Wall Street, preoccupazione per i rapporti Usa-Cina

Aumentano i timori di una recessione

azionario
Wall Street chiude in calo, Dow sotto quota 26mila

La seduta a Wall Street è finita in forte calo e vicino ai minimi intraday. Gli investitori sono tornati a temere per le relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e sono preoccupati per la tenuta dell'economia mondiale.

L'avversione al rischio ha spinto al ribasso i rendimenti dei Treasury, cosa che suggerisce timori di una recessione all'orizzonte. Se Goldman Sachs esclude una recessione nel breve termine, per Bank of America c'è una probabilità su tre che si realizzi nel 2020.

Il DJIA ha perso l'1,5% a quota 25.896,44. L'S&P 500 ha ceduto l'1,2% a quota 2.882,69. Il Nasdaq Composite ha registrato un ribasso dell'1,2% a quota 7.863.

Il decennale ha chiuso con rendimenti in ribasso all'1,64%, minimi dell'ottobre del 2016, dall'1,731%.

materie prime
Petrolio chiude a NY +0,8% a 54,93 dollari al barile

Il petrolio ha chiuso in rialzo nonostante il calo dell'azionario a Wall Street, dovuto a timori per la tenuta dell'economia globale. Il contratto settembre al Nymex è salito di 43 centesimi, lo 0,8%, a 54,93 dollari al barile.

Argentina: borsa -32,5%, raddoppiate probabilità di default

Mentre l'azionario a Buenos Aires è arrivato a cedere il 32,5%, sono volate al 75% le probabilità di un default dell'Argentina nel giro di 5 anni. Venerdì scorso erano al 49%. E' quanto emerge osservando il boom del costo per assicurarsi contro un fallimento di Buenos Aires, misurato dall'andamento dei cosiddetti credit defualt swap.

Il cds argentino a 5 anni è balzato a 1.955 punti base, quasi il doppio dei 1.017 punti base della seduta scorsa, quando il mercato dava per scontato (sbagliando) che alle primarie presidenziali avrebbe avuto la meglio il leader in carica, il liberista Mauricio Macri.

In pratica gli investitori temono un ritorno a un controllo dei capitali e della valuta, allontandando la nazione dalle politiche di Macri all'insegna del libero mercato. Nel frattempo il peso è arrivato a perdere il 30% contro il dollaro. Un biglietto verde è arrivato a comprare fino a 65 pesos. L'indice Merval cede il 32,5% a 29.839,65 punti.

Wall Street sui minimi intraday con tweet minatorio del cinese Global Times

Dopo oltre due ore di scambi, gli indici a Wall Street hanno ampliato i cali portandosi sui minimi intraday. Il mercato continua a temere per la tenuta dell'economia globale per via delle tensioni commerciali tra Usa e Cina e delle proteste a Hong Kong, viste da alcuni osservatori come un ostacolo ulteriore a un raggiungimento di un accordo tra le due maggiori economie al mondo.

A pesare sull'umore degli investitori è stato un tweet di Hu Xijin, il direttore del giornale cinese Global Times attentamente monitorato perché in genere anticipa quanto poi comunicato da Pechino. Nel 'cinguettio' il giornalista ha scritto che "gli Stati Uniti non dovrebbero sottostimare la volontà della Cina". Hu ha detto che domani verrà pubblicato un lungo articolo la cui tesi sarà che "la Cina può sconfiggere ogni problema e pressione degli Usa. Il segnale inviato da questo tipo di articolo è più forte di quelli emessi dalle dichiarazioni di funzionari americani di alto livello".

Il 5 agosto scorso Washington aveva bollato Pechino di essere un "manipolatore di valuta", tesi respinta non solo dalla banca centrale cinese ma anche dal Fondo monetario internazionale. Venerd" scorso il presidente Donald Trump aveva detto di non essere pronto a un accordo commerciale con la Cina. E il suo consigliere 'falco' Peter Navarro ha promesso azioni decisive da parte degli Stati Uniti contro la Cina se la nazione asiatica svaluterà la sua valuta per controbilanciare l'effetto dei dazi voluti (o minacciati) dall'amministrazione Trump. Nel frattempo le tensioni a Hong Kong aumentano.

Arrivato a cedere l'1,1%, ora il Dow segna un -0,9% a 26.055. L'S&P 500 perde lo 0,7% a 2.898. Il Nasdaq cede lo 0,5% a 7.917. Il petrolio a settembre al Nymex scivola dello 0,17% a 54,41 dollari.

azionario
Argentina: sell-off della borsa in apertura dopo sconfitta Macri a primarie

L'azionario argentino ha aperto in calo del 9% per poi ampliare ulteriormente il tonfo. E' l'effetto della sconfitta alle primarie del presidente argentino Mauricio Macri, un liberale. Il risultato shock fa temere che l'uomo favorevole al libero mercato non riesca ad aggiudicarsi un secondo mandato alle presidenziali del prossimo autunno. Gli investitori vedono il duo Alberto Fernandez/Cristina Fernández de Kirchner come più rischioso e questo nonostante nei tre anni e mezzo di governo Macri l'economia di Buenos Aires risulti in recessione con un'inflazione volata oltre il 50%.

L'indice Merval al Buenos Aires Stock Exchange segna un calo dell'11,4% a 39.286,65. Venerdì scorso aveva chiuso in rialzo di quasi l'8% a quota 44.355,09 sperando nel successo di Macri alle primarie. Da inizio anno l'indice è in rialzo del 46% e negli ultimi 12 mesi del 65%.

azionario
Wall Street: avvio in calo, focus sulle proteste a Hong Kong

La seduta a Wall Street è iniziata in netto calo, colpa di rinnovati timori per le tensioni commerciali e per la tenuta dell'economia globale. A riaccenderli sono le proteste ad Hong Kong, che hanno portato alla cancellazione di tutti i voli in partenza dalla regione amministrativa speciale della Cina. Ciò sta mandando in tilt l'importante hub finanziario.

Secondo l'investitore Steve Eisman, colui che aveva scommesso con successo sul crollo immobiliare del 2007-2008, le proteste possono rappresentare un "cigno nero" con ripercussioni sull'economia mondiale. Il tutto succede dopo che venerdì scorso il presidente americano aveva detto di non essere pronto a un accordo commerciale con la Cina. Anche oggi gli investitori hanno monitorato il fixing deciso dalla People's Bank of China a 7,0211 yuan per dollaro, più debole di venerdì scorso ma più forte di quanto atteso dal mercato. L'amministrazione Trump è convinta che Pechino sia un "manipolatore di valuta", tesi smontata dal Fondo monetario internazionale secondo cui la valuta cinese è in linea ai fondamentali.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA cede lo 0,6% a 26.113. L'S&P 500 perde lo 0,58% a 2.902. Il Nasdaq Composite segna un -0,6% a 7.611. Il petrolio a settembre al Nymex avanza dello 0,5% a 54,78 dollari.

Argentina: Etf crolla del 20% dopo sconfitta Macri alle primarie

La sconfitta alle primarie del presidente argentino Mauricio Macri, un liberale, sta mandando in tilt i mercati finanziari argentini. La battuta d'arresto subita contro il peronista di centrosinistra Alberto Fernandez in quella che era vista come una prova generale per le elezioni presidenziali di ottobre, porta gli osservatori a credere che per Macri sarà difficile un secondo mandato. Per questo l'Etf chiamato Global X MSCI Argentina (simbolo ARGT) sta crollando nel pre-mercato (-20%). Da inizio anno è salito del 42%.

media
Cbs e Viacom verso l'annuncio di fusione (Wsj)

Forse già oggi Cbs e Viacom potrebbero annunciare un accordo di fusione che riporterebbe i due gruppi sotto lo stesso tetto (lo furono dal 2000 al 2006). Lo scrive il Wall Street Journal, secondo cui le due aziende sono arrivate alla fase finale dei negoziati. Ancora si lavora ai dettagli dell'intesa, che per il momento sembra garantire un premio contenuto ai soci di Cbs.

Stando al giornale finanziario parte della galassia mediatica di Rupert Murdoch, la transazione è in azioni. Se andrà in porto, Cbs si rafforzerebbe con asset come i canali Mtv e Nickelodeon e lo studio cinematografico Paramount. Nel pre-mercato il titolo Cbs sale dell'1,4% a 49,6 dollari. Quello di Viacom cede il 2,9% a 29,15 dollari.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Bilancio del Tesoro per il mese di luglio alle 14 (le 20 in Italia).


Appuntamenti societari

Trimestrale di Tencent dopo la chiusura dei mercati.