Wall Street rimbalza, Trump vuole l'aiuto della Fed nella guerra commerciale con la Cina

Il presidente Usa: con taglio tassi, per Pechino sarebbe "game over". George (Fed Kansas City): con riduzione costo del denaro, rischio bolle. Avanti con negoziati aspettando il G20 di fine giugno

La seduta a Wall Street è finita in netto rialzo, anche se non sufficiente per recuperare il tonfo del giorno precedente.

Il Dow Jones Industrial Average ha registrato la migliore performance dal 12 aprile scorso mentre per S&P 500 e Nasdaq Composite è stata la migliore dal 3 maggio. Solo 24 ore prima, i tre indici erano stati protagonisti della seduta peggiore del 2019 a causa delle ritorsioni della Cina ai dazi alzati venerdì 10 maggio dagli Usa su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi.

Arrivato a guadagnare fino a 363 punti, il Dow ne ha aggiunti 207,06, lo 0,82%, a quota 25.532,05. L'S&P 500 è cresciuto di 22,54 punti, lo 0,8%, a quota 2.834,41. Il Nasdaq Composite è aumentato di 87,47 punti, l'1,14%, a quota 7.734,49.

Le due nazioni continuano a trattare ma non c'è ancora una data di un prossimo round di negoziati. Forse se ne riparlerà a fine giugno quando il presidente americano Donald Trump e quello cinese Xi Jinping si vedranno in Giappone per il G20. Intanto l'amministrazione Usa avrà tempo fino al 24 giugno per raccogliere commenti su ipotetici dazi del 25% su addizionali 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi.

Per Trump un accordo è "assolutamente" possibile. Il leader statunitense ha definito "straordinaria" la sua relazione con Xi e "un bisticcio" le recenti tensioni. Il dialogo tra le due nazioni "è molto buono", ha precisato il presidente Usa insistendo nel dire che la Cina ha fatto saltare un accordo ormai a portata di mano, cosa che la nazione asiatica ha però smentito. Questi commenti sono giunti dopo quelli con cui Trumo è tornato a suggerire alla Federal Reserve di tagliare i tassi. In uno dei suoi tweet mattutini, il 45esimo presidente americano ha scritto: "La Cina inietterà denaro nel suo sistema e probabilmente taglierà i tassi, come sempre, per compensare il business che sta perdendo e che perderà. Se la Federal Reserve dovesse mai fare altrettando, sarebbe game over, vinciamo! In ogni caso, la Cina vuole un accordo!". 

Esther George, presidente della Fed di Kansas City, ha espresso la sua contrarierà a un taglio dei tassi, che secondo molti sarebbe giustificato da un'inflazione debole. Farlo, per lei potrebbe portare a bolle e alla fine alla recessione.

Il 13 maggio Pechino ha annunciato che dal primo giugno prossimo alzerà al 25% dal 5-10% i dazi su 60 miliardi di dollari di importazioni statunitensi. La mossa è una risposta all'aumento adottato tre giorni prima dei dazi (passati al 25% dal 10%) che Washington ha imposto lo scorso settembre su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. L'amministrazione Trump nel frattempo ha pubblicato la lista di articoli su cui potrebbe imporre dazi del 25% su altri 300 miliardi di dollari circa di importazioni cinesi. Secondo gli analisti di JP Morgan, essi potrebbero portare Apple ad alzare del 14% i prezzi dell'iPhone, a meno che il gruppo non decida di farsi carico del rialzo dei costi della componentistica (cosa che avrebbe un impatto negativo sui margini di 400 punti base).

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