Wall Street, timori su negoziati Usa-Cina

Dati in programma: richieste di sussidi di disoccupazione e superindice

azionario
Wall Street evita terza seduta di fila in calo, si spera in Fed aggressiva

Gli indici a Wall Street hanno chiuso in rialzo una giornata che sembrava destinata a finire in ribasso per la terza volta di fila. Gli investitori sono tornati a sperare in una Federal Reserve accomodante dopo le dichiarazioni di John Williams, il presidente della Fed di New York.

Il terzo uomo più importante nel sistema della Fed dopo il governatore Jerome Powell e il suo numero due Richard Clarida, ha spiegato che in un mondo in cui i tassi di interesse sono più bassi di quanto lo siano stati storicamente, le banche centrali devono agire con tempestività e decisione a qualsiasi segnale di debolezza. E così sono salite al 51% le probabilità che a fine mese la banca centrale americana tagli i tassi di mezzo punto percentuale. Fino ad ora un taglio era dato per certo, ma di 25 punti base.

L'effetto Fed ha controbilanciato l'effetto negativo di rinnovati timori sui negoziati commerciali tra Usa e Cina e del tonfo subito da Netflix (-10,3% a 325,21 dollari) a causa di una crescita deludente degli abbonati nel mondo nel secondo trimestre. Morgan Stanley ha finito in rialzo (+1,5% a 44,43 dollari) grazie ai conti.

Il DJIA ha aggiunto lo 0,01% a quota 27.222,97. L'S&P 500 è aumentato dello 0,36% a quota 2.995,11. Il Nasdaq Composite ha guadagnato lo 0,27% a 8.207,24 punti.

Petrolio chiude a NY -2,6% a 55,30 dollari, minimi del 19 giugno

Il petrolio ad agosto al Nymex ha chiuso in calo di 1,48 dollari, il 2,6%, a 55,30 dollari al barile. Si tratta del valore più basso che non si vedeva dal 19 giugno scorso.

Amazon: nel mirino di Trump il possibile contratto da 10 mld $ con Pentagono

"Stiamo seriamente studiando la cosa". Così il presidente americano, Donald Trump, ha confermato indiscrezioni secondo cui ha chiesto informazioni su come il Pentagono ha preparato un contratto nel campo del cloud computing che potrebbe essere affidato ad Amazon o a Microsoft.

"Stiamo ricevendo un sacco di lamentele", ha spiegato Trump durante un incontro nello Studio Ovale con il premier olandese.

Il dipartimento della Difesa dovrebbe decidere il mese prossimo chi si aggiudicherà un contratto da un valore massimo di 10 miliardi di dollari in 10 anni e Trump sta valutando se intervenire o meno. Amazon, che domina nel campo del cloud, è visto fino ad ora come il favorito.

Al Nasdaq il titolo Amazon cede l'1,7% a 1.957 dollari. Microsoft perde lo 0,9% a 135 dollari.

AB InBev: dopo avere cancellato Ipo record a Hong Kong, valuta cessione asset (Wsj)

Doveva avere cancellato quella che doveva essere la più grande Ipo della storia di Hong Kong e la più grande per un gruppo alimentare o del beverage, il colosso della birra Anheuser-Busch InBev sta valutando una cessione di asset in Corea del Sud, Australia e America centrale. L'obiettivo è ridurre la sua montagna di debito. Lo scrive il Wall Street Journal, sostendendo che l'azienda punta a rastrellare almeno 10 miliardi di dollari.

Sempre secondo il quotidiano finanziario americano, il fondo di private equity KKR ha contattato AB InBev lo scorso maggio per l'acquisto di alcuni asset asiatici e il produttore giapponese di birra Asahi Group aveva espresso interesse nell'acquisto di attività australiane.

Venerdì scorso il gruppo che vende birre a marchio Budweiser, Stella Artois e Corona aveva citato condizioni di mercato avverse nell'annunciare la cancellazione della quotazione di una quota di minoranza nella sua sussidiaria dell'Asia-Pacifico, Budweiser Brewing Company APAC. Al Nyse il titolo AB InBev è balzato sui massimi intraday a 89,8 dollari (+1,5%). Da inizio anno ha guadagnato quasi il 35%.

economia
Camera Usa approva rialzo salario minimo orario a 15 dollari

La Camera statunitense controllata dai democratici ha approvato un rialzo graduale del salario minimo orario a livello federale a 15 dollari entro il 2025. Attualmente è a 7,25 dollari, un valore che non viene ritoccato dal 2009.

Difficilmente però il disegno di legge arriverà a un Senato in mano ai repubblicani, visto che la Casa Bianca di Donald Trump ha segnalato la sua contrarietà. Nonostante questo, la speaker Nancy Pelosi ha parlato di un "giorno storico". Per i repubblicani una tale mossa è un modo per uccidere l'occupazione e mettere a repentaglio i passi avanti ottenuti dall'amministrazione Trump sul piano economico.

Per fare passare la misura (con 231 voti a favore e 199 contro), i democratici hanno trovato un accordo per arrivare a 15 dollari un anno dopo quanto inizialmente previsto. I deputati repubblicani hanno cercato di inserire un emendamento che avrebbe esonerato le aziende con meno di 10 dipendenti.

Lo scorso otto luglio l'organismo bipartisan congressuale Congressional Budget Office (Cbo) aveva calcolato che con un aumento a 15 dollari del salario minimo orario a livello federale, 1,3 milioni di americani uscirebbero da uno stato di povertà e 17 milioni vedrebbero aumentare la loro busta paga.

Nonostante a livello federale il salario minimo orario sia fermo dal 2009, in 29 Stati americani è stato alzato. In New Jersey, California, Massachusetts e New York (oltre al District of Columbia) è stato approvato un salario minimo superiore al doppio di quello federale.

azionario
Wall Street accelera al ribasso con ipotesi di nuove restrizioni su Huawei

Già in calo, gli indici a Wall Street hanno accelerato al ribasso con i titoli tecnologici. A pesare sono nuove indiscrezioni del Wall Street Journal, secondo cui i senatori repubblicani oggi intendono presentare una proposta di legge volta a impedire alla cinese Huawei e ad altre aziende parte della 'lista nera' statunitense di comprare, vendere o usare in esclusiva brevetti americani.

Marco Rubio e John Cornyn, repubblicani della Florida e del Texas che cofirmano il provvedimento, hanno nel mirino il colosso cinese delle telecomunicazioni già al centro delle dispute commerciali sull'asse Washington-Pechino.

L'azienda cinese lo scorso maggio è stata inserita in una lista nera per motivi di sicurezza nazionale e questo impedisce alle aziende Usa di vendere a Huawei componentistica senza una licenza. La nuova tregua commerciale siglata il 29 giugno prevede la rimozione di certe restrizioni ma non di quelle che appunto sono volte a tutelare la sicurezza americana (gli Usa credono che Huawei spii attraverso le sue attrezzature per conto di Pechino).

Già ieri il Wall Street Journal aveva riferito che Huawei era la causa di un apparente stallo nei negoziati ma oggi il segretario al Tesoro ha minimizzato dicendo che "ci sono solo tante questioni complicate". Ora si attendono i dettagli di una telefonata tra i negoziatori delle due nazioni prevista oggi. Due giorni fa il presidente Donald Trump aveva detto che manca ancora molto a un accordo e che potrebbe sempre decidere di imporre nuovi dazi.

Il DJIA cede lo 0,5% a quota 27.087. L'S&P 500 scivola dello 0,3% a quota 2.974. Il Nasdaq Composite lascia sul terreno lo 0,6% a 8.138.

Nel frattempo il petrolio scivola sempre di più: a New York il contratto agosto perde il 3,3% a 54,90 dollari. Ai timori per una domanda debole di benzina si aggiungono quelli di una guerra commerciale.

azionario
Wall Street: avvio in calo per terza seduta di fila, tonfo per Netflix

La seduta a Wall Street è iniziata in calo. Ciò significa che i tre principali indici rischiano di archiviare la terza giornata di fila in ribasso. L'S&P 500 si allontana dai 3mila punti raggiunti per la prima volta il 10 luglio scorso nell'intraday e oltre i quali due giorni dopo aveva chiuso per la prima volta una giornata di scambi.

Gli investitori stanno digerendo una pioggia di trimestrali miste. Sul Dow Jones Industrial Average pesa UnitedHealth (-1,6%) nonostante l'assicuratore medico più grande d'America abbia battuto le stime degli analisti con i conti e abbia alzato l'outlook annuale. Il Nasdaq Composite è frenato da Netflix (-10%) punito all'indomani di una trimestrale che ha mostrato un numero di abbonati inferiore alle previsioni. Morgan Stanley non riesce a festeggiare un bilancio migliore delle attese: come successo con Citi, Jpm, Wells Fargo e Bank of America, non convince il cosiddetto net interest income, quello che la banca genera dai prestiti concessi meno il costo per finanziarli. Una Federal Reserve accomodante peserà inevitabilmente su questa voce.

Ci sono poi dubbi sui negoziati commerciali tra Usa e Cina.

Dopo i primi minuti di scambi, il Dow perde lo 0,2% a quota 27.160. L'S&P 500 cede lo 0,07% a quota 2.982. Il Nasdaq Composite segna un -0,08% a 8.179 punti. Il petrolio ad agosto al Nymex è virato in calo dello 0,14% a 56,7 dollari.

retail
Toys R Us ci riprova: aprirà due negozi in Usa a novembre

Quella che fu la più grande catena americana di giocattoli nata oltre 70 anni fa, riaprirà i battenti dopo avere messo a segno la più grande liquidazione nel settore retail americano dal 2016. Toys R Us aprirà due negozi a novembre, giusto in tempo per la stagione dello shopping natalizio. Uno sarà a Houston (Texas) e l'altro a Paramus (New Jersey).

La mossa è il frutto di una joint venture con b8ta, società di software per il retail, e Tru Kids, l'azienda che dai tempi della liquidazione dello scorso anno sta gestendo i marchi della catena di giocattoli. Si tratta di Toys R Us, Babies R Us e Geoffrey, finiti sotto il controllo dei creditori Solus Alternative Asset Management e Angelo Gordon dopo che l'azienda aveva chiuso i suoi 800 negozi americani.

I due punti vendita saranno almeno quattro volte più piccoli di quelli per cui il gruppo era famoso. La speranza è di aprirne 10 in Usa nel 2020.

In riferimento alla disastrosa stagione dello shopping del 2017 che portò il gruppo in bancarotta, Richard Barry, presidente di Tru Kids ed ex direttore del merchandising di Toys R Us ha spiegato: "Non credo ci siano tante occasioni in cui riprendere in mano un marchio cos" storico come Toys R Us e ricominciare da capo". Secondo lui, anche se i negozi saranno più piccoli "crediamo che offrirano esperienze entusiasmanti".

Usa: sussidi di disoccupazione cresciuti in linea a stime

Nei sette giorni conclusi il 13 luglio, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è salito come atteso dagli analisti. Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono cresciute di 8mila unità a 216mila unità (il dato della settimana precedente è stato rivisto a 208mila da 209mila unità). Le attese erano per un dato a 216.000 unità. A metà aprile il dato era sceso a 193mila, minimi del 1969.

La media delle ultime quattro settimane, un misura più stabile del dato, è calata di 250 unità a 218.7500 contro le 201.500 raggiunte a metà aprile e pari ai minimi da 50 anni.

Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione per più di una settimana – relativo alla settimana terminata il 6 luglio, l'ultima per la quale è disponibile il dato – ha registrato un ribasso di 42mila unità a 1,686 milioni.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Indice manifatturiero Fed Philadelphia per il mese di luglio alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: 0,3 punti. Consensus: 3,9 punti.

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana conclusa il 13 luglio alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: -13.000 a 209mila. Consensus: 216mila.

Superindice economico per il mese di giugno alle 10 (le 16 in Italia). Precedente: +0%. Consensus: +0%.


Appuntamenti societari

Trimestrale di Philip Morris alle 7 (le 13 in Italia). Trimestrale di Morgan Stanley alle 7:30 (le 13:30 in Italia). Trimestrali di Blackstone e Honeywell prima dell'apertura dei mercati. Trimestrale di Microsoft dopo la chiusura dei mercati.


Altri appuntamenti

John Williams, presidente della Federal Reserve di New York, parla alle 14:15 (le 20:15 in Italia) all'Annual Meeting of the Central Bank Research Association a New York.

Il presidente americano, Donald Trump, accoglie alla Casa Bianca il premier olandese Mark Rutte.