Wall Street: seduta peggiore del 2019 con tensioni Usa-Cina

Yuan sui minimi del 2008 contro il dollaro. Trump attacca: "manipolazione" di valuta. Pechino si difende: conseguenza delle mosse "unilaterali" di Washington. Parte della curva dei rendimenti si inverte. Rispuntano timori di recessione

Lo spettro di una guerra commerciale ha mandato in tilt i mercati finanziari: DJIA, S&P 500 e Nasdaq Composite il 5 agosto sono stati protagonisti della peggiore seduta del 2019, il Russell 2000 è sceso sempre più in correzione, i rendimenti dei Treasury hanno toccato i minimi dell'anno portando un'inversione di parte della curva che ha alimentato di nuovo timori di recessione. Uno scenario, quest'ultimo, che secondo Morgan Stanley potrebbe verificarsi a livello mondiale nel giro di 9 mesi se Stati Uniti e Cina aumenteranno ulteriormente le tensioni portando a uno scontro a colpo di dazi.

Yuan sui minimi del 2008 contro il dollaro. Trump: la Cina "manipola" la sua valuta
Il sell-off a Wall Street e il rally dei prezzi dei Treasury è avvenuto nel giorno in cui per la prima volta dalla crisi del 2008 il dollaro è arrivato a comprare più di 7 yuan onshore. Il presidente americano, Donald Trump, è di conseguenza tornato ad accusare la Cina di manipolare la sua valuta scrivendo in un tweet: "La Cina ha abbassato il prezzo della sua valuta a un livello basso quasi senza precedenti. Questa si chiama 'manipolazione valutaria'. Federal Reserve, stai ascoltando? Questa è una grossa violazione che nel tempo indebolirà notevolmente la Cina". Il riferimento alla Fed è dovuto al fatto che secondo Trump la banca centrale Usa non ha abbassato i tassi abbastanza come lui vorrebbe. Il 31 luglio scorso la Fed ha tagliato il costo del denaro per la prima volta dal dicembre del 2008 ma 'solo' di 25 punti base al 2-2,25%.

La Cina: indebolimento yuan conseguenza delle mosse "unilaterali" degli Usa
La banca centrale cinese ha respinto le accuse di svalutare lo yuan per avvantaggiare la Cina rispetto ai suoi partner commerciali. In una nota il governatore della People’s Bank of China, Yi Gang, ha spiegato che lo yuan non viene usato da Pechino come uno strumento a cui ricorrere nelle dispute commerciali. "Sono pienamente fiducioso che lo yuan resterà una valuta forte nonostante le fluttuazioni recenti dovute a incertezze esterne". La Pboc aveva già commentato l'indebolimento del renminbi spiegando che era dovuto alle mosse "unilaterali" degli Stati Uniti. Il riferimento è all'annuncio - fatto l'1 agosto - di nuovi dazi del 10% contro 300 miliardi di dollari di importazioni cinesi a partire dall'1 settembre.

Pechino colpisce Trump: alt agli acquisti di prodotti agricoli Usa
Mentre nega di intervenire nei mercati dei cambi, la Cina non esclude l'adozione di nuovi dazi sui prodotti agricoli statunitensi che la nazione asiatica ha acquistato dopo il 3 agosto scorso. Inoltre, le aziende cinesi avrebbero smesso di comprare prodotti agricoli Usa. Hu Xijin - direttore del Global Times seguitissimo a Wall Street, perché spesso anticipa quanto viene poi detto da funzionari cinesi - ha scritto un tweet dicendo che "sulla base di quel che so, e alla luce della minaccia di nuovi dazi fatta dagli Usa, la Cina ha deciso di sospendere le esenzioni ai dazi per i beni agricoli americani e le aziende cinesi hanno smesso di comprare prodotti agricoli Usa. La Cina non si sottometterà agli Usa".

Il Global Times: Navarro un "agitatore politico"
Lo stesso giornale in un editoriale ha accusato Peter Navarro, il 'falco' arruolato da Trump come suo advisor commerciale, di essere un "agitatore politico", non un consigliere. I due Paesi, recita l'articolo, "hanno avuto 12 round di negoziati commerciali per i quali i rispettivi team hanno lavorato sodo al fine di trovare punti comuni su cui accordarsi. Ma Navarro ci ricorda che i calcoli politici di qualcuno continuano a condizionare la posizione negoziale degli Usa. La società americana alla fine pagherà per le politiche di queste persone". Per il Global Times, Navarro sta "prendendo in ostaggio" il modo in cui la Casa Bianca delinea la sua politica economica.

El-Erian: debolezza yuan dovuta anche a tensioni a Hong Kong
Nell'analizzare le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina alla luce del forte indebolimento della valuta cinese, Mohamed A. El-Erian, il capo economista di Allianz, ha consigliato di prendere in considerazione anche le tensioni in corso a Hong Kong, dove da nove settimane ci sono proteste contro una stretta voluta da Pechino. L'hub finanziario asiatico rischia di andare in tilt. Su Twitter, l'economista ha scritto che l'andamento della valuta cinese "è stato visto fino ad ora attraverso le lenti della guerra commerciale. Questo è comprensibile e giusto, ma non completamente. Anche Hong Kong potrebbe avere un ruolo. Inoltre, si tenga presente la relazione tra i tassi [di cambio dello yuan] onshore e offshore", quest'ultimo scambiato più liberamente rispetto a quello nella Cina continentale.

Morgan Stanley: con guerra commerciale, recessione mondiale tra 9 mesi
Nel frattempo Morgan Stanley ha avvertito: se le tensioni commerciali tra Usa e Cina porteranno a una guerra a colpi di dazi, "vedremo l'economia globale entrare in recessione entro tre trimestri". Il capo economista della banca Usa, Chetan Ahya, ha spiegato che una recessione globale ci sarà se gli Usa arriveranno a imporre dazi del 25% su tutte le importazioni dalla Cina per 4-6 mesi. Secondo Ahya, i nuovi dazi avranno un impatto sugli Usa maggiore rispetto a quelli fino ad ora imposti perché andranno a toccare prodotti al consumo. Non è un caso che Apple e i semiconduttori abbiano sofferto in borsa. "Le tensioni commerciali hanno spinto la fiducia delle imprese e la crescita globale a livelli bassi che non si vedevano da anni", ha aggiunto l'esperto. Stando ad Ahya, le banche centrali nel mondo (Fed e Bce incluse) saranno accomodanti ma le loro misure, "sebbene utili nel contenere i rischi al ribasso, non saranno sufficienti per sostenere una ripresa fino a quando le incertezze commerciali scompariranno".

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