Warren: "Basta premiare i donatori con incarichi diplomatici"

La senatrice, candidata alle primarie democratiche per le presidenziali, lancia una nuova battaglia contro l'influenza dei soldi nella politica statunitense
AP

Basta ricchi donatori come ambasciatori. La senatrice statunitense Elizabeth Warren, candidata alle primarie democratiche per le presidenziali del prossimo anno, ha annunciato che, se eletta presidente, metterà fine alla consuetudine decennale di scegliere, per molti incarichi diplomatici, generosi donatori della campagna elettorale del presidente di turno. "Per decenni, le amministrazioni di entrambi i partiti hanno scelto come ambasciatori i grandi donatori. Solitamente non sono esperti del Paese, di politica estera o di qualsiasi cosa rilevante per l'incarico" ha scritto Warren. 

"Ma Donald Trump ha perfezionato l'atto di vendere incarichi diplomatici sciccosi a ricchi buffoni. Trump potrà pensare che un grosso assegno per la campagna elettorale qualifichi qualcuno per rappresentare il nostro Paese all'estero, io no. Ho promesso di non partecipare alla pratica corrotta di vendere comodi incarichi diplomatici ai grandi donatori. E il mio nuovo piano per tenere fuori dalla politica i 'grandi soldi' va oltre" ha scritto la senatrice, impegnata nel quarto dibattito per le primarie democratiche.

"Proibirò che le donazioni alla campagna e le spese politiche possano essere prese in considerazione nella selezione di un ambasciatore. Vieterò anche alle grandi aziende e ai lobbisti di donare ai comitati per l'inaugurazione e metterò dei limiti contributivi alle donazioni" ha aggiunto Warren.

La polemica sugli incarichi assegnati ai ricchi donatori si rinnova periodicamente, negli Stati Uniti (qui, ai tempi del presidente Barack Obama). Mesi fa, la Nbc notava che almeno 14 grandi donatori per le cerimonie d'inaugurazione del presidente Donald Trump sono stati poi nominati ambasciatori.

Trump, però, si sarebbe spinto oltre i predecessori: secondo Ryan Scoville, un professore di diritto dell'Università Marquette, "le persone scelte da Trump sono meno qualificate di quelle dei precedenti presidenti" ha detto alla Nbc, dopo aver esaminato le carriere di quasi 2.000 ambasciatori nominati dall'era Reagan in poi. La loro incompetenza, spesso, emerge dalle audizioni in Congresso per la loro conferma: il nominato per la carica di ambasciatore alle Bahamas, per esempio, ha detto che lo Stato caraibico, ex colonia del Regno Unito, indipendente dal 1973, sarebbe un protettorato degli Stati Uniti.

Scorrendo la lista dei nominati, fa presente la Nbc, si trova un imprenditore immobiliare senza esperienze diplomatiche scelto come ambasciatore negli Emirati Arabi Uniti, un incarico molto delicato in Medio Oriente, per questo assegnato sempre a diplomatici di carriera. Il nominato per l'incarico in Marocco? Un benestante attivo nel settore automobilistico. La persona scelta per la Slovenia, il Paese di origine della first lady Melania Trump? La fondatrice di una fondazione evangelica che spesso pubblica su Facebook notizie false riprese dai media di estrema destra.

Nonostante l'amministrazione li abbia difesi, affermando che sono provvisti di acume per gli affari che li rende idonei a rappresentare gli Stati Uniti all'estero, alcune di queste nomine sono bloccate da molti mesi in Senato, controllato dai repubblicani. Secondo esperti e fonti della Nbc, la differenza con le precedenti amministrazioni è che Trump ha scelto dei donatori senza esperienza diplomatica anche per incarichi di primo livello. Dagli anni '50, la proporzione tra ambasciatori di carriera e politici è stata in media di 2 a 1. Trump, invece, ha scelto una divisione a metà tra diplomatici e 'amici'.

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