Wall Street, i dazi non fanno paura

Record di S&P e Dow nonostante le tensioni tra Usa e Cina

Elezioni
Adelson, 55 milioni a sostegno dei repubblicani. Ora è il maggior donatore nella storia delle elezioni Usa

Sheldon Adelson, il magnate dei casinò statunitensi, e sua moglie Miriam hanno donato 55 milioni di dollari a organizzazioni che lavorano a sostegno dei candidati repubblicani al Congresso, secondo quanto riportato dal New York Times. "Questo non solo li rende i maggiori donatori per gli sforzi elettorali repubblicani in questo ciclo elettorale, ma anche le persone che hanno speso di più in tutte le elezioni americane, secondo i dati finanziari disponibili.

Pur avendo inizialmente avuto delle preoccupazioni sulla leadership di Trump, Adelson ha potuto poi apprezzare molte decisioni del presidente, dal pieno sostegno a Israele in Medio Oriente all'abbassamento delle imposte. Adelson - che ha poi costruito un filo diretto con la Casa Bianca - è stato tra le persone che maggiormente hanno spinto Trump a spostare l'ambascata statunitense in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme e a eliminare gli aiuti ai palestinesi.

Wall Street
Dow: Nike resta il titolo migliore dell'anno, 3M il peggiore

Nike rimane il miglior titolo dell'anno sul Dow. In settimana, il titolo della società di abbigliamento sportivo ha guadagnato quasi il 2,5%, raggiungendo un altro record venerdì, toccando gli 86,04 dollari; nel 2018, il titolo è cresciuto del 36,8 per cento. Il titolo con la seconda migliore performance dell'anno è Microsoft, cresciuto del 33,6%, seguito da Visa con il 31,6%. Apple, invece, è scivolata al quarto posto, con un +28,6% dall'inizio del 2018.

L'indice delle blue-chip ha aggiunto 588,83 punti nella settimana appena conclusa, chiudendo a 26.743,50 punti, con un rialzo che ha sfiorato il 2,3% rispetto a sette giorni prima. Dall'inizio dell'anno, è cresciuto del 7,7 per cento.

Per la seconda settimana consecutiva, la conglomerata industriale 3M si è confermata il titolo con la peggiore performance, nonostante sia cresciuto di oltre il 4% in settimana; dall'inizio dell'anno, ha perso l'8,1 per cento. Al secondo posto c'è ora Goldman Sachs, sceso del 7,6% dall'inizio dell'anno, seguito da Procter & Gamble, che ha ceduto il 6,6 per cento. Solo dieci titoli su trenta del Dow Jones hanno perso valore dall'inizio dell'anno.

Nordcorea
Usa: "Non esiteremo" a imporre sanzioni su chi aiuta la Corea del Nord ad aggirarle

Gli Stat Uniti "non esiteranno a imporre sanzioni" contro chiunque aiuti la Corea del Nord ad aggirare le sanzioni sul carburante. Lo ha reso noto il dipartimento di Stato, con un apparente messaggio di avvertimento alla Russia, pochi giorni dopo le accuse lanciate alle Nazioni Unite dall'ambasciatrice Nikki Haley.

Dal 2006, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha inasprito le sanzioni contro la Corea del Nord, in risposta allo sviluppo del programma nucleare e missilistico di Pyongyang. Washington, però, accusa Mosca di violare le sanzioni. Intanto, il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha detto che Stati Uniti e Corea del Nord lavorano per organizzare un secondo summit tra i presidenti Donald Trump e Kim Jong Un.

Telefonia
Gli operatori telefonici Usa pronti a lanciare la rete 5G all'inizio del 2019 (e forse prima)

Tutti i maggiori operatori telefonici statunitensi - AT&T, Verizon, T-Mobile e Sprint -preparano il loro ingresso nel 5G per l'inizio del prossimo anno, con alcuni tentativi per essere pronti già alla fine dell'anno. I primi smartphone 5G non saranno comunque in vendita prima del 2019.

La quinta generazione, che garantirà molta più banda rispetto a oggi ed è stata pensata per soddisfare nuovi e più complessi usi, sarà usata all'inizio per gli hotspot e la wireless, e solo in alcune delle più grandi città statunitensi. Ci vorranno comunque molti anni prima che il 5G diventi la tecnologia di riferimento per la telefonia mobile: secondo i ricercatori di Strategy Analytic, nel 2023 solo il 6,5% degli utenti nel mondo userà la 5G, mentre il 70% sfrutterà la rete 4G.

Disastri naturali
Uragano Florence, danni per 38-50 miliardi di dollari (stime iniziali)

Le stime iniziali sui costi dei danni provocati in South e North Carolina dall'uragano Florence si aggirano tra i 38 e i 50 miliardi di dollari, secondo Moody's Analytics. Il conto comprende i danni alle proprietà, i veicoli distrutti e la produzione persa. Considerando il limite massimo della forchetta presentata dagli analisti, si tratterebbe del settimo uragano economicamente più dannoso della storia; i danni, però, sarebbero nettamente inferiori a quelli provocati da tre uragani passati nel 2017: Harvey (133,5 miliardi), Maria (120 miliardi) e Irma (84,2 miliardi).

Le assicurazioni prevedono tra 1,7 e 5 miliardi di costi totali, mentre per esempio per Harvey il conto è stato di 30 miliardi. Florence, che ha toccato terra il 14 settembre, ha provocato la morte di 41 persone (40 tra North e South Carolina, una in Virginia).

Google
Il Ceo di Google smentisce il Wsj: "Nessun tentativo di 'aggiustare' i risultati delle ricerche a fini politici"

Il Ceo di Google, Sundar Pichai, ha inviato un'e-mail ai dipendenti - ottenuta da Axios - negando qualsiasi tentativo di indirizzare politicamente le ricerche sul motore di ricerca, sottolineando poi la necessità per l'azienda di rimanere politcamente neutrale.

Giovedì, il Wall Street Journal aveva scritto che lo staff di Google aveva cercato il modo di 'aggiustare' i risultati delle ricerche dopo il primo 'travel ban' contro alcuni Paesi musulmani del presidente Donald Trump, rinforzando l'opinione diffusa tra i consenvatori di una censura delle loro idee sulle piattaforme di Google. Non ci sono prove che Google abbia mai 'aggiustato' gli algoritmi per favorire idee e articoli contro Trump sul suo motore di ricerca.

azionario
Wall Street: seconda seduta di fila in rialzo per il Dow Jones

Per il secondo giorno di fila, il Dow Jones Industrial Average ha chiuso una seduta in territorio record archiviando la migliore settimana dallo scorso luglio.

L'S&P 500, che ieri aveva superato per la prima volta i massimi del 29 agosto, ha finito poco mosso mandando in fumo i rialzi che avevano permesso di toccare nuovi record intraday.

Partito in rialzo, il Nasdaq Composite ha inveve perso terreno, appesantito dai produttori di semiconduttori e da alcuni titoli tecnologici come Apple.

Il Dow e l'S&P 500 hanno chiuso la quinta settimana su sei in rialzo con un incremento, rispettivamente, del 2,2% e dello 0,8%. L'indice tech ha invece perso in settimana lo 0,3%.

Il Dow ha aggiunto 79 punti circa, lo 0,3%, a quota 26.736,10. L'S&P 500 ha perso 1,20 punti, lo 0,04%, a quota 2.929,54. Il Nasdaq ha ceduto 41,28 punti, lo 0,51%, a quota 7.986,96. Il petrolio a novembre al Nymex ha guadagnato lo 0,7% a 70,78 dollari al barile, in settimana +2,6

Twitter: sistema falla ma messaggi privati degli utenti forse condivisi

Twitter ha comunicato di avere sistemato una falla all'interno della sua piattaforma a causa della quale i messaggi scambiati privatamente dagli iscritti potrebbero essere stati condivisi con gli sviluppatori di software esterni ma registrati presso l'azienda.

Il problema potrebbe avere colpito meno dell'1% della base utenti complessiva, che a luglio comprendeva 335 milioni di utenti attivi ogni mese. Il titolo ha però accelerato al ribasso al Nyse, portandosi sui minimi intraday (-3,9% a 28,69 dollari).

Stando al sito di microblogging, la falla c'è stata dal marzo 2017 al 10 settembre 2018. Twitter ha spiegato di avere aperto un'inchiesta e che contatterà gli account colpiti dall'incidente.

Petrolio chiude a NY +0,7% a 70,78 dollari al barile, in settimana +2,6%

Il petrolio, ieri in calo, è tornato a guadagnare terreno mentre gli investitori attendono dettagli dall'incontro che si terrà nel fine settimana ad Algeri tra l'Opec e le nazioni come la Russia che non fanno parte del cartello ma che sono impegnate dal gennaio 2017 a riequilibrare il mercato di riferimento.

Al Nymex il contratto novembre è salito di 46 centesimi, lo 0,7%, a 70,78 dollari al barile. I massimi intraday sono stati pari a 71,80 dollari ma a un certo punto i prezzi erano scesi a 69,98 dollari quando sono circolate voci che ad Algeri si discuterà di un aumento della produzione di 500mila barili al giorno. Una tale mossa sarebbe pensata per controbilanciare il venire meno delle esportazioni iraniane, effetto del nuovo round di sanzioni che gli Stati Uniti imporranno contro Teheran da novembre.

Il bilancio settimanale è pari a un +2,6%. Mercoledì i prezzi erano stati sostenuti dal calo delle scorte Usa, giunto alla quinta settimana di fila. Ieri invece sulle quotazioni avevano pesato le critiche del presidente Usa, Donald Trump, mosse contro il "monopolio" dell'Opec, che secondo lui deve abbassare i prezzi.

Criptovalute
Ripple vola e supera Ethereum, dietro solo a Bitcoin per capitalizzazione

Una delle criptovalute con la peggiore performance dell'anno è protagonista di un poderoso rally. Chiamata Ripple sta salendo di quasi il 29% ma a un certo punto oggi è volata dell'80% portando il suo rialzo settimanale a un +185%.

Stando a CoinMarketCap, la capitalizzazione di quella che formalmente si chiama XRP è arrivata a 24 miliardi di dollari superando Ethereum (23,3 miliardi) come la valuta digitale con il secondo maggiore valore dietro solo a Bitcoin (115,76 miliardi).

A sostenere le quotazioni sono i piani del gruppo Ripple Labs per il lancio di un prodotto chiamato xRapid e pensato per facilitare le transazioni da parte delle banche utilizzando XRP.

Nonostante il rally odierno, Ripple mostra un calo del 50% circa rispetto al massimo intraday del 2018, comunque meglio del ribasso del 90% registrato a un certo punto quest'estate.

commercio
Retail Usa contro i dazi di Trump: i consumatori pagheranno di più

Due giganti americani del settore retail, Walmart e Target, hanno lanciato l'allarme contro i nuovi dazi annunciati dagli Stati Uniti per punire la Cina. Il colosso mondiale Walmart ha avvertito che le tariffe doganali su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi, in vigore da lunedì 24 settembre, finiranno per aumentare i prezzi a carico dei consumatori americani. Il tutto avrà "un effetto domino".

In una lettera datata 6 settembre ma emersa solo oggi, Walmart aveva spiegato al governo Usa che "i consumatori pagheranno di più, i rivenditori riceveranno meno merce, i margini dei gruppi retail saranno più bassi, i consumatori compreranno meno prodotti o eviteranno del tutto di fare acquisti". La portavoce di Walmart, Randy Hargrove, ha spiegato che il gruppo "è preoccupato dall'impatto che i dazi avranno su fornitori, consumatori e aziende manifatturiere". Per questo "incoraggiamo i due paesi a trovare soluzioni di breve termine per allentare le tensioni commerciali, cosa che consentirà più opportunità per gli esportatori americani e porterà benefici alle famiglie di entrambe le nazioni". Stando a Walmart, i dazi di Trump rischiano di fare saltare l'impegno a spendere 250 miliardi di dollari entro il 2023 in prodotti "che sostengono l'occupazione americana".

Anche Target è "molto preoccupato" e si è detto "deluso che, nonostante i timori espressi dalle aziende parte di vari settori, l'amministrazione continui ad aumentare le minacce di dazi che penalizzano le famiglie americane".

Una coalizione di 300 gruppi retail che comprende Sears, Dollar General, Gap, Macy's, Under Armour, Kohl's e IKEA North American Services ha scritto all'amministrazione Trump contro i dazi. "Milioni di posti di lavoro Usa saranno messi a rischio per via di meno vendite, meno investimenti e maggiori costi".

Usa: numero trivelle attive torna a scendere

Il numero delle trivelle petrolifere attive negli Stati Uniti è tornato a scendere, seppur di poco. Stando al rapporto pubblicato da Baker Hughes ogni venerdì, i pozzi sono scesi di 1 unità a 866 dopo essere saliti di 7 unità nella settimana precedente.

Il dato resta lontanissimo dal picco di 1.609 toccato a ottobre del 2014, ma è al di sopra del minimo toccato nel 2009 a 179 trivelle attive. In generale, il numero delle trivelle è in aumento dal giugno 2016.

Il greggio a ottobre al Nymex continua a guadagnare quota, dell'1,4% a 71,27 dollari; nel corso della seduta si era spinto a 71,80 salvo poi azzerare i guadagni su voci di un possibile aumento della produzione da parte dell'Opec, che nel fine settimana si riunirà ad Algeri insieme a Paesi come la Russia che non fanno parte delle cartello; insieme sono impegnati dal gennaio 2017 a riequilibrare il mercato.

Nymex: rame protagonista della seduta migliore dal febbraio 2017

Il rame sta vivendo la seduta migliore dal febbraio 2017 mentre DJIA e S&P 500 viaggiano in territorio record per la seconda seduta di fila. Al Comex, divisione del divisione del New York Mercantile Exchange, il metallo industriale vola del 4,2% a 2,8560 dollari a pound.

Gli investitori sembrano essere diventati immuni alle tensioni commerciali tra Usa e Cina, che da lunedì si colpiranno a vicenda con altri dazi. Gli analisti sono rincuorati dal fatto che fino ad ora quelle tensioni non hanno danneggiato l'economia americana. Resta da vedere come andrà quella cinese visto che la nazione asiatica è il principale consumatore del metallo industriale.

azionario
Wall Street: Dj e S&P 500 ancora da record, Nasdaq appesantito da semiconduttori

A metà seduta gli indici a Wall Street viaggiano contrastati. Il Dow Jones Industrial Average e l'S&P 500 restano in territorio record per la seconda seduta di fila mentre il Nasdaq Composite ha perso slancio, appesantito nuovamente dai semiconduttori con Micron Technology (-2,8%) che ha detto di aspettarsi nel suo quarto trimestre fiscale la crescita dei ricavi più lenta da due anni. L'indice delle 30 blue chip corre da otto sedute su nove e quello benchmark da nove su 10, cosa che permette loro di marciare verso la seconda settimana consecutiva in aumento, la decima su 12.

Nella giornata delle cosidette "quattro streghe" - nella quale giungono a scadenza future e opzioni - gli investitori non hanno molti spunti macroeconomici e aziendali e già guardano a lunedì quando i settori dell'S&P 500 saranno riorganizzati: Alphabet (-0,6%), Facebook (-0,63%) e Netflix (+0,5%) faranno parte di un nuovo comparto che sostituisce quello difensivo delle tlc: si chiama settore delle communicazioni, con un proprio Etf chiamato Communication Services Select Sector SPDR (XLC). "E' molto importante che gli investitori comprendano come la riclassificazione condizionerà i loro portafogli dal momento che gli Etf che hanno al momento potrebbero non soddisfare più i loro obiettivi di investimento", ha spiegato alla Cnbc Neena Mishra, direttore della ricerca per gli Etf di Zacks Investment Research.

Le questioni commerciali sembrano per ora ignorate. In una intervista su Fox News, il presidente americano Donald Trump ha ribadito che "è ora che gli Usa prendano posizione" contro la nazione asiatica. "Non abbiamo scelta. Ci sta ledendo", ha aggiunto Trump, che luned" aveva annunciato dazi del 10% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi; scatteranno il 24 settembre e saliranno al 25% da gennaio. La Cina rispose con dazi del 5-10% su 60 miliardi di importazioni americane, a loro volta in vigore da luned" prossimo. Sempre attraverso il suo canale preferito, la Casa Bianca ha fatto venire meno le speranze per un accordo a tre su un nuovo Nafta.

Il Dow sale di 87 punti, lo 0,33%, a quota 26.744. L'S&P 500 aumenta di 5 punti, lo 0,17%, a quota 2.935. Il Nasdaq perde 7,47 punti, lo 0,09%, a quota 8.021. Il Vix è arrivato a cedere il 5,6& a 11,14, minimi dell'8 agosto.

Il petrolio a novembre al Nymex è tornato a salire, dello 0,7% a 70,84 dollari. Cresce l'attesa per la riunione ad Algeri nel fine settimana dell'Opec e di nazioni come la Russia che non ne fanno parte.

Commercio
Nafta: Usa pronti a realizzare accordo con Messico senza Canada

Stanno venendo meno le speranze per un nuovo Nafta che tenga fede all'anima trilaterale di quello siglato nel 1994 tra Stati Uniti, Messico e Canada.

Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato che Washington e Città del Messico sono pronti a tirare dritto con i loro piani relativi all'accordo commerciale bilaterale siglato il 27 agosto scorso e al quale speravano Ottawa aderisse. I negoziati tra Usa e Canada sono ripresi l'altro ieri nella capitale americana con protagonisti la ministra canadese degli esteri Chrystia Freeland e lo lo 'zar' commerciale americano Robert Lighthizer.

Kevin Hassett, presidente del Council of Economic Adviser della Casa Bianca, ha spiegato a Fox News che "stiamo ancora parlando con il Canada. Ci stiamo decisamente avvicinando alla scadenza [del 30 settembre] con la quale dovremo andare avanti con il Messico e basta". Hassett si è detto "un po' sorpreso che i canadesi non abbiamo ancora siglato un accordo. E' stata offerta loro un'intesa davvero buona alla quale dovrebbero aderire". Secondo lui "questioni di carattere politico stanno facendo venire meno il buonsenso in Canada perché c'è un accordo molto buono pensato da Messico e Usa per allettare il Canada, che però non lo sta sottoscrivendo e ciò sta sorprendendo un po' tutti".

La speranza di Hassett è che "all'ultimo minuto" la situazione cambi. Se cos" non sarà gli Stati Uniti porteranno avanti l'accordo con il Messico e si occuperanno della questione canadese più avanti. Negli ultimi giorni il governo del premier canadese Justin Trudeau si era mostrato compatto nel credere che sia meglio non avere un accordo che siglarne uno cattivo. "Questa non è solo retorica", aveva ribadito Freeland ai legislatori preoccupati delle province di Saskatchewan e Ontario.

Il nodo forse più difficile da sciogliere è quello del settore caseario. Ma intanto il comparto auto canadese teme i dazi promessi dal Donald Trump in assenza di un'intesa.

Petrolio annulla rally su voci di possibile aumento produzione Opec

Arrivato a guadagnare il 2% raggiungendo massimi intraday di 10 mesi vicino ai 72 dollari, il barile a New York ha praticamente azzerato i guadagni. Il contratto novembre cede lo 0,04% a 70,29 dollari dopo essersi spinto fino a 71,80 dollari.

A pesare sulle quotazioni sono voci di un possibile aumento della produzione da parte dell'Opec e di nazioni come la Russia che non fanno parte del cartello ma che dal gennaio 2017 sono impegnate a riequilibrare il mercato. L'Opec e quei Paesi si riuniranno domenica ad Algeri, dove discuteranno degli effetti attesi dall'imposizione - prevista a novembre - di nuove sanzioni Usa contro il petrolio iraniano.

McDonald's 'serve' un rialzo del dividendo trimestrale del 15%

McDonald's ha 'servito' ai suoi soci un rialzo del dividendo trimestrale del 15% a 1,16 dollari da 1,01 dollari. La cedola verrà pagata il 17 dicembre a chi risulterà azionista il 3 dicembre. Per il colosso amercano del fast food, che punta a distribuire capitali per 25 miliardi di dollari in tre anni entro la fine del 2019, si tratta del 42esimo anno di dividendo in rialzo.

L'incremento è superiore alle stime degli analisti. Lo scorso anno il gruppo aveva pagato dividendi per 3,83 dollari ad azione contro utili per titolo di 6,66 dollari; questo significa che l'azienda ha spazio per essere ancora più generosa con gli azionisti. Per il 2018 gli analisti si aspettano utili per azione di 7,63 dollari per azione.

Il titolo McDonald's sale dell'1,85% a 163,78 dollari. Da inizio anno ha perso quasi il 5% ma negli ultimi 12 mesi è salito del 3%.

Petrolio in rally a NY sui massimi di 10 settimane

Il petrolio al Nymex sta accelerando al rialzo preparandosi ad archiviare una settimana in aumento. Il contratto novembre sale del 2% a 71,73 dollari al barile. Si tratta di massimi intraday che non si vedevano da 10 settimane.

A parte il calo di ieri, dovuto a rinnovate critiche di Donald Trump contro l'Opec, il petrolio è stato sostenuto recentemente dal calo delle scorte Usa, scese per la quinta settimana di fila.

Monta poi il pressing sul mercato in vista dell'entrata in vigore a novembre di un secondo round di sanzioni americane contro l'Iran. Washington intende punire chi, entro il 4 novembre, non avrà ridotto a "zero" le importazioni di greggio iraniano. Lo scorso maggio gli Usa avevano annunciato il ritiro dallo storico accordo sul nucleare con Teheran, siglato nell'estate del 2015.

commercio
Jpm non esclude una guerra fredda economica tra Usa e Cina

Le tensioni commerciali degli ultimi mesi tra Usa e Cina potrebbero essere solo l'inizio di una lunga guerra fredda economica. Lo sostiene Jing Ulrich, vicepresidente di JP Morgan per la regione Asia-Pacifico.

Nonostante il rally azionario che ha ignorato gli ultimi dazi annunciati da Usa e Cina, "dobbiamo pensare se la guerra fredda diventerà una guerra fredda economica. Speriamo di no", ha spiegato parlando dal World Economic Forum a Tianjin, in Cina, lo stesso evento in cui mercoledì aveva parlato il premier cinese escludendo di ricorrere alla svalutazione dello yuan per sostenere le esportazioni. "C'è ancora la possibilità che le due nazioni si siedano al tavolo dei negoziati", ha aggiunto Ulrich chiarendo: "Sappiamo tutti che se ci sarà una guerra commerciale, tutti ci perderanno. Nessuno al mondo ne trarrà beneficio". Secondo l'esperto, "la Cina non cambierà la sua politica interna per via delle pressioni dall'esterno". Per lui il problema sta "nella sfera tecnologica nella quale sia la Cina sia gli Usa vogliono dominare. La Cina, ovviamente, è già un apripista in molte aree".

Durante lo stesso panel, Arun Sundararajan, professore alla Stern School of Business della New York University, ha spiegato che "la Cina è avanti di cinque anni sugli Usa in termini di integrazione della digitalizzazione nell'economia". Per lui gli Usa sono invece in vantaggio nella ricerca e nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Mercoledì in un rapporto alla clientela Jpm aveva detto che i dazi Usa ridurranno il Pil cinese dello 0,6%.

azionario
Wall Street: altra apertura record per Dow e S&P 500

Per il secondo giorno di fila, il Dow Jones Industrial Average e l'S&P 500 hanno aperto la seduta a livelli senza precedenti. Ieri l'indice delle 30 blue chip aveva messo a segno il suo primo record dal 26 gennaio scorso; per quello benchmark è stato il primo dal 29 agosto. Intanto il Nasdaq Composite riduce il divario per tornare al suo ultimo record risalente a fine agosto. Tutti e tre gli indici si preparano a chiudere la settimana in aumento.

In assenza di spunti macroeconomici e aziendali, gli investitori monitorano la scadenza di future e opzioni e la riclassificazione degli indici di S&P.

Intanto si guardano gli sviluppi commerciali, che fino ad ora non hanno preoccupato gli investitori. Lunedì entreranno in vigore i nuovi dazi annunciati in settimana da Usa e Cina. Un'altra scadenza non verrà centrara nelle trattative sul nuovo Nafta tra Usa e Canada.

Dopo i primi minuti di scambi, il Dow sale dei 100 punti, lo 0,4%, a quota 26.756 contro i 26.157,67 a cui aveva chiuso la seduta di venerdì scorso.

L'S&P 500 avanza di 8 punti, lo 0,28%, a quota 2.939, oltre quota 2.904,98 raggiunta al fine della settimana scorsa.

Il Nasdaq Composite segna un +17,3 punti, lo 0,22%, a quota 8.045,88, in aumento rispetto ai 8.010,04 punti toccati venerdì scorso al termine degli scambi.

Il petrolio a novembre al Nymex aggiunge l'% a 71,09 dollari al barile.

economia
Sterlina -1,3% contro il dollaro, May: impasse sulla Brexit tra Ue e Gb

La sterlina è scivolata sui minimi intraday contro il dollaro (-1,3% a 1,3099) non appena il premier britannico, Theresa May, ha detto che c'è u "impasse" tra Regno Unito e Unione europea sulla Brexit.

"Restiamo lontani nelle nostre posizioni su due grandi questioni", ha spiegato May dicendo: "Non troveremo mai un accordo con l'Irlanda del Nord".

Per lei, non avere un accordo sulla Brexit è meglio che averne uno cattivo.

"Ci aspettiamo di essere trattati con rispetto dalla Ue", ha continuato May chiedendo a Bruxelles "proposte chiare". May ha rassicurato i residenti Ue nel Regno Unito: saranno protetti.

Consegne di cibo
Uber tratta l'acquisto della londinese Deliveroo (valutata 2 mld di dollari)

Uber Technologies ha iniziato a trattare per l'acquisto di Deliveroo, società britannica per la consegna di cibo. Stando alle indiscrezioni di Bloomberg, Deliveroo è valutata 2 miliardi di dollari circa ma l'offerta del gruppo californiano che offre un servizio alternativo al taxi tradizionale potrebbe essere "notevolmente superiore" a quella valutazione.

Uber sembra dunque puntare su servizi che ha già sviluppato al suo interno con Uber Eats, il programma di consegna di cibo che - stando a un aggiornamento ai soci sui conti del secondo trimestre ottenuto da MarketWatch - sta crescendo al tasso annuo del 200%. Il mese scorso Uber aveva annunciato vendite trimestrali di gruppo in rialzo del 63% a 2,8 miliardi di dollari rispetto al secondo trimestre dello scorso anno.

L'indiscrezione sta pesando su Just Eat, che come Deliveroo ha sede a Londra ed offre lo stesso servizio. Il titolo Just Eat al London Stock Exchange perde il 5,3% portando a -14% il bilancio da inizio anno.

Wall Street
Euro in leggero ribasso a 1,1771 dollari, biglietto verde in rialzo a 112,64 yen

Euro in ribasso dello 0,07% a 1,1771 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra 1,1302 e 1,2557 dollari. Biglietto verde in rialzo dello 0,14% a 112,64 dollari; nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 104,64 e i 114,73 yen.

Wall Street
Oro in ribasso a 1.210,40 dollari all'oncia

Oro in ribasso dello 0,07% a 1.210.40 dollari all'oncia. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 1.167,10 e i 1.392,30 dollari all'oncia.

Wall Street
Petrolio in ribasso a 70,77 dollari al barile

Future del petrolio in ribasso dello 0,49% a 70,77 dollari al barile. Nelle ultime 52 settimane, quotazione oscillata tra i 50,06 e i 71,81 dollari al barile.

Wall Street
Future degli indici Usa stabili nel premercato

Future degli indici Usa stabili nel premercato: il Dow Jones guadagna lo 0,03%, lo S&P perde lo 0,05%, il Nasdaq scende dello 0,04%.

La seduta di ieri a Wall Street è finita con S&P 500 e Dow Jones Industrial Average a livelli record. Per l'indice benchmark è stato il primo record dal 29 agosto e per l'indice delle 30 blue chip è stato il primo dal 26 gennaio. I timori legati a una potenziale escalation delle tensioni commerciali tra Usa e Cina hanno continuato a diminuire, almeno temporaneamente, con gli investitori che hanno preferito concentrarsi sulla tonicità dell'economia Usa. È di ieri il dato dei sussidi di disoccupazione, rimasti sui minimi di 49 anni fa per la terza settimana di fila. Secondo la Federal Reserve di Atlanta, il Pil Usa crescerà al tasso annualizzato del 4,4% nel terzo trimestre dopo il +4,2% registrato tra aprile e giugno. Il tutto succede in vista della riunione della settimana prossima della Federal Reserve, che dovrebbe annunciare la terza stretta del 2018, cosa interpretata come dimostrazione che il motore degli Usa resta caldo. Il Dow ha aggiunto 251,22 punti, lo 0,95%, a quota 26.656,98. L'S&P 500 è aumentato di 22,8 punti, lo 0,78%, a quota 2.930,75. Il Nasdaq ha guadagnato 78,19 punti, lo 0,98%, a quota 8.028,23. Il contratto novembre del petrolio ha perso lo 0,6% a 70,32 dollari al barile.

Wall Street
La giornata a Wall Street


Dati macroeconomici

Pmi servizi flash per il mese di settembre alle 9:45 (le 15:45 in Italia). Precedente: 55,2. Consensus: 55.

Pmi manifatturiero flash per il mese di settembre alle 9:45 (le 15:45 in Italia). Precedente: 54,5. Consensus: 55.

Numero delle trivelle petrolifere attive per la settimana chiusa oggi alle 13 (le 19 in Italia). Precedente: -7 unità a 867.


Appuntamenti societari

Non si segnalano trimestrali