Wall Street, attenzione rivolta ai dati macroeconomici

In programma i sussidi di disoccupazione, il superindice dell'economia e le vendite di case esistenti

Wall Street: chiusura record per S&P 500 e Dow Jones

La seduta a Wall Street è finita con S&P 500 e Dow Jones Industrial Average a livelli record e con il Nasdaq Composite a cui manca l'1,1% per raggiungere il massimo storico risalente al 29 agosto. Per l'indice benchmark è stato il primo record dal 29 agosto e per l'indice delle 30 blue chip è stato il primo dal 26 gennaio.

Il Dow ha aggiunto 251,22 punti, lo 0,95%, a quota 26.656,98.

L'S&P 500 è aumentato di 22,8 punti, lo 0,78%, a quota 2.930,75.

Il Nasdaq ha guadagnato 78,19 punti, lo 0,98%, a quota 8.028,23.

banche
Wells Fargo: fino a 26.500 esuberi in tre anni

Wells Fargo, la banca di San Francisco ancora alle prese con lo scandalo dei conti fantasma, ha detto che ridurrà il numero dei suoi dipendenti come parte di una "trasformazione in corso" volta ad affrontare i trend in atto nel settore di riferimento. Il gruppo si aspetta che gli esuberi si attestino tra il 5 e il 10% nell'arco dei prossimi tre anni.

Wells Fargo ha 265mila dipendenti, quindi la riduzione arriverà fino a 26.500 persone. 

Petrolio chiude a NY -0,6% a 70,32 dollari al barile

Dopo due seduta di fila in rialzo, il petrolio oggi ha chiuso in calo. Il contratto novembre, il più scambiato, al Nymex ha perso 45 centesimi, lo 0,6%, a quota 70,32 dollari al barile. Quello ottobre, giunto a scadenza, ha finito in ribasso di 32 centesimi, quasi lo 0,5%, a quota 70,80 dollari al barilie; ieri aveva raggiunto i massimi del 10 luglio scorso. A pesare sulle quotazioni sono state le critiche del presidente americano, Donald Trump, contro l'Opec, che si riunirà nel fine settimana insieme a nazioni come la Russia che non fanno parte del cartello. Trump vuole che l'Opec tagli i prezzi del barile ma giorni fa girava voce che l'Arabia Saudita, il leader di fatto dell'Opec, fosse disposta a fare salire ulteriomente i prezzi ancora un po'. I fondamentali e le sanzioni che gli Usa imporranno contro l'Iran a novembre sono fattori che sostengono da tempo le quotazioni (il Wti nell'ultimo mese ha guadagnato quasi il 10%).

T-Bond: andamento misto, balzo rendimenti riaccende la domanda

Partiti in calo per la sesta seduta di fila, i Treasury viaggiano ora in modo contrastato. Quelli a lunga scadenza sono acquistati mentre quelli a breve scadenza restano venduti. Gli investitori stanno approfittando del balzo dei rendimenti, e dunque del calo dei prezzi, per comprare debito sovrano americano. L'aumento dei rendimenti è stato sostenuto, tra le altre cose, da dati macroeconomici buoni. Secondo la Federal Reserve di Atlanta, il Pil Usa crescerà al tasso annualizzato del 4,4% nel terzo trimestre dopo il +4,2% registrato tra aprile e giugno. Il calo dei rendimenti odierno è legato anche all'Italia e alle polemiche legate alla legge di bilancio 2019.

Il decennale americano vede rendimenti in calo al 3,068% dal 3,081% di ieri, quando aveva raggiunto i massimi di maggio. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in aumento al 2,169%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in rialzo al 2,808%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in calo al 2,957%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in ribasso al 3,205%.

Walgreens Boots Alliance vuole vendere ai cinesi prodotti di bellezza con l'aiuto di Alibaba

Walgreens Boots Alliance punta sui consumatori cinesi. Il colosso mondiale del benessere e della commercializzazione di medicinali guidato dall'italiano Stefano Pessina ha annunciato insieme ad Alibaba il lancio di un negozio online a marchio Boots su Tmall Global, una delle piattaforme del gigante cinese dell'e-commerce.

Così facendo Walgreens introduce vari prodotti per la bellezza a più di mezzo miliardo di consumatori presenti su Alibaba in Cina. Per Ken Murphy, vicepresidente esecutivo di Walgreens, "questa è una grande opportunità per noi di aumentare l'internazionalizzazione dei nostri prodotti e di usare le varie tecnologie innovative che Alibaba ha sviluppato". Michael Evans, presidente di Alibaba, si è detto "felice" della partnership con Walgreens, che continua a "soddisfare le esigenze in evoluzione dei consumatori cinesi".

Economia
Fed: Trump sceglie una esperta di stabilità finanziaria come membro del board

Il presidente americano, Donald Trump, ha nominato una ex economista della Federal Reserve come membro del board dell'istituto centrale. La Casa Bianca ha comunicato che la scelta riguarda Jean Nellie Liang.

Se confermata dal Senato, Liang andrebbe a sedersi fino al 31 gennaio del 2024 su una delle sette poltrone di cui è composto il board della Fed. Tre sono ancora vuote; delle altre quattro, tre sono occupate da persone scelte da Trump (il governatore Jerome Powell, il numero due Richard Clarida e Randal K. Quarles, responsabile della supervisione bancaria) mentre una (Lael Brainard) fu selezionata da Barack Obama.

Liang è attualmente Senior Fellow alla Brookings Institution, Visiting Scholar al dipartimento Monetario e dei mercati dei capitali del Fondo monetario internazionale e membro dei consiglieri economici del Congressional Budget Office, un organismo parlamentare bipartisan. In passato è stata la prima direttrice della divisione per la stabilità finanziaria del board della Fed, creata dopo la crisi del 2008 dall'ex governatore Ben Bernanke. Si è laureata in Economia alla University of Notre Dame e ha ottenuto un dottorato alla University of Maryland.

In un post pubblicato lo scorso febbraio per conto della Brookings, Liang ha difeso la rigidità degli stress test condotti annualmente dalla Fed per misurare la tenuta delle banche in caso di crisi.

Il mese scorso ha co-firmato una ricerca dell'Fmi in cui si sostiene che condizioni finanziarie morbide che sostengono la crescita nel breve termine portano con sé rischi di rallentamenti economici e di recessioni future. Liang conosce benissimo Powell, che prima di diventare governatore era dal 2012 membro del board della Fed.

Argentina: Fmi vuole chiudere "il più presto possibile" trattative su accelerazione aiuti

Il Fondo monetario internazione vuole concludere "il più presto possibile" le trattative con l'Argentina riguardanti una accelerazione - chiesta da Buenos Aires - dell'esborso dei fondi previsti nel piano di aiuti da 50 miliardi di dollari in tre anni annunciato lo scorso giugno. Lo ha detto il portavoce dell'istituto di Washington, Gerry Rice. Secondo lui i negoziati stanno proseguendo e non è escluso che il direttore generale Christine Lagarde e il presidente argentino Mauricio Macri si vedano la settimana prossima a margine dei lavori legati all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

commercio
Fmi: escalation tensioni Usa-Cina avrà costi significativi

Una escalation delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina costerà non solo alle due nazioni ma anche al resto del mondo. I nuovi dazi con cui i due Paesi si colpiranno a vicenda dal 24 settembre possono avere "costi significativi" e "se l'escalation continuerà i costi per i due Paesi e il mondo aumenteranno". Lo ha detto il portavoce del Fondo monetario internazionale, Gerry Rice, facendo riferimento alle tariffe doganali da 200 miliardi di dollari annunciate dagli Usa contro importazioni cinesi e quelle da 60 miliardi volute dalla Cina contro importazioni statunitensi.

Durante il consueto briefing con la stampa, Rice ha detto: "Stiamo ancora valutando l'impatto delle misure commerciali annunciate, lo faremo attentamente e saremo in grado di dare una valutazione più precisa tra poche settimane nel World Economic Outlook", il rapporto semestrale che l'istituto di Washington diffonderà a ottobre nell'ambito degli Annual Meetings che si terranno a Bali.

"Ora come ora - ha aggiunto Rice - possiamo dire che l'imposizione di dazi internazionali sulle importazioni cinesi potrebbe avere costi economici significativi, che dipenderanno da vari fattori, ad esempio da come verranno adeguate le politiche cinesi e da quale sarà l'impatto sulla fiducia nel mondo. Anche gli Usa ne risentiranno". Rice ha ricordato che il direttore generale del Fondo, Christine Lagarde, ha già messo in guardia contro una guerra commerciale.

azionario
Wall Street: avvio record per S&P 500 e Dow. Trump: "Congratulazioni Usa"

Come i future avevano indicato, la seduta a Wall Street è iniziata in territorio record per l'S&P 500 grazie alla spinta di titoli come Amazon e Apple. Ciò ha permesso all'indice benchmark di portarsi sopra l'ultimo massimo toccato il 29 agosto scorso pari a 2.914,04 punti. Poco dopo anche il Dow Jones Industrial Average è riuscito a mettere a segno un record, oltre quello raggiunto il 26 gennaio scorso e pari a quota 26.616,71. Il presidente americano, Donald Trump, ha subito scritto un tweet concentrandosi sul record dell'S&P 500 e dicendo "Congratulazioni Usa". 

Gli investitori sembrano sempre meno preoccupati delle tensioni commerciali in corso tra Usa e Cina, nazioni che dal 24 settembre si colpiranno con nuovi dazi. Per Jamie Dimon, Ceo di JP Morgan, quella tra i due Paesi non è una guerra commerciale ma una "schermaglia". E' comunque difficile che si risolverà prima delle elezioni di metà mandato previste in Usa a novembre.

Intanto l'economia americana dà segnali di tonicità. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese confermandosi per la terza settimana di fila sui minimi di 49 anni. Il tutto succede in vista della riunione della Fed della settimana prossima. Un rialzo dei tassi è dato per scontato.

Dopo i primi minuti di scambi il DJIA avanza di 229,17 punti, lo 0,87%, a quota 26.634,93. L'S&P 500 sale di 15,28 punti, lo 0,52%, a quota 2.923,14. Il Nasdaq segna un +42,35 punti, lo 0,55%, a quota 7.994,07.

commercio
Cina pronta a sostenere le importazioni tagliando media dazi

Già da ottobre la Cina potrebbe ridurre la media dei dazi sulle importazioni in arrivo dai suoi principali alleati commerciali, una mossa volta a sostenere la domanda interna abbassando i costi a carico dei consumatori mentre continuano le tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

E' Bloomberg ad anticipare i piani della nazione asiatica. Ieri il premier Li Keqiang aveva suggerito un ulteriore taglio delle tariffe doganali dopo quello di luglio, senza però fornire dettagli.

La mossa volta a sostenere le importazioni e i consumi mentre l'economia cinese rallenta segnala come la Cina voglia fare capire di essere disposta ad aprire i suoi mercati a prescindere da come andranno i negoziati con gli Usa. Pechino si rivolge dunque anche ai partner internazionali. Attualmente la media dei dazi nell'ambito della 'clausola della nazione più favorita' - parte delle regole del Wto contro discriminazioni commerciali - è pari in Cina al 9,8%, più alta di quella di molte nazioni sviluppate. In Usa nel 2017 era al 3,4%.

T-Bond: proseguono le vendite mentre S&P 500 si prepara ad avvio record

I Treasury viaggiano in calo per la sesta seduta di fila. Le vendite di titoli di stato Usa si verificano mentre l'S&P 500 si prepara a un avvio delle contrattazioni in territorio record e il Dow Jones Industrial Average punta a tornare ai livelli senza precedenti del 26 gennaio scorso.

I T-Bond continuano a risentire delle crescenti aspettative per un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve nella riunione del 25 e 26 settembre prossimi. La stretta sarebbe la terza del 2018. Sempre più investitori si aspettano per il 2019 quattro aumenti del costo del denaro contro i tre fino ad ora messi in conto dalla banca centrale Usa, che mercoledì prossimo diffonderà le sue nuove stime sul ritmo della normalizzazione della politica monetaria.

Il decennale americano vede rendimenti - che si muovono inversamente ai prezzi - al 3,089% dal 3,081% di ieri. Il 2017 era finito al 2,409%, non lontano dal 2,446% a cui si era concluso il 2016. I rendimenti del titolo Usa a tre mesi sono in aumento al 2,169%.

Questo l'andamento delle altre scadenze:

Titolo a 2 anni, rendimenti in aumento al 2,816%.

Titoli a 5 anni, rendimenti in rialzo al 2,972%.

Titoli a 30 anni, rendimenti in salita al 3,233%.

economia
Commercio: per Dimon (Jpm), quella tra Usa e Cina non è una guerra

Quella tra Stati Uniti e Cina non è una "guerra commerciale" ma una "schermaglia". Lo ha dichiarato Jamie Dimon, Ceo di JP Morgan parlando a un'emittente di Cnbc da New Delhi (India). "Il governo americano, il nostro presidente, hanno ragione a sollevare le questioni legate alle pratiche commerciali della Cina" ma lui ha spiegato che "avrebbe usato una strategia diversa per risolverle". Dimon ha aggiunto: "Non è chiaro dove andremo a finire".

Le parole del numero uno della più grande banca americana seguono la decisione degli Usa di imporre dazi del 10% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi; saliranno al 25% da gennaio. La Cina ha risposto con dazi del 5-10% su 60 miliardi di dollari di importazioni americane. Dimon ha avvertito: "Possiamo aggiungere altre tariffe doganali", come quelle da 267 miliardi di dollari minacciate dal presidente americano Donald Trump, "e i cinesi potranno reagire in altri modi e non credo che ciò sarebbe positivo". Al momento, quanto sta succedendo "non è una cosa devastante, non è una guerra ma una schermaglia commerciale che può avere effetti economici negativi". Dimon non si aspetta una soluzione prima delle elezioni di metà mandato previste a novembre in Usa.

La settimana scorsa Dimon aveva detto - salvo pentirsene subito dopo - che potrebbe battere Trump in una elezione perché "sono più intelligente di lui". Il leader Usa rispose dicendo che banchieri come lui sembrano più intelligenti di quello che sono grazie alle sue politiche che hanno dato linfa al settore. Gary Cohn, l'ex consigliere economico di Trump, ha dichiarato in settimana che Dimon sarebbe un "presidente fenomenale" ma lui non intende candidarsi.

azionario
Wall Street: future in rialzo, Dj e S&P 500 verso nuovi record

I future a Wall Street viaggiano in rialzo, dimostrazione che vengono sempre meno i timori legati alle tensioni commerciali tra Usa e Cina. Di conseguenza il DJIA e l'S&P 500 si preparano a marciare verso nuovi record.

Forse gli investitori continuano a sperare in una soluzione tra le due potenze economiche. Da Pechino il ministro cinese del Commercio ha detto oggi che il suo Paese spera che gli Usa facciano passi per correggere il loro comportamento; dal 24 settembre Washington imporrà dazi su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi, a cui Pechino risponderà con dazi su 60 miliardi di dollari di importazioni americane.

Bloomberg scrive che la nazione asiatica sembra intenzionata ad aprire ulteriormente i suoi mercati tagliando ulteriormente (lo aveva fatto anche a luglio) i dazi sulle importazioni dai principali partner commerciali.

Intanto a Washington riprendono i negoziati su un nuovo Nafta tra Usa e Canada.

Gli investitori nel frattempo si concentrano sullo stato di buona salute dell'economia Usa in vista della riunione della settimana prossima della Federal Reserve, che dovrebbe annunciare un rialzo dei tassi. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione sono scese confermandosi per la terza settimana di fila sui minimi di 49 anni.

I future del Dow salgono di 117 punti, lo 0,45%; quelli dell'S&P 500 aumentano di 10,75 punti, lo 0,37%; quelli del Nasdaq guadagnano 42,5 punti, lo 0,56%. Il petrolio a ottobre al Nymex è poco mosso a 71,13 dollari al barile; oggi il presidente americano Donald Trump è tornato a criticare l'Opec, che secondo lui dovrebbe abbassare i prezzi.

Usa: balza a 22,9 indice manifatturiero Fed di Philadelphia settembre, oltre stime

Le condizioni del settore manifatturiero nell'area di Philadelphia sono balzate a settembre. L'indice di riferimento calcolato dalla Federal Reserve di Philadelphia è salito a 22,9 punti da 11,9 punti di agosto. Il dato è migliore delle previsioni degli analisti, che si aspettavano un dato a 15 punti.

Guardando alle singole componenti, quella sui nuovi ordini è volata a 21,4 da 9,9 punti e quella relativa alle consegne è salita a 19,6 da 16,6. Il dato sui prezzi pagati è calato a 39,6 da 55 mentre quella dei prezzi di beni ricevuti è passata a 19,6 da 33,2 punti. La componente sull'occupazione è migliorata a 17,6 da 14,3. Infine, la componente relativa alle scorte è passata a un -33,5 da 15,4.

economia
Usa: richieste di sussidi di disoccupazione restano sui minimi del 1969

Nei sette giorni conclusi il 15 settembre scorso il numero di lavoratori che per la prima volta hanno fatto richiesta per ricevere sussidi di disoccupazione negli Stati Uniti è sceso più delle stime degli analisti restando per la terza settimana di fila sui minimi di mezzo secolo fa.

Secondo quanto riportato dal dipartimento del Lavoro, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione sono calate di 3.000 unità a 201mila unità, minimo del dicembre 1969. Gli analisti attendevano un dato a quota 210.000 unità.

La media delle ultime quattro settimane, un dato più indicativo e meno volatile, ha registrato un calo di 2.250 unità a 205.750, confermandosi a sua volta per la terza volta di fila sui minimi del 1969.

Il numero complessivo dei lavoratori che ricevono sussidi di disoccupazione per più di una settimana – relativo alla settimana terminata l'8 settembre, l'ultima per la quale è disponibile il dato – è calato di 55.000 unità a 1,645 milioni.

materie prime
Trump attacca il "monopolio" dell'Opec, "abbassi i prezzi" del greggio

Il presidente americano, Donald Trump, è tornato a criticare l'Organization of the Petroleum Exporting Countries (Opec). La sua tesi è che il cartello dei Paesi produttori di greggio dovrebbe tagliare i prezzi visto che gli Stati Uniti garantiscono protezione militare nella Regione.

In un tweet il leader Usa ha scritto: "Proteggiamo i Paesi del Medio Oriente, non sarebbero sicuri per molto senza di noi eppure continuano a spingere per prezzi del petrolio sempre più alti! Ce ne ricorderemo. Il monopolio dell'Opec deve abbassare i prezzi!".

L'Opec e i Paesi come la Russia che non ne fanno parte lo scorso giugno decisero di aumentare la produzione abbassando la compliance eccessiva rispetto all'accordo storico entrato in vigore nel gennaio 2017 e volto a ridurre l'output al fine di diminuire le scorte in eccesso nel mondo dopo anni di prezzi molto bassi.

Il loro incontro di domenica ad Algeri sarà l'ultimo prima delle elezioni di metà mandato americane di inizio di novembre; in vista di quell'appuntamento, i prezzi del barile diventano una questione politica ma Trump (forse) non si rende conto che anche le sue scelte stanno spingendo al rialzo i prezzi stessi. Montano infatti le aspettative per un calo delle esportazioni iraniane di greggio in vista dell'introduzione, a inizio novembre, di un nuovo round di sanzioni americane contro l'Iran. Washington ha minacciato di sanzionare chiunque non avrà ridotto a "zero" le importazioni di greggio iraniano entro il 4 novembre. La Cina - protagonista di tensioni commerciali con gli Usa - e l'India sembrano intenzionate a ignorare le minacce di Trump. Il calo dell'export iraniano porterà il cartello che ha come leader di fatto l'Arabia Saudita - vicinissima al governo Trump - a chiedersi se la produzione andrà aumentata.

Al Nymex il contratto ottobre del petrolio è poco mosso a 71,13 dollari al barile. Nell'ultimo mese i prezzi sono saliti dell'8% e da inizio 2018 del 17%.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Richieste iniziali di sussidi di disoccupazione per la settimana conclusa il 15 settembre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: -1.000 a 204mila. Consensus: 210mila.

Indice manifatturiero Fed di Philadelphia per il mese di settembre alle 8:30 (le 14:30 in Italia). Precedente: 11,9. Consensus: 15.

Superindice dell'economia per il mese di agosto alle 10 (le 16 in Italia). Precedente: +0,6%. Consensus: +0,5%.

Vendite di case esistenti per il mese di agosto alle 10 (le 16 in Italia). Precedente: -0,7%. Consensus: +0,7%.


Appuntamenti societari

Trimestrali di Bed Bath & Beyond e Darden Restaurants prima dell'apertura dei mercati.

Trimestrali di Micron Technology e Steelcase dopo la chiusura dei mercati.


Altri appuntamenti

Il Fondo monetario internazionale tiene il suo consueto briefing bisettimanale con la stampa.

Peter Praet, membro del board della Bce, parla da New York alle 13:20 (le 19:20 in Italia) sulle sfide legate alla normalizzazione della politica monetaria alla conferenza “Sustainable Policy Responses – EU and US Perspectives” organizzata da SUERF.

Jay Clayton, presidente della Sec, ospita una roundtable con gli investitori alle 18 (la mezzanotte in Italia).

Wall Street
L'euro torna sopra 1,17 dollari, biglietto verde in lieve ribasso a 112,23 yen

L'euro sale dello 0,24% e torna sopra 1,17 dollari (1,1701); nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,1302 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in ribasso dello 0,04% a 112,23 yen; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,73 yen.

Wall Street
Oro in ribasso a 1.207,60 dollari all'oncia

Oro in ribasso dello 0,06% a 1.207,60 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.167,10 e i 1.392,30 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in rialzo a 71,52 dollari al barile

Future del petrolio in rialzo dello 0,56% a 71,52 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 50,06 e i 71,81 dollari al barile.

Wall Street
Future degli indici Usa in lieve rialzo nel premercato

Future degli indici statunitensi in lieve rialzo nel premercato: il Dow Jones sale dello 0,10%, lo S&P cresce dello 0,09%, il Nasdaq guadagna lo 0,13%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita mista. Il Dow Jones Industrial Average e l'S&P 500 hanno guadagnato terreno, avvicinandosi ai loro rispettivi record, il Nasdaq Composite invece ha perso quota. Il Dow è salito per la quinta volta su sei registrando un incremento di 158,8 punti, lo 0,61%, a quota 26.405,76, avvicinandosi al record storico risalente al 26 gennaio scorso pari a 26.616,71. L'S&P 500 ha guadagnato terreno per la settima volta su otto salendo di 3,64 punti, lo 0,13%, a quota 2.907,95. Il Nasdaq ha ceduto 6,07 punti, lo 0,08%, a quota 7.950,04. Il Vix si è sgonfiato dell'8% circa a 11,75. Il petrolio a ottobre al Nymex ha aggiunto l'1,8% a 71,12 dollari al barili con scorte Usa scese per la quinta settimana di fila.