Wall Street rimbalza con lo yuan ma le tensioni Usa-Cina restano

Trump e Kudlow tranquillizzano. Summers: Pechino non manipola la sua valuta. No comment dell'Fmi. Goldman Sachs: nessun accordo commerciale prima delle elezioni del 2020. Nomura non esclude sell-off in stile Lehman

Dopo avere bollato la Cina come un "manipolatore di valute", Donald Trump ha cercato di rassicurare. Non solo gli americani in generale, ma gli agricoltori in particolare visto che la nazione asiatica ha confermato di avere fermato gli aquisti di prodotti agricoli Made in Usa. Anche il suo consigliere economico, Larry Kudlow, ha tranquillizato sostenendo che l'economia americana va a gonfie vele, che il presidente Usa è ancora interessato a un accordo commerciale e che i piani per un nuovo round di trattative a inizio settembre nella capitale americana restano validi.

All'indomani della peggiore seduta del 2019, gli indici americani hanno rimbalzato. Forse perché gli investitori escludono che la Cina voglia cimentarsi in una guerra valutaria. Le tensioni restano comunque monitorate. Anche dalla Federal Reserve, che tra un mese dovrà decidere se tagliare di nuovo i tassi come fatto il 31 luglio per la prima volta dal dicembre del 2008.

Secondo Trump, "una grande quantità di denaro dalla Cina e altre parti del mondo si sta riversando negli Stati Uniti grazie a sicurezza, investimenti e tassi di interesse! Siamo in una posizione molto forte. Tante aziende stanno anche venendo negli Usa. Una cosa bellissima da guardare!".

Ai microfoni di Cnbc, Kudlow ha difeso il suo presidente sostenendo che "vuole raggiungere un accordo commerciale con la Cina ma difende l'economia americana". Per lui, il leader Usa è flessibile in merito ai dazi del 10% su 300 miliardi di dollari preannunciato lo scorso 1 agosto e che dovrebbero entrare in vigore il prossimo 1 settembre. L'esperto ha però sottolineato che se non ci saranno progressi, le nuove tariffe doganali scatteranno come previsto. Kudlow sostiene che "il peso dei dazi sta ricadendo quasi interamente sulla Cina" ma S&P ha avvertito: se quei dazi scatteranno, il settore tech americano ne risentirà pesantemente visto che a essere colpiti saranno prodotti lagarmaneti diffusi come smartphone, notebook, server, tablet, stampanti, dispositivi indossabili e console per videogiochi.

Se il Fondo monetario internazionale preferisce non commentare sulla designazione della Cina come "manipolatore di valuta" fatta dagli Usa, Larry Summers non ha usato mezzi termini. Dalle colonne del Washington Post, l'ex segretario americano al Tesoro durante l'amministrazione Clinton ha sostenuto che Steven Mnuchin ha rovinato la sua credibilità. Secondo Summers, la Cina non sta affatto indebolendo la sua divisa per avvantaggiarsi sui partner commerciali.

Comunque sia, "l'incertezza commerciale è e resterà alta". Lo ha detto James Bullard, membro votante del Federal Open Market Committee della Federal Reserve secondo cui un'altra riduzione dei tassi ci sarà. Peccato che Peter Navarro, il consigliere 'falco' di Trump, ne abbia chiesti altri per un totale di 75-100 punti base entro la fine dell'anno. Nel frattempo Goldman Sachs non crede più che un accordo commerciale sarà siglato prima delle prossime elezioni presidenziali del novembre del 2020. Dal canto suo Nomura avverte: il rimbalzo di Wall Street potrebbe avere vita breve ed è un errore escludere un sell-off in stile Lehman Brothers.

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