Wall Street spera che Usa e Cina evitino una guerra commerciale

Poderoso rimbalzo per gli indici. Washington e Pechino iniziano a trattare

La seduta a Wall Street è finita all'insegna di un rally impensabile all'avvio degli scambi, quando il Dow Jones Industrial Average era arrivato a perdere 510 punti, il 2,1%. Alla fine l'indice delle 30 blue chip ha messo a segno il migliore rimbalzo giornaliero dal 6 febbraio scorso, arrivando a guadagnare oltre 200 punti, lo 0,9%. Per l'S&P 500 e il Nasdaq Composite è stato il migliore recupero intraday dal 9 febbraio.

Gli investitori hanno saputo ridimensionare i timori di una guerra commerciale tra Usa e Cina sperando che le due nazioni negozino con successo evitando un simile scenario. Martedì l'amministrazione Trump aveva pubblicato un elenco di 1.300 prodotti cinesi su cui intende imporre dazi del 25% per un valore complessivo di 50 miliardi di dollari di importazioni l'anno; Pechino aveva reagito 11 ore dopo minacciando dazi del 25% su 106 tipologie di articoli Usa aventi lo stesso valore; tra di essi ci sono prodotti, come i semi di soia, che vanno a colpire il nocciolo duro della base elettorale del presidente Usa.

Sin dalla mattinata americana, Washington ha cercato di rassicurare. Il presidente americano Donald Trump in un tweet aveva detto che "non c'è una guerra commerciale" tra la prima e la seconda economia al mondo.

Il segretario al Commercio Wilbur Ross - "sorpreso" dall'iniziale reazione di Wall Street - aveva dichiarato che le tariffe ventilate dalla Cina come ritorsione a quelle proposte dagli Usa su 1.300 prodotti "sono pari solo allo 0,3% del nostro Pil. Difficilmente rappresentano una minaccia".

Per Larry Kudlow, il neo consigliere economico alla Casa Bianca, l'azionario "non dovrebbe reagire così eccessivamente". Per il successore di Gary Cohn, andatosene perché contrario ai dazi su acciaio e alluminio entrati in vigore il 23 marzo e a cui la Cina l'1 aprile aveva risposto con dazi su importazioni Usa per 3 miliardi, la correzione a Wall Street è "contenuta e da tempo dovuta".

L'ambasciatore cinese a Washington, Cui Tiankai, ha usato un linguaggio poco conciliante: ha promesso che la Cina "risponderà" alle mosse degli Usa e ha sostenuto "di avere fatto il possibile" per evitare uno scontro. Chiaramente sia Washington sia Pechino fanno la voce grossa ma sotto sotto sanno che i negoziati sono appena iniziati. Dietro le quinte, le trattative sono partite da tempo tanto che il segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, sta studiando un eventuale viaggio in Cina.

Sarah Sanders, portavoce della Casa Bianca, ha detto che l'amministrazione Trump "spera che la Cina faccia la cosa giusta" in campo commerciale. Sanders ha fatto capire che la prima e la seconda economia al mondo avranno "un paio di mesi" per negoziare ed evitare una guerra commerciale tanto temuta dai mercati. In riferimento al sell-off iniziale registrato a Wall Street, Sanders ha detto che "dolori di breve termine" sono il prezzo da pagare per "un successo di lungo termine".

Sull'andamento dell'azionario americano si è espresso anche Steve Bannon, l'ex stratega di Trump. Che Wall Street "vada al diavolo" se non gradisce le politiche del presidente Usa, ha detto aggiungendo: "E' ora che qualcuno li contrasti [gli investitori] e Donald Trump è la persone giusta. Wall Street pensa sempre al breve termine. Trump sta cercando di proteggere il cuore pulsante del capitalismo americano: la nostra innovazione".

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Wall Street, attenzione rivolta al petrolio

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È entrato in vigore la proclamazione presidenziale, firmata venerdì dal presidente statunitense Donald Trump, che sospende la concessione dell'asilo ai migranti che attraversano il confine con il Messico illegalmente; una mossa decisa per scoraggiare le migliaia di persone attualmente in marcia verso il Paese. Questo significa che i migranti dovranno presentarsi ai posti di frontiera per poter chiedere l'asilo, salvo rare eccezioni. Gli avvocati che difendono i diritti dei migranti si sono messi subito al lavoro per cercare di bloccare l'ordine in tribunale.

Commercio: è di nuovo scontro tra Usa e Cina

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Almeno a parole, né gli Stati Uniti né la Cina sembrano disposti a fare un passo indietro nella guerra commerciale che li vede protagonisti, e questo anche dopo il velato ottimismo espresso dal leader americano Donald Trump. I due Paesi hanno difeso le loro rispettive posizioni durante il summit Asia-Pacific Economic Cooperation a Papua Nuova Guinea, nell'Oceania. Lo hanno fatto attraverso, rispettivamente, il vicepresidente Mike Pence e il presidente Xi Jinping (che a fine mese vedrà Trump in Argentina a margine del G20).

Petrolio: Arabia Saudita vs Usa

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Uniti sul piano geopolitico nel contrastare l'Iran, Stati Uniti e Arabia Saudita sono sempre più divisi sul fronte petrolifero. Riad vuole ridurre la produzione di greggio per sostenere i prezzi, scesi di oltre il 20% dai massimi di quattro anni di inizio ottobre. Washington è invece contraria a un taglio dell'output e insiste nel volere prezzi più bassi. La diversa strategia sta creando tensioni da un lato tra Arabia Saudita e Russia, impegnati dal gennaio 2017 a riequilibrare il mercato petrolifero, e dall'altro tra Arabia Saudita e Usa, due alleati la cui relazione è già messa alla prova dal caso Jamal Khashoggi, il giornalista saudita ucciso il 2 ottobre scorso non appena mise piede nel consolato del suo Paese a Istanbul (Turchia); un'inchiesta condotta dal Paese del Golfo ha esonerato da ogni responsabilità il principe erede al trono  Mohammed bin Salman (Mbs), che invece per la Cia ha ordinato l'assassinio del reporter da un anno in auto-esilio in Usa (almeno stando a quanto riferito dal Washington Post).

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