Walt Disney svela nuovi servizi in streaming e divorzia da Netflix

Il gruppo punta sui video online. Aumenta la quota in un gruppo specializzato nella tecnologia video. Il Ceo: al via "strategia di crescita completamente nuova". Ricavi trimestrali deludenti
AP

Oltre a pubblicare una trimestrale con ricavi deludenti, Walt Disney ha fatto capire di volere accaparrarsi una fetta del mercato dei video in streaming. Per questo il colosso americano dell'intrattenimento ha annunciato il suo divorzio da Netflix.

Dal 2019 le nuove pellicole del gruppo e di Pixar non compariranno più sul sito di video in streaming, che ha annunciato il lancio di una serie nel 2018 con il celebre conduttore David Letterman e che ieri avevano comunicato la sua prima acquisizione in 20 anni di storia (un editore di fumetti). Il Ceo Bob Iger ha poi detto in una intervista alla Cnbc che Walt Disney intende togliere dal sito Netflix tutte le sue pellicole.

L'azienda ha spiegato che all'inizio del prossimo anno lancerà un servizio in streaming del canale sportivo Espn e poi nel 2019 un altro servizio separato (sempre in streaming) dedicato ai film; per nessuno dei due servirà un abbondamento ai canali tv del gruppo.

La spinta aggressiva di Walt Disney nel mercato dei video online è dimostrata anche dal fatto che ha preso il controllo di BAMTech, gruppo specializzato nella tecnologia video creato dalla Major League Baseball: con un investimento di 1,58 miliardi di dollari ha acquistato un addizionale 42%; la quota si aggiunge a quella del 33% rilevata a fine 2016 per 1 miliardo di dollari.

"Il panorama dei media è sempre più definito da relazioni dirette tra i creatori di contenuti e i consumatori e il nostro controllo di una vasta gamma di tecnologie innovative di BAMTech ci darà il potere di creare queste relazioni, insieme alla flessibilità di adattarci rapidamente ai cambiamenti del mercato", ha spiegato in una nota il Ceo Iger facendo riferimento al cosiddetto "cord cutting" tanto temuto dai gruppi media ossia alla cancellazione degli abbonamenti alla tv a favore di servizi online. Secondo il top manager, le mosse annunciate "segnano una strategia di crescita completamente nuova per l'azienda, che trae vantaggio dalle opportunità incredibili che la tecnologia in cambiamento ci fornisce per sfruttare la forza dei nostri marchi".

Quanto ai conti, nei tre mesi chiusi l'1 luglio scorso Walt Disney ha registrato utili netti pari a 2,37 miliardi di dollari, in calo del 9% dai 2,6 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. Al netto di voci straordinarie, i profitti per azione sono scesi del 2% a 1,58 dollari ossia tre centesimi sopra le previsioni degli analisti.

In quello che per il gruppo è stato il terzo trimestre fiscale, i ricavi sono scesi leggermente a 14,24 miliardi dai 14,28 miliardi dell'anno precedente; il mercato si aspettava un risultato di 14,42 miliardi. Si è messa in mostra la divisione dei parchi e resort, con vendite cresciute del 12% annuo a 4,894 miliardi di dollari grazie a Disneyland a Parigi e al Disney Resort a Shanghai; la divisione delle reti tv è quella che continua a generare più fatturato, che però è sceso dell'1% a 5,9 miliardi complici costi di programmazione in rialzo e introiti da pubblicità in calo per il canale sportivo Espn; quella cinematografica ha visto le vendite scendere del 16% a 2,4 miliardi; quella dei prodotti al consumo e di media interattivi ha subito una flessione del 5% a un miliardo di dollari.

In attesa della trimestrale, arrivata a mercati Usa chiusi, il titolo aveva guadagnato lo 0,59% a 106,98 dollari. Nel dopo mercato ha ceduto il 3,95%. Da inizio anno ha guadagnato il 2,65% e negli ultimi 12 mesi quasi il 12%. Per un confronto, Netflix ha perso l'1,64% a 178,36 dollari e nel dopo mercato ha lasciato sul terreno oltre il 3%; da inizio 2017 ha aggiunto il 44% e in un anno l'87,5%.

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