Wells Fargo si difende, truffe ai clienti colpa di mele marce

La banca ne ha licenziate 5.300, le cui azioni sono costate una multa di solo 185 milioni di dollari. Il top manager della divisione incriminata se ne va con un bonus di quasi 125 milioni di dollari. Stop a target di vendita

Si sarà anche sempre presentata come una banca lontana da quelle di Wall Street, non solo per via della sua sede (a San Francisco e non a New York) ma soprattutto per la sua cultura più vicina a Main Street. Eppure Wells Fargo ha visto quell'immagine di sé andare completamente in fumo e con essa la sua reputazione. Anche l'istituto di credito californiano è entrato nel club dei cattivi ragazzi come dimostrato dalle attività illecite commesse da migliaia di suoi dipendenti che come obiettivo avevano lauti compensi legati al raggiungimento di target di vendita e non certo il benessere dei clienti. Forse non a caso il gruppo è stato superato da JP Morgan, diventata la principale banca Usa in termini di capitalizzazione per la prima volta in tre anni e mezzo.

Wells Fargo - di cui l'investitore miliardario Warren Buffett è il principale azionista - si è difeso cercando di puntare il dito contro le mele marce (5.300), tutte licenziate. Non molte su un totale di oltre 250.000 dipendenti, è la tesi dell'azienda. Quel numero tuttavia non lascia indifferenti così come il risultato delle loro azioni: 2 milioni di conti aperti senza autorizzazione e almeno 1,5 milioni di dollari di commissioni che i clienti associati a quei conti si sono ritrovati a pagare senza sapere perché. Senza contare che sono state create email false per registrare persone ai servizi bancari online e sono state attivate 565.000 carte di credito indesiderate. Evidentemente c'è stato un divario tra quanto succedeva nella banca e quando il suo Ceo proclamava un anno fa: "Non voglio che nessuno offra a qualcuno un prodotto di cui non conoscono i benefici o che il cliente non comprende, o non vuole o di cui non ha bisogno".

L'istituto di credito ha cercato di correre ai ripari eliminando dal primo gennaio 2017 tutti i target di vendita all'interno delle attività bancarie retail.

"Il nostro obiettivo è sempre stato e continua a essere la risposta alle esigenze finanziarie dei nostri clienti e la loro soddisfazione", ha dichiarato in una nota l'amministratore delegato John Stumpf dicendo che "stiamo eliminando gli obiettivi di vendita di prodotti perché vogliamo essere certi che i nostri clienti abbiano la piena fiducia nel fatto che i bancari retail siano sempre focalizzati sul migliore interesse dei clienti stessi".

Secondo Stumpf, "questa decisione è buona sia per i clienti sia per il nostro business". Essa "rappresenta un ulteriore passo avanti per rafforzare la nostra cultura di servizio, per fare in modo che nulla ci impedisca di compiere la nostra missione ed è in linea al nostro impegno di fornire un luogo di lavoro grandioso", ha aggiunto il Ceo. "Non c'è stato alcun incentivo a fare cose brutte", ha spiegato al Wall Street Journal.

Il direttore finanziario della banca, John Shrewsberry, ha cercato di ribadire lo stesso concetto quattro giorni dopo l'annuncio della multa. Parlando alla Barclays 2016 Global Financial Services Conference di New York, il Cfo ha dichiarato che "queste cattive pratiche non hanno generato vendite". E per dimostrare che Wells Fargo ha sempre puntato sulla qualità dei suoi servizi, Shrewsberry ha spiegato che il gruppo ha investito 50 milioni di dollari l'anno per monitorare le tattiche di vendita. Quell'investimento include "training, monitoraggio e controlli", ha detto garantendo che la questione "è chiusa" e che non ci saranno altri patteggiamenti con le autorità in arrivo.

Di certo il Ceo di Wells Fargo è chiamato a presentarsi alla commissione Bancaria al Senato per rispondere dell'accaduto. Verrà pressato affinché spieghi, tra le altre cose, perché Carrie Tolstedt - la donna a capo della divisione incriminata - abbia lasciato la banca dopo 27 anni con un bonus di quasi 125 milioni di dollari. Non c'è da stupirsi che Bernie Sanders, l'ex candidato alla nomination democratica e noto per essere contro Wall Street, abbia definito quel pagamento "una disgrazia".

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