Wall Street, ottimismo sul dialogo Usa-Cina

Oggi, atteso il dato sui sussidi di disoccupazione

azionario
Wall Street: chiusura mista, Ge corre grazie a Jpm

La seduta a Wall Street è finita in modo contrastato. Il Dow Jones Industrial Average è riuscito a mantenersi in rialzo mentre S&P 500 e Nasdaq Composite si sono lasciati andare alle vendite. A livello settoriale, quello delle utility si è messo in mostra (+0,9%) mentre quello finanziario ha sofferto (-0,7%).

L'assenza di certezze sulle relazioni commerciali tra Usa e Cina ha mantenuto sull'attento gli investitori, che continuano a domandarsi se l'economia Usa rallenterà e se la Federal Reserve alzerà davvero i tassi mercoled" prossimo per poi rallentare il passo delle strette nel 2019.

Secondo Bnp Paribas, le probabilità di una caduta in recessione degli Usa entro la fine del 2020 sono pari al 30%. Per Pimco le chance di una recessione nell'arco dei prossimi 12 mesi sono salite intorno al 30%, top degli ultimi 9 anni. Intanto il presidente americano, Donald Trump, spera che la Fed non alzi più i tassi.

Il DJIA ha guadagnato circa 70 punti, lo 0,29%, a quota 24.597,38. L'S&P 500 ha perso 0,53 punti, lo 0,02%, a quota 2.650,54. Dopo tre sedute di fila in rialzo, il Nasdaq ha ceduto 28 punti, lo 0,4%, a quota 7.070,33.

General Electric ha guadagnato il 7,3% a 7,2 dollari dopo che Jpm ha migliorato il rating sul titolo della conglomerata industriale, portandolo a "neutrale" da "vendere".

Petrolio chiude a NY +2,8% a 52,58 dollari al barile

Il petrolio ha chiuso in rally. Il contratto gennaio al Nymex è salito del 2,8% a 52,58 dollari al barile. I trader sembrano avere reagito a dati diffusi da Genscape, società che per la settimana all'11 dicembre ha calcolato un calo delle scorte di greggio a Cushing (Oklahoma), il centro nevralgico del comparto americano dove avviene la consegna fisica dei future sul petrolio.

Usa
Trump: spero che la Fed non alzi più i tassi di interesse

Il presidente americano, Donald Trump, spera che la Federal Reserve "non alzerà più i tassi". Lo ha detto nel corso di una intervista all'emittente Fox Business. La banca centrale Usa - da mesi criticata dal leader Usa per via della graduale normalizzazione della sua politica monetaria - si riunirà martedì e mercoledì prossimi.

Un rialzo del costo del denaro di 25 punti base al 2,25-2,5% è dato per scontato ma sempre più economisti si aspettano un numero di strette più contenuto nel 2019. Alla fine della riunione del 19 dicembre prossimo la Fed diffonderà la nuova stima mediana degli aumenti dei tassi attesi l'anno prossimo; a settembre, quando diffuse le sue ultime stime, ne aveva messe in conto tre.

Greenspan lancia l'allarme stagflazione in Usa

Alan Greenspan, colui che fu presidente della Federal Reserve dal 1987 al 2006, ha lanciato l'allarme sul rischio stagflazione negli Stati Uniti.

In una intervista all'emittente Fox Business, il 92enne che non seppe prevedere lo scoppio della maggiore crisi finanziaria dalla Grande Depressione degli anni '30 del secolo scorso ha detto che l'economia americana "si sta muovendo in uno stato di stagflazione, che non abbiamo visto in questo Paese da un po' di tempo. E' un iter lento, progressivo".

Greenspan ha escluso che all'orizzonte ci siano forti aumenti dell'inflazione ma la stagflazione è generalmente associata a un aumento persistente dei prezzi (inflazione) e a una crescita bassa o assente (stagnazione) come osservato in Usa negli anni '70.

economia
Fmi rivede al rialzo debito globale: vale 184mila mld di dollari, nuovo record

Il Fondo monetario internazionale ha lanciato un nuovo allarme debito: nel 2017 nel mondo ha raggiunto un nuovo record, essendo arrivato al picco di 184mila miliardi di dollari o al 225% del Pil. Il dato è stato rivisto al rialzo di due mila miliardi di dollari rispetto a quello - già a massimi senza precedenti - contenuto nel rapporto chiamato Fiscal Monitor e presentato lo scorso ottobre; la revisione è dovuta al fatto che la cifra totale include dati di fine 2017 e il debito di vari paesi che non avevano in precedenza fornito numeri aggiornati.

Stando al database del Fondo, il debito mondiale in media ora supera 86mila dollari a persona, più di due volte e mezzo il reddito medio pro capite. Stando a quanto comunicato dall'Fmi, le tre nazioni più indebitate sono Stati Uniti, Cina e Giappone; a loro corrisponde oltre la metà del debito globale.

azionario
Wall Street viaggia in modo incerto

A metà seduta gli indici a Wall Street hanno decisamente perso slancio tanto che il Dow Jones Industrial Average viaggia sopra la parità mentre l'S&P 500 e il Nasdaq Composite si sono lasciati andare alle vendite.

A livello settoriale, è quello difensivo delle utility a mettersi in mostra (+1%) seguito da quello immobiliare (+0,9%) ed energetico (+0,45%); sul fondo si trovano quello finanziario (-0,4%) e dei servizi per le comunicazioni (-0,5%).

Mentre continuano a sperare in un allentamento delle tensioni commerciali tra Usa e Cina, gli investitori si domandano se e quando gli Usa finiranno in recessione e se la Federal Reserve diventerà più paziente nell'alzare i tassi nel 2019. Secondo Pimco, il colosso dei bond, le probabilità di una recessione nell'arco dei prossimi 12 mesi sono salite intorno al 30%, top degli ultimi 9 anni. Intanto a Washington si valuta il rischio del cosiddetto shutdown; la paralisi federale potrebbe scattare dal prossimo 21 dicembre.

Sul fronte aziendale, General Electric continua a correre (+8% a 7,26 dollari) grazie a JP Morgan, che per la prima volta dal maggio 2016 ha rimosso la raccomandazione "vendere" portandola a "neutrale"; il target price a 6 dollari resta tuttavia il più basso a Wall Street.

Il Dow sale di 66 punti, lo 0,27%, a quota 24.593. L'S&P 500 perde 0,19 punti, lo 0,01%, a quota 2.650. Il Nasdaq retrocede di quasi 30 punti, lo 0,4%, a quota 7.068. Il petrolio a gennaio al Nymex avanza di mezzo punto percentuale a 51,81 dollari al barile.

  • Sondaggio Wsj: guerra Usa-Cina è la maggiore minaccia per economia americana nel 2019
    Una guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina è la più grande minaccia per l'economia americana nel 2019. Lo pensa quasi la metà (il 47,3%) degli economisti interpellati in un sondaggio condotto dal Wall Street Journal. Il 20% del campione ha citato mercati finanziari in tilt e il 12,7% un rallentamento degli investimenti aziendali. Per il presidente americano, Donald Trump, a rappresentare il maggiore rischio per l'economia Usa è invece la Federal Reserve (perché intende alzare i tassi). Solo il 7,3% degli economisti la pensa come l'inquilino della Casa Bianca.
Fmi: 'hard Brexit' o 'no deal' sono il rischio maggiore per economia Gb

Il Fondo monetario internazionale è tornato a mettere in guardia sull'uscita del Regno Unito dall'Unione europea: "Tutti gli esiti [dei negoziati tra le due parti] implicheranno dei costi". Nel corso del consueto briefing bisettimanale con la stampa, Gerry Rice, direttore comunicazione dell'istituto di Washington, "un accordo che minimizza le incertezze e le barriere commerciali sarebbe il migliore per sostenere la crescita" della nazione.

"Maggiori saranno gli ostacoli, maggiori saranno i costi", ha aggiunto Rice sottolineando che una cosiddetta "hard Brexit" o l'assenza di un'intesa tra Regno Unito e Ue rappresentano "il rischio di breve termine più grande per l'economia britannica".

Rice non ha voluto commentare le previsioni diffuse alla fine di novembre dalla Bank of England, secondo cui con un "no deal" il Pil della Gran Bretagna sprofonderebbe dell’8% nel giro di un anno rispetto alla ricchezza prodotta nel Paese nel periodo pre-referendum, e del 10,5% nei cinque anni a venire.

commercio
Fmi "incoraggiato" da incontro Trump-Xi, chiede ulteriori progressi

Il Fondo monetario internazionale è "incoraggiato" dalla cena che il presidente americano Donald Trump e quello cinese Xi Jinping hanno avuto l'1 dicembre scorso a Buenos Aires (Argentina) e nella quale hanno siglato una tregua commerciale di 90 giorni. Si tratta di un "passo incoraggiante".

L'istituto di Washington guidato da Christine Lagarde "spera" che quell'incontro - avvenuto dopo la fine dei lavori del G20 - "porti a ulteriori e specifici progressi e a un calo delle tensioni, cosa che sarebbe un bene per le due nazioni e per il resto del mondo". Nel corso dell'ultimo briefing della stampa del 2018, il direttore della comunicazione dell'Fmi, Gerry Rice, ha ricordato le parole di Lagarde sostenendo che "più commercio significa più crescita, più investimenti e più occupazione".

Francia, Fmi: misure fiscali di Macron aumentano potere d'acquisto ma anche il deficit 2019

Le misure fiscali annunciate dal presidente francese Emmanuel Macron per allentare le proteste dei gilet gialli - tra cui l'aumento del salario minimo di 100 euro al mese dal 2019 - "sono appropriate nel senso che aiuteranno a sostenere il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati" ma comporteranno anche un aumento del deficit del 2019. L'avvertimento è giunto dal Fondo monetario internazionale, secondo cui "per salvaguardare i conti pubblici", la Francia "dovrebbe in futuro adottare contromisure".

Nel corso dell'ultimo briefing con la stampa del 2018, il direttore della comunicazione dell'Fmi, Gerry Rice, ha spiegato che "pensiamo sia importante trovare un rinnovato consenso sociale per continuare a riformare l'economia francese e garantire la sostenibilità dei conti pubblici a beneficio di tutti". Per il momento, il Fondo "prende atto della situazione difficile" nel Paese.

azionario
Wall Street: avvio in rialzo sperando in negoziati Usa-Cina, Ge vola

La seduta a Wall Street è iniziata in rialzo con gli investitori che continuano a monitorare gli sviluppi dei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina. Pechino si impegna a tagliare al 15% dal 40% i dazi sulle auto Usa importate e a riprendere gli acquisti di soia americana (su cui impone dazi dallo scorso luglio).

Intanto il caso Huawei resta osservato: il colosso cinese delle tlc ha promesso di fare "qualsiasi cosa" per convincere il mondo che ci si può fidare di esso per la realizzazione delle reti 5G; gli Usa stanno facendo pressing sugli alleati affinché boicottino l'azienda, la cui Cfo è stata arrestata in Canada e gli Usa ne vogliono l'estradizione per presunte violazioni di sanzioni Usa riguardanti l'Iran.

Dal fronte macroeconomico, sono arrivate conferme di un mercato del lavoro americano tonico: le nuove richieste di sussidi di disoccupazione hanno registrato il calo settimanale maggiore dal 2015 (-27mila a 206mila unità) portandosi vicino ai minimi di 49 anni fa raggiunti lo scorso settembre; si tratta di un cambio di rotta rispetto al balzo registrato intorno al Giorno del ringraziamento. A causa del calo dei prezzi del petrolio, i prezzi all'importazione a novembre hanno subito la flessione maggiore dall'agosto 2015 (-1,6%).

Dopo i primi minuti di scambi, il Dow sale di 110 punti, lo 0,45%, a quota 24.636. L'S&P 500 aumenta di 13 punti, lo 0,5%, a quota 2.664. Il Nasdaq Composite aggiunge 46 punti, lo 0,65%, a quota 7.144. Il petrolio a gennaio al Nymex guadagna lo 0,5% a 51,4 dollari al barile.

azionario
Wall Street: future in lieve rialzo, Ge vola del 12%

I future a Wall Street si sono mantenuti in lieve rialzo dopo la pubblicazione di due dati macroeconomici. A causa del calo dei prezzi del petrolio, i prezzi all'importazione a novembre hanno subito la flessione maggiore dall'agosto 2015 (-1,6%). Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione hanno registrato il calo settimanale maggiore dal 2015 (-27mila a 206mila unità) portandosi vicino ai minimi di 49 anni fa raggiunti lo scorso settembre; si tratta di un cambio di rotta rispetto al balzo registrato intorno al Giorno del ringraziamento, segno che il mercato del lavoro resta tonico.

Gli investitori restano concentrati su più fronti.

Continua l'ottimismo sui negoziati commerciali tra Usa e Cina, alimentato dall'impegno di Pechino a tagliare al 15% dal 40% i dazi sulle auto Usa importate e a riprendere gli acquisti di soia americana.

Vengono ascoltate le parole del governatore della Bce, Mario Draghi, che ha messo in guardia su un rallentamento dell'economia dell'Eurozona.

La premier britannica Theresa May, sopravvissuta ieri a un voto di fiducia, non si aspetta una "svolta immeditata" nelle trattative con la Ue su come allentare le preoccupazioni dei parlamentari Gb sull'accordo da lei siglato sulla Brexit.

Dal fronte aziendale, General Electric balza di oltre il 12% dopo l'annuncio della cessione delle sue attività software.

I future del Dow salgono di 5 punti, lo 0,02%; quelli dell'S&P 500 aumentano di 4,5 punti, lo 0,17%; quelli del Nasdaq aggiungono 30,5 punti, lo 0,45%. Il petrolio a gennaio al Nymex scivola dell'1% a 50,63 dollari al barile.

economia
Usa: sussidi di disoccupazione tornano vicini ai minimi di 49 anni fa

Nei sette giorni conclusi l'8 dicembre scorso, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso più del previsto e al passo settimanale maggiore dall'aprile 2015.

Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono calate di 27.000 unità a 206.000 unità, appena sopra i minimi di 49 anni fa toccati lo scorso settembre. Il dato della settimana precedente è stato rivisto in rialzo di 2mila unità a 233mila; gli analisti attendevano un dato a 225.000 unità.

Il dato è sotto quota 300mila da 197 settimane di fila, la serie temporale più lunga dagli anni '60.

La media delle ultime quattro settimane, un dato più indicativo e meno volatile, è calata di 3.750 a 224.750 unità.

Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione per più di una settimana – relativo alla settimana terminata il primo dicembre, l'ultima per la quale è disponibile il dato – è aumentato di 25mila unità a 1,661 milioni.

Wall Street
La giornata a Wall Street

Dati macroeconomici

Indice prezzi all'importazione per il mese di novembre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +0,5%. Consensus: -1,1%.

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana conclusa l'8 dicembre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: -4.000 a 231.000. Consensus: 225.000.


Appuntamenti societari

Trimestrale di Adobe dopo la chiusura dei mercati.