Wall Street ritrova forza

Il rendimento del Treasury a 10 anni resta però sopra il 3%

azionario
Wall Street rimbalza, chiusura record per il Russell 2000

La seduta a Wall Street è finita in rialzo grazie al traino del comparto retail, sostenuto a sua volta da Macy's (+10,8%): i grandi magazzini hanno chiuso un trimestre migliore del previsto e hanno alzato le stime sugli utili dell'intero anno, una buona premessa per i conti che verranno diffusi domani da J. C. Penney Company (+5,5%), Nordstrom (+2,4%) e Walmart (+1,9%).

L'azionario ha tuttavia perso slancio nell'ultima ora di scambi, segno che tra gli investitori resta il nervosismo dovuto alla corsa dei rendimenti dei Treasury: quello del decennale è rimasto sopra la soglia psicologica del 3%, cosa che soltanto ieri aveva provocato le vendite sugli indici. Fino a quel momento il Dow Jones Industrial Average aveva corso per otto sedute di fila.

Mentre si cercava di capire se l'incontro storico previsto il 12 giugno a Singapore tra il presidente americano Donald Trump e il leader nordcoreano Kim Jong Un ci sarà, da Washington il premier cinese Liu He si diceva "ottimista" che un accordo commerciale tra Usa e Cina sarà raggiunto. Dai negoziati pare che Peter Navarro, il consigliere commerciale di Trump amante dai dazi, sia escluso dalle trattative in corso.

Arrivato a perdere 33 punti e a guadagnarne 94, il Dow alla fine ne ha aggiunti 62,59, lo 0,25%, a quota 24.769.

L'S&P 500 è salito di 11,02 punti, lo 0,41%, a quota 2.722,47.

Il Nasdaq Composite ha guadagnato 46,67 punti, lo 0,63%, a quota 7.398,29.

materie prime
Petrolio chiude a NY +0,3% a 71,49 dollari al barile

Il petrolio al Nymex ha chiuso un'altra seduta in rialzo. Il contratto giugno è salito di 18 centesimi, lo 0,3%, a 71,49 dollari al barile, vicino ai massimi di tre anni e mezzo. Il greggio ha saputo annullare le perdite nell'ultima mezz'ora di scambi; già nel corso della seduta aveva ridotti i cali dopo la pubblicazione delle scorte settimanali Usa, scese più del previsto e per la seconda settimana consecutiva. Anche gli stock di benzina e distillati sono calati più delle attese.

I trader hanno ignorato il fatto che la produzione americana resti a livelli record e che l'Agenzia internazionale dell'energia abbia abbassato le sue stime per la domanda globale di greggio nel 2018; l'agenzia parigina ha però sottolineato i progressi ulteriori fatti nel ridurre le scorte commerciali mondiali, scese a marzo ai minimi di tre anni nelle economie avanzate.

Intanto Morgan Stanley ha alzato le stime del prezzo del WTI, visto a 73 dollari al barile nella prima metà del 2019 e a 83 dollari al barile nel 2020. Per un confronto, le previsioni sul Brent al 2020 sono pari a 90 dollari al barile contro quelle pari a 65 dollari al barile indicate in precedenza. Secondo Morgan Stanley, un aumento della domanda di diesel e di carburanti per aerei sosterrà i prezzi.

Usa: dal 9/11 spesi 2.800 mld Usd in lotta al terrorismo (studio)

Dall'11 settembre del 2001, giorno degli attacchi terroristici contro gli Stati Uniti, la prima economia al mondo ha speso 2.800 miliardi di dollari nella lotta al terrorismo. E' quanto emerge da uno studio pubblicato da Stimson Center, un think tank di Washington. Nella cifra rientrano voci di spesa legate all'Afghanistan, all'Iraq e alla Siria oltre a programmi all'estero e a sforzi dedicati alla sicurezza nazionale.

Stando alla ricerca, agli Usa manca un sistema per tenere traccia di quanto speso nelle attività contro il terrorismo e falle varie hanno permesso di spendere sempre di più in voci che non dovrebbero rientrare in fondi di emergenza.

"Lo studio ha scoperto una serie di debolezze nelle definizioni e nel tenere traccia di voci che limitano l'accuratezza e che contribuiscono alla mancanza di trasparenza sui dati", recita il documento. "Queste debolezze rendono difficile determinare se le attività contro il terrorismo sono state efficaci".

azionario
Wall Street: indici accelerano, nuovo record intraday per il Russell 2000

Superato il giro di boa, gli indici a Wall Street viaggiano ai massimi intraday con il Russell 2000 - l'indice delle società a piccola e media capitalizzazione - ha raggiunto un nuovo massimo per la prima volta dal 24 gennaio scorso; intorno a quella data risalgono anche i record per i listini principali che ieri avevano subito un calo per via di un ritorno sopra il 3% dei rendimenti del Treasury a 10 anni.

La corsa dell'azionario si verifica nonostante il cosiddetto Us Macro Surprise Index, un indicatore di Citi che traccia quanto i dati macroeconomici siano in linea con le aspettative, sia ai minimi di sette mesi.

Dal fronte macroeconomico, gli investitori stanno digerendo dati misti: i nuovi cantieri ad aprile sono calati del 3,7% su marzo e i permessi edilizi sono scesi dell'1,8%, più del previsto mentre la produzione industriale il mese scorso è andata meglio delle attese (+0,7%).

Da fronte societario, Macy's (+10,3% a 32,99 dollari) viaggia ai massimi del marzo 2017 e potrebbe archiviare la migliore seduta dal 9 novembre 2017, quando aggiunge il 10,98%, grazie a una trimestrale migliore delle stime, nella quale i grandi magazzini hanno alzato l'outlook per il 2018. Si tratta di una buona premessa per altri gruppi retail che domani pubblicheranno i loro conti: J. C. Penney Company (+2,4%), Nordstrom (+1,2%) e Walmart (+1,3%).

Sul piano politico, il presidente americano Donald Trump ha detto "vedremo cosa succederà" in merito al summit con il leader nordcoreano che Pyongyang ha messo in dubbio.

Il DJIA sale di 67,3 punti, lo 0,27%, a quota 24.773. L'S&P 500 aumenta di 13 punti, lo 0,48%, a quota 2.724. Il Nasdaq guadagna 50,7 punti, lo 0,7%, a quota 7.402. Il Russell 200 aggiunge 16,56 punti, l'1%, a quota 1.616,9, oltre i 1.615,52 punti del record di gennaio.

Il petrolio a giugno al Nymex scivola dello 0,25% a 71,13 dollari al barile; il contratto ha ridotto i cali dopo scorte settimanali Usa scese più del previsto ma la produzione si è confermata a livelli record.

Violenza sessuale
Abusi su sportive, 500 milioni alle vittime di Nassar dall'università del Michigan

La Michigan State University ha raggiunto un accordo con 332 vittime del dottor Larry Nassar, che prevede un risarcimento complessivo di 500 milioni di dollari. Nassar, 54 anni, è stato il medico dell'università e della nazionale statunitense femminile di ginnastica artistica per quasi 20 anni, durante i quali ha abusato sessualmente delle sue giovani pazienti. L'uomo ha ricevuto tre dure condanne per abusi sessuali e possesso di materiale pedopornografico che lo faranno restare in carcere a vita. Ad accusarlo, anche le campionesse olimpiche Simone Biles, Aly Raisman, Gabby Douglas e McKayla Maroney. L'intera vicenda è divenuta di dominio pubblico nel dicembre del 2016, grazie a due ex ginnaste e all'inchiesta dell'Indianapolis Star, che mise sotto accusa l'intero sistema, a partire dalla federazione statunitense. Lo scandalo ha poi costretto la federazione ad azzerare i suoi vertici.

Nordcorea: Trump, incontro con Kim? "Vedremo cosa succederà"

"Vedremo cosa succederà". Il presidente americano Donald Trump si è limitato a pronunciare queste parole in merito al suo incontro con il leader nordcoreano Kim Jong Un, teoricamente previsto il 12 giugno a Singapore. Ieri Pyongyang ha cancellato all'ultimo minuto un meeting di alto livello con funzionari sudcoreani previsto oggi definendo una "provocazione" l'esercitazione militare congiunta tra Usa e Corea del Sud iniziata venerdì scorso; la nazione più isolata al mondo ha anche minacciato di annullare il summit con Trump.

"Vedremo cosa succederà", ha ripetuto Trump. "Non abbiamo visto né sentito niente", ha aggiunto parlando dallo Studio Ovale, dove ha accolto il presidente dell'Uzbekistan. Qualche ora fa la portavoce della Casa Bianca aveva spiegato che l'amministrazione resta "ancora fiduciosa" che l'incontro ci sia.

T-Bond: il rendimento del decennale balza sui massimi intraday al 3,091%

Partiti in rialzo, i prezzi del Treasury a 10 anni sono tornati a calare spingendo i rendimenti sui massimi intraday e oltre i massimi del luglio 2011 raggiunti ieri. E' questa la reazione alle scorte petrolifere Usa, nell'ultima settimana calate più del previsto. Il dato ha ridotto le perdite del greggio quotato al Nymex; i trader temono che un aumento dei prezzi del barile - intorno ai massimi di tre anni e mezzo - crei pressioni inflative, che andrebbero a erodere il valore dei titoli di stato in circolazione.

Il titolo benchmark Usa vede i rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - salire al 3,091% dal 3,082% di ieri. Aprile era terminato al 2,936% e marzo al 2,984%. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in aumento all'1,918%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in calo al 2,581%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in decrescita al 2,924%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in rialzo al 3,215%.

Fox: il Ceo del gruppo post-cessione asset a Disney sarà Lachlan Murdoch

La nuova Fox, il gruppo che nascerà dopo il completamento della cessione da parte di 21st Century Fox di asset a Walt Disney, sarà guidato da Lachlan Murdoch nei panni di amministratore delegato e presidente. Lo ha annunciato il colosso americano dell'intrattenimento precisando che la formazione della nuova Fox avverrà "dopo l'approvazione regolatoria e dei soci" e sempre che Comcast non rovini i piani; secondo indiscrezioni Comcast sta garantendosi finanziamenti per lanciare un'offerta in contanti sugli stessi asset su cui Disney e 21st Century Fox hanno raggiunto un accordo in azioni nel dicembre 2017 per 52,4 miliardi di dollari.

Nel suo comunicato 21st Century Fox ha spiegato che Rupert Murdoch condividerà la presidenza con Lachlan (i due sono attualmente presidenti esecutivi di 21st Century Fox). John Nallen, il direttore finanziario di 21st Century Fox, sarà direttore operativo della nuova Fox, in cui finiranno Fox News Channel, Fox Business Network, Fox Broadcasting Company, Fox Sports, Fox Television Stations Group e i canali FS1, FS2, Fox Deportes e Big Ten Network.

"La forza della nuova azienda -un leader nelle news, nello sport e nell'intrattenimento -offre opportunità davvero uniche", ha detto in una nota Lachlan Murdoch.

"La nuova Fox inizierà come l'unica azienda media concentrata esclusivamente sul mercato interno, su quello che gli americani amano di più", ha aggiunto il padre.

Al Nyse le azioni di classe A di 21st Century Fox sono poco mosse a 37,89 dollari l'una. Da gennaio hanno guadagnato il 9,7% e negli ultimi 12 mesi sono salite del 38,5%.

Comcast - che ha lanciato un'offerta formale sulla britannica Sky, di cui 21st Century Fox vuole prendere il controllo totale - aggiunge l'1% a 32,32 dollari; da inizio anno ha perso il 19,4% e negli ultimi 12 mesi ha ceduto il 17%.

Disney segna un +1,2% a 104,14 dollari, portando il bilancio da inizio 2018 a un -3% e quello dell'ultimo anno a un -3,6%.

Amazon offre sconti ai clienti Prime nei supermercati Whole Foods

Amazon sta offrendo nuovi sconti nei supermercati americani Whole Foods agli iscritti a Prime, che in Usa hanno visto salire del 20% il costo del servizio. Il colosso americano del commercio elettronico ha detto che taglierà del 10% i prezzi di centinaia di articoli già scontati e che ogni settimana ridurrà i prezzi di altri prodotti nei negozi della catena acquisita nel 2017 per 13,7 miliardi di dollari.

A godere dell'iniziativa saranno inizialmente gli utenti Prime nei supermercati del gruppo in Florida; durante l'estate le offerte saranno fatte anche negli oltre 460 negozi in tutta la nazione.

La mossa di Amazon - che a fine aprile ha pubblicato una trimestrale decisamente migliore delle stime - arriva mentre gli analisti temono un rallentamento del tasso di crescita di Prime. Così facendo Amazon spera di spingere più persone a sottoscrivere il servizio.

Ad aprile il gruppo di Jeff Bezos aveva annunciato per la prima volta il numero degli iscritti a Prime, pari a oltre 100 milioni nel mondo.

Il titolo Amazon al Nasdaq sale dello 0,7% a 1.587,41 dollari. Nel 2018 ha guadagnato il 36% e negli ultimi 12 mesi il 64,5%.

Food
Kellogg abbandona il Venezuela citando un suo "deterioramento"

Citando un "deterioramento" del Venezuela - alle prese con una grave crisi economica, sociale e politica - Kellogg ha annunciato la chiusura delle sue attività nella nazione dove dava lavoro a 400 persone e dove produceva due tipi di cereali mangiati a colazione dai venezuelani che ancora se li possono permettere.

Il gruppo si unisce così a Kimberly-Clark, Clorox, General Mills, General Motors, compagnie aeree e aziende petrolifere che hanno deciso di lasciare la nazione in cui l'economia si è contratta del 40% negli ultimi cinque anni. Il Fondo monetario internazionale stima una contrazione del Pil del 15% circa nel 2018 e del 6% nel 2019.

"Il deterioramento sociale ed economico in corso nel Paese ha portato l'azienda a mettere fine alle sue attività", ha detto in una nota il produttore numero uno al mondo di cereali. Non è chiaro cosa abbia spinto Kellogg a fare questa scelta ma in Venezuela, le aziende in genere devono fare i conti con un controllo dei prezzi, un'inflazione galoppante (per l'Fmi raggiungerà il 13.000% nel 2018), controlli valutari e carenza di macchinari.

I lavoratori locali che erano arrivati alla fabbrica di Kellogg a Maracay avevano trovato una nota dicendo che era chiusa. Il ministro venezuelano del Lavoro, Néstor Ovalles, è poi arrivato sul posto dicendo ai lavoratori che i loro diritti sarebbero stati tutelati. Il presidente venezuelano, Nicolás Maduro, ha annunciato che la fabbrica di Kellogg "è dei lavoratori" e ha minacciato il gruppo Usa con azioni legali non specificate.

Kellogg, che in Venezuela iniziò a operare nel 1961, non esclude di riprendere le sue attività in loco "non appena le condizioni della nazione lo permetteranno". Per ora, i suoi prodotti e marchi non possono essere commercializzati in Venezuela, dove domenica si terranno le controverse elezioni presidenziali in cui Maduro è dato per vincitore. Kellogg ha anche detto di avere onorato i suoi doveri contrattutali con dipendenti, fornitori e clienti prima di lasciare la nazione.

Al Nyse il titolo Kellogg è poco mosso. Da inizio anno ha perso quasi il 10% e negli ultimi 12 mesi ha ceduto quasi il 13%.

Petrolio riduce i cali grazie a calo scorte Usa maggiore del previsto

Il petrolio ha ridotto i cali grazie alle scorte settimanali Usa calcolate dal governo americano, scese più delle stime e per la seconda settimana di fila. Il contratto a giugno viaggia a 71,08 dollari al barile (-0,3%) da 70,73 dollari (-0,8%) a cui si trovava prima del dato.

Nei sette giorni all'11 maggio scorso le scorte di petrolio negli Stati Uniti hanno registrato un ribasso di 1,404 milioni di barili a 432,354 milioni di unità mentre gli analisti attendevano una flessione di 0,4 milioni di barili. Ieri il gruppo privato American Petroleum Institute aveva calcolato per lo stesso arco temporale un aumento a sorpresa degli stock di quasi 5 milioni di barili, cosa che aveva fatto sembrare le stime per il dato odierno come difficilmente raggiungibili. Anche le scorte di benzina e distillati sono calate più delle attese.

Usa: le scorte settimanali di petrolio calano più del previsto

Nella settimana conclusa l'11 maggio scorso le scorte di petrolio negli Stati Uniti sono scese più del previsto dopo l'inatteso calo della settimana precedente. Il dato ha registrato un ribasso di 1,404 milioni di barili a 432,354 milioni di unità mentre gli analisti attendevano una flessione di 0,4 milioni di barili dopo quella dei sette giorni precedenti pari a 2,197 milioni di barili.

Secondo i dati diffusi dal dipartimento all'Energia, gli stock di benzina si sono attestati in calo di 3,79 milioni di barili a 232,014 milioni di barili dopo il ribasso di 2,174 milioni di barili della settimana precedente; le previsioni erano per una flessione di 1,2 milioni di barili.

Le scorte di distillati, che includono il combustibile da riscaldamento, sono calate di 0,092 milioni di barili a 114,946 milioni di barili dopo essere scese di 3,791 milioni di barili nella settimana precedente; gli analisti si aspettavano un calo di 1,4 milioni di unità.

L'utilizzo della capacità degli impianti si è attestata al 91,1% dal 90,4% di sette giorni prima e contro attese per un dato al 90,8%.

Facebook
Cambridge Analytica, la talpa Wylie: contattato da Fbi

Christopher Wylie, la talpa che ha rivelato lo scandalo Cambridge Analytica, si prepara a testimoniare davanti alla commissione giustizia del Senato. La sua deposizione è attesa questa mattina e arriva dopo quella di Mark Zuckerberg, amministratore delegato di Facebook. Wylie, 28 anni, ha detto di essere stato contattato dall'Fbi, scrive l'agenzia DowJones. In passato ha anche sostenuto che Cambridge Analytica, società per cui ha lavorato, ha raccolto in modo illegale milioni di dati di utenti Facebook, notizia smentita dall'azienda.

Cambridge Analytica ha lavorato per la campagna elettorale di Donald Trump e per altri repubblicani: nel corso delle elezioni presidenziali del 2016 ha raccolto i dati di 87 milioni di iscritti a Facebook, usandoli per fare pubblicità politiche mirate a favore di Trump. Ieri in un tweet Wylie ha detto di essere felice di poter testimoniare davanti al Congresso. "Dobbiamo fare di più per essere sicuri che Facebook e altri siano responsabili nei confronti degli utenti".

Usa
Haspel verso la guida della Cia. Via libera dalla commissione intelligence del Senato

La commissione Intelligence del Senato ha confermato la nomina di Gina Haspel come nuovo capo della Cia. Haspel, 61 anni, lavora da decenni per i servizi segreti americani e ha ottenuto 10 voti a favore e 5 contrari. Adesso si attende la conferma in aula che potrebbe arrivare prima della fine della settimana.

La veterana della Cia è una figura molto controversa e la sua conferma non era scontata: infatti nei primi anni dopo gli attentati dell'11 settembre ha guidato la prigione americana in Thailandia dove decine di sospetti terroristi sono stati torturati. Nel corso della sua audizione al Senato, Haspel ha detto che la Cia non avrebbe dovuto usare la tortura e che mai sarà usata se guiderà l'agenzia.

azionario
Wall Street: avvio poco mosso, Macy's corre grazie ai conti

La seduta a Wall Street è iniziata poco mossa con gli investitori che continuano a monitorare i rendimenti dei Treasury a 10 anni, ieri balzati ai massimi del luglio 2011: pur essendosi stabilizzati, restano sopra la soglia psicologica del 3%.

Dal fronte macroeconomico, gli investitori stanno digerendo dati misti: i nuovi cantieri ad aprile sono calati del 3,7% su marzo e i permessi edilizi sono scesi dell'1,8%, più del previsto mentre la produzione industriale il mese scorso è andata meglio delle attese (+0,7%).

Dal fronte societario, Macy's corre (+8,4%) grazie a una trimestrale migliore delle stime, nella quale i grandi magazzini hanno alzato l'outlook per il 2018. Si tratta di una buona premessa per altri gruppi retail che domani pubblicheranno i loro conti: J. C. Penney Company (+2%), Nordstrom (+3,3%) e Walmart (+1,2%).

Sul piano geopolitico, le tensioni in Medio Oriente e in Iran restano monitorate così come la Corea del Nord, che ha minacciato di fare saltare il summit tra il suo leader e quello americano.

Intanto il presidente Usa ha difeso la sua decisione sull'azienda cinese ZTE e ha detto che gli Usa hanno ben poco da offrire alla Cina nell'ambito dei negoziati commerciali.

Dopo i primi minuti di scambi, il DJIA sale di 17 punti, lo 0,07%, a quota 24.723. L'S&P 500 aumenta di 4 punti, lo 0,15%, a quota 2.715. Il Nasdaq guadagna 10 punti, lo 0,14%, a quota 7.362.

Il petrolio a giugno al Nymex scivola dello 0,6% a 70,89 dollari al barile in attesa del dato sulle scorte settimanali Usa; ieri il gruppo privato American Petroleum Institute ha calcolato un aumento a sorpresa degli stock di quasi 5 milioni di barili nell'ultima settimana. Questo significa che sembra difficile che le stime per il dato odierno, pari a un calo di 400 mila barili, verranno centrate.

Commercio
Trump difende decisione su ZTE, Usa hanno poco da dare alla Cina

Il presidente americano è tornato a difendere la sua inversione di rotta in merito all'azienda cinese ZTE e ad attaccare i media, accusati di scrivere storie false sui negoziati in corso tra Usa e Cina in campo commerciale.

Donald Trump ha scritto un tweet in cui rivendica la bontà della sua mossa con cui domenica 13 maggio ha fatto capire di volere aiutare ZTE, messa in difficoltà il mese scorso dal divieto imposto alle aziende Usa di vendere componentistica al gruppo accusato di avere violato sanzioni americane relative a Iran e Corea del Nord. Per i critici sia repubblicani sia democratici, l'inversione a U del presidente mette a repentaglio la sicurezza nazionale Usa ma per lui "non è successo nulla con ZTE a parte che [il caso] è legato a un accordo generale sul commercio".

Ciò contrasta con quanto detto lunedì dal segretario americano al Commercio, Wilbur Ross, secondo cui ZTE rappresenta una questione "separata" dal braccio di ferro commerciale tra Usa e Cina. Ross aveva comunque detto che stava studiando "rimedi alternativi" su ZTE puntando a risolvere la questione "molto, molto velocemente". Sempre lunedì Trump aveva difeso la sua mossa dicendo in un tweet: "ZTE, una grande azienda telefonica cinese, compra una percentuale alta di parti individuali da aziende Usa. Questo riflette anche l'accordo commerciale che stiamo negoziando con la Cina e la mia relazione personale con il presidente Xi" Jinping.

In un totale di tre cinguettii, Trump oggi ha scritto che "il nostro paese sta perdendo centinaia di miliardi di dollari all'anno con la Cina...non abbiamo ancora visto le richieste della Cina, che dovrebbero essere poche dal momento che la precedente amministrazione Usa ha negoziato cos" male. La Cina ha visto le nostre richieste". Secondo Trump, "gli incontri non sono ancora iniziati! Gli Usa hanno molto poco da offrire perché hanno dato cos" tanto nel corso degli anni. La Cina ha molto da dare!".

Usa: +0,7% produzione industriale ad aprile, sopra le stime

Ad aprile la produzione industriale degli Stati Uniti è salita per il terzo mese di fila e più del previsto.

Secondo quanto reso noto dalla Federal Reserve, il mese scorso la produzione industriale è cresciuta dello 0,7% su marzo, quando ci fu un 0,7% (dato rivisto da un +0,5%). Gli analisti attendevano un aumento dello 0,6%. La produzione è salita del 3,5% rispetto all'aprile 2017.

Rispetto a marzo, l'utilizzo della capacità degli impianti è salita dello 0,4% al 78%, massimi di tre anni (il dato di marzo è stato rivisto al 77,6% dal 78%). Le previsioni erano per un dato al 78,4%. Prima della recessione, il dato era solitamente oltre l'80%.

La produzione manifatturiera - la componente più grande della produzione industriale - è cresciuta dello 0,5% ad aprile; su base annuale c'è stato un +1,8%.

La produzione delle utility è salita dell'1,9% mensile e del 6% annuale.

La produzione nelle miniere è aumentata dell'1,1% ad aprile e del 10,6% su base annua.

T-Bond si stabilizzano ma rendimento decennale resta sopra il 3%

I titoli di stato americani a 10 anni viaggionano in rialzo per la prima volta dopo sette sedute su otto in calo. I rendimenti dei Treasury, che si muovono inversamente ai prezzi, ieri erano balzati dopo il rialzo delle vendite al dettaglio di aprile. Il calo più ampio delle stime dei nuovi cantieri e dei permessi edilizi ad aprile aiuta oggi a sostenere i prezzi dei T-Bond.

Il titolo benchmark Usa vede i rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - scendere al 3,059% dal 3,082% di ieri, massimo del luglio 2011. Aprile era terminato al 2,936% e marzo al 2,984%. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in aumento all'1,923%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in calo al 2,577%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in decrescita al 2,91%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in ribasso al 3,185%.

azionario
Wall Street: future poco mossi, i Treasury si stabilizzano

I future si stanno risollevando con lo stabilizzarsi dei Treasury, il cui sell-off ieri aveva provocato la peggiore seduta dal 24 aprile scorso per il DJIA e il Nasdaq e dal 2 maggio per l'S&P 500. L'indice delle 30 blue chip riparte dopo avere subito il primo calo dopo otto giornate di fila in rialzo e dopo avere riportato in negativo il bilancio da inizio anno.

Gli investitori stanno digerendo i dati deludenti giunti dal comparto immobiliare: i nuovi cantieri ad aprile sono calati del 3,7% su marzo e i permessi edilizi sono scesi dell'1,8%, più del previsto; a pesare sono state le costruzioni di immobili multifamigliari (-12,6%).

Da fronte societario, Macy's (+6,8% nel pre-mercato) ha battuto le stime degli analisti con la sua trimestrale, nella quale i grandi magazzini hanno alzato l'outlook per il 2018.

Sul piano geopolitico, il Medio Oriente e l'Iran restano monitorati così come la Corea del Nord, che ha minacciato di fare saltare il summit tra il suo leader e quello americano: Pyongyang ha detto di non essere interessata a un incontro concetrato solamente sulla denuclearizzazione e ha accusato Washington di cercare di "imporre sul nostro stato solenne il destino di Libia e Iraq". Intanto Usa e Cina continuano a trattare sul commercio.

I future del Dow cedono 12 punti, lo 0,05%; quelli dell'S&P 500 perdono 1 punto, lo 0,04%; quelli del Nasdaq salgono di 1,25 punti, lo 0,02%. Il petrolio a giugno al Nymex scivola dello 0,5% a 70,90 dollari al barile.

Usa: -3,7% nuovi cantieri ad aprile, peggio stime, -1,8% permessi edilizi, peggio stime

Ad aprile i nuovi cantieri edili avviati negli Stati Uniti sono calati più delle stime degli analisti. I permessi richiesti per costruire sono a loro volta scesi più le attese.

Secondo quanto riportato dal dipartimento del Commercio americano, l'indice che misura l'avvio di nuovi cantieri ha registrato un ribasso del 3,7% al tasso annualizzato pari a 1,287 milioni di unità. Il dato è peggiore delle previsioni degli analisti, che attendevano un calo dell'1,4%.

I permessi per le costruzioni, che anticipano l'attività futura del settore edilizio, sono scesi dell'1,8% a 1,352 milioni di unità contro un consenso per un -0,3%.

Il dato di marzo relativo ai nuovi cantieri è stato rivisto a un +3,6% a 1,336 milioni di unità da un +1,9% a 1,319 milioni di unità. I permissi di marzo sono stati rivisti a loro volta in aumento, al tasso annualizzato di 1,377 milioni da 1,354 milioni di unità.

I dati di aprile sono stati condizionati negativamente dalle costruzioni di appartamenti e altre unità multifamigliari (con i nuovi cantieri calati del 12,6%). Nei primi quattro mesi del 2018 i permessi sono saliti dell'8,6% sul 2017 e le costruzioni di case singole, che rappresentano la maggioranza, sono cresciute dell'8,3%.

Investimenti
Soros fa il pieno di bond Tesla e di titoli Amazon, Alphabet e Netflix

Nel primo trimestre del 2018, la società di investimento di George Soros ha comprato 35 milioni di dollari di bond convertibili di Tesla con scadenza al marzo 2019 dando al produttore di auto elettriche un po' di sostegno: il gruppo di Elon Musk ha avuto un inizio d'anno difficile tra problemi di produzione alla sua Model 3, un giro di poltrone a livello manageriale e una call controversa in cui il Ceo si è rifiutato di rispondere alle domande degli analisti sulle esigenze di finanziamento dell'azienda.

Nello stesso arco temporale, Soros Fund Management è tornato ad acquistare titoli Amazon (di cui si era sbarazzato nei tre mesi precedenti); in portafoglio sono finiti 51.200 titoli, segno che Soros ha voluto sfruttare il fatto che Amazon sia tra i titoli con la migliore performance tra quelli tech da inizio anno (+34%).

Il fondo ha comprato anche 20.800 azioni Alphabet.

La società ha continuato poi a puntare su Netflix, che nel primo trimestre ha conquistato più iscritti del previsto: Soros ha comprato 148.500 titoli, che vanno ad aggiungersi a quelli acquisiti a fine 2017.

Il fondo del finanziere si è invece sbarazzato di 34.100 titoli Twitter e ha ignorato Facebook dopo avere venduto nel quarto trimestre del 2017 tutti i titoli del social network in possesso.

Nel pre-mercato Tesla perde lo 0,1%; da inizio anno ha ceduto quasi il 9%. Amazon sale dello 0,3%. Alphabet è fermo nel pre-mercato; da inizio anno è salito del 3%. Netflix scivola dello 0,1% ma nel 2018 ha aggiunto il 70%. Twitter è poco mosso e da gennaio ha guadagnato il 36,4%.

Wall Street
La giornata a Wall Street

 

Dati macroeconomici

Richieste di nuovi mutui per la settimana conclusa l'11 maggio alle 7 (le 13 in Italia). Precedente: -0,4%.

Avvio di nuovi cantieri per il mese di aprile alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Nuovi cantieri. Precedente: +1,9% a 1,319 milioni di unità. Consensus: -1,4% a 1,3 milioni di unità. Permessi edilizi. Precedente: +2,5% a 1,354 milioni di unità. Consensus: -0,3% a 1,35 milioni di unità.

Produzione industriale per il mese di aprile alle 9:15 (le 15:15 in Italia). Precedente: +0,5%. Consensus: +0,6%. Utilizzo della capacità degli impianti. Precedente: 78%. Consensus: 78,4%.

Scorte di petrolio per la settimana conclusa l'11 magggio alle 10:30 (le 16:30 in Italia). Precedente: -2,197 milioni di barili a 433,758 milioni di barili. Consensus: -400mila barili. Scorte di benzina. Precedente: -2,174 milioni di barili a 235,804 milioni di barili. Consensus: -1,2 milioni di barili. Scorte di distillati. Precedente: -3,791 milioni di barili a 115,038 milioni di barili. Consensus: -1,4 milioni di barili. Utilizzo della capacità degli impianti. Precedente: 90,4%. Consensus: 90,8%.

 

Appuntamenti societari

Trimestrale di Macy's prima dell'apertura dei mercati. Trimestrale di Cisco Systems dopo la chiusura dei mercati.

 

Altri appuntamenti

Raphael Bostic, presidente della Federal Reserve di Atlanta, parla alle 8:30 (le 14:30 in Italia). James Bullard, presidente della Federal Reserve di St. Louis, parla alle 18:30 (mezz'ora dopo la mezzanotte italiana).

Wall Street
Euro in ribasso a 1,1808 dollari, biglietto verde a 110,11 yen

Euro in ribasso dello 0,25% a 1,1808 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,1077 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in ribasso dello 0,22% a 110,11 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,73 yen.

Wall Street
Oro in ribasso a 1.289,70 dollari all'oncia

Oro in ribasso dello 0,05% a 1.289,70 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.221,80 e i 1.375,50 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in ribasso a 71,07 dollari al barile

Future del petrolio in ribasso dello 0,34% a 71,07 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata ta i 44,54 e i 71,89 dollari al barile.

Wall Street
Future degli indici Usa poco mossi nel premercato

Future degli indici Usa poco mossi nel premercato: il Dow Jones perde lo 0,02%, lo S&P sale dello 0,01%, il Nasdaq cresce dello 0,03%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita in calo. Per il Dow Jones Industrial Average è stata la prima giornata in rosso dopo otto di fila in rialzo. Per l'S&P 500 è stata la prima in ribasso dopo quattro consecutive in aumento. Il DJIA ha perso 193 punti, lo 0,78%, a quota 24.706,41. L'S&P 500 ha ceduto 18,68 punti, lo 0,68%, a quota 2.711,45. Il Nasdaq Composite ha guadagnato 59,69 punti, lo 0,81%, a quota 7.351,63. Alla vigilia del dato sulle scorte settimanali Usa, il petrolio a giugno a NY ha aggiunto lo 0,5% a 71,31 dollari al barile, vicino ai massimi di tre anni e mezzo.