Wall Street, attenzione rivolta alle trimestrali

Oggi i conti di Goldman Sachs e Bank of America

azionario
Wall Street: il Dow chiude sopra i 26mila punti per la prima volta

La seduta a Wall Street è finita in rialzo con il Dow Jones Industrial Average che ha terminato gli scambi per la prima volta sopra i 26.000 punti. L'indice delle 30 blue chip aveva conquistato quella soglia già ieri ma solo a livello intraday. Soltanto il 4 gennaio scorso il Dow aveva archiviato la sua prima giornata di scambi sopra quota 25.000. Meno di un anno fa aveva conquistato i 20.000 punti. 

A livello settoriale, quello tecnologico ha corso più di tutti con un rialzo dell'1,58%; bene anche la sanità (+0,98%), i titoli finanziari e quelli energetici (+0,8%).

Il DJIA ha aggiunto 322,79 punti, l'1,25%, a quota 26.115,65.

L'S&P 500 ha guadagnato 26,14 punti, lo 0,94%, a quota 2.802,56.

Il Nasdaq è aumentato di 74,59 punti, l'1,03%, a quota 7.298,28.


Fed, Kaplan: le criptovalute sopravviveranno, vanno capite

Le criptovalute "sono qui per restare". Di conseguenza la Federal Reserve deve monitorarle, "capirle e adattarsi". Lo ha detto Robert Kaplan, presidente della Federal Reserve di Dallas.

In un discorso, Kaplan ha parlato di politica monetaria dicendosi fiducioso che la banca centrale Usa alzerà i tassi in modo graduale. Secondo lui è meglio che la Fed aumenti il costo del denaro "più prima che dopo"; Kaplan ha confermato le stime mediane dell'istituto centrale, secondo cui nel 2018 ci saranno tre strette.

In merito alla riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale, Kaplan si aspetta una spinta agli investimenti per un po' ma ha avvertito: il deficit e il debito federale sono "insostenibili". Secondo l'amministrazione Trump, la riforma si finanzierà da sola con la crescita dell'economia ma secondo molti economisti non è cos". Kaplan prevede un Pil Usa in rialzo del 2,5-2,8% nel 2018 e una ripresa dell'inflazione.

Finanza
Goldman Sachs: assistente ha rubato al boss vino per 1,2 mln di dollari

L'assistente personale di un top executive di Goldman Sachs è stato arrestato con l'accusa di avere rubato al suo boss vino per un valore di oltre 1,2 milioni di dollari. Stando all'iscrizione nel registro degli imputati resa pubblica oggi in un tribunale di Manhattan, New York, mentre lavorava come assistente personale "di un individuo che colleziona vino costoso e raro" Nicolas De-Meyer è fuggito con centinaia di bottiglie dal valore superiore a 1,2 milioni di dollari. E' stata Bloomberg ad arrivare al nome del top executive: David Solomon, direttore operativo e presidente della banca Usa; è uno dei due executive scelto nel 2016 per sostituire Gary Cohn, reclutato da Donald Trump per dirigere il consiglio di esperti economici della Casa Bianca.

Un portavoce di Goldman Sachs ha spiegato in una nota che "il furto è stato scoperto nell'autunno 2016 e denunciato all'epoca alle autorità". Tra il 2014 e il 2016 De-Meyer ha usato un nome falso per vendere il vino a un distributore della North Carolina da lui trovato su internet. Stando al documento di tribunale, tra le bottiglie vendute c'erano quelle della tenuta francese Domaine de la Romanée-Conti, il cui vino è "largamente considerato tra i migliori, più costosi e rari al mondo". Non è la prima volta che un assistente in Goldman Sachs viene accusato di rubare vino dal suo capo. E' già successo nel 2014, quando un'ex segretaria fu giudicata colpevole di avere rubato bottiglie con un valore di oltre 4 milioni di sterline a vari top executive a Londra.

Materie prime
Petrolio chiude a NY +0,4% a 63,97 dollari al barile

Il petrolio ha chiuso la seduta odierna in rialzo. Il contratto febbraio al Nymex ha aggiunto 24 centesimi, lo 0,4%, a quota 63,97 dollari al barile. Domani arriveranno i dati sulle scorte settimanali di greggio Usa, viste nuovamente in calo. Il rapporto del dipartimento dell'Energia verrà diffuso con un giorno di ritardo rispetto al solito perché luned" scorso i mercati Usa sono rimasti chiusi per celebrare il Martin Luther King Day.

Ford amplia i cali (-7,4%) dopo taglio stime utili operativi 2018

Ford Motor tira il freno a mano in borsa. Il titolo del secondo produttore di auto di Detroit dopo General Motors perde il 7,4% a 12,10 dollari, pari ai minimi intraday. A pesare è il taglio da parte del gruppo delle stime sui profitti operativi per azione nel 2018: un aumento dei costi delle materie prime e tassi di cambio sfavorevoli contribilanceranno gli sforzi volti a tagliare i costi e la domanda di pickupo truck che garantiscono alti margini di guadagno. Diversamente da General Motors, che ieri aveva comunicato di aspettarsi svalutazioni per 7 miliardi di dollari dovute alla riforma fiscale Usa, Ford non si aspetta alcun impatto da quella legislazione. Ford ha spiegato che nel 2017 i profitti netti sono stati di 1,95 dollari per azione e quelli operativi sono stati pari a 1,78 dollari per titolo, in miglioramento sul 2016. Per il 2018 i profitti operativi sono visti nell'intervallo 1,45-1,70 dollari per azione. Da inizio 2018, il titolo Ford ha perso quasi il 3% e negli ultimi 12 mesi quasi il 4%.

Economia
Fed, Beige Book: economia e inflazione Usa crescono a passo modesto-moderato

L'economia statunitense ha continuato a espandersi a un passo tra il "modesto" e il "moderato" da dicembre all'8 gennaio scorso. Lo ha reso noto la Federal Reserve nel suo Beige Book, il rapporto pubblicato ogni sei settimane sullo stato di salute dell'economia statunitense, condotto nei 12 distretti in cui opera la banca centrale. Il documento sarà utilizzato nella prossima riunione della Fed, in programma il 30 e 31 gennaio prossimi. Nel documento la banca centrale Usa ha spiegato che i datori di lavoro continuano ad avere difficoltà nel trovare lavoratori qualificati e che i salari stanno crescendo in modo "modesto", cosa che suggerisce un tenue aumento delle pressioni inflative dopo un 2017 in cui sono state praticamente assenti. Stando ai contatti sentiti dalla Fed, l'outlook per il 2018 resta ottimista e alcuni gruppi manifatturieri hanno aumentato le loro spese per capitale.

Apple sembra pronta a rimpatriare in Usa 245 miliardi di dollari

Apple sembra intenzionata a rimpatriare in Usa la montagna di cash che fino ad ora ha parcheggiato all'estero. Il gruppo ha infatti annunciato di aspettarsi il versamento di circa 38 miliardi di dollari per effetto della riforma fiscale approvata in Usa prima di Natale e che prevede una nuova aliquota del 15,5% proprio per quel rimpatrio. Data l'aliquota e la cifra indicata da Apple, si deduce che il gruppo intende riportare in patria 245 miliardi di dollari. Stando a un documento depositato presso la Sec, l'equivalente americano della Consob italiana, alla fine dello scorso settembre Apple deteneva al di fuori dei confini Usa 252,3 miliardi di dollari.

Tech
Apple annuncia spese per capitale da oltre 30 mld $ in Usa in 5 anni, nuovo campus

Apple si aspetta di investire oltre 30 miliardi di dollari in spese per capitale negli Usa nell'arco dei prossimi cinque anni e di creare 20.000 nuovi posti di lavoro nei suoi campus attuali e in uno nuovo che intende aprire. Lo ha annunciato il produttore dell'iPhone, che attualmente dà lavoro a 84.000 persone in tutti i 50 Stati Usa. Il luogo del nuovo campus, che inizialmente ospiterà le attività di supporto tecnico ai consumatori, sarà annunciato più avanti nell'anno. Leggi qui i dettagli.

azionario
Wall Street: Dow Jones accelera, torna sopra i 26mila punti

A metà seduta gli indici a Wall Street accelerano al rialzo portandosi sui massimi intraday con il Dow Jones Industrial Average che è tornato sopra i 26.000 punti, soglia conquistata ieri ma non tenuta fino alla fine degli scambi. Se l'indice delle 30 blue chip manterrà un tale livello, quella di oggi potrebbe essere la prima seduta finita al di sopra di quella soglia psicologica. Soltanto il 4 gennaio scorso il Dow aveva archiviato la sua prima giornata di scambi sopra quota 25.000. Meno di un anno fa aveva conquistato i 20.000 punti. Secondo gli analisti, Apple, UnitedHealth e Ibm permetteranno all'indice di raggiungere i 27.000 punti.

Ad alimentare l'entusiasmo degli investitori è una stagione delle trimestrali che fino ad ora è stata positiva: oggi Bank of America (-0,7%) ha annunciato utili pro forma migliori delle stime. Goldman Sachs (-2,2%) ha registrato la prima perdita trimestrale dal 2001; escluso l'impatto negativo della riforma fiscale, i profitti hanno battuto le attese. General Electric (-4%) soffre: la conglomerata ha detto che sta valutando una serie di scorpori.

Il Dow sale di 228 punti, lo 0,88%, a quota 26.021. L'S&P 500 aumenta di 19 punti, lo 0,7%, a quota 2.795. Il Nasdaq aggiunge 49 punti, lo 0,7%, a quota 7.271. Il petrolio a NY avanza dello 0,4% a 63,97 dollari al barile.

Usa
Fed: via libera commissione Bancaria a nomina Powell per presidenza, palla al Senato

La commissione Bancaria del Senato americano ha dato il via libera alla nomina di Jerome Powell a governatore della Federal Reserve. Spetta ora al Senato approvarla in forma definitiva. Già membro del Board della Banca centrale americana, Powell era stato scelto il 2 novembre scorso dal presidente americano Donald Trump per prendere il posto di Janet Yellen da febbraio, alla scadenza del suo primo e unico mandato. La nomina, come previsto dalla legge, deve essere approvata dalla commissione Bancaria e quindi dall'intero Senato.

La commissione aveva già votato il 5 dicembre scorso (in quell'occasione Powell aveva ricevuto 22 voti a favore e uno contrario, quello della democratica anti Wall Street Elizabeth Warren), ma, per motivi tecnici, il voto non era stato considerato valido, motivo per cui è stato ripetuto. Se tutto procederà senza ulteriori intoppi, la nomina sarà effettiva dal 3 febbraio. Oggi la commissione ha votato anche sulla nomina di Randal Quarles per il Board della Fed. Lo scorso ottobre era stato nominato per ricoprire un ruolo vacante e in scadenza il 31 gennaio: dopo il voto del Senato sarà membro del Board della Fed per 14 anni nonché responsabile delle attività di supervisione della banca centrale americana.

Economia
Bank of Canada: alza tassi di un quarto di punto all'1,25%, approccio cauto su altre strette

La Bank of Canada ha alzato i tassi di interesse di un quarto di punto percentuale all'1,25%, sulla scia della solidità dei dati sull'occupazione e della ripresa dell'inflazione. L'istituto centrale ha comunque segnalato un approccio graduale e cauto verso ulteriori giri di vita, citando le incertezze legate al futuro del North American Free Trade Agreement (Nafta, il trattato di libero scambio tra i Paesi del Nord America che il presidente americano Donald Trump minaccia di fare saltare).

L'aumento del costo del denaro era ampiamente previsto, dopo che il tasso di disoccupazione in Canada è sceso al minimo storico del 5,7% e l'inflazione è salita oltre il target del 2% considerato ottimale dalla BoC. "I dati recenti sono stati solidi, l'inflazione è vicina ai target e l'economia viaggia circa a piena capacità", si legge nel comunicato della Bank of Canada, in cui si precisa che "tuttavia l'incertezza che circonda il futuro del Nafta solleva nubi sull'outlook economico".

Wall Street: apre in rialzo grazie alle trimestrali delle banche. Dow guadagna 100 punti

Dopo aver raggiunto quota 26.000 e aver chiuso la seduta di ieri in ribasso a causa dei timori per la fine dei finanziamenti del governo federale, oggi Wall Street apre in rialzo, cercando di recuperare le perdite e riavvicinarsi alla soglia record. A sostenere il buon andamento degli indici nei primi minuti sono le banche: Goldman Sachs e Bank of America, anche se penalizzate dagli oneri straordinari della riforma fiscale firmata Donald Trump, hanno battuto le stime e prevedono, per il più lungo termine, ricadute positive grazie all'abbassamento dell'aliquota corporate dal 35% al 21%.

Resta comunque il finanziamento del governo (shutdown): il Congresso deve riuscire a passare una legge entro venerd" sera per evitare la paralisi delle attività. Sul tavolo c'è anche la legge per "salvare" i Dreamers, gli immigrati senza documenti che sono arrivati in Usa da bambini e sono parte integrante del tessuto sociale americano. I democratici chiedono una legge per regolarizzarli in cambio dell'ok per evitare lo shutdown. Dal punto di vista dei dati macro, la produzione industriale a dicembre è salita dello 0,9% contro attese dello 0,4%. Dopo i primi minuti di scambi, il Dow Jones sale di 149,69 punti, lo 0,58%, a quota 25.942,55. L'S&P 500 aggiunge 9,92 punti, lo 0,36%, a quota 2.786,66,5. Il Nasdaq Composite aumenta di 33,14 punti, lo 0,46%, a quota 7.256,83. Il petrolio a febbraio al Nymex scivola dello 0,13% a 63,65 dollari al barile.

Dal punto di vista societario: Goldman Sachs (-0,21%) ha battuto le stime degli analisti, mettendo a segno utili netti per 5,68 dollari ad azione contro attese per 4,91 dollari ad azione, ma preoccupa la diminuzione del 50% dei ricavi legati ai bond. Stessa situazione per Bank of America (-1,31%) che ha superato il consensus, ma preoccupa per gli oneri legati alla riforma fiscale. Tiffany (+0,7%) ha fatto sapere che le vendite della stagione delle feste sono salite del 5% rispetto al 2016.

Ibm (+3%) ha visto la promozione da "underweight" a "overweight" delle sue azioni da parte di Barclays: la banca sostiene che sul lungo termine il colosso informatico dovrebbe ritornare a fare profitti, grazie alle mosse strategiche che sta facendo in questo periodo. Apple (-0,2%) ha visto le sue azioni passare da "buy" a "neutrali". Infine Ford (-2,7%) ha appena pubblicato la linee guida per il 2018 e non ha battuto le attese del mercato: il gruppo sostiene che le previsioni sono legate all'aumento dei costi e alla volatilità monetaria.

Economia
Usa: cala a 72 punti indice Nahb mercato immobiliare gennaio, in linea con stime

In gennaio l'indice che misura la fiducia dei costruttori di case è calato, dopo avere toccato in dicembre il massimo in oltre 18 anni. Il dato si mantiene comunque a livelli abbastanza elevati, segno che si vanno sempre più attenuando le difficoltà create al settore immobiliare americano dagli uragani che si sono abbattuti tra agosto e settembre sul sud degli Stati Uniti.

L'indice, redatto dalla National Association of Home Builders, è sceso a 72 punti, dai 74 di dicembre (invariato rispetto alla prima stima) e appunto in linea con quanto previsto dagli analisti. Una lettura al di sopra della soglia dei 50 punti è solitamente associata a condizioni positive del mercato.

M&A
Celgene: tratta acquisizione gruppo biotecnologie Juno Therapeutics (Wsj)

Il colosso americano delle biotecnologie Celgene è in trattativa per rilevare la più piccola rivale Juno Therapeutics. Come riporta il Wall Street Journal, l'annuncio dell'accordo, che arriverebbe a breve distanza dall'acquisto di Impact Biomedicines, è atteso nelle prossime settimane.

I termini finanziari dell'operazione non sono noti, ma il prezzo messo sul piatto dovrà tenere conto del fatto che Juno ha una capitalizzazione di mercato di circa 5,5 miliardi, mentre quella di Celgene è di circa 80 miliardi. Con l'acquisizione Celgene punta a rafforarsi sul fronte delle terapie per il trattamento del cancro.

Economia
Usa: +0,9% produzione industriale in dicembre, più delle stime

In dicembre la produzione industriale degli Stati Uniti è cresciuta più delle previsioni, segno che il comparto si è rimesso in carreggiata dopo i rallentamenti dell'estate. I valori restano in linea con una fase di crescita economica. Secondo quanto reso noto dalla Federal Reserve, il mese scorso la produzione industriale è salita dello 0,9%, dopo il calo dello 0,1% di novembre (rivisto al ribasso dal +0,2% della prima stima). Gli analisti attendevano un aumento dello 0,5%.

La produzione sale del 3,6% rispetto a dicembre 2016. Rispetto al mese precedente, l'utilizzo della capacità degli impianti è salito di 0,7 punti percentuali al 77,9%, sopra il 77,3% previsto. Prima della recessione, il dato era solitamente oltre l'80%. Da segnalare che in dicembre la produzione nel settore manifatturiero, che rappresenta quasi tre quarti del totale, è aumentata dello 0,1%. La produzione nel settore minerario, seconda maggiore componente, è salita dell'11,5% su base annuale e quella di utility è aumentata del 5,6% rispetto al mese precedente.

Trimestrali
Charles Schwab: +14% utile IV trim. a 597 mln $, da riforma Trump oneri per 46 mln

Charles Schwab, una delle maggiori società di brokeraggio americane, ha chiuso il quarto trimestre con profitti in rialzo del 14%, grazie all'aumento del numero di nuovi clienti (+386.000 conti di brokeraggio e +248.000 conti di brokeraggio retail, il 36% anno su anno; in totale i conti sono 7,4 milioni, in rialzo del 4%).

Il gruppo ha fatto sapere che la riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump ha inciso sui conti trimestrali e annuali, provocando un onere straordinario una tantum di circa 46 milioni di dollari. La società di San Francisco ha messo a segno un utile netto di 597 milioni di dollari, 41 centesimi per azione, dai 522 milioni, 36 centesimi per azione, dello stesso periodo dell'anno precedente. Il fatturato è salito del 14% a 2,242 miliardi. Gli asset totali dei clienti sono saliti del 21% al record di 3.360 miliardi di dollari, mentre nell'anno i nuovi asset "core" sono balzati del 58% a 198,6 miliardi. Nell'intero anno la società ha riportato profitti per 2,354 miliardi di dollari, in rialzo del 25% dagli 1,889 miliardi del 2016. Il giro d'affari è stato di 8,618 miliardi, in aumento del 15% dai 7,478 miliardi dell'anno precedente.

T-Bond: viaggiano contrastati in attesa dei discorsi di governatori Fed

I Treasury americani viaggiano contrastati in attesa di tre discorsi dei governatori della Fed: parleranno il presidente della Fed di Chicago, Charles Evans, quello di Dallas, Robert Kaplan, e a mercati chiusi quella di Cleveland, Loretta Mester. Settimana scorsa il mercato dei bond americani aveva subito uno scossone, dopo la notizia, che il governo cinese volesse diminuire il suo acquisto di titoli di stato americani. La notizia è stata poi smentita dalle autorità di Pechino. Il decennale Usa vede rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - salire al 2,555% dal 2,531% di venerd". Il 2017 è terminato al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi è invariato all'1,45%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in rialzo al 2,035%

Titoli a 5 anni, rendimenti in rialzo al 2,374% dal 2,364% di venerdì.

Titoli a 30 anni, rendimenti in ribasso al 2,829% dal 2,836% di ieri.

Valute digitali
Bitcoin scivola sotto 10.000 $, poi recupera, brucia 32 mld market cap in 24 ore

Continuano i ribassi di bitcoin che, per la prima volta dal 30 novembre, è scivolata sotto la soglia dei 10.000 dollari, salvo poi recuperare terreno. Al momento perde il 10,9% a 10.280 dollari. Stando ai dati di CoinBase, la maggiore valuta digitale per capitalizzazione di mercato era scivolata fino a un minimo di 9.958,31 dollari, cedendo il 12% in ventiquattro ore e il 48% rispetto al massimo di 19.343 dollari toccato a dicembre.

Solo nelle ultime 24 ore bitcoin ha bruciato market cap per 36 miliardi di dollari. A provocare l'ondata di vendite, iniziata la settimana scorsa quando il ministro delle finanze sudcoreano, Kim Dong-yeon, aveva anticipato una stretta sugli scambi di bitcoin a causa dei possibili rischi per il sistema, è la possibilità che anche la Cina studi misure restrittive. I cali riguardano anche le altre maggiori valute digitali: ethereum, anche nota come ether, perde al momento il 17% a 875,01 dollari e ripple arretra del 16,1% a 1,04 dollari. I recenti cali hanno provocato una perdita di capitalizzazione di mercato per l'intero settore delle valute digitali per oltre 200 miliardi di dollari.

Borsa
Wall Street: future in rialzo con le banche, Dj cerca di recuperare quota 26.000

Dopo la giornata concitata di ieri, quando il Dow Jones è arrivato a guadagnare più di 200 punti e a superare per la prima volta la soglia dei 26.000 punti, salvo poi cedere progressivamente terreno e chiudere al di sotto della parità, Wall Street si prepara oggi a ripartire all'insegna di nuovi, forti, rialzi. Ad alimentare l'ottimismo degli investitori sono le trimestrali delle grandi banche americane: Goldman Sachs e Bank of America, seppure penalizzate negli ultimi tre mesi dell'anno dagli oneri straordinari legati alla riforma fiscale, hanno battuto le stime e prevedono, per il più lungo termine, ricadute positive grazie all'abbassamento dell'aliquota corporate dal 35 al 21%.

Sul fronte economico oggi i riflettori sono puntati sui dai relativi a produzione industriale e settore immobiliare, ma soprattutto sul Beige Book della Federal Reserve, che fotograferà lo stato di salute della congiuntura americana. Nel frattempo, i future del Dow Jones crescono di 120 punti, lo 0,46%, cosa che implica un'apertura a 25.939 punti, quelli del Nasdaq salgono di 21,25 punti, lo 0,31%, e quelli dello S&P 500 avanzano di 9,75 punti, lo 0,35%. Il petrolio si attesta in ribasso: i future a febbraio scendono dello 0,14% a 63,64 dollari al barile. Da segnalare che, a causa della pausa per il Martin Luther King Day di luned", il dato sulle scorte settimanali di energia, solitamente pubblicato di mercoled", slitterà a domani. I future dell'oro a febbraio scendono dello 0,08% a 1.335,90 dollari l'oncia.

Banche
Goldman Sachs: primo rosso trimestrale da 2011, da riforma 4,4 mld oneri

Nei tre mesi a dicembre Goldman Sachs ha virato in rosso, riportando le sue prime perdite trimestrali dal 2011. Come già successo con i conti delle maggiori rivali dell'istituto newyorkese, ha pesato l'impatto della riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump, che ha provocato oneri straordinari per 4,4 miliardi di dollari. Leggi l'articolo sui conti di Goldman Sachs.

Banche
Bank of America: utile IV trimestre cala, ma batte stime, 2,9 mld oneri da riforma

Nel quarto trimestre Bank of America ha riportato profitti superiori alle previsioni, escludendo gli oneri straordinari per 2,9 miliardi di dollari legati alla riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump. Leggi l'articolo sui conti di Bank of America.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Richieste nuovi mutui per la settimana conclusa il 12 gennaio alle 7 (le 13 in Italia). Precedente: -1,6%.

Produzione industriale per il mese di dicembre alle 9:15 (le 15:15 in Italia). Precedente: +0,2%. Consensus: +0,5%.

Indice Nahb sull'andamento del mercato immobiliare per il mese di gennaio alle 10 (le 16 in Italia). Precedente: 74 punti. Consensus: 72.

La Federal Reserve pubblica il Beige Book alle 14 (le 20 in Italia).


Appuntamenti societari

Trimestrale di Bank of America alle 6:45 (le 12:45 in Italia). Trimestrale di Goldman Sachs alle 7:30 (le 13:30 in Italia). Trimestrale di Alcoa dopo la chiusura dei mercati.


Altri appuntamenti

La commissione Bancaria del Senato alle 10 (le 16 in Italia) vota la nomina del candidato a diventare governatore della Federal Reserve, Jerome Powell. Charles Evans, presidente della Federal Reserve di Chicago, parla alle 15 (le 21 in Italia). Robert Kaplan, presidente della Federal Reserve di Dallas, parla alle 15:15 (le 21:15 in Italia). Loretta Mester, presidente della Federal Reserve di Cleveland, parla alle 16:30 (le 22:30 in Italia).

Wall Street
Euro in ribasso a 1,2234 dollari, biglietto verde in rialzo a 110,67 yen

Euro in ribasso dello 0,22% a 1,2234 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,0494 e 1,2324 dollari. Biglietto verde in rialzo dello 0,20% a 110,67 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 107,32 e i 115,63 yen.

Wall Street
Oro in rialzo a 1.338,50 dollari all'oncia

Oro in rialzo dello 0,10% a 1.338,50 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.199,70 e i 1.365,80 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in ribasso a 63,41 dollari al barile

Future del petrolio in ribasso dello 0,50% a 63,41 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 43,76 e i 64,89 dollari al barile.

Wall Street
Future degli indici Usa in rialzo nel premercato

Future degli indici statunitensi in rialzo  nel premercato: il Dow Jones guadagna lo 0,44%, lo S&P sale dello 0,25%, il Nasdaq cresce dello 0,31%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita in calo. La giornata era inizia all'insegna dei record con il Dow Jones Industrial Average che aveva conquistato quota 26.000 per la prima volta dopo solo sette sedute dal raggiungimento di quota 25.000. Il netto cambio di rotta è stato il più forte da quasi due anni. Ad alimentarlo sono state rinnovate preoccupazioni politiche, che hanno controbilanciato trimestrali societarie e dati economici che fino ad ora avevano alimentato l'ottimismo degli investitori. Arrivato a guadagnare fino a 283 punti, il Dow ne ha persi 10,33, lo 0,04%, a quota 25.792,86. L'S&P 500, che nel durante aveva conquistato i 2.800 punti per la prima volta, ha ceduto 9,82 punti, lo 0,35%, a quota 2.776,42. Il Nasdaq Composite ha lasciato sul terreno 37,38 punti, lo 0,51%, a quota 7.223,69. Il petrolio al Nymex è scivolato di 57 centesimi a 63,73 dollari al barile.