Oggi mercati Usa chiusi per celebrare il Martin Luther King Day

Google
Google: multa record da 50 milioni di euro in Francia

Le autorità francesi hanno imposto a Google una multa da 50 milioni di euro, la cifra più alta da quando è entrata in vigore la nuova regolamentazione europea sulla privacy. L'accusa mossa al colosso statunitense è di non aver fatto abbastanza per ottenere un consenso valido degli utenti sulla raccolta di dati personali per pubblicità personalizzate.

La Commission nationale de l'informatique et des libertes (Cnil) ha fatto sapere che una multa così  salata è "giustificata dalla gravita' delle violazioni di principi essenziali del Gdpr, ovvero trasparenza, informazione e consenso", si legge in una nota. La nuova regolamentazione impone che le società spieghino agli utenti come i loro dati sono raccolti e utilizzati e chiedano il consenso degli utenti per usarli. 

Rapporti
Oxfam: i 26 più ricchi possiedono quanto la metà più povera del pianeta

Le fortune dei super ricchi sono aumentate del 12% lo scorso anno, al ritmo di 2,5 miliardi di dollari al giorno, mentre 3,8 miliardi di persone, che costituiscono la metà più povera dell`umanità, hanno visto decrescere quel che avevano dell`11%. L`anno scorso, da soli, 26 ultramiliardari possedevano l`equivalente ricchezza della metà più povera del pianeta. È il risultato dell'ultimo rapporto di Oxfam.

A livello globale, gli uomini possiedono oggi il 50% in più della ricchezza netta delle donne e controllano oltre l`86% delle aziende; le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini.  Per quanto riguarda l'Italia, il 5% più ricco ha la stessa ricchezza del 90% più povero. 

Fmi
Fmi: lascia invariate stime di crescita 2019 di Gb (+1,5%) e Usa (+2,5%)

Il Fondo monetario internazionale ha lasciato invariate le stime di crescita di Regno Unito e Stati Uniti per il 2019 pur avendo ridotto quelle delle economie avanzate. Nel primo caso, l'istituto di Washington ammette che c'è una "incertezza notevole" sulle previsioni per una espansione dell'economia britannica dell'1,5%, tanto quanto previsto nell'edizione dello scorso ottobre del suo World Economic Outlook e stimato anche per il 2018. Nell'aggiornamento a quel rapporto, il Fondo spiega che la proiezione invariata riflette "l'impatto positivo degli stimoli fiscali annunciati nel budget 2019, che controbilancia l'effetto negativo di una incertezza prolungata sull'esito della Brexit". L'Fmi precisa che lo scenario ipotizzato presuppone che un accordo sull'uscita del Regno Unito dall'Unione europea sia raggiunto nell'anno in corso e che la transazione verso il nuovo regime avvenga "gradualmente". Tuttavia, mette in guardia l'Fmi, "a metà gennaio resta altamente incerto il tipo di Brexit che ci sarà". Per il 2020, è atteso un Pil in rialzo dell'1,6% (lo 0,1% in più su ottobre). Quanto agli Usa, il Fondo continua a prevedere un Pil in crescita del 2,5% quest'anno e dell'1,8% il prossimo dopo un +2,9% stimato nel 2018 e successivo a un +2,2% nel 2017. Il rallentamento si spiega con il venire meno degli effetti dati dagli stimoli fiscali (in primis il taglio delle tasse approvato prima del Natale 2017) e con i tassi di interesse visti "temporaneamente salire sopra il livello neutrale" (attualmente sono al 2,25-2,5% e la Federal Reserve ha promesso pazienza). "Il passo di espansione previsto è superiore al tasso di crescita potenziale per i prossimi due anni", spiegato il Fondo secondo cui "una domanda interna forte sosterrà importazioni in aumento e contribuirà a un ampliamento del deficit delle partite correnti americane".

Fmi
Fmi: "hard Brexit", Italia e rallentamento Cina tra i rischi per l'economia mondiale

"Nei mesi a venire" le principali fonti di rischio per l'economia globale sono date dall'esito dei negoziati commerciali, in primis tra Usa e Cina, e dalla rotta delle condizioni finanziarie, "che sono già diventate più stringenti dallo scorso autunno". Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nell'aggiornamento al suo World Economic Outlook, la cui ultima edizione completa risale allo scorso ottobre. Presentato da Davos (Svizzera), il documento cita altri rischi che rischiano di peggiorare l'umore dei mercati e frenare una già indebolita espansione dell'economia mondiale alla luce soprattutto di "livelli alti di debito pubblico e privato". Tra di essi l'Fmi indica un "no deal" tra Regno Unito e Unione europea e dunque una uscita della nazione d'Oltremanica dalla Ue senza un accordo, la cosiddetta "hard Brexit" che "aumenterebbe l'euro-scetticismo condizionando gli esiti delle elezioni parlamentari europee" del prossimo maggio. Anche l'Italia (con rendimenti dei titoli di stato elevati per un lungo periodo di tempo) viene citata come fonte di rischio per la stabilità del sistema finanziario insieme a un rallentamento peggiore del previsto della Cina. In aggiunta, figurano anche uno shutdown del governo federale americano "protratto" e l'incertezza dell'agenda di nuove amministrazioni.

Quanto alla Cina, una sua frenata avrebbe "implicazioni negative per i partner commerciali e per i prezzi delle materie prime". Il Fondo non ha ritoccato le sue stime di crescita per la nazione asiatica, la cui economia è vista espandersi del 6,2% sia nel 2019 sia nel 2020 dopo il 6,6% stimato dal Fondo per il 2018 e il +6,9% del 2017. L'istituto di Washington ha fatto notare che lo scorso anno l'economia cinese è rallentata principalmente per via di una stretta regolatoria pensata per frenare l'attività delle banche "ombra" e gli investimenti fuori bilancio delle amministrazioni locali; anche le dispute commerciali con gli Usa hanno pesato. Sottolineando la decelerazione ulteriore prevista nel 2019, l'Fmi ha messo le mani avanti: nonostante gli stimoli annunciati da Pechino, "l'attività economica potrebbe non centrare le stime, specialmente se le tensioni commerciali non vengono risolte". Il Fondo ha ricordato quanto osservato nel 2015-16 per dire che "le preoccupazioni sulla salute dell'economia cinese possono innescare un sell-off repentino e di larga scala nei mercati finanziari e delle materie prime". Quel sell-off, ha detto l'Fmi, "metterebbe sotto pressione i partner commerciali, gli esportatori di materie prime e gli altri mercati emergenti".

Fmi
Commercio: Fmi, bene tregua Usa-Cina ma nuove tensioni un rischio per economia mondiale

Il commercio globale, gli investimenti e la crescita mondiali "sono sotto attacco per via dell'incertezza e delle tensioni commerciali in corso". Lo sostiene il Fondo monetario internazionale, che ha dato il "benvenuto" alla tregua commerciale siglata il primo dicembre scorso tra Stati Uniti e Cina ma ha avvertito: "la possibilità di nuove tensioni in primavera getta ombra sulle prospettive di crescita mondiale", di cui l'Fmi ha già limato le stime per il 2019 e il 2020. Tanto più che "la crescita del commercio globale è rallentata ben al di sotto delle medie del 2017". Il riferimento è al fatto che il primo marzo prossimo quella tregua scadrà e senza un accordo la Casa Bianca ha detto che i dazi del 10% imposti lo scorso settembre su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi saliranno al 25%. A quel punto, ritorsioni da parte di Pechino contro Washington sono date per scontate. Il monito dell'istituto guidato da Christine Lagarde è contenuto nell'aggiornamento al suo World Economic Outlook, la cui ultima edizione completa risale allo scorso ottobre. Il Fondo è tornato a sottolineare una "priorità" per tutti i Paesi alle prese con disaccordi commerciali: li risolvano "rapidamente e in modo cooperativo piuttosto che aumentare ulteriormente barriere lesive e destabilizzare una economia mondiale che sta già rallentando".

Secondo l'Fmi, i trend del commercio potrebbero essere peggiori di quanto indicato dai dati (sostenuti da acquisti fatti in vista dell'introduzione dei dazi). Il Fondo non ha dubbi: se le differenze di vedute non verranno risolte in ambito commerciale, cosa che risulterà in un aumento delle tariffe doganali, i costi dei beni importati saliranno risultando in costi maggiori a carico dei consumatori che comprano i prodotti finali. "Al di là di queste conseguenze dirette", ha avvertito il Fondo, "una incertezza maggiore e timori per una escalation e per ritorsioni abbasserebbero gli investimenti aziendali, comprometterebbero la filiera produttiva e rallenterebbero la crescita della produttività. Il risultante outlook peggiore per la redditività delle aziende potrebbe ledere l'umore dei mercati finanziari e frenare ulteriormente la crescita". L'Fmi ha ricordato anche che il 30 novembre scorso Usa, Messico e Canada hanno sottoscritto l'accordo commerciale chiamato Usmca e pensato per sostituire il vecchio Nafta ma quell'accordo va ratificato dai Parlamenti dei rispettivi paesi.

Fmi
Fmi: lascia a un +3,7% Pil 2018 mondo ma lima stime per 2019 e 2020

Nonostante una "performance più debole in alcune economie, principalmente in Europa e in Asia, il Fondo monetario internazionale continua ad aspettarsi per il 2018 una espansione dell'economia mondiale del 3,7%, tanto quanto previsto nel suo World Economic Outlook elaborato lo scorso ottobre e in lieve calo dal +3,8% del 2017. Mettendo in guardia su un "indebolimento dell'espansione globale", l'istituto di Washington ha però limato le attese per il 2019 e il 2020. Nell'anno in corso il Fondo si aspetta una crescita mondiale del 3,5%, lo 0,2% in meno sui calcoli di ottobre. L'anno prossimo è previsto un +3,6%, lo 0,1% in meno rispetto al Weo autunnale. In particolare, dopo un +2,3% atteso nel 2018, le economie avanzate dovrebbero registrare nel 2019 un +2% (lo 0,1% in meno in ambo i casi per via delle revisioni dell'Eurozona) per poi frenare ulteriormente nel 2020 a un +1,7% (dato invariato).

Anche delle economie emergenti e in via di sviluppo è atteso un rallentamento: dopo una espansione del 4,6% nel 2018 dovrebbero arrivare a un +4,5% nel 2019 (lo 0,2% in meno rispetto a quanto calcolato a ottobre); poi dovrebbero tornare ad accelerare nel 2020 (+4,9%, confermato). L'Fmi aveva già ridotto le stime di crescita nel 2019 e 2020 lo scorso ottobre, in parte per via degli effetti negativi dovuti ai dazi in aumento adottati da Stati Uniti e Cina. Presentato da Davos (Svizzera), dove sta per iniziare il World Economic Forum annuale, l'aggiornamento al Weo contiene una ulteriore sforbiciata delle previsioni, che "in parte riflette un rallentamento dello slancio nella seconda parte del 2018". Su questo fronte l'Fmi cita l'Italia (dove "timori legati ai rischi finanziari e sovrani hanno pesato sulla domanda interna") e la Germania (dopo l'introduzione di nuovi standard sulle emissioni delle auto). Tra i motivi citati per il taglio delle stime di crescita mondiale per i prossimi due anni, l'istituto ha citato anche il peggioramento dell'umore dei mercati finanziari e una contrazione in Turchia che nel 2019 e 2020 sarà peggiore di quanto anticipato (su questo fronte, non sono fornite però stime).

Fmi
Fmi: taglia stime di crescita Eurozona, nel 2019 +1,6%, Italia fanalino di coda

Il Fondo monetario internazionale ha peggiorato le sue stime di crescita per l'Eurozona nel 2019. Dopo un Pil salito dell'1,8% nel 2018, l'istituto di Washington si aspetta per quest'anno un'espansione dell'1,6%; si tratta dello 0,3% in meno di quanto calcolato lo scorso ottobre. E' quanto emerge dall'aggiornamento del Fondo al suo World Economic Outlook, la cui ultima edizione completa risale allo scorso autunno. Per il 2020 il Pil è visto crescere dell'1,7% (dato confermato). Ancora una volta, l'Italia è fanalino di coda tra le principali economie dell'Area euro anche se la maggiore sforbiciata delle stime per il 2019 è toccata alla Germania. Se le previsioni del nostro Paese sono state ridotte per l'anno in corso dello 0,4% a un +0,6%, quelle della locomotiva d'Europa sono state tagliate dello 0,6% a un +1,3%. La Spagna è quella che crescerà di più (+2,2%, invariato rispetto a ottobre) seguita dalla Francia (+1,5% contro il +1,4% previsto in autunno). Se risulteranno corretti, questi calcoli starebbero a significare che solo Parigi ha mantenuto lo stesso ritmo di crescita sul 2018 mentre Berlino, Roma e Madrid hanno frenato (rispettivamente da un +1,5%, +1% e +2,5%). Il Fondo ha confermato le attese del 2019 per tutte e quattro le nazioni: in Germania è prevista un'accelerazione (+1,6%) come anche in Francia (+1,6%) e in Italia (+0,9%). In Spagna invece è stimata una frenata del Pil (+1,9%) ma non tale da mettere a repentaglio il suo vantaggio sugli altri Paesi.

Fmi
Fmi: in Italia spread ridotti ma ancora "elevati", banche sotto stress

I differenziali tra i rendimenti dei titoli di stato italiani e quelli tedeschi "si sono assottigliati rispetto ai picchi degli scorsi ottobre-novembre ma restano elevati". Lo fa notare il Fondo monetario internazionale nell'aggiornamento al suo World Economic Outlook, nel quale ha limato le stime di crescita del nostro Paese per il 2019, quando l'economia dovrebbe crescere dello 0,6% e non più dell'1% come previsto lo scorso ottobre. L'Fmi ha avvertito: "Un periodo prolungato di rendimenti elevati metterebbe ulteriormente sotto stress le banche italiane, peserebbe sull'attività economica e peggiorerebbe le dinamiche legate al debito".

Fmi
Fmi: in Italia, rischi finanziari e sovrani pesano su domanda, rendimenti "elevati"

"I timori legati ai rischi finanziari e sovrani hanno pesato sulla domanda interna" in Italia, dove "i costi di finanziamento sono saliti" con rendimenti dei titoli di stato che "restano elevati". E' quanto sostenuto dal Fondo monetario internazionale nell'aggiornamento al suo World Economic Outlook. Il documento è stato presentato da Davos, la località svizzera che da domani fino al 25 gennaio ospiterà 2.500 leader da tutto il mondo e parte di vari settori dell'economia. Rispetto alle ultime stime risalenti allo scorso ottobre, l'Fmi ha tagliato dello 0,4% a un +0,6% le previsioni di crescita del Pil italiano nel 2019. L'istituto di Washington ha lasciato a un +0,9% le attese per il 2020.

Fmi
Fmi: taglia stime di crescita per l'Italia come Bankitalia, nel 2019 Pil +0,6%

Il Fondo monetario internazionale ha tagliato le stime di crescita dell'economia italiana per l'anno in corso allontanandole dal +1% contenuto nella Legge di bilancio del governo Lega-M5S. Esattamente come fatto da Banca d'Italia nel suo ultimo bollettino economico, l'istituto di Washington ha ridotto dello 0,4% a un +0,6% l'espansione prevista nel nostro Paese nel 2019. E' quanto emerge dalla tabella contenuta nell'aggiornamento al World Economic Outlook, il rapporto la cui ultima edizione risale allo scorso ottobre. Dalla stessa tabella si apprende che le previsioni di crescita nel 2019 sono rimaste invariate rispetto a quelle autunnali a un +0,9%, anche in questo caso in linea ai calcoli dell'istituto di via Nazionale. Le previsioni del Fondo dimostrano un rallentamento dell'economia italiana, per cui ha stimato una crescita del Pil dell'1,6% nel 2017 e dell'1% nel 2018.

Usa 2020
Usa 2020: la senatrice Harris si candida alle primarie democratiche

 La senatrice Kamala Harris, 54 anni, ha deciso di candidarsi alle primarie democratiche per le presidenziali statunitensi del 2020. L'annuncio è stato dato questa mattina,  durante il programma 'Good Morning America" della Abc. Una decina di giorni fa, la Kcbs Radio, una stazione dello Stato dove Harris è nata e che rappresenta a Washington, ovvero la California, aveva già dato per certa la decisione della senatrice, anticipando che l'annuncio ufficiale sarebbe stato dato per il Martin Luther King Day. Durante una recente intervista televisiva, Harris ha detto di pensare che gli Stati Uniti siano "pronti per avere una donna di colore come presidente". 

finanza
Wall Street oggi chiusa per festa, poi settimana intensa di trimestrali

I mercati americani oggi resteranno chiusi per celebrare il Martin Luther King Jr. Day. Nei quattro giorni a seguire ci sarà una pioggia di trimestrali. Saranno 55 le aziende quotate sull'S&P 500 a pubblicare i conti.

Dal fronte tech, sono attesi i bilanci di Ibm domani e di Intel giovedì.

Nel settore aereo, American Airlines, Alaska Air Group e Southwest Airlines diffonderanno le loro trimestrali giovedì.

Sempre di martedì sarà la volta di J&J e Halliburton, mercoledì di Ford, Comcast, United Technologies, Texas Instruments e P&G mentre giovedì toccherà a Bristol-Myers Squibb e Starbucks e venerdì ad AbbVie, Colgate, DR Horton. Sempre di venerdì, la Walgreen Boost Alliance di Stefano Pessina terrà a New York l'assemblea annuale dei soci.