Wall Street, il focus resta sulla Turchia

Giornata economica priva di altri spunti di nota

Elezioni 2018
Nasce Black Economic Alliance, gruppo politico per le cause degli afroamericani

Un nuovo gruppo politico focalizzato sul miglioramento delle condizioni economiche degli afroamericani è nato negli Stati Uniti. Si chiama Black Economic Alliance, e si è presentato ieri annunciando i propri endorsement per tre candidati democratici al ruolo di governatore (Ben Jealous in Maryland, Stacey Abrams in Georgia, Richard Cordray in Ohio) e uno per Tim Kaine, senatore democratico della Virginia che punta a farsi rieleggere alle elezioni di metà mandato del prossimo novembre. Tutti e quattro questi politici sono noti a livello nazionale e sono protagonisti di sfide elettorali in Stati dove la popolazione afroamericana è vicina o sopra la media del Paese. Se vincesse, Jealous diventerebbe il primo governatore afroamericano del Maryland e Abrams la prima donna nera ad assumere la guida di uno Stato negli Usa.

La Black Economic Alliance - creata da leader aziendali afroamericani - ha detto che negli ultimi due mesi ha raccolto 3,5 milioni di dollari da 55 donatori. Il denaro, stando al gruppo, verrà investito laddove l'affluenza alle urne dell'elettorato afroamericano è cruciale. Nonostante fino ad ora abbia espresso il proprio sostegno a favore di candidati democratici, Black Economic Alliance ha spiegato di non essere legato ad alcun partito politico. L'obiettivo è quello di promuovere politiche volte a migliorare i livelli occupazionali, i redditi e il possesso di una casa nella popolazione afroamericana. Dopo il Labor Day, la festa del lavoro che in Usa si celebrerà il prossimo tre settembre, il gruppo intende annunciare altri 10-12 endorsement.

Il gruppo include alumni che hanno lavorato per le campagne di Barack Obama e Hillary Clinton ed executive attivi nei settori tech, farmaceutico, dei media e della finanza. Il co-presidente del gruppo, Tony Coles, è Ceo del gruppo biotech Yumanity Therapeutics.

azionario
Wall Street: quarta seduta di fila in calo per Dow e S&P 500, pesa la crisi turca

La seduta a Wall Street è finita in calo ma sopra i minimi intraday. Per il DJIA e l'S&P 500 - reduci dalla prima settimana in calo su sei - è stata la quarta giornata di fila in ribasso.

Anche negli Stati Uniti, l'azionario ha risentito della continuazione della crisi turca. Le mosse annunciate dalla banca centrale ad Ankara per fornire liquidità e contenere la caduta della lira sono state giudicate insufficienti dagli analisti. Il fatto che il presidente Recep Tayyip Erdogan non sembri affatto intenzionato a permettere un rialzo dei tassi - facendo vacillare la già dubbia indipendenza della banca centrale turca - e men che meno a chiedere un bailout internazionale non fa che alimentare i timori che la crisi finisca per contagiare altri mercati emergenti, già nervosi. Lo si è visto dall'Argentina, la cui banca centrale ha sorpreso alzando i tassi di ben 500 punti base al 45% a fronte di un indebolimento del peso.

Sullo sfondo restano le tensioni commerciali tra Usa e Cina e quelle diplomatiche non solo tra Usa e Turchia ma anche tra Usa e Iran. Da Ankara, Washington vuole la liberazione di un pastore evangelico imprigionato da quasi due anni. Attraverso il suo leader supremo, Teheran ha escluso ogni trattativa con gli Usa, che da novembre torneranno a sanzionare il petrolio iraniano.

In assenza di spunti macroeconomici, i trader hanno analizzato le nuove proiezioni del Congressional Budget Office: l'organismo congressuale bipartisan ha ridotto a un +3,1% da un +3,3% le stime sulla crescita del Pil Usa nel 2018 per via delle tensioni commerciali e di un'inflazione in ripresa. Il calcolo è comunque lo 0,6% più alto del dato registrato nel 2017. Per il 2019 le stime sono rimaste a un +2,4% mentre per il 2020 sono state limate dello 0,1% a un +1,7%. In uno studio, i ricercatori della Federal Reserve di New York prevedono che le esportazioni Usa caleranno per colpa dei dazi voluti dal governo Trump, che così non otterrà alcun miglioramento del deficit commerciale.

Arrivato a cedere fino a 159 punti, il Dow ne ha lasciati sul terreno 125,44, lo 0,5%, a quota 25.187,7.

L'S&P 500 ha perso 11,35 punti, lo 0,4%, a quota 2.821,93.

Il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno 19,4 punti, lo 0,25%, a quota 7.819,71. 

Petrolio limita i cali e chiude a NY -0,6% a 67,20 dollari

Arrivato a cedere il 2,8% sotto i 66 dollari, il contratto settembre del petrolio ha saputo limitare le perdite chiudendo al Nymex in ribasso di 43 centesimi, lo 0,6%, a 67,20 dollari.

A pesare è un mix di fattori che comprende il rafforzamento del dollaro (conseguenza della crisi turca), i timori sulla domanda (l'Opec ha tagliato le stime per il 2019), e scorte in aumento a Cushing (Oklahoma), il centro nevralgico americano dove avviene la consegna fisica dei future di greggio.

Amazon punta a chiudere prima seduta sopra i 1.900 dollari

Oggi il titolo Amazon potrebbe archiviare la sua prima seduta a Wall Street sopra i 1.900 dollari. E potrebbe farlo solo 21 giornate di scambi dopo avere superato quota 1.800 dollari. E' da tre sedute che l'azione del colosso americano del commercio elettronico cerca di chiudere oltre i 1.900 dollari, soglia già superata a livello intraday.

A sostenere le quotazioni in una giornata di vendite per l'azionario mondiale, colpa della crisi turca, è una nota degli analisti di Piper Jaffray. Secondo loro i profitti generati dalle attività pubblicitarie di Amazon supereranno quelli legati al business cloud (chiamato AWS) nell'arco dei prossimi tre anni.

La prima seduta finita sopra quota 1.800 dollari, a 1.813,03 dollari, è stata quella del 13 luglio scorso. Amazon aveva impiegato 21 sedute per chiudere una seduta sopra i 1.800 dollari dalla prima terminata sopra i 1.700 dollari, risalente al 13 giugno. Ne passarono 26 dalla prima giornata di scambi terminata sopra i 1.600 dollari (era il 7 maggio).

Amazon si conferma la seconda azienda Usa con la maggiore capitalizzazione dopo Apple. Il gruppo guidato da Jeff Bezos vale in borsa quasi 930 miliardi di dollari contro poco più dei mille miliardi (conquistati il 2 agosto scorso) del produttore dell'iPhone. Al terzo posto c'è Alphabet (871 miliardi).

Da inizio anno il titolo Amazon ha guadagnato il 63% e negli ultimi 12 mesi il 97%.

azionario
Wall Street: indici in calo ma sopra i minimi intraday

A due ore dalla fine degli scambi, gli indici a Wall Street restano in calo ma sopra i minimi intraday. La crisi turca resta la monitorata speciale, per via soprattutto del suo possibile effetto contagio.

Il crollo della lira turca ha trascianato al ribasso le valute dei mercati emergenti come il peso argentino, costringendo la banca centrale argentina a sorprendere tutti alzando i tassi di 500 punti base al 45%. Il mercato vorrebbe che anche l'equivalente turco facesse altrettanto ma l'indipendenza dell'istituzione è messa in dubbio.

Intanto un economista ed ex advisor alla banca centrale cinese, Yu Yongding, ha spiegato che la Cina dovrebbe prepararsi a una nuova ondata di fuga di capitali e a un deprezzamento della sua divisa (che secondo Donald Trump è manipolata). Almeno in parte, un motivo è dato dalle tensioni commerciali tra Usa e Cina.

A livello settoriale, pesano le materie prime complice lo scivolone del petrolio (che risente del rafforzamento del dollaro, di dubbi sulla tenuta della domanda, di dati divergenti tra Opec e analisti sulla produzione del cartello e di dati su un aumento delle scorte Usa).

Il titolo Tesla è riuscito a virare in rialzo (+0,4%) ma resta lo scetticismo del mercato su un ipotetico buyout dopo i chiarimenti forniti dal Ceo Elon Musk.

Il DJIA cede 81 punti, lo 0,3%, a quota 25.232. L'S&P 500 scivola di 6,3 punti, lo 0,22%, a quota 2.826. Il Nasdaq Composite lascia sul terreno 6 punti, lo 0,08%, a quota 7.833. Il Vix vola del 10,11% a 14,49. Il petrolio a settembre al Nymex segna un -2% a 66,22 dollari dollari.

economia
Fed: la crisi di 10 anni fa costa a un americano 70mila dollari

Un decennio dopo lo scoppio della peggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso, "l'economia americana resta significativamente più piccola rispetto alla dimensione che dovrebbe avere sulla base dei trend di crescita pre-crisi". Lo sostiene un gruppo di ricercatori della Federal Reserve di San Francisco. Nel loro studio, intitolato "The Financial Crisis at 10: Will We Ever Recover?", essi spiegano che "una delle possibili ragioni sta nelle perdite grandi subite dalla capacità produttiva dell'economia successivamente alla crisi. La portata di quelle perdite suggerisce che il Pil difficilmente tornerà al trend pre-crisi". Questo, "si traduce nell'arco di una vita di ogni americano in una perdita di circa 70mila dollari".

Co-firmato da Regis Barnichon, del dipartimento Ricerca della Fed di San Francisco, lo studio spiega che "senza gli shock finanziari particolarmente avversi vissuti nel 2007 e 2008, l'andamento del Pil sarebbe stato molto diverso. Probabilmente rifletterebbe la recessione meno severa del 1991, con il Pil in calo di solo l'1,5% e poi tornato nel giro di qualche anno vicino ai livelli pre-crisi. Questo andamento è in netto contrasto con il Pil odierno, che non è tornato ai livelli" precedenti al 2007. I ricercatori sottolineano: "Gli Stati Uniti non solo soli. Il Regno Unito e le economie europee restano a loro volta ben al di sotto dei livelli associati ai trend pre-crisi".

azionario
Wall Street in calo e sui minimi intraday, pesa la crisi turca

Superato il giro di boa gli indici a Wall Street viaggiano in calo e sui minimi intraday. Le vendite sono accelerate non appena la banca centrale argentina ha annunciato a sorpresa un rialzo dei tassi di 500 punti base al 45%. La mossa è pensata per sostenere il peso argentino, una delle vittime della crisi valutaria che ha spinto la lira turca su minimi storici contro il dollaro.

Buenos Aires ha mostrato ad Ankara quello che dovrebbe fare e che gli investitori chiedono da tempo: una stretta monetaria a cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan sembra contrario. Non a caso oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiesto che l'indipendenza della banca centrale turca sia garantita.

Il DJIA cede 116 punti, lo 0,45%, a quota 25.196,92. L'S&P 500 scivola di 8,8 punto, lo 0,3%, a quota 2.824. Il Nasdaq Composite lascia sul terreno 10 punti, lo 0,13%, a quota 7.829. Il Vix vola del 10,5% a 14,55. Il petrolio a settembre al Nymex segna un -2,4% a 65,99 dollari dollari.

Economia
Argentina: a sorpresa alza tassi di 500 punti base al 45%

Già alle prese con un peso in difficoltà, uno status reso peggiore dalla crisi valutaria turca, la banca centrale argentina ha sorpreso per la quarta volta nel 2018 alzando i tassi di ben 500 punti base al 45%. Soltanto il 7 agosto scorso la banca centrale argentina aveva lasciato il costo del denaro al 40%, livello a cui fu portato lo scorso 4 maggio (quello fu il seconda giorno di fila di strette momentarie, il terzo in una settimana).

Oggi l'istituto si è impegnato a tenere i tassi all'attuale livello fino almeno ad ottobre ma nulla è certo. Lo scorso 7 giugno fu annunciato un accordo in base al quale il Fondo monetario internazionale avrebbe concesso all'Argentina fino a 50 miliardi di dollari di aiuti in tre anni. Da inizio anno, il peso argentino è la seconda peggiore valuta di una nazione emergente dopo la lira turca, avendo perso oltre il 35%. Il peso perde il 3% circa contro il dollaro, che ne acquista 30,27 unità.

Petrolio ancora più giù, a NY -2,65% a 65,84 dollari al barile

Il sell-off del petrolio non si ferma. Al Nymex il contratto settembre perde il 2,65% a 65,84 dollari al barile ma è arrivato a 65,78 dollari, minimi del 22 giugno scorso.

Il tutto succede mentre il dollaro vola contro le principali divise sulla scia della crisi valutaria turca, che sta contagiando le valute dei mercati emergenti. Un apprezzamento del biglietto verde rende più costoso il petrolio per gli acquirenti non Usa.

La crisi turca alimenta ulteriormente i dubbi sulla domanda di greggio in un periodo caratterizzato da tensioni commerciali tra Usa e Cina e da tensioni diplomatiche tra Usa da un lato, e Turchia e Iran dall'altro. Gli analisti intanto digeriscono il rapporto mensile dell'Opec, che a luglio ha mostrato un lieve aumento della produzione ma un calo di quella saudita. I dati forniti dal cartello contrastano con quelli elaborati dalle agenzie esterne, secondo cui l'output saudita è superiore a quanto comunicato.

Amazon: per gli analisti, sarà la pubblicità il vero motore dei conti

Sarà la pubblicità, piuttosto che le attività retail e cloud, a diventare il motore dei conti di Amazon. Ne sono convinti gli analisti di Piper Jaffray, secondo cui i profitti delle attività legate alle inserzioni promozionali arriveranno a generare più utili della divisione cloud chiamata AWS entro i prossimi tre anni.

La nota ai clienti firmata dall'analista Michael Olson segue i conti del secondo trimestre del 2018 di Amazon, un periodo chiuso con utili record esplosi a 2,5 miliardi di dollari e ricavi in rialzo del 39% annuo a 52,9 miliardi, sopra le stime degli analisti, grazie al contributo delle attività cloud e pubblicitarie. Piper Jaffray si aspetta che i ricavi da pubblicità arrivino a 8 miliardi di dollari nel 2018 contribuendo a sostenere gli utili operativi per oltre 3 miliardi. Tra aprile e giugno il bilancio di Amazon mostrava sotto la voce "Altro" - che include "principalmente" la pubblicità - vendite per 2,194 miliardi di dollari (+132% annuo).

"Entro il 2020, ci aspettiamo vendite pubblicitarie di Amazon pari a 16 miliardi di dollari ed entro il 2021 crediamo che sia altamente probabile che i profitti generati dall'advertising superino quelli di ASW", ha scritto Olson. Secondo lui, "gli investitori dovrebbero concentrarsi sulle attività pubblicitarie del gruppo guidato da Jeff Bezos: sono un driver chiave dei risultati e delle valutazioni odierni e lo saranno nei trimestri e negli anni a venire". L'analista ha confermato il rating "overweight" con target price a 2.100 dollari, sopra i 1.906 dollari (+1%) a cui il titolo Amazon viene attualmente scambiato al Nasdaq. Da inizio anno l'azione è salita del 63% e negli ultimi 12 mesi il 97%.

Petrolio accelera al ribasso, a NY -2% a 66,27 dollari al barile

Reduce da sei settimane di fila in calo, il petrolio a New York sta accelerando al ribasso. Il contratto settembre al Nymex scivola del 2% a 66,27 dollari al barile.

La crisi valutaria turca sta sostenendo il dollaro, rendendo il greggio più costoso per gli acquirenti stranieri. Dubbi sulla domanda pesano mentre l'Opec ha comunicato un aumento lieve della produzione a luglio nonostante l'output dell'Arabia Saudita - il leader di fatto del cartello - sia sceso.

A complicare il quadro sono le tensioni commerciali tra Usa e Cina (che dal 23 agosto imporrà dazi sul greggio Usa) e quelle diplomatiche tra Usa e Iran.

Dopo il ritiro - annunciato a maggio - degli Usa dallo storico accordo sul nucleare iraniano, da novembre Washington tornerà a imporre sanzioni sul settore energetico di Teheran e su chiunque non avrà "ridotto a zero" le importazioni di greggio iraniano. Oggi il leader supremo iraniano, l'ayatollah Ali Khamenei, ha escluso trattative dirette con gli Usa, di fatto rifiutando un'apertura dimostrata dal presidente americano Donald Trump a incontrare la leadership iraniana. "Non ci saranno né guerra né negoziati con gli Usa", è stato scritto dall'account ufficiale su Twitter di Khamenei. "Anche se dovessimo negoziare con gli Usa - cosa impossibile al momento - non sarà mai con l'amministrazione Usa attuale", ha aggiunto.

Twitter corre (+3,5%), analista ribassista si riscopre ottimista

Il titolo Twitter si mette in mostra al Nyse, dove guadagna il 3,5% a 33,14 dollari. A sostenerlo è Citron Research, noto per le sue posizioni ribassiste ma che invece si è riscoperto ottimista sui corsi azionari del sito di microblogging scommettendo che arriverà a quota 52 dollari. Secondo gli analisti, "Twitter è più rilevante ora di quanto non lo sia mai stato e nei media, i dollari inseguono la rilevanza". L'idea è che Twitter "non ha un rivale diretto nello scambio di pensieri". Gli analisti fanno l'esempio di Elon Musk, il Ceo di Tesla che il 7 agosto scorso ha "avuto una sola opzione dell'era digitale" per dire che stava pensando a un delisting del gruppo: Twitter.

Citron Research sembra indifferente ai conti del secondo trimestre del 2018. Il 27 luglio scorso il titolo Twitter era arrivato a cedere il 20,5% a Wall Street, il massimo dall'ottobre 2016, in seguito alla pubblicazione di una trimestrale che aveva messo in mostra il primo calo degli utenti attivi mensilmente dal secondo trimestre 2017 per via dell'opera di pulizia fatta del gruppo nell'eliminare account falsi. Twitter aveva citato anche il nuovo impianto regolatorio sulla privacy entrato in vigore a maggio nella Ue. Come se non bastasse, l'azienda aveva detto di aspettarsi una ulteriore contrazione degli utenti nel trimestre in corso; verrebbe così messo a segno il primo declino trimestre su trimestre.

Da inizio anno il titolo Twitter ha guadagnato il 38%; negli ultimi 12 mesi è salito del 108% contro il +16% dell'S&P 500.

azionario
Wall Street perde slacio, solo il Nasdaq in positivo

Dopo due ore di scambi, gli indici a Wall Street hanno perso quel poco slancio visto in apertura tanto che il Dow Jones Industrial Average ha virato in negativo.

La crisi turca resta monitorata. Mentre la lira turca continua a soffrire, Goldman Sachs ha avvertito: anche senza una esposizione diretta al mercato turco, le aziende americane che vendono molto nei mercati emergenti potrebbero subire un calo delle vendite se inizia una fuga di capitali dai mercati emergenti stessi.

A livello settoriale, telecom e real estate viaggiano sopra la parità e sanità (+0,2%) e tecnologia (+0,3%) avanzano mentre gli altri sette comparti cedono terreno. Il più pesante è quello delle materie prime (-0,5%).

Il DJIA cede 45 punti, lo 0,18%, a quota 25.268. L'S&P 500 scivola di 1 punto, lo 0,04%, a quota 2.832. Il Nasdaq Composite sale di 6,67 punti, lo 0,09%, a quota 7.845.

Il petrolio a settembre al Nymex segna un -0,56% a 67,25 dollari.

azionario
Wall Street: avvio in lieve rialzo, crisi turca resta monitorata

La seduta a Wall Street è iniziata in lieve rialzo anche se la crisi turca resta monitorata. La banca centrale turca ha promesso di fornire "tutta la liquidità necessaria alle banche" dopo l'ennesimo crollo della lira contro il dollaro. Ciò ha alimentato i timori che Ankara possa contagiare le istituzioni finanziarie europee e altri mercati sviluppati.

In Usa, gli investitori non sembrano particolarmente preoccupati, preferendo concentrarsi su una buona stagione delle trimestrali societarie e su un'economia forte. L'agenda macroeconomica odierna è vuota in Usa. Questa settimana sarà ricca di trimestrali del settore retail: domani arriveranno i conti di Home Depot e Tapestry (controllante dei marchi Coach e Kate Spade), mercoledì sarà la volta di Macy's e gioved" di Walmart, JCPenney e Nordstrom.

Tesla corre dell'1,9% dopo le precisazioni del Ceo Elon Musk sui suoi controversi tweet del 7 agosto scorso, con cui annunciò la volontà di ricomprarsi il gruppo e delistarlo. Oggi Musk ha detto che il fondo sovrano saudita può finanziare il buyout.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA sale di 15 punti, lo 0,06%, a quota 25.328 ma in apertura guadagnava lo 0,12%. L'S&P 500 aumenta di 3 punti, lo 0,11%, a quota 2.836,27. Il Nasdaq Composite segna un +18 punti, lo 0,23%, a quota 7.857.

Il petrolio a settembre al Nymex segna un -0,55% a 67,26 dollari.

Video
Netflix: il direttore finanziario lascia, si darà alla filantropia

Netflix dice addio al suo direttore finanziario, David Wells, "che indende andarsene dopo avere aiutato l'azienda a scegliere il suo successore". Il servizio di video in streaming vuole cercare il suo futuro Cfo sia all'interno sia all'esterno del gruppo.

Arrivato in Neflix nel 2004 e dal 2010 suo direttore finanziario, Wells ha spiegato in una nota che "dopo avere discusso del mio desiderio di cambiare" con il Ceo Reed Hastings, i due sono stati d'accordo sul fatto che "con la posizione finanziaria forte di Netflix e i suoi piani di crescita eccitanti, questo è il momento giusto per noi per identificare il prossimo leader finanziario dell'azienda".

Wells ha spiegato che il suo "prossimo capitolo" professionale si concentrerà sulla filantropia. Hastings ha definito l'uscente Cfo un "partner di valore".

Il titolo Netflix cede l'1% nel pre-mercato al Nasdaq. Venerd" scorso aveva perso l'1% a 345,87 dollari. Da gennaio ha aggiunto l'80% e negli ultimi 12 mesi il 102%.

T-Bond in calo nonostante la crisi turca

I Treasury viaggiano in calo indicando che, nonostante la crisi turca continui a essere monitorata, ci sono investitori che stanno riscoprendo un po' di propensione al rischio. Venerdì scorso i rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - avevano registrato il calo giornaliero maggiore dal 29 maggio scorso chiudendo una settimana con la flessione settimanale maggiore dalla settimana finita il 25 maggio scorso.

In questa asset class gli investitori sono particolarmente sensibili al rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve, che a settembre dovrebbe annunciare la terza stretta del 2018. Essa sembra scontata, tanto più che il dato sui prezzi al consumo, diffuso venerdì scorso ma allora ignorato per via della crisi turca, ha mostrato un aumento su base annua del 2,9% a luglio. Il dato core è aumentato del 2,4%, il balzo annuo maggiore dal settembre 2008.

Mentre i rendimenti dei titoli di stato italiani raggiungono i massimi di inizio giugno, il decennale americano vede rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - salire al 2,875% dal 2,859% di venerdì scorso. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in rialzo al 2,048%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in aumento al 2,604%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in crescita al 2,738%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in rialzo al 3,05% dal 3,017% di venerdì scorso.

Difesa
Trump, oggi la firma sul budget da 717 miliardi per la Difesa Usa

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è atteso oggi a Fort Drum, nello Stato di New York, dove firmerà alle 14:30 (le 20:30 in Italia) il budget per la difesa per l'anno 2019, ovvero il National Defense Authorization Act, che vale 717 miliardi di dollari. Poi, parteciperà a una raccolta fondi per la deputata repubblicana Elise Stefanik, che nel 2014 è stata la donna più giovane eletta in Congresso. In seguito, il presidente si sposterà a Utica, sempre nello Stato di New York, per un'altra raccolta fondi a favore della campagna di una deputata, Claudia Tenney, che rischia di non essere rieletta, secondo le previsioni di Cook Political Report, citate da The Hill.

azionario
Wall Street: future riducono i cali, focus sulla crisi turca

I future a Wall Street stanno riducendo le loro perdite preannunciando un avvio degli scambi poco mosso. Il DJIA e l'S&P 500 ripartono dopo avere archiviato la prima settimana in calo dopo cinque di fila in aumento; per il Nasdaq Composite, la scorsa è stata la seconda settimana di fila in rialzo.

Come venerdì scorso, gli investitori monitorano la crisi turca che sta mettendo a tappeto le valute di mercati emergenti e le banche europee. La lira aveva toccato nuovi minimi record contro il dollaro prima dell'annuncio della banca centrale di Ankara di misure volte a sostenerla. Se ieri aveva parlato di un "complotto" straniero contro la valuta turca, oggi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha accusato gli Stati Uniti di voler "pugnalare alle spalle" la Turchia. Venerdì scorso, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio turco con la solita scusa di tutelare la sicurezza nazionale degli Usa; di fatto Washington aumenta il pressing su Ankara - di cui è alleato Nato - affinché liberi un pastore evengelico detenuto da quasi due anni con accuse di coinvolgimento nel fallito colpo di stato del luglio 2016. Il primo agosto scorso gli Usa annunciarono sanzioni contro i ministri della Giustizia e dell'Interno per la detenzione di vari cittadini Usa. L'agenda macroeconomica odierna è vuota in Usa.

Questa settimana sarà ricca di trimestrali del settore retail: domani arriveranno i conti di Home Depot e Tapestry (controllante dei marchi Coach e Kate Spade), mercoledì sarà la volta di Macy's e giovedì di Walmart, JCPenney e Nordstrom.

I future del Dow cedono 34 punti, lo 0,13%; quelli dell'S&P 500 perdono 3,75 punti, lo 0,13%; quelli del Nasdaq Composite segnano un +1,5 punti, lo 0,02%. Il petrolio, reduce da sei settimane di fila in calo, resta debole: il contratto settembre al Nymex segna un -0,12% a 67,55 dollari al barile.

Finanza
Nielsen vola nel pre-mercato con l'attivismo di Elliott

L'investitore attivista Elliott Management è arrivato ad avere una quota di oltre l'8% in Nielsen Holdings e intende fare pressione affinché la società di rating TV si metta in vendita. Stando a fonti del Wall Street Journal, la partecipazione dell'hedge fund newyorchese vale almeno 640 milioni di dollari e vari gruppi di private equity hanno già espresso interesse per Nielsen. Nel 2006 l'azienda fu delistata da una serie di gruppi di buyout e fu quotata di nuovo nel 2011.

Nielsen ha una capitalizzazione di quasi 8 miliardi di dollari e da gennaio ha perso circa il 40% risultando il terzo peggiore titolo dell'S&P 500. Il mese scorso in una sola seduta il titolo Nielsen aveva ceduto il 25% per via di quella che il Cfo Jamere Jackson definì "uno dei trimestri più difficili per le nostre attività in oltre un decennio". L'azienda inoltre annunciò l'uscita del Ceo entro fine anno.

Un portavoce di Nielsen ha risposto alle indiscrezioni dicendo che il cda dell'azienda continua a valutare come meglio valorizzare le attività e che dà il benvenuto alle opinioni dei soci, incluso il fondo americano che in Italia ha preso il controllo del Milan e che è stato protagonista di una battaglia (vinta) con la francese Vivendi per il cda di Telecom.

Al Nyse il titolo Nielsen vola del 10,4% nel pre-mercato. Venerd" scorso aveva perso lo 0,8% a 21,97 dollari. Negli ultimi 12 mesi ha ceduto il 46%.

Wall Street
Euro in ribasso a 1,1386 dollari, biglietto verde a 110,35 yen

Euro in ribasso dello 0,23% a 1,1386 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,1366 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in ribasso dello 0,49% a 110,35 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,73 yen.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Non ci sono dati.


Appuntamenti societari

Trimestrale di AXA Equitable a mercati chiusi.

Wall Street
Oro in ribasso a 1.209,20 dollari all'oncia

Oro in ribasso dello 0,80% a 1.209,20 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.208,30 e i 1.392,30 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in leggero rialzo a 67,68 dollari al barile

Petrolio in rialzo dello 0,09% a 67,68 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 47,64 e i 72,98 dollari al barile.

Wall Street
Future degli indici Usa in ribasso nel premercato

Future degli indici Usa in ribasso nel premercato, con gli investitori sempre preoccupati per la situazione in Turchia: il Dow Jones perde lo 0,38%, il Nasdaq scende dello 0,39%, lo S&P cede lo 0,35%.

La seduta di venerdì scorso a Wall Street è finita in calo con gli investitori che anche in Usa temono la crisi valutaria turca e l'esposizione delle banche Ue. Il DJIA e l'S&P 500 hanno chiuso la prima settimana in calo dopo cinque di fila in rialzo mentre il Nasdaq Composite è riuscito ad archiviare la seconda settimana consecutiva in aumento. Il DJIA ha perso 196,09 punti, lo 0,77%, a quota 25.313,14. L'S&P 500 ha lasciato sul terreno 20,3 punti, lo 0,71%, a quota 2.833,28. Il Nasdaq ha ceduto 52,67 punti, lo 0,67%, a quota 7.839,11. In settimana, il Dow ha perso lo 0,6%, l'S&P 500 lo 0,3% mentre il Nasdaq ha guadagnato lo 0,4%. Il petrolio a settembre al Nymex è salito dell'1,2% a 67,63 dollari grazie alle stime in rialzo dell'Aie per la domanda globale. Rispetto alla settimana precedente, c'è stato un calo dell'1,25%. Quella archiviata è stata la sesta settimana di fila in rosso.