misura con il Vix - l'indice della volatilità anche detto della paura - volato ai massimi di febbraio arrivando a sfiorare i 29 punti, ben oltre la media di lungo termine a quota 20.

Il tutto succede in una giornata in cui il presidente americano, Donald Trump, ha criticato per l'ennesima volta la normalizzazione monetaria della Federal Reserve, definita "pazza" e "aggressiva" ma che l'Fmi ha invece difeso.

Petrolio chiude a NY -3,1% a 70,97 dollari, minimi del 21 settembre

Per la seconda seduta di fila, il petrolio è stato oggetto di sell-off. Dopo il -2,4% di ieri, oggi il contratto novembre ha perso 2,2 dollari, il 3,1%, a quota 70,97 dollari al barile. A pesare sulle quotazioni è stato il rialzo decisamente superiore alle stime delle scorte Usa di greggio, salite per la terza settimana di fila.

Finanza
Sec: la cadenza dei conti di aziende quotate resta trimestrale

La Securities and Exchange Commission (Sec) non si aspetta "a breve" un cambiamento nella cadenza trimestrale con cui le aziende quotate pubblicano i loro conti. Questo significa che è stata respinta la richiesta avanzata lo scorso agosto dal presidente americano, Donald Trump, che con un tweet aveva chiesto ai regolatori di ridurre a due da quattro il numero delle volte in cui gruppi quotati diffondono i loro bilanci. Si tratterebbe di un cambiamento che secondo alcuni executive spingerebbe le aziende a pensare più al lungo termine e meno al breve termine.

Jay Clayton, il numero uno dell'autorità di Borsa Usa, ha detto: "Non credo che a breve la pubblicazione trimestrale dei bilanci delle grandi aziende cambierà", aprendo però la porta a un possibile cambiamento per i gruppi più piccoli.

Secondo lui, un uomo nominato da Trump, la cadenza stabilita per legge della pubblicazione dei conti "non è il solo fattore" che spinge la Corporate America a concentrarsi sui guadagni da ottenere nell'immediato.

Fed, Trump: non licenzierò Powell ma sono deluso

Il presidente americano, Donald Trump, non intende silurare il governatore della Federal Reserve, Jerome Powell, da lui voluto al posto di Janet Yellen. Lo ha detto lo stesso leader Usa durante una cerimonia in corso nello Studio Ovale della Casa Bianca. "Non licenzierò Powell ma sono deluso", ha affermato davanti ai giornalisti. Secondo lui, la politica monetaria americana è troppo "restrittiva", motivo per cui la Fed "sta facendo un errore" nel volere continuare ad alzare i tassi (attualmente al 2-2,25%). Ieri lo stesso Trump aveva affermato che la banca centrale "è impazzita" e questa mattina, in una intervista su Fox, aveva detto che è "troppo aggressiva".

Usa: scorte settimanali petrolio +5,987 mln brl, molto peggio delle stime

Nella settimana conclusa il 6 ottobre scorso, le scorte di petrolio negli Stati Uniti hanno registrato un rialzo per la terza settimana di fila e superiore alle stime.

Il dato è salito di 5,987 milioni di barili a 409,951 milioni di unità dopo il +7,975 milioni della settimana precedente, mentre gli analisti attendevano un rialzo di 1,5 milioni di barili.

Secondo i dati diffusi dal dipartimento all'Energia, gli stock di benzina sono cresciuti di 951mila barili a 236,172 milioni di barili, dopo essere scesi di 459mila barili nella settimana precedente; le previsioni erano per un incremento di 200.000 barili.

Le scorte di distillati, che includono il combustibile da riscaldamento, sono calate di 2,666 milioni di barili a 133,465 milioni di barili, dopo essere diminuite di 1,75 milioni di barili nella settimana precedente; gli analisti si aspettavano un calo di 2,7milioni di unità.

L'utilizzo della capacità degli impianti è passata all'88,8% dal 90,4% contro le attese per un dato all'89,9%.

Commercio
Trump e Xi si vedranno al G20 di fine novembre in Argentina

Nonostante le minacce da Washington a Pechino, sembra che alla fine il presidente americano Donald Trump e quello cinese Xi Jinping si vedranno durante il prossimo G20 previsto a Buenos Aires (Argentina) alla fine di novembre. Lo riferiscono fonti al Wall Street Journal, secondo cui l'inquilino della Casa Bianca ha creato un team dedicato a pianificare il faccia a faccia con il leader cinese. A farne parte è Christopher Nixon Cox, nipote del 37esimo presidente statunitense Richard Nixon.

Nei giorni scorsi il Financial Times aveva scritto che Trump avrebbe potuto evitare di proposito di discutere di commercio con Jinping a margine del G20 a meno che da Pechino giungano concessioni.

mercati
Wall Street: apre in calo all'indomani di un sell-off

La seduta a Wall Street è iniziata in calo ma le perdite sono contenute rispetto a quello che nell'overnight i future avevano mostrato. L'S&P 500 vive il sesto giorno di fila in rosso all'indomani di un poderoso sell-off, il peggiore dallo scorso febbraio.

A dare un po' di fiducia agli investitori è il rallentamento della crescita dell'inflazione: a settembre l'indice dei prezzi al consumo è salito dello 0,1% contro attese per un +0,2% dopo un aumento dello 0,2% registrato ad agosto; su base annuale l'incremento del dato è stato il più contenuto dallo scorso febbraio (+2,3%). Questo porta a credere che la Federal Reserve non avrà bisogno di stringere la cinghia più di quanto abbia previsto.

L'azionario è sostenuto anche dalla corsa dei Treasury, i cui rendimenti si sgonfiano dopo avere raggiunto massimi pluriennali che hanno messo in dubbio non solo la corsa di Wall Street ma anche la tenuta dell'economia in generale.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA - in calo da 5 su 6 seduta - cede 138,84 punti, lo 0,54%, a quota 25.459,9. L'S&P 500 perde 12,62 punti, lo 0,41%, a quota 2.774,38. Il Nasdaq Composite segna un -24 punti, lo 0,32%, a quota 7.399,99. Gli indici marciano verso la peggiore settimana da marzo e per il Nasdaq fino ad ora ottobre è il mese peggiore dal maggio 2010. In attesa del dato sulle scorte settimanali Usa, il petrolio a novembre al Nymex scivola dell'1,7% a 71,94 dollari al barile.

economia
Investitori scommettono su una Fed non aggressiva nell'alzare i tassi

Gli investitori scommettono che la Federal Reserve non sarà aggressiva il prossimo anno nell'alzare i tassi. Stando ai future sui Fed Funds, usati dagli investitori per scommettere sulle mosse della banca centrale Usa, le probabilità che ci siano tre strette entro il giugno 2019 sono scese al 33% dal 41% di ieri. E questo, successivamente alla diffusione odierna dell'indice dei prezzi al consumo, cresciuto a settembre dello 0,1% mensile dopo un +0,2% registrato ad agosto; su base annuale è aumentato al passo più lento dallo scorso febbraio (+2,3%).

Le chance che ci siano due rialzi dei tassi entro la fine del prossimo marzo sono passate al 50% dal 58%. Per l'anno venturo la Fed ha previsto un totale di tre aumenti del costo del denaro dopo i quattro messi in conto per il 2018 (in questo caso, ne manca uno).

Le probabilità che il prossimo dicembre i tassi vengano alzati dal 2-2,25% attuale sono scivolate al 78% dall'83%.

T-Bond in rialzo grazie a inflazione debole

I titoli di stato americani viaggiano in rialzo spingendo al ribasso i rendimenti dopo un dato che ha mostrato un rallentamento dell'inflazione a settembre. L'indice dei prezzi al consumo è cresciuto dello 0,1% mensile dopo un +0,2% registrato ad agosto e su base annuale è aumentato al passo più lento dallo scorso febbraio (+2,3%).

Il rallentamento indica che le pressioni inflative dovono ancora formarsi nonostante il tasso di disoccupazione sia sceso il mese scorso ai minimi del 1969 al 3,7%. Ciò potrebbe consentire alla Federal Reserve di continuare ad alzare i tassi in modo graduale visto che comunque il suo target di crescita annua dell'inflazione è al 2%. La banca centrale Usa conta entro fine anno di annunciare la quarta stretta del 2018 e altre tre nel 2019.

Gli investitori approfittano del recente sell-off dei Treasury per prendere posizione sfruttando la corsa dei rendimenti a massimi pluriennali. Ora si attende l'asta odierna di titoli a 30 anni. Il decennale americano vede rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - scendere al 3,165% dal 3,221% di ieri, comunque sui massimi del 2011. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in ribasso al 2,269%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in calo al 2,825%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in decrescita al 3,01%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in flessione al 3,351%.

Apple compra asset per 600 mln di dollari da Dialog Semiconductor

Apple e Dialog Semiconductor hanno siglato un accordo da 600 milioni di dollari. Il produttore americano dell'iPhone paga 300 milioni al produttore aglo-tedesco di chip per alcune attrezzature e brevetti oltre al 16% della forza lavoro (300 ingegneri) e alla licenza di determinate tecnologie.

Inoltre, il gruppo californiano ha sottoscritto nuovi contratti da Dialog e verserà altri 300 milioni di dollari per prodotti che verranno forniti nell'arco dei prossimi tre anni.

Le componenti del gruppo europeo continueranno a essere usate in iPhone, iPad e Apple Watch e in prodotti futuri "per anni a venire", ha spiegato Jalal Bagherli, il Ceo di Dialog. Secondo lui, tuttavia, l'intesa rappresenta "un passo significativo" per ridurre la dipendenza dell'azienda da Apple, da cui attualmente derivano tre quarti dei ricavi di Dialog. Quest'ultima prevede di ridurre i ricavi generati da Apple a un terzo del totale entro il 2022.

Dialog ha fornito ad Apple chi per oltre un decennio ma lo scorso anno il titolo ha iniziato a soffrire per timore che Apple punti su chip propri con l'intento di ridurre la dipendenza dai suoi fornitori. Negli ultimi 12 mesi la società ha perso oltre la metà del suo valore di mercato.

Sulla borsa tedesca il titolo Dialog vola del 25%; nel pre-mercato al Nasdaq Apple perde lo 0,4% dopo il -4,6% a 216,36 dollari di ieri.

economia
Fed: per Trump è "troppo aggressiva" ma Lagarde (Fmi) la difende

Donald Trump continua a criticare la normalizzazione della politica monetaria della Federal Reserve. Se ieri, a mercati Usa ormai chiusi, aveva detto che "è impazzita", oggi prima dell'avvio degli scambi a Wall Street, il 45esimo presidente americano ha detto che la banca centrale è "troppo aggressiva".

In una intervista telefonia a "Fox and Friends", trasmissione della sua amata Fox, il leader Usa ha spiegato che l'istituto centrale guidato da Jerome Powell "sta facendo un grande errore".

Il 26 settembre scorso la Fed alzò i tassi di 25 punti base al 2-2,25% e in quell'occasione segnalò un'altra stretta nel 2018 e altre tre nel 2019.

Da Bali, Indonesia, il direttore generale del Fondo monetario internazionale ha difeso la Fed dalle critiche di Trump sostenendo che le strette monetarie sono "legittime e necessarie".

mercati
Wall Street: future riducono i cali dopo inflazione debole

I future a Wall Street hanno notevolmente ridotto i cali tanto che quelli di S&P 500 e Nasdaq sono virati temporaneamente in positivo all'indomani della seduta peggiore, rispettivamente, da febbraio scorso e dal giugno 2016 (quando ci fu il referendum sulla Brexit).

A sostenere i contratti è l'indice dei prezzi al consumo di settembre, cresciuto meno del previsto sia su base mensile (+0,1%) sia su base annuale (+2,3%, minimo da febbraio); ad avere permesso all'inflazione di rallentare (solo a luglio era cresciuta del 2,9% annuo) è stato un calo dei prezzi energetici.

Il sell-off osservato ieri - e che ha provocato la seduta peggiore da luglio per Twitter e Facebook - per alcuni è una opportunità di acquisto piuttosto che un segnale di rallentamento dell'economia Usa.

Lo pensa anche la Casa Bianca, che ieri ha difeso i "fondamentali solidi" del Paese. Da Bali, Indonesia, il direttore generale del Fondo monetario internazionale ha difeso la Fed dalle critiche ennesime mosse dal presidente Usa contro la Federal Reserve. Se Donald Trump ieri a mercati Usa chiusi ha detto che la Fed "è impazzita" nel continuare ad alzare il costo del denaro, Christine Lagarde ha dichiarato che le strette monetarie sono "legittime e necessarie".

I future del Dow cedono 55 punti, lo 0,22%; quelli dell'S&P 500 sono tornati in lieve calo, di 1,25 punti, lo 0,04%; quelli del Nasdaq cedono 3,25 punti, lo 0,05% ma poco fa erano in verde. Il petrolio a novembre al Nymex scivola dell'1,15% a 72,33 dollari al barile in attesa dei dati sulle scorte settimanali Usa.

Usa: +7mila a 214mila richieste iniziali sussidi lavoro, peggio di stime

Nei sette giorni conclusi il 6 ottobre scorso il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è cresciuto più delle stime degli analisti. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono aumentate di 7.000 unità a 214mila unità. Gli analisti attendevano un dato a quota 208.000 unità. All'inizio del mese scorso il dato aveva raggiunto i minimi del 1969 per poi tornare a salire leggermente per via dell'uragano Florence che a fine settembre mise in ginocchio North e South Carolina. La media delle ultime quattro settimane, un dato più indicativo e meno volatile, ha registrato un incremento di 2.500 unità a 209.500, a sua volta sopra i minimi di 49 anni. Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione per più di una settimana – relativo alla settimana terminata il 29 settembre, l'ultima per la quale è disponibile il dato – è salito di 4.000 unità a 1,660 milioni.

economia
Usa: a settembre l'inflazione rallenta, incremento annuo ai minimi di febbraio

A settembre i prezzi al consumo negli Stati Uniti sono cresciuti ma meno delle stime. Secondo quanto reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, l'indice dei prezzi al consumo è aumentato dello 0,1% su base mensile dopo il +0,2% di agosto. Le previsioni erano per un +0,2%.

Il dato "core", ovvero quello depurato dalla componente dei prezzi dei beni alimentari ed energetici, è cresciuto a sua volta dello 0,1% contro previsioni per un +0,2%.

Su base annuale il dato generale è cresciuto del 2,3% rispetto al settembre 2017, minimo di febbraio, contro attese per un +2,4%; il dato "core" è salito su base annua del 2,2% (le previsioni erano per un +2,3%), comunque sopra il valore considerato ottimale dalla Federal Reserve, pari al 2%. A luglio c'era stato un +2,4%, massimo dal settembre 2008.

Il mese scorso i prezzi dell'energia sono scesi dello 0,5% rispetto al mese precedente con un -0,2% della benzina dopo il +3% di agosto; l'indice dei prezzi di auto e truck usati è sceso del 3%.. I prezzi dei generi alimentari sono rimasti invariati.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana conclusa il 6 ottobre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: -8.000 a 207mila. Consensus: 208mila.

Indice dei prezzi al consumo per il mese di settembre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +0,2% mensile e +2,7% annuale. Consensus: +0,2% mensile e +2,4% annuale. Componente core, precedente: +0,1% mensile e +2,2% annuale. Consensus: +0,2% mensile e +2,3% annuale.

Scorte di petrolio per la settimana conclusa il 6 ottobre alle 11 (le 17 in Italia). Precedente: +7,975 milioni di barili a 403,964 milioni di barili. Consensus: +1,5 milioni di barili. Scorte di benzina. Precedente: -459mila barili a 235,221 milioni di barili. Consensus: +200mila barili. Scorte di distillati. Precedente: -1,75 milioni di barili a 136,131 milioni di barili. Consensus: -2,7 milioni di barili. Utilizzo della capacità degli impianti. Precedente: 90,4%. Consensus: 89,9%.

Bilancio del Tesoro per il mese di settembre alle 14 (le 20 in Italia).


Appuntamenti societari

Trimestrali di Delta Air Lines e Walgreens Boots Alliance alle 7 (le 13 in Italia). L Brands, controllante di Victoria's Secret, pubblica le vendite di settembre.


Altri appuntamenti

Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, è protagonista di un dibattito alla New York University su una "nuova narrativa italiana" alle 18 (la mezzanotte in Italia).

Wall Street
Euro in rialzo a 1,157 dollari, biglietto verde in ribasso a 112,15 yen

Euro in rialzo dello 0,43% a 1,157 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,1302 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in ribasso dello 0,10% a 112,15 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,73 yen.

Wall Street
Oro in rialzo a 1.205,60 dollari all'oncia

Oro in rialzo dell'1,01% a 1.205,60 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.167,10 e i 1.392,30 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in ribasso a 72,04 dollari al barile

Future del petrolio in ribasso dell'1,54% a 72,04 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 51,27 e i 76,90 dollari al barile.

Wall Street
Future in ribasso nel premercato, attenzione oggi rivolta a disoccupazione e consumi

Future degli indici Usa in ribasso nel premercato: il Dow Jones perde lo 0,80%, lo S&P cede lo 0,68%, il Nasdaq scivola dello 0,60%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita in forte calo e sui minimi intraday, colpa di un sell-off dei titoli tech, di rinnovati timori per un aumento dei rendimenti dei Treasury e di un rischio di guerra commerciale tra Usa e Cina. Per il Dow Jones Industrial Average e l'S&P 500 è stata la giornata peggiore dall'8 febbraio scorso, quando i due indici entrarono in correzione (status definito da un calo di almeno il 10% dai record precedenti); per il Nasdaq Composite, bisogna tornare al giugno 2016 - quando ci fu il referendum dall'esito shock sulla Brexit - per avere una seduta cos" brutta. Il sell-off - già intenso - si è ampliato nell'ultima ora di scambi, quando le vendite si sono accentuate sul settore tecnologico (-4,77%), che ha vissuto la giornata peggiore dal 2011. A pesare su questo comparto è stata una nota degli analisti di Barclays, secondo cui i gruppi internet deluderanno con i loro conti trimestrali. Titoli come Facebook, Twitter e Netflix hanno perso il 20% dai loro record. I prezzi dei Treasury - che recentemente si sono mossi al ribasso di pari passo con l'azionario - hanno virato al rialzo di fronte all'accentuarsi dell'avversione al rischio; tuttavia la corsa dei rendimenti, giunti a massimi pluriennali, continua a preoccupare.

Per la Casa Bianca di Donald Trump, i cali di ieri sono forse "salutari" e il mercato azionario continuarà a correre. Ore prima l'Fmi aveva sostenuto che le valutazioni Usa sono "tirare". Il DJIA ha ceduto 831,83 punti, il 3,15%, a quota 25.598,74, il livello più basso dal 16 agosto scorso; rispetto al record raggiunto il 3 ottobre scorso a quota 26.828,39, è scivolato del 4,58%; rispetto ai minimi del 9 marzo 2009 a 6.547,05 è in rialzo del 291% e dalle elezioni presidenziali Usa del novembre 2016 è salito di quasi il 40%. Dai minimi del 2018 toccati il 23 marzo a 23.533,20 punti, l'indice delle 30 blue chip ha aggiunto quasi il 9%. L'S&P 500 ha messo a segno un -94,66 punti, il 3,29%, a quota 2.785,68; quella di ieri è stata la quinta seduta di fila in rosso, la serie temporale negativa più lunga dal 2016. Il Nasdaq ha ceduto 315,97 punti, il 4,08%, a quota 7.422,05. Il Vix è volato di quasi il 44% sfiorando i 23 punti. I petrolio a novembre al Nymex ha registrato un -2,4% a 73,17 dollari al barile in attesa dei dati odierni sulle scorte settimanali Usa.