Wall Street non può più ignorare la crisi turca, Trump raddoppia dazi

Nel mirino Usa acciaio e alluminio turchi. Erdogan ai cittadini: convertite dollaro e oro in lira. La valuta crolla. Bce preoccupata dell'esposizione delle banche Ue ad Ankara. Cali settimanali per Dj e S&P 500
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Anche Wall Street non può più ignorare la Turchia. Il DJIA e l'S&P 500 hanno mandato in fumo i guadagni degli ultimi giorni archiviando una settimana in calo per la prima volta dopo cinque di fila in rialzo. Il Nasdaq, protagonista di una corsa che andava avanti da otto sedute di fila, ha perso a sua volta quota ma è riuscito a mettere a segno la seconda settimana consecutiva in aumento.

A pesare sui mercati finanziari, anche americani, sono stati i timori legati non più solo allo stato di salute finanziaria della Turchia ma anche all'esposizione ad Ankara delle banche europee. Si guarda in particolare all'italiana Unicredit, alla francese BNP Paribas e alla spagnoal BBVA.

Ad accentuare la crisi è stato il presidente americano, Donald Trump, che ha scritto su Twitter di avere "appena autorizzato il raddoppio dei dazi su acciaio e alluminio della Turchia mentre la sua valuta, la lira turca, scivola rapidamente contro il nostro dollaro molto forte!". Spiegando che le tariffe doganali sull'alluminio ora saranno al 20% e quelle dell'acciaio al 50%, Trump ha aggiunto: "Le nostre relazioni con la Turchia non sono buone in questo momento!". La Casa Bianca ha poi precisato che il leader Usa ha autorizzato "la preparazione di documenti" sulle tariffe doganali in questione, alzate sempre con la 'scusa' di tutelare la sicurezza nazionale.

Mentre la lira crollava (il calo contro il dollaro era arrivato fino al 20%), colpa non solo delle tensioni diplomatiche con gli Usa ma anche di dubbi sull'indipendenza della banca centrale locale, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan tentava di rassicurare in casa ("Non perderemo la guerra economica") ma si è spinto a chiedere ai cittadini di vendre dollari e oro in loro possesso per sostenere la divisa.

Visto il livello basso di riserve di valuta straniera della Turchia, c'è chi crede che la nazione sarà costretta a ricorrere all'aiuto del Fondo monetario internazionale. Ma secondo altri, Erdogan sarà disposto a un peggioramento notevole della crisi prima di arrivare a tanto. Nel giro delle prossime ore o giorni, tuttavia, Ankara potrebbe introdurre controlli sui capitali. Alcuni sostengono che le conseguenze della crisi turca saranno maggiori di quelle della Grecia.

A Washington la strategia sembra quella di volere usare il commercio come leva contro un alleato Nato che è già stato punito: lo scorso primo agosto gli Stati Uniti approvarono sanzioni contro i ministri turchi della Giustizia, Abdulhamit Gul, e dell'Interno, Suleyman Soylu, per punire la nazione per la detenzione di 7 cittadini statunitensi e di impiegati della loro missione diplomatica. Le tensioni sono aumentate recentemente in merito al pastore evangelico Andrew Brunson, imprigionato dal 2016 come parte della stretta di Ankara contro i dissidenti voluta dopo il fallito colpo di stato; Washington da tempo chiede una liberazione immediata. Il ministro turco degli Esteri aveva reagito alle sanzioni Usa - imposte utilizzando il Global Magnitsky Act, una legislazione nata per punire gli abusi russi di diritti umani - dicendo che "questo approccio aggressivo non serve agli interessi di nessuno e faremo ritorsioni equivalenti e senza alcun ritardo".

Intanto è proseguito il sell-off del rublo russo, di cui il dollaro è arrivato a comprare quasi 67 unità (massimi del luglio 2016). Lo scivolone è iniziato giorni fa, quando sono circolate indiscrezioni di sanzioni Usa allo studio al Senato che vieterebbero qualsiasi tranzione con le banche russe e gli acquisti di debito russo; poi mercoledì è arrivato l'annuncio che dal 22 agosto scatteranno sanzioni Usa dovute al caso Skripal, ex spia russa oggetto di un tentato avvelenamento con gas nervino su suolo britannico e che secondo Londra e Washington c'è stato su volore di Mosca. Il Cremlino ha sempre negato ogni responsabilità. Il premier russo è arrivato a dire che le sanzioni non sono altro che una dichiarazione di guerra economica. La banca centrale russa ha detto di avere temporaneamente limitato gli acquisti di valuta straniera per sostenere la sua divisa.

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Trump condanna razzismo e invita all'unità un anno dopo Charlottesville

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Charlottesville. Un anno dopo. Mentre la capitale americana si prepara a ospitare una manifestazione di suprematisti bianchi - gli stessi che l'11 agosto del 2017 crearono caos e violenze mortali nella città della Virginia - Donald Trump invita una nazione forse mai così divisa "all'unità". Il 45esimo presidente americano ha fatto di nuovo ricorso al suo megafono - Twitter - per "condannare tutti i tipi di razzismo e atti di violenza". E per augurare "pace a TUTTI gli americani". Peccato che grand parte dei cittadini Usa creda che da quando Trump è stato eletto le relazioni razziali siano peggiorate.

Abituato ad attaccare i suoi più feroci critici, il Ceo di Tesla ne ha combinata un'altra delle sue. Il tutto mentre il mondo della finanza continua a interrogarsi se e come Elon Musk realizzerà il delisting del gruppo, ipotizzato martedì 7 agosto in una serie di tweet controversi su cui la Sec ha acceso un faro. Intanto il cda di Tesla si prepara a incontrare gli advisor finanziari per discutere dell'operazione.

Cooperare o morire. Facebook smentisce minaccia fatta agli editori

A darne notizia è The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch. Il social network non più interessato a inviare traffico ai gruppi media

Facebook ha smentito quando riportato da un sito australiano, secondo cui al Ceo Mark Zuckerberg "non importa" nulla degli editori e che il social network li lascerebbe morire se non cooperano con il gigante tecnologico. Stando alle indiscrezioni del The Australian, parte della galassia di Rupert Murdoch - il manager responsabile delle partnership nel campo dell'informazione (Campbell Brown) avrebbe messo in guardia i gruppi editoriali che non vogliono lavorare con l'azienda californiana. Lo avrebbe fatto la settimana scorsa durante un incontro a Sidney: "Vi terrò per mano mentre il vostro business muore, come si fa in un hospice". Facebook ha reagito dicendo che i commenti "sono stati decontestualizzati".

News Corp: nell'anno perdita più che doppia a 1,4 miliardi di dollari

Pesano investimenti per creare una delle più grandi pay-tv d'Australia. il Wall Street Journal ha più abbonati digitali che su carta
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Archiviato il suo quarto trimestre fiscale in perdita, ma soddisfando comunque gli analisti, News Corp ha chiuso l'esercizio 2018 con un buco di 1,4 miliardi di dollari, più che doppio di quello del 2017, e ricavi in rialzo dell'11% a 9,02 miliardi. Per il Ceo Robert Thomson quella dell'anno terminato il 30 giugno scorso è stata "una performance robusta in tutti i nostri business" e con "cambiamenti positivi e profondi nel nostro flusso dei ricavi, che sono stati più globali, digitali e basati sugli abbonamenti". Basti un esempio: The Times, The Sunday Times e The Wall Street Journal "hanno raggiunto nuovi massimi nella loro trasformazione digitale con abbonati digitali che ora superano quelli della versione cartacea" di questi giornali.

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Dopo essere stato pesantemente criticato per la serie di tweet controversi (e privi di dettagli) con cui il 7 agosto scorso aveva annunciato di volere delistare Tesla e renderla un gruppo in mani private, il Ceo Elon Musk ha pubblicato un blog post nel tentativo di fornire chiarimenti. Tuttavia gli investitori sono rimasti scettici sul suo piano di buyout.

L'ambasciatrice Mariangela Zappia debutta all'Onu, vede Guterres

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La nuova Rappresentante Permanente dell’Italia presso le Nazioni Unite a New York, l'ambasciatrice Mariangela Zappia, ha presentato oggi le lettere credenziali al segretario generale Antonio Guterres. Durante l’incontro con Guterres, Zappia ha evidenziato la priorità assegnata dall’Italia a un multilateralismo efficace, al ruolo del Palazzo di vetro per la pace e la sicurezza internazionali e quale pilastro di un sistema internazionale fondato sul diritto e sul rispetto della persona.

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Preannunciati il 15 luglio, i dazi americani su prodotti cinesi per 16 miliardi di dollari entreranno in vigore il 23 agosto prossimo. Le tariffe doganali si aggiungeranno a quelle del 25% scattate il 6 luglio scorso per 34 miliardi su 818 articoli Made in China.

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