Wall Street, attenzione rivolta alla crisi siriana

Un attacco da parte degli Usa non sembra più imminente

azionario
Wall Street chiude in rialzo grazie alle banche

La seduta a Wall Street è finita in rialzo ma sotto i massimi intraday. Il venire meno, almeno temporaneo, delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente ha permesso agli indici di rimbalzare tanto che l'S&P 500 ha riportato in positivo il suo bilancio da inizio 2018. 

Con un tweet, il presidente americano in mattinata aveva fatto capire che un attacco missilistico in Siria non era imminente. Francia e Regno Unito sono pronti a sostenere un'azione militare contro Damasco, accusata di avere provocato il presunto attacco chimico di sabato scorso a Douma ma il governo di Bashar al-Assad, sostenuto dalla Russia, ha negato ogni responsabilità. Germania e Italia si tengono fuori.

Mentre questo fronte resta monitorato, gli investitori si preparano ai conti delle banche con cui la stagione delle trimestrali Usa entra nel vivo: domani toccherà a JP Morgan, Citigroup e Wells Fargo. Alla vigilia della diffusione dei loro bilanci, il settore finanziario (+1,75%) ha corso grazie anche a una Federal Reserve intenzionata a proseguire la normalizzazione della sua politica monetaria.

A sostenere i listini è stata anche l'apparente apertura del presidente Usa di trattare un ingresso nella Trans-Pacific Partnership.

Arrivato a guadagnare fino a 402 punti, il DJIA ne ha aggiunti 293,6, l'1,21%, a quota 24.483,05.

L'S&P 500 è salito di 21,8 punti, lo 0,82%, a quota 2.663,99.

Il Nasdaq Composite ha messo a segno un rialzo di 71,22 punti, l'1,01%, a quota 7.140,25.

Deutsche Bank: S&P ipotizza bocciatura, con neo Ceo nessun cambiamento radicale

S&P Global Ratings ha messo sotto osservazione con implicazioni negative il rating "A-" su Deutsche Bank, che l'8 aprile scorso ha annunciato un nuovo amministratore delegato (Christian Sewing). Secondo l'agenzia di rating, il cambio al vertice porterà a un "aggiustamento della strategia esistente o al modo in cui è messa in pratica" ma S&P "non si aspetta al momento un cambiamento radicale".

S&P conta di prendere una decisione sul rating al più tardi entro la fine di maggio, aspettandosi nel frattempo ulteriori dettagli sulla strategia della banca tedesca. La mossa dell'agenzia riflette il fatto che il gruppo "potrebbe essere soggetto a una ristrutturazione più lunga e/o significativamente più costosa di quando attualmente atteso".

materie prime
Petrolio chiude a NY +0,3% a 67,02 dollari al barile

Il petrolio ha saputo ritrovare forza chiudendo in rialzo per la quarta volta di fila. Il contratto giugno, il più scambiato, al Nymex è salito di 20 centesimi, lo 0,3% a 67,02 dollari. Quello maggio ha aggiunto 25 centesimi, lo 0,4% a 67,07 dollari.

La chiusura sopra i 67 dollari è vista come significativa visto che in giornata il barile aveva viaggiato in calo. Tra i trader non sembra essere scomparso il timore - particolarmente forte ieri - di un attacco imminente da parte degli Stati Uniti in Siria, ritenuta resposabile dell'attacco chimico di sabato scorso a Douma (Damasco ha negato ogni responsabilità). Va detto che l'Opec, nel suo report mensile, ha rivisto al rialzo le sue stime sulla domanda mondiale di greggio per il 2018.

politica
Usa: vice consigliere per sicurezza nazionale abbandona Trump

Un altro membro dell'amministrazione Trumpse ne va. Questa volta, si tratta di Rick Waddell, vice consigliere per la sicurezza nazionale. Nel comunicato diffuso alla stampa, la Casa Bianca ha spiegato che pur avendo già pianificato le dimissioni, Waddell "rimarrà a bordo per l'immediato futuro per garantire una transizione regolare e ordinata". Solo due giorni fa, Tom Bossert, consigliere per la difesa nazionale e l'antiterrorismo del presidente Usa Donald Trump, si era improvvisamente dimesso. Le defezioni si verificano nelle ore in cui gli occhi del mondo sono puntati sulle prossime mosse degli Usa sulla Siria, accusata di essere responsabile del presunt attacco chimico di sabato scorso a Douma.

T-Bond restano in calo ma buona l'asta di titoli a 30 anni

I titoli di stato continuano a viaggiare in ribasso con il venire meno delle tensioni geopolitiche riguardanti la Siria. L'asta di titoli a 30 anni ha tuttavia visto un'ottima domanda. Il Tesoro Usa ha venduto titoli a 30 anni per 13 miliardi di dollari offrendo il 3,044%. Agli investitori indiretti, riflesso della domanda dall'estero, è andato il 61%. Agli investitori diretti, riflesso della domanda Usa, è andato il 14,6%. In ambo i casi si tratta della percentuale migliore dall'ottobre 2015.

Il decennale Usa vede i rendimenti al 2,825% dal 2,790% di ieri. Marzo era finito al 2,741% (minimi di fine gennaio) contro il 2,870% di fine febbraio. Il 2017 era terminato al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in rialzo all'1,741%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in aumento al 2,34%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in salita al 2,659%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in rialzo al 3,033%.

Wall Street: GoPro balza (+7%) su voci interesse della cinese Xiaomi

GoPro vola in borsa, guadagnando il 7%, a 5,22 dollari, dopo indiscrezioni secondo cui la cinese Xiaomi sarebbe interessata ad acquisire il produttore di videocamere popolari tra gli amanti di sport estremi. Lo riporta il sito The Information, che cita le parole del Ceo di GoPro, Nick Woodman, il quale si è detto pronto a un accordo con il produttore cinese di smartphone. Secondo fonti citate dal sito, Xiaomi non sarebbe però disposta a pagare cifre astronomiche per l'acquisizione. "GoPro potrebbe ottenere un miliardo di dollari", sostiene il sito. Nel 2018 GoPro ha ceduto in borsa quasi il 32% e nell'ultimo anno il 40,5%.

azionario
Wall Street sui massimi intraday con calo tensioni geopolitiche

Superato il giro di boa gli indici a Wall Street viaggiano sui massimi intraday, sostenuti da indicazioni giunte dall'amministrazione Trump secondo cui un attacco in Siria non è imminente. I venti di guerra tra Usa e Russia - alleata di Damasco - ieri avevano pesato sull'azionario. Pare poi che i negoziati tra Usa e Cina per evitare una guerra commerciale siano iniziati, almeno stando al presidente Usa.

A livello settoriale, volano i finanziari alla vigilia dei conti di JP Morgan, Citigroup e Wells Fargo. Le banche sono sostenuto dai verbali della riunione di marzo della Federal Reserve, che li ha diffusi ieri: dal documento è emersa l'intenzione di continuare ad alzare i tassi di interesse. Qualche governatore non esclude che una stretta monetaria più rapida del previsto possa essere "appropriata".

Anche il comparto tecnologico corre (+1,6%) ma Facebook non partecipa al rally (-0,8%) all'indomani del secondo giorno di testimonianza al Congresso del suo Ceo. Il settore difensivo delle utility (-0,9%) e quello immobiliare (-1,2%) sono gli unici in calo mentre quello energetico - ieri in volata con le tensioni geopolitiche - è piatto.

Il Dow sale di 349 punti, l'1,4%, a quota 24.538. L'S&P 500 aumenta di 28 punti, l'1%, a quota 2.669. Il Nasdaq Composite avanza di 84 punti, l'1,2%, a quota 7.153. Il petrolio a maggio al Nymex scivola dello 0,13% a 66,73 dollari al barile.

Commercio
Trump valuta un ritorno degli Usa nella Tpp

Il presidente americano Donald Trump ha chiesto al suo consigliere economico, Larry Kudlow, e al rappresentante per il commercio degli Stati Uniti, Robert Lighthizer, di valutare se rinegoziare un ingresso della prima economia al mondo nella Trans-Pacific Partnership, l'accordo di libero scambio a cui lavorò il suo predecessore Barack Obama e da cui Donald Trump sottrasse gli Usa non appena arrivò alla Casa Bianca nel gennaio 2017. Lo ha detto il senatore Ben Sasse parlando alla stampa fuori dalla Casa Bianca, dove oggi il leader Usa ha incontrato governatori e rappresentanti del Congresso Usa. "E' davvero una buona notizia per l'America", ha affermato il repubblicano del Nebraska. La Tpp è stata sottoscritta lo scorso marzo da 11 nazioni che si affacciano sul Pacifico anche senza gli Usa. Stando a Sasse, secondo Trump potrebbe essere più facile siglare un accordo sulla Tpp ora che è stata sottoscritta da Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malaysia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

Siria, Mattis (Pentagono): non ancora deciso se lanciare attacco

Nel dire che il Pentagono presenterà le sue opzioni oggi al presidente americano, il capo del Pentagono ha spiegato che "non abbiamo ancora deciso se lanciare un attacco militare in Siria". Nel corso di un'audizione alla commissione Forze armate della Camera Usa, il segretario alla Difesa statunitense James Mattis ha aggiunto: "Il presidente non ha preso quella decisione; comunque, guardando alla Convezione sulle armi chimiche, credo che sia di gran lunga nel migliore interesse della civiltà, certamente nel miglior interesse dell'America, che quella Convenzione sia rispettata".

Poco fa il leader Usa aveva detto che una decisione sul dossier siriano sarebbe stata presa "relativamente presto". Donald Trump, dalla Casa Bianca, aveva anche dichiarato: "E' un peccato che il mondo ci metta in una posizione simile...abbiamo fatto un gran lavoro contro l'Isis...ora dobbiamo prendere decisioni ulteriori". Ieri, in un tweet, Trump aveva ventilato un lancio di missili sulla Siria, giudicata responsabile del presunto attacco chimico di sabato scorso a Douma. Damasco ha negato ogni responsabilità.

Nafta: Trump, negoziati procedono, non c'è fretta

I negoziati tra Usa, Canada e Messico per la riscrittura del North American Free Trade Agreement (Nafta) "stanno andando benone" ma "non c'è una tempistica". Lo ha detto il presidente americano Donald Trump nel corso di un incontro alla Casa Bianca con governatori e membri del Congresso. Il leader Usa ha aggiunto "possiamo negoziare per sempre". Bob Lighthizer, il titolare dell'Office of the United States Trade Representative, ha dichiarato che "non c'è fretta sul Nafta ma stiamo facendo progressi".

Siria, Trump: una decisione "relativamente presto"

Una decisione da parte degli Stati Uniti sul piano d'azione in Siria - accusata di avere effettuato un'attacco chimico sabato scorso a Douma, che per altri non è nemmeno avvenuto - sarà presa "relativamente presto". Lo ha detto il presidente americano Donald Trump nel corso di un incontro alla Casa Bianca con governatori e membri del Congresso. Il leader Usa ha spiegato che un meeting sul dossier siriano è previsto oggi. In mattinata Trump aveva ammorbidito i toni facendo capire che un lancio di missili in Siria non è imminente. Ieri, sempre via Twitter, aveva messo in guardia sia la Siria sia il suo alleato russo.

Siria: Mattis (Difesa Usa), non entreremo in guerra civile, focus su lotta contro Isis

"Credo ci sia stato un attacco chimico e stiamo cercando le prove" ma la priorità principale degli Stati Uniti in Siria è "sconfiggere l'Isis. Non prenderemo parte alla guerra civile". Lo ha dichiarato il segretario americano alla Difesa, James Mattis facendo riferimento al presunto attacco chimico di sabato scorso a Douma, di cui sono ritenute responsabili le forze armate del presidente siriano, Bashar al-Assad (che ha negato ogni coinvolgimento). "Alcune cose sono semplicemente imperdonabili, oltre il limite e contro la Convenzione sulle armi chimiche e della stessa civiltà" ha aggiunto Mattis nel corso di un'audizione in Congresso. Come aveva indicato ieri, anche oggi il segretario ha spiegato che "stiamo ancora valutando con l'intelligence e con gli alleati. Ci stiamo ancora lavorando". Secondo lui il quadro dovrebbe essere chiaro "entro la settimana".

Trump: stiamo davvero negoziando con la Cina sul commercio

Gli Stati Uniti e la Cina sembrano essere entrati nel vivo dei negoziati volti a evitare lo scoppio di una guerra commerciale a colpi di dazi. Stando al presidente americano Donald Trump, "ora stiamo davvero negoziando con la Cina" su questioni commerciali.

Parlando nel corso di un incontro alla Casa Bianca con governatori e membri del Congresso, il leader Usa - secondo il sito ZeroHedge - ha però ripetuto il suo cavallo di battaglia: "A un certo punto la Cina ci deve trattare in modo equo".

Il 5 aprile scorso Trump minacciò l'adozione di dazi su 100 miliardi di dollari annui di importazioni cinesi. Due giorni prima l'amministrazione Usa forn" un elenco di 1.300 prodotti Made in China su cui ventilò altri dazi per 50 miliardi, a cui Pechino aveva reagito minacciando a sua volta tariffe doganali del 25% su 106 tipologie di articoli Usa aventi lo stesso valore. Per il momento Washington ha fatto scattare dazi su acciaio e alluminio cinesi per 3 miliardi di dollari annui, a cui la Cina ha reagito con dazi su carne Usa e altri prodotti.

Il 10 aprile scorso dal Boao Forum, la Davos asiatica, il presidente cinese Xi Jinping annunciò piani per aprire ulteriormente l'economia cinese e abbassare tariffe sulle auto e altri prodotti. Le sue parole aiutarono ad allentare le tensioni tra Usa e Cina, che la settimana scorsa avevano mandato in tilt i mercati finanziari per timori di una guerra commerciale pronta a esplodere tra le due potenze mondiali. Secondo indiscrezioni di stampa, l'Organizzazione mondiale del commercio sempre in quel giorno aveva detto che la Cina ha depositato un reclamo contro i dazi su acciaio e alluminio imposti dall'amministrazione Trump dallo scorso 23 marzo. Pechino ha chiesto 60 giorni di consultazioni con gli Usa sulla disputa riguardante i metalli. Se non si troverà un'intesa, la seconda economia al mondo chiederà al Wto di pronunciarsi.

Tech e fisco
Fmi: come tassare Apple, Amazon, Google e Facebook? Questione "urgente"

Il Fondo monetario internazionale giudica "urgente" e non solo "controversa" la questione su come "i governi dovrebbero tassare gli utili di aziende globali come Amazon, Apple, Facebook e Google - cos" come aziende meno conosciute - che offrono servizi a cos" tanti cittadini nel mondo utilizzando tecnologie digitali". E' quanto spiega l'istituto di Washington nel capitolo analitico del suo Fiscal Monitor, il rapporto redatto in vista degli Spring Meetings che inizieranno la settimana prossima a Washington.

Intitolato "Il governo digitale", il capitolo due fa notare che "la natura transnazionale delle attività digitali potrebbe forzare un modo nuovo di pensare all'architettura tributaria internazionale". Inoltre, "l'espansione delle piattaforme digitali potrebbe richiedere un nuovo approccio fiscale relativo ad assicurazioni sui redditi", qui intese come meccanismi pubblici di sostegno ai redditi (per esempio, sussidi di disoccupazione, redditi minimi ecc) e soluzioni private per assicurarsi contro shock sui redditi.

Economia
Fmi boccia la "web tax" italiana, meglio soluzioni globali

Il Fondo monetario internazionale non sembra apprezzare la "web tax" italiana. L'imposta sulle transazioni digitali che scatterà il primo gennaio 2019 e quella simile adottata in Israele "non sono coordinate" e dunque "non possono fornire una risposta". Ne è convinto Vitor Gaspar, direttore del dipartimento degli Affari fiscali dell'istituto di Washington, convinto che "soluzioni globali siano necessarie" alla luce del fatto che "l'economia diventa digitale".

In un blog scritto insieme alla sua vice Genevieve Verdier, Gaspar ha spiegato che "aziende come Google, Apple, Facebook e Amazon sono finite nell'occhio del ciclone ma le aziende digitali ci circondano ovunque". Nel blog, diffuso congiuntamente a un capitolo analitico del Fiscal Monitor dedicato alla digitalizzazione dei governi, si legge che quei gruppi tecnologici "generano le vendite con ben poca presenza fisica. Beneficiano del valore creato dagli utenti (l'utilizzo di app su smartphone genera liberamente informazioni di valore)". A quel punto gli autori del blog domandano: "I governi possono e devono tassare un tale valore laddove il consumatore risiede, anche se l'azienda ha la sua sede fisica altrove?". La questione solleva certamente questioni sull'equità dei sistemi fiscali attuali, ma per Gaspar e Verdier è meglio optare per soluzioni globali.

Hearst prende il controllo totale di Fitch Group per 2,8 miliardi di dollari

Hearst ha annunciato di avere preso il controllo totale di Fitch Group, società di servizi d'informazione finanziaria che include Fitch Ratings, Fitch Solutions e Fitch Learning. Il gruppo media diversificato Usa ha acquisito dalla holding francese Fimalac una quota addizionale del 20% di Fitch Group portando la sua partecipazione al 100%. La transazione è valutata 2,8 miliardi di dollari.

Hearst - che controlla oltre 360 aziende e ha partecipazioni in reti tv via cavo come A&E, HISTORY, Lifetime ed ESPN - acquis" la sua partecipazione iniziale in Fitch Group nel 2006 portandola all'80% nel 2015.

Steven R. Swartz, presidente e Ceo di Hearst, ha spiegato in una nota che "con questa acquisizione Fitch Group diventa l'azienda più grande ad essere totalmente controllata da Hearst". Il Ceo ha lodato "la crescita impressionante" dei servizi di Fitch e "la partnership eccellente" con Fimalac e con il suo leader e fondatore, Marc Ladreit de Lacharrière.

Paul Taylor, l'amministratore delegato di Fitch Group, ha detto che le due aziende "condividono l'impegno nei confronti dell'innovazione e nell'aiutare i clienti a utilizzare le informazioni per prendere decisioni intelligenti. Siamo entusiasti di continuare a fare crescere i servizi di Fitch e a lavorare a contatto ancora più stretto con i colleghi delle varie divisioni di Hearst".

21st Century Fox "resta impegnato" a prendere il controllo di Sky

21st Century Fox "resta impegnato" a portare avanti la sua offerta in contanti lanciata nel dicembre 2016 per prendere il controllo di una quota del 61% che ancora non possiede in Sky, a cui ha proposte 10,75 sterline per titolo. E' quanto recita una nota del colosso americano dell'intrattenimento, che segue le richieste fatte oggi dal Takeover Panel britannico, secondo cui Walt Disney sarà obbligato a fare un'offerta formale su Sky se il suo accordo siglato il dicembre scorso per l'acquisto di asset di 21st Century Fox andrà in porto. Come previsto da quell'intesa, Disney si è impegnato a versare 52,4 miliardi di dollari al gruppo di Rupert Murdoch per rilevare asset che includono Sky.

Nella nota appena diffusa, 21st Century Fox spiega di aspettarsi il completamento della transazione con Disney "dopo" il completamento della sua scalata su Sky. In quest'ultimo caso, dunque, il lancio formale di un'offerta su Sky da parte di Disney non sarebbe richiesto dalle autorità Gb. Nel comunicato, 21st Century Fox sottolinea che sta cooperando con la Competition and Markets Authority - a cui ha offerto rimedi visto che da tempo ostacola la sua scalata dell'operatore satellitare britannico - "per portare a una conclusione rapida e soddisfacente dell'iter regolatorio Gb".

Il titolo di classe A di 21st Century Fox sale dell'1,2% a 36,61 dollari. Da inizio anno ha guadagnato il 5,6% e negli ultimi 12 mesi è salito del 19%.

azionario
Wall Street: apertura in rialzo (Dj +0,8%), attacco di Trump in Siria non imminente

La seduta a Wall Street è iniziata in rialzo con il venire meno di timori di un attacco aereo imminente in Siria capitanato dagli Usa e appoggiato da Francia e Regno Unito. A calmare le preoccupazioni è stato il presidente americano, Donald Trump, che in un tweet ha scritto: "Non ho mai detto quando un attacco alla Siria avrebbe avuto luogo. Potrebbe essere molto presto o anche non presto!". Il fronte mediorientale resta comunque monitorato.

Dal fronte macroeconomico, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese meno del previsto (-9mila a 233mila) ma sono rimaste sotto quota 300.000 per la 162esima settimana di fila, la serie temporale più lunga di sempre. I prezzi all'importazione a marzo sono rimasti invariati su febbraio dopo sette mesi di fila in aumento.

Dopo oltre 10 ore in due giorni di testimonianza al Congresso del suo Ceo, Facebook (+0,1%) avanza per la quarta seduta di fila mentre il Congresso Usa valuta se adottare o meno regolamentazioni per i gruppi tech.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA sale di 189 punti, lo 0,8%, a quota 24.378. L'S&P 500 aumenta di 14 punti, lo 0,5%, a quota 2.656. Il Nasdaq Composite cresce di 37 punti, lo 0,5%, a quota 7.107.

Il petrolio si sgonfia con il venire meno dei venti di guerra in mediorente. A sostenere i prezzi non basta l'Opec, che ha alzato le stime sulla domands nel 2018. Il contratto maggio al Nymex scivola dello 0,3% a 66,59 dollari al barile.

Ge valuta Ipo di una divisione e accordi con aziende quotate (Wsj)

General Electric sta valutando se quotare la divisione GE Transportation e se siglare accordi "ibridi" con aziende quotate con cui combinare asset. Lo scrive il Wall Street Journal, secondo cui invece che optare per una vendita di asset, gli accordi "ibridi" consentirebbero ai soci di Ge di avere partecipazioni in vari gruppi quotati.

Secondo le fonti del quotidiano finanziario americano, difficilmente la conglomerata statunitense da tempo in difficoltà venderà attività preparandosi invece a una Ipo o a uno scorporo di GE Transportation; questa divisione potrebbe essere unita con un'altra azienda in modo tale da lasciare ai soci di Ge il controllo di un nuovo gruppo quotato. La società di servizi petroliferi Baker Hughes, controllata da Ge, potrebbe per esempio unirsi a Dow-DuPont e procedere poi a una separazione del nascente colosso in tre aziende.

Le prossime settimane per Ge saranno importanti: il 20 aprile pubblicherà i conti del primo trimestre e la settimana successiva terrà l'assemblea annuale dei soci. Il 23 maggio il Ceo John Flannery sarà poi protagonista di una conferenza. Lo scorso ottobre, Flannery disse di volere vendere asset per un valore di 20 miliardi di dollari ma fino ad ora ha siglato accordi per soli 4 miliardi.

Il titolo Ge ieri aveva perso lo 0,6% a 12,97 dollari. Nel 2018 ha ceduto quasi il 26% e negli ultimi 12 mesi il 57%.

T-Bond tornano a essere venduti, azione militare in Siria non imminente

I titoli di stato americani tornano a essere venduti con il venire meno dei venti di guerra in Siria. Dopo avere messo in guardia su un lancio di missili in risposta al presunto attacco chimico di sabato scorso a Douma, il presidente americano in un tweet ha fatto capire che il raid aereo potrebbe non esserci o che non sarà imminente.

Se ieri il Pentagono aveva detto che stava ancora valutando l'intelligence a disposizione, oggi il presidente francese ha spiegato di avere le prove che le armi chimiche sono state usate dall'esercito siriano ma di volere attendere altri dati prima di decidere se appoggiare un attacco.

Oltre alla Francia, anche il Regno Unito è pronto ad appoggiare gli Usa: oggi il premier britannico terrà una riunione d'emergenza della sua squadra di governo. La Germania ha fatto sapere che non parteciperà a una eventuale azione militare in Siria.

Il portavoce della Russia - alleata di Damasco - ha ribadito agli Usa di "evitare qualsiasi passo che potrebbe portare a un aumento delle tensioni in Siria".

Il decennale Usa vede i rendimenti al 2,794% dal 2,790% di ieri. Marzo era finito al 2,741% (minimi di fine gennaio) contro il 2,870% di fine febbraio. Il 2017 era terminato al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in calo all'1,731%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in aumento al 2,328%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in salita al 2,627%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in rialzo al 3,007%.

azionario
Wall Street: future balzano, attacco in Siria di Trump potrebbe non esserci

I future a Wall Street sono balzati non appena il presidente americano ha twittato aprendo alla possibilità che l'attacco missilistico ventilato ieri in Siria potrebbe non esserci. "Non ho mai detto quando un attacco alla Siria avrebbe avuto luogo. Potrebbe essere molto presto o anche non presto! In ogni caso, gli Stati Uniti, sotto la mia amministrazione, hanno fatto un gran lavoro per liberare la regione dall'Isis. Dov'è il nostro 'Grazie America?'", recita il cinguettio di Donald Trump. L'azionario resta in preda ai venti di guerra, sia essa sul campo o commerciale.

Non a caso il Cboe Volatility Index, l'indice della volatilità, è arrivato a chiudere sopra quota 20 dopo avere trascorso due anni sopra quota 10. Ora è in calo del 4% a 19,4.

Dal fronte macroeconomico, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese meno del previsto ma sono rimaste sotto quota 300.000 per la 162esima settimana di fila, la serie temporale più lunga di sempre. I prezzi all'importazione a marzo sono rimasti invariati dopo sette mesi di fila in aumento.

Dopo oltre 10 ore in due giorni di testimonianza al Congresso del suo Ceo, Facebook avanza dello 0,3% nel pre-mercato.

I future del Dow salgono di 143 punti, lo 0,6%; quelli dell'S&P 500 aumentano di 13,5 punti, lo 0,5%; quelli del Nasdaq Composite segnano un +38,75 punti, lo 0,6%. Il petrolio a maggio al Nymex scivola dello 0,4% a 66,54 dollari al barile.

Usa: -9mila a 233mila richieste iniziali sussidi lavoro, peggio delle stime

Nei sette giorni conclusi il 7 aprile scorso il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso ma meno del previsto. Tuttavia il totale non è mai stato così basso per così tanto tempo.

Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono scese di 9.000 unità a 233.000. Gli analisti attendevano un calo a 230.000 unità. Il valore si attesta comunque in media sotto quota 300.000 da 162 settimane di fila, la serie temporale più lunga di sempre da quando (era il 1967) si tiene traccia di questi dati. Il precedente record di questo tipo risale all'aprile 1970.

La media delle quattro settimane, più attendibile in quanto non soggetta alle fluttuazioni del mercato, è cresciuta a 230.00 da 228.250 unità della settimana precedente.

Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione per più di una settimana – relativo alla settimana terminata il 31 marzo, l'ultima per la quale è disponibile il dato – è cresciuto di 53.000 unità a 1,871 milioni dopo avere toccato i minimi del dicembre del 1973 sette giorni fa.

Usa: invariati prezzi all'importazione a marzo, stime erano +0,1%

I prezzi all'importazione negli Stati Uniti sono rimasti invariati a marzo, cosa che interrompe la serie di sette mesi di fila in aumento. Stando a quanto reso noto dal dipartimento del Lavoro americano, i prezzi all'importazione sono rimasti fermi sul mese precedente, contro un aumento dello 0,1% atteso dagli analisti. Su base annuale, ovvero rispetto al marzo 2017, il dato è in rialzo del 3,6%. I prezzi delle importazioni di petrolio sono scesi nel mese dell'1,3% mentre quelli dei prodotti non petroliferi sono saliti dello 0,1%. I prezzi alle esportazioni a marzo sono aumentati mensilmente dello 0,3% e annualmente del 3,4%.

WeWork si allarga in Cina, compra la rivale Naked Hub

WeWork, una delle più ricche start-up al mondo specializzata negli spazi condivisi per l'ufficio, ha detto che acquisirà il suo principale rivale cinese. Si chiama Naked Hub, che resterà un'azienda cinese. L'accordo unisce due dei marchi più noti di un settore in rapida crescita e che in Cina si sta consolidando. Le due aziende non hanno fornito i dettagli finanziari della transazione, che secondo Bloomberg vale 400 milioni di dollari. La newyorchese WeWork, arrivata a valere 20 miliardi di dollari, mise piede in Cina nel 2016; da allora ha sfidato Naked Hub (che iniziò le sue attività un anno prima) a Hong Kong, Pechino e Shanghai. Naked Hub è attivo in 24 luoghi, soprattutto in Cina. WeWork lavora in 13 Paesi. Tutte e due le aziende sostengono di avere circa 10.000 clienti in Cina. Nella loro nota congiunta, WeWork e Naked Hub prevedono che insieme avranno 80.000 clienti in 40 località cinesi entro la fine del 2018. Ci sono piani per aprire uffici per la condivisione in almeno altre sei città cinesi.

Media
Autorità Gb: Disney dovrà lanciare offerta su Sky se completa accordo con Fox

Le autorità britanniche hanno detto che Walt Disney sarà obbligato a fare un'offerta formale su Sky se il suo accordo siglato il dicembre scorso per l'acquisto di asset di 21st Century Fox andrà in porto. Come previsto dall'intesa, il colosso dell'intrattenimento americano si è impegnato a versare 52,4 miliardi di dollari a quello di Rupert Murdoch per asset che includono Sky. Dal dicembre 2016 21st Century Fox sta cercando di comprare la quota del 61% che ancora non ha nel gruppo britannico ma si è scontrato con la Competition and Markets Authority (Cma).

Il Takeover Panel britannico oggi ha detto che Disney dovrà lanciare l'offerta su Sky entro 28 giorni dal completamento della transazione con Fox. Il gruppo guidato da Bob Iger dovrà mettere sul piatto tanto quanto offerto da quello di Murdoch, ossia 10,75 sterline per ogni azione Sky a meno che in quell'arco temporale Fox non sia riuscito a salire al 100% di Sky o Comcast o altre aziende abbiano comprato oltre il 50% di Sky. L'offerta di Fox sull'operatore satellitare vale 11,7 miliardi di sterline, meno di quella di 22,1 miliardi di sterline (o 12,5 sterline per titolo) proposta ma non ancora formalizzata da Comcast il 27 febbraio scorso.

Il 3 aprile scorso 21st Century Fox si è detto disposto a cedere il canale Sky News a Walt Disney o a scorporarlo in modo da convincere le autorità britanniche. Entro il mese prossimo la Cma dovrebbe fornire al ministro britannico della Cultura raccomandazioni sul bloccare o meno la transazione.

Nel pre-mercato al Nyse Disney sale dello 0,4% a 101,20 dollari. Il titolo di Classe A di 21st Century Fox avanza dello 0,22% a 36,26 dollari. A Londra sale dello 0,1% a 13,11 sterline.

Criptovalute
Bitcoin balza improvvisamente del 17% oltre 8.000 dollari

Strappo improvviso al rialzo per il prezzo di Bitcoin, che stando a Coinbase è salito di oltre il 17% sopra 8.000 dollari. Alla fine del mese scorso la criptovaluta era scesa sotto 7.000 dollari e lo scorso dicembre aveva sfiorato 20.000 dollari. Secondo gli analisti, sta forse venendo meno la pressione dovuta al versamento delle tasse in Usa: il 17 aprile negli Stati Uniti rappresenta il Tax Day ossia il giorno entro cui i contribuenti americani devono consegnare la loro dichiarazione dei redditi. Per onorare i propri doveri nei confronti del fisco, alcuni investitori hanno forse venduto Bitcoin. Il massimo registrato oggi è a quota 8.049 dollari. In questo momento Bitcoin sale del 12% a 7.800 dollari.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana conclusa il 7 aprile alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +24mila a 242mila. Consensus: 230.000.

Indice prezzi all'importazione per il mese di marzo alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +0,4%. Consensus: +0,1%.


Appuntamenti societari

Trimestrale di Rite Aid alle 7.00 (le 13.00 in Italia). Trimestrale di Delta Air Lines a un orario non precisato.


Altri appuntamenti

Il Fondo monetario internazionale pubblica i capitoli analitici del Fiscal Monitor. Neel Kashkari, presidente della Federal Reserve di Minneapolis, parla alle 17 (le 23 in Italia)

Wall Street
Euro in ribasso a 1,2337 dollari, biglietto verde in rialzo a 106,95 yen

Euro in ribasso dello 0,26% a 1,2337 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,0606 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in rialzo dello 0,15% a 106,95 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,73 yen.

Wall Street
Oro in ribasso a 1.350,70 dollari all'oncia

Oro in ribasso dello 0,68% a 1.350,70 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.221,80 e i 1.375,50 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in rialzo a 66,87 dollari al barile

Future del petrolio in rialzo dello 0,07% a 66,87 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 44,34 e i 67,33 dollari al barile.

Wall Street
Future degli indici Usa in ribasso nel premercato

Future degli indici Usa in rialzo nel premercato: il Dow Jones guadagna lo 0,07%, lo S&P sale dello 0,15%, il Nasdaq cresce dello 0,17%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita in calo, mandando in fumo il tentativo di recupero osservato a livello intraday per l'S&P 500 e il Nasdaq Composite, che a un certo punto erano virati in rialzo. Tutti i settori hanno finito in rosso fatta eccezione per quello energetico. Gli investitori hanno dovuto digerire un riaccendersi delle tensioni geopolitiche, una ripresa dell'inflazione core e una Federal Reserve che pare intenzionata a continuare ad alzare i tassi.  Arrivato a perdere fino a 243 punti, il DJIA ha lasciato sul terreno 218,55 punti, lo 0,9%, a quota 24.189,45. L'S&P 500 ha perso 14,68 punti, lo 0,55%, a quota 2.642,19. Il Nasdaq Composite ha ceduto 25,27 punti, lo 0,36%, a quota 7.069,03. Nonostante un aumento inatteso delle scorte settimanali Usa, il petrolio a maggio al Nymex è salito del 2% a 66,82 dollari al barile. Oltre alle tensioni geopolitiche, anche l'ipotesi di nuove sanzioni contro l'Iran da parte di Washington hanno sostenuto i prezzi.