Wall Street messa a tappeto da timori sulla crescita economica mondiale

I dati cinesi sotto le attese preoccupano gli investitori. Male anche quelli dell'Europa. Sale l'attesa per la riunione della Fed

Auto
Fabbriche di auto: dal 2001 più posti di lavoro al Sud, male il Midwest

Negli ultimi 17 anni, sono stati gli Stati meridionali degli Usa a guadagnare il maggior numero di posti di lavoro nelle fabbriche di automobili, secondo un'analisi di Axios basata sui dati federali. Il Michigan, invece, è quello che ha sofferto la crisi peggiore.

Lo Stato ad aver guadagnato di più in occupazione è stato l'Alabama, con 25.200 posti di lavoro aggiunti; il Sud, nel complesso, ha registrato un +17%; il Michigan, invece, ha perso 125.200 posti di lavoro; il Midwest, in tutto, ha perso il 29%, il West il 21%, il Northeast il 47%. Il motivo è semplice: le compagnie automobilistiche sono più attratte dagli Stati dove i lavoratori sono meno riuniti in sindacati e dove i salari sono più bassi.

Ambiente
California, entro il 2029 i nuovi autobus saranno solo a emissioni zero

Gli autobus della California saranno 'verdi'. Le autorità hanno infatti deciso che, entro il 2029, tutti i nuovi mezzi di trasporto pubblico non dovranno provocare emissioni  e che i vecchi bus saranno dismessi entro il 2040.

Si tratta del primo obbligo di questo tipo negli Stati Uniti; secondo l'Ap, il 40% delle emissioni è provocato dal settore dei trasporti. La decisione delle autorità dovrebbe ridurre "drasticamente" le emissioni della California, in modo che lo Stato raggiunga gli obiettivi prefissati sull'ambiente.

Energia
Qatar Petroleum investirà negli Stati Uniti 20 miliardi di dollari

Qatar Petroleum ha intenzione di investire almeno 20 miliardi di dollari negli Stati Uniti nei prossimi anni. Lo ha detto il suo amministratore delegato all'agenzia Reuters, dopo la decisione inaspettata dello Stato arabo di lasciare l'Opec, l'organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio.

Saad al-Kaabi, che guida il gruppo leader nel gas naturale liquefatto, ha dichiarato: "Stiamo guardando a molti asset negli Stati Uniti. Gas e petrolio, convenzionali e non convenzionali". Kaabi ha detto che la proposta di legge negli Stati Uniti conosciuta come NOPEC, pensata per contrastare il cartello dei Paesi esportatori, è stata uno dei motivi che hanno spinto il Qatar a lasciare l'organizzazione. In realtà, il Qatar vive dal giugno 2017 il boicottaggio politico ed economico di due membri dell'Opec, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, oltre a quello di altri Paesi arabi, perché è accusato di sostenere il terrorismo. 

Qatar Petroleum detiene la quota di maggioranza del terminal Golden Pass Lng in Texas,  in cui Exxon e ConocoPhillips hanno una quota di minoranza. Kaabi ha poi affermato che una decisione finale sugli investimenti negli Stati Uniti sarà presa "entro la fine dell'anno, o a gennaio".

Politica
Russiagate: primi 16 mesi dell'inchiesta di Mueller costati oltre 25 mln di dollari

I primi 16 mesi dell'inchiesta sul cosiddetto Russiagate condotta dal procuratore speciale Robert Mueller sono costati oltre 25 milioni di dollari. Iniziata nel maggio 2017, l'indagine è focalizzata sulla presunta interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016 e sulla potenziale collusione tra la campagna Trump e Mosca.

Il costo dell'inchiesta emerge da documenti pubblicati sul sito del dipartimento americano di Giustizia e che rendono conto delle spese dell'ufficio del procuratore dal primo aprile al 30 settembre scorsi. Dalle tabelle si apprende che in quel periodo le spese - che vanno denunciate per legge - sono ammontate a oltre 4,5 milioni di dollari. Del totale, 2,9 milioni sono serviti per retribuire il personale coinvolto, 580mila dollari per viaggi e trasporto di persone, 779 dollari per il trasporto di cose e oltre 16mila dollari per stampare e fotocopiare file.

Lo scorso giugno il presidente americano Donald Trump, che non ha mai risparmiato attacchi a Mueller, aveva criticato i costi dell'inchiesta. In un tweet aveva scritto che "l'inchiesta falsa è costata al nostro governo oltre 17 milioni di dollari e il costo sta salendo velocemente. Nessuna collusione, eccetto per i democratici!". In realtà, l'indagine risulta meno costosa di altre condotte dalla Giustizia Usa (di cui l'ufficio di Mueller fa parte) come per esempio quella di Kennetg Starr sul presidente Bill Clinton. C'è anche chi fa notare che Mueller ha permesso al governo di incassare denaro, come i 46 milioni di dollari tra cash e proprietà immobiliari cedute da Paul Manafort, l'ex direttore della campagna elettorale di Trump.

Dall'inizio dell'inchiesta, Mueller ha lanciato oltre 100 incriminazioni contro 33 persone e tre aziende. Venticinque degli incriminati sono cittadini russi.

quattro ruote
Tesla: Musk, nel 2019 possibile un pickup truck futuristico

Nel 2019 Tesla potrebbe presentare un prototipo di pickup truck. Lo ha anticipato il Ceo del gruppo, Elon Musk, diffondendo anche un'immagine di come potrebbe apparire il veicolo futuristico.

Nel 2017 il top manager aveva detto che l'azienda avrebbe svelato quella vettura tra "18 o 24 mesi" e più recentemente ha spiegato che la produzione ci sarebbe stata dopo quella della Model 3, la berlina pensata per il mercato di massa, e del Suv chiamato Y.

Aerospazio
Boeing apre nuova fabbrica in Cina per evitare la guerra dei dazi

Boeing ha aperto una nuova fabbrica in Cina nel tentativo di evitare di essere vittima delle tensioni commerciali tra gli Stati Uniti e la nazione asiatica (che rappresenta il suo principale mercato per le sue esportazioni).

In quello che chiama "centro per il completamento e le consegne" a Zhoushan, arcipelago a sud di Shanghai, il colosso americano dell'aerospazio ha finito il suo primo aereo, un 737 MAX. Sarà consegnato ad Air China.

Anche se Boeing sostiene che "il futuro è costruito qui", nell'impianto non vengono prodotti i jet del gruppo. Lì quelli arrivati dalla fabbrica di Renton, nello stato americano di Washington, vengono verniciati e i loro interni completati prima della loro consegna alle compagnie aeree cinesi.

A Zhoushan, Boeing intende sfornare 100 aerei all'anno e dare lavoro a circa 300 persone mentre in patria l'amministrazione Trump spinge i gruppi manifatturieri a produrre di più su suolo Usa. Il punto è che Boeing dipende dal mercato cinese: un aereo su quattro è destinato a una compagnia cinese. E il gruppo si aspetta che nei prossimi due decenni la Cina acquisti uno su sei dei jet venduti nel mondo. Si tratta di ordini per 1.190 miliardi di dollari che l'azienda si aspetta di dividere con l'arci rivale europeo Airbus.

azionario
Wall Street crolla: settimana in rosso con i tre indici in correzione

I timori di un rallentamento dell'economia globale hanno messo a tappeto gli indici a Wall Street, che hanno archiviato una seduta con cali vicini al 2%. Per la prima volta dal marzo 2016 tutti e tre gli indici principali sono finiti in correzione, status definito da un calo di almeno il 10% rispetto ai massimi recenti. I listini sono per altro protagonisti del peggiore inizio di dicembre dal 1980.

Arrivato a cedere fino a 563 punti, il DJIA ne ha lasciati sul terreno 496,87, il 20,2%, a 24.101,51 punti. L'indice delle 30 blue chip, frenato dai titoli tech come Apple, ha perso oltre il 10% dal record del 3 ottobre scorso e da inizio mese il 5,63%; nell'ultima settimana ha segnato un -1,2%.

L'S&P 500 ha lasciato sul terreno 50,59 punti, l'1,91%, a quota 2.599,95 con tutti gli 11 settori in rosso; in settimana il calo è stato dell'1,2% e a dicembre del 5,8%.

Il Nasdaq Composite ha registrato una flessione di 159,67 punti, il 2,26%, a quota 6.910,67; il bilancio settimanale è stato negativo dello 0,8% e quello da inizio mese dello 5,73%.

azionario
Wall Street: è sell-off con tech e sanità, Dj -2%

Quando manca un'ora circa alla fine degli scambi, gli indici a Wall Street hanno toccato nuovi minimi intraday con cali di almeno il 2% per gli indici principali.

Sull'umore degli investitori pesano i timori associati al rallentamento dell'economia cinese, cosa che potrebbe frenare anche quella mondiale. Anche dati giunti dall'Eurozona non hanno aiutato confermando quanto detto ieri dal governatore della Bce, Mario Draghi, ossia che i rischi stanno puntando al ribasso.

L'avversione al rischio ha pesato sul petrolio, che ha chiuso in forte calo trascinando al ribasso tutto il settore energetico (-2,7%) e quello delle materie prime (-1,2%). Fa peggio tuttavia il settore sanitario (-3,4%) complice il tonfo di J&J dovuto a un'inchiesta di Reuters - smentita dal gruppo - secondo cui l'azienda sapeva da decenni che il suo talco per bambini conteneva amianto.

Male anche il comparto tech (-2,5%) con Apple che lascia sul terreno quasi il 3% nonostante il Ceo Tim Cook sia stato ringrazionat dal presidente americano, Donald Trump, per creare posti di lavoro in Usa con un secondo campus previsto ad Austin (Texas). Il divieto di vendita in Cina di modelli vecchi di iPhone stabilito giorni fa da un tribunale cinese potrebbe spingere l'azienda a patteggiare con Qualcomm, convinta che Apple violi alcuni suoi brevetti. Intanto, un aggiornamento del software degli smartphone potrebbe bastare per continuarne la vendita nel mercato cinese.

Il settore finanziario soffre (-1%) entrando il territorio "orso", definito da un calo di almeno il 20% dagli ultimi record.

Il tutto succede mentre resta l'incertezza sulla Brexit.

Il DJIA e l'S&P 500 rischiano di chiudere il trimestre con la perdita maggiore dal 2011 e il Nasdaq dal 2008. Il DJIA lascia sul terreno quasi 500 punti, il 2%, a quota 24.098,51. L'S&P 500 cede quasi 50 punti, l'1,8%, a quota 2.602. Il Nasdaq segna un -141 punti, il 2%, a quota 6.929.

Usa: numero delle trivelle petrolifere attive di nuovo in calo

Il numero delle trivelle petrolifere attive negli Stati Uniti è sceso di nuovo. Stando al rapporto di Baker Hughes - pubblicato ogni venerdì - i pozzi sono calati di 4 unità a 873 dopo essere scesi di 10 unità nella settimana precedente.

Il dato totale resta lontanissimo dal picco di 1.609 toccato a ottobre del 2014, ma è al di sopra del minimo toccato nel 2009 a 179 trivelle attive. In generale, il numero delle trivelle è in aumento dal giugno 2016.

Il petrolio a gennaio al Nymex - già messo a tappeto dai timori per il rallentamento dell'economia cinese e di conseguenza di quella mondiale - resta in ribasso, del 2,4% a 51,29 dollari al barile.

azionario
Wall Street: è sell-off (Dj -1,9%) con J&J e greggio, timori per economia

Arrivati quasi a metà seduta, gli indici a Wall Street stanno accelerando al ribasso raggiungendo i minimi intraday. Per l'S&P 500, quella odierna è la sesta seduta in calo su otto. L'indice benchmark è ritornato in correzione, status definito da un calo di almeno il 10% dall'ultimo picco.

Il settore dei beni al consumo (-1,8%) risente delle del peggiore tonfo dal 2000 che sta colpendo Johnson & Johnson (-10%), di nuovo al centro delle polemiche per il suo presunto 'talco killer'. Anche il settore energetico (-1,9%) soffre finendo in territorio "orso", definito da una flessione di almeno il 20%.

Tutto ciò è dovuto a rinnovati timori per la crescita globale dopo dati deludenti giunti dalla Cina, dove le tensioni commerciali con gli Usa in corso dall'estate scorsa stanno pesando. Oggi agli investitori non basta l'ulteriore segno della tregua raggiunta l'1 dicembre da Donald Trump e Xi Jinping. La nazione asiatica sospenderà per 90 giorni dal primo gennaio i dazi aggiuntivi del 25% imposti a luglio sulle auto importate dagli Usa. Questo significa che le vetture Made in Usa subiranno dazi del 15% come quelle importate in Cina da altri Paesi.

Il DJIA cede 460 punti, l'1,9%, a quota 24.137,54. L'S&P 500 perde 43 punti, l'1,6%, a quota 2.607 Il Nasdaq Composite lascia sul terreno 109 punti, l'1,54%, a quota 6.961. Il petrolio a gennaio al Nymex scivola de 2,8% a 51,11 dollari al barile.

GM salva 2.700 posti di lavoro, saranno trasferiti e non più eliminati

General Motors sembra cedere al pressing del presidente americano, Donald Trump. Il gruppo che lo scorso 26 novembre ha annunciato oltre 14mila esuberi e la chiusura di cinque impianti (di cui quattro in Usa e uno in Canada) ha detto che 2.700 dei 3.300 posti di lavoro nelle fabbriche destinati a essere eliminati saranno invece salvati. Quei posti verranno trasferiti in altre fabbriche americane del gruppo a partire dall'anno prossimo.

Gm intende ancora eliminare circa 8mila colletti bianchi e altri 2.600 operai in Canada.

Ieri in una intervista su Fox, Trump aveva fatto riferimento al Ceo di Gm, Mary Barra, dicendo: "Non mi piace quello che ha fatto". Per lui, la prima donna al mondo a finire alla guida di un gruppo auto si sta sbagliando e a lei ha promesso che Gm "non sarà trattato bene". Il titolo Gm sale dello 0,5% a 35,30 dollari ma da inizio anno ha perso il 13,7%.

aziende
J&J: 'talco killer', per Reuters l'azienda sapeva da decenni

Johnson & Johnson ha sofferto al New York Stock Exchange il calo maggiore dal 2002 dopo indiscrezioni di Reuters secondo cui l'azienda sapeva da decenni che il suo talco per bambini conteneva amianto.

In base all'analisi di documenti e testimonianze fatte in tribunale dal 1971 all'inizio degli anni 2000, il gruppo media ha concluso che executive, medici e avvocati del gruppo sapevano che nel talco grezzo e in quello finito qualche volta era risultata la presenza di livelli contenuti di amianto. Le persone coinvolte, è la tesi, avevano discusso di come risolvere il problema senza però comunicarlo ai regolatori o al pubblico.

L'azienda ha risposto tacciando come "falso e fuorviante" quanto sostenuto dal gruppo media: "Il consenso scientifico è che il talco usato nelle polveri per il corpo a base di talco non provoca il cancro a prescindere da cosa ci sia nel talco. Questo è vero anche se - ma non è questo il caso - il talco di Johnson & Johnson avesse mai contenuto un ammontare minuscolo e impercettibile di amianto".

La saga del talco killer continua a perseguitare Johnson & Johnson. In passato alla multinazionale Usa fu ordinato di versare milioni di dollari di risarcimenti a una donna convinta che l'uso del borotalco del gruppo le abbia causato un tumore alle ovaie. Altri verdetti legati al prodotto risultarono a sfavore dell'azienda.

tech
Facebook: un bug colpisce 6,8 milioni di utenti, circolano foto non condivise

Nuovo imbarazzo per Facebook. Il social network ha detto che a causa di un bug, le fotografie di 6,8 milioni di utenti sono state potenzialmente esposte a sviluppatori terzi di app. Tra quelle immagini ci sono anche quelle che gli utenti stessi non avevano ancora condiviso sulla piattaforma. Il periodo dell'incidente - che è stato risolto - è andato dal 13 al 25 settembre scorsi; un massimo di 1.500 app realizzate da 876 sviluppatori ha potuto avere accesso alle immagini in questione.

Facebook ha spiegato che ciò è stato possibile per quelle app a cui gli utenti avevano consentito di accedere alle foto sulla piattaforma. Il gruppo ha aggiunto che l'accesso alle foto caricate sul social network ma non ancora condivise è possibile perché la piattaforma ne conserva una copia. "Ci scusiamo che ciò sia successo", ha spiegato l'azienda in un post. "Lavoreremo con questi sviluppatori affinché cancellino le foto degli utenti colpiti" dal bug. Facebook ha promesso che avvertirà le persone la cui privacy è stata di fatto violata; un alert verrà loro inviato sul social network; la notifica li guiderà a un link con il quale potranno capire se hanno usato le app associate al bug. Il titolo al Nasdaq viaggia in calo dell'1,1% a 143,45 dollari; nel 2018 ha perso quasi il 19%.

Usa: +0,6% scorte aziendali a ottobre, in linea a stime

Le scorte aziendali negli Stati Uniti a ottobre sono cresciute esattamente come previsto dagli analisti. Lo ha comunicato il dipartimento del Commercio, secondo cui con un rialzo dello 0,6% su settembre è stato raggiunto un valore destagionalizzato di 1.982 miliardi di dollari.

Le scorte nel settore manifatturiero sono cresciute dello 0,1% sul mese precedente, quelle retail sono aumentate dello 0,8% (top dell'agosto 2017) e quelle all'ingrosso hanno registrato un rialzo dello 0,8%. Il rapporto tra scorte e vendite si è attestato a 1,35 da 1,36 di un anno prima.

azionario
Wall Street: avvio in calo (Dj -1,1%), si teme rallentamento economia cinese

La seduta a Wall Street è iniziata in calo per via di rinnovati timori per la crescita mondiale. Ad alimentarli sono dati macroeconomici deludenti che dimostrano come l'economia cinese stia rallentando nonostante gli stimoli adottati da Pechino nel corso dell'estate. E' il segno che la guerra a colpi di dazi con gli Usa sta pesando.

Nella seconda maggiore economia al mondo la produzione industriale a novembre è salita al passo più lento di quasi tre anni (+5,4% annuo) e le vendite al dettaglio nello steso mese sono state le più deboli dal 2003 (+8,1%). Ciò porta alcuni analisti a credere che la nazione asiatica sarà costretta a nuove misure di stimolo. Come se non bastasse, ci si aspetta che il mercato automobilistico cinese, il più grande al mondo, chiuda il suo primo declino annuale delle vendite dagli anni '90.

Dal fronte macroeconomico Usa, le vendite al dettaglio (+0,2%) e la produzione industriale (+0,6%) il mese scorso sono salite più del previsto.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA cede 265,4 punti, l'1%, a quota 24.331,98. L'S&P 500 perde 28 punti, l'1%, a quota 2.621,42. Il Nasdaq Composite lascia sul terreno 101 punti, l'1,4%, a quota 6.968,69. Il petrolio a gennaio al Nymex scivola dello 0,2% a 52,47 dollari al barile.

Merck compra la francese Antelliq Group per 2,1 miliardi di euro

Merck & Co. rafforza le sue attività legate alla salute degli animali. Il gruppo biofarmaceutico americano ha siglato un accordo per comprare la francese Antelliq Group, azienda non quotata specializzata in soluzioni pensate per allevatori e veterinari: con la sua tecnologia è possibile monitorare gli animali e prevedere l'insorgere di malattie ma anche identificarli in modo digitale. A vendere per circa 2,1 miliardi di euro in contanti è il gruppo di private equity BC Partners. Merck ha detto che si farà carico del debito di 1,15 miliardi di euro.

Antelliq sarà una sussidiaria della divisione di Merck chiamata Animal Health e sarà gestita in modo indipendente.

Con questa mossa, Merck dimostra di credere in un business che rivali come Pfizer e Eli Lilly hanno scorporato e quotato: Pfizer ha quotato Zoetis nel 2013 raccogliendo 2,2 miliardi di dollari ed Eli Lilly ha portato in borsa Elanco lo scorso settembre rastrellando 1,51 miliardi di dollari. Le vendite generate in Merck dalle attività dedicate al mondo animale hanno raggiunto i 3,88 miliardi di dollari nel 2017 contro i 3,09 miliardi di Elanco e i 5,31 miliardi di Zoetis.

Usa: le temperature basse hanno riscaldato la produzione industriale a novembre

A novembre, la produzione industriale negli Stati Uniti è salita più di quanto previsto dagli esperti, merito delle temperature fredde che hanno sostenuto le attività delle utility. Secondo quanto reso noto dalla Federal Reserve, il mese scorso la produzione industriale è cresciuta dello 0,6% rispetto a ottobre, quando ci fu un -0,2% (dato rivisto dall'iniziale +0,1%); gli analisti attendevano un aumento dello 0,3%. La produzione è salita del 3,9% rispetto al novembre 2017.

L'utilizzo della capacità degli impianti è aumentato dello 0,4% al 78,5%, contro attese per un 78,6% e sotto la media di lungo termine del 79,8% registrata tra il 1972 e il 2017. Prima dell'ultima recessione, il dato era solitamente oltre l'80%. Il dato del mese precedente è stato rivisto al 78,1% dal 78,4% calcolato originariamente.

La produzione nel settore minerario è salita dell'1,7% e quella delle utility del 3,3% su ottobre. L'attività manifatturiera è rimasta invariata dopo cinque mesi in aumento.

azionario
Wall Street: future in calo, l'economia cinese risente delle tensioni commerciali

I timori per un rallentamento dell'economia globale stanno pesando sui future a Wall Street, il cui andamento preannuncia un avvio negativo degli scambi. L'attenzione degli investitori è sui dati macroeconomici deludenti arrivati dalla Cina e che seguono l'avvertimento di ieri di Mario Draghi, il governatore della Bce secondo cui i rischi puntano al ribasso.

Nella seconda maggiore economia al mondo la produzione industriale a novembre è salita al passo più lento di quasi tre anni (+5,4% annuo) e le vendite al dettaglio nello steso mese sono state le più deboli dal 2003 (+8,1%). Considerato che il National Bureau of Statistics cinese ha sostenuto che i dati non dimostrano ancora in modo ovvio gli effetti delle tensioni commerciali con gli Usa, per gli analisti il peggio deve ancora arrivare.

Ora ci si domanda se Washington e Pechino sapranno trovare un accordo alla fine della tregua commerciale di 90 giorni siglata l'1 dicembre scorso da Donald Trump e Xi Jinping. Al momento la Cina sembra mantenere fede alle promesse fatte, sospendendo per tre mesi dal primo gennaio prossimo i dazi aggiuntivi del 25% imposti da luglio sulle auto importate dagli Usa. Resta da vedere se un'intesa finale è possibile e senza la quale la Casa Bianca ha già detto che i dazi del 10% imposti dallo scorso settembre su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi saliranno al 25%; l'aumento doveva scattare l'1 gennaio ma è stato congelato per via della tregua.

I future del Dow cedono 196 punti, lo 0,8%; quelli dell'S&P 500 perdono 22 punti, lo 0,8%; quelli del Nasdaq Composite lasciano sul terreno 68,25 punti, l'1%. Il petrolio a gennaio al Nymex è poco mosso a 52,57 dollari al barile.

Usa: +0,2% vendite al dettaglio a novembre, sopra stime

Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti a novembre sono salite per l'undicesimo mese di fila e a una velocità leggermente migliore delle attese. Si ricorda che con dicembre 2017 si era chiuso l'anno migliore dal 2014. Il dato, reso noto dal dipartimento del Commercio americano, è cresciuto dello 0,2% su base mensile a 513,5 miliardi di dollari. Gli analisti avevano messo in conto un +0,1%. Su base annua, l'incremento è stato del 4,2%, segno che la stagione dello shopping natalizio è iniziata in modo migliore di quella del 2017.

A ottobre c'era stato un +1,1% (dato rivisto da un +0,8%). Escludendo le vendite di veicoli e carburanti il dato generale è salito dello 0,5% a novembre. A frenare il dato di novembre sono state le vendite alle stazioni di benzina, scese nel mese del 2,3%. Al netto di questa categoria volatile il dato è salito di mezzo punto percentuale. Le spese per consumi rappresentano un'ampia parte, circa il 70%, del prodotto interno lordo degli Stati Uniti, che è a sua volta un termometro dell'andamento dell'economia del Paese.

Wall Street
Euro in ribasso a 1,1291 dollari, biglietto verde stabile a 113,60 yen

Euro in ribasso a 1,1291 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,1216 e 1,2557 dollari. Biglietto verde stabile a 113,60 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,55 yen.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Vendite al dettaglio per il mese di novembre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: +0,8%. Consensus: +0,1%.

Produzione industriale per il mese di novembre alle 9:15 (le 15:15 in Italia). Precedente: +0,1%. Consensus: +0,3%.

Pmi servizi flash per il mese di dicembre alle 9:45 (le 15:45 in Italia). Precedente: 54,4. Consensus: 54,5.

Pmi manifatturiero flash per il mese di dicembre alle 9:45 (le 15:45 in Italia). Precedente: 55,4. Consensus: 55.

Scorte aziendali per il mese di ottobre alle 10 (le 16 in Italia). Precedente: +0,3%. Consensus: +0,6%.

Numero delle trivelle petrolifere attive alle 13 (le 19 in Italia). Precedente: -10 unità a 877.